WiMax: il futuro non è tutto rose e fiori

15 Ottobre 2007 di davide piumetti  

Dopo che il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha presentato il 12 ottobre scorso il bando di assegnazione delle frequenze “WiMax” nella banda 3.4-3.6 GHz, ADD (Anti Digital Divide) ha analizzato nel dettaglio il documento avanzando in seguito alcuni dubbi su di esso.

I punti cardine del bando sono tre:

1. Garanzie che il singolo aggiudicatario deve prestare. Ogni aggiudicatario deve garantire una significativa copertura territoriale ed un particolare impegno nelle aree a “digital divide”. La copertura territoriale è calcolata con un meccanismo a punti previsto dal disciplinare di gara e risultante dall’installazione di impianti nei Comuni dell’area interessata.

2. I Comuni sono suddivisi in tre distinti elenchi. 30 dei 60 punti da raggiungere devono essere realizzati installando impianti nei Comuni a «digital divide totale», raccolti in un apposito elenco allegato al Bando di Gara.

3. Trascorsi i 30 mesi dal rilascio del relativo diritto d’uso, gli aggiudicatari che non utilizzino completamente le frequenze assegnate, sono tenuti a soddisfare richieste di soggetti terzi di accesso alle frequenze stesse, sulla base di negoziazione commerciale.

Mentre l’associazione si dichiara soddisfatta dei primi due punti sopra elencati, ritiene pericolosa la possibile interpretazione del terzo. Senza ulteriori chiarimenti è infatti concreta la possibilità che gli obblighi contrattuali sanciti nei primi due punti diventino esecutivi solo dopo i 30 mesi preventivati. In questo caso, infatti, la paura dell’associazione è quella di giungere a un congelamento della copertura con conseguenti ritardi anche notevoli prima della reale implementazione della rete WiMax.

L’Add si augura dunque che vengano effettuati vari controlli in corso d’opera, atti a verificare l’effettiva attività dell’assegnatario nel lavoro di copertura del territorio. 

Altro punto caldo contestato dall’Add è il fatto che dopo i 30 mesi le frequenze non utilizzate non verranno riassegnate, ma si passerà a delle negoziazioni commerciali con il rischio concreto di trovarsi nella stessa situazione attuale con l’Adsl.

Il numero delle licenze è inoltre, sempre secondo Add, troppo basso. L’associazione stessa riporta sul proprio sito:

“Questo scarsissimo numero di licenze permetterà ai grandi operatori che già controllano il mercato delle TLC di monopolizzare anche il WiMax, con tutte le conseguenze negative del caso. Sarebbe stato necessario inserire almeno un’altra licenza regionale per operatori non UMTS per garantire un livello minimo accettabile di concorrenza, con una solo licenza c’è anche un eccessivo rischio che gli operatori possano mettere in atto dei cartelli sui prezzi. Gli operatori già posizionati nel mercato, inoltre, non hanno assolutamente interesse a fare nuovi investimenti che andrebbero a danneggiare e cannibalizzare il dominio che esercitano attraverso le infrastruttura esistenti, che possiedono e controllano. Il WiMax è una tecnologia in continua e rapidissima evoluzione, nel 2009 si parla di collegamenti a 1Gb/s quindi in grado di competere con le tecnologie su filo xdsl e nel mobile con l’UMTS, è evidente che gli operatori che dominano in questi settori avranno tutto l’interesse a rallentare il processo di diffusione del Wimax e all’Italia già pesantemente in ritardo dal punto di vista tecnologico e in particolare della connettività questo non gioverà assolutamente.”

Secondo lo scenario dipinto dall’associazione Anti Digital Divide, il futuro standard della comunicazione wireless è quindi denso di nubi.

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