I due marchi, molto noti presso gli appassionati di fotografia digitale, cooperavano sin dall’inizio del nuovo millennio.

Sigma era giunto a notorietà già ai tempi della pellicola, grazie ad una apprezzata produzione di ottiche universali a cui era seguita la realizzazione di una linea reflex analogica. Con il passaggio al digitale il brand ha sposato da subito la tecnologia di Foveon, implementata sia dalle D-slr che dalle compatte di pregio della casa. Ricordiamo che questo marchio produce dei sensori in grado di registrare i colori primari della luce sfruttandone la lunghezza d’onda, motivo per cui questi elementi sensibili sono composti da tre strati, ognuno dedicato ad un singolo colore R-G-B.
L’acquisizione di Foveon da parte di Sigma non solo porterà alla produzione di nuovi tipi di sensori basati su tale tecnologia, ma rafforzerà anche la sinergia tra le due divisioni dell’azienda, ovvero quella preposta alla produzione delle fotocamere e quelle preposta alla produzione delle lenti.
La notizia la trovate trattata tanto sul sito di Foveon quanto su quello di Sigma.
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Bene! Sono sempre stato un’ammiratore di questa tecnologia di sensori, che però non hanno mai trovato un “killer product” che permettesse loro un’adeguata diffusione… sperem!
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Dal punto di vista concettuale è molto affascinante. Purtroppo da quello pratico, questa tecnologia soffre l’aggressiva politica che oggi troviamo nei comuni sensori a filtro di Bayer, siano essi ccd oppure cmos. In soldoni questi ultimi riscono a colmare il gap qualitativo rispetto al chip Foveon, grazie al massiccio incremento in risoluzione. Test alla mano l’ultima evoluzione del Foveon da 3X4,7 Mpixel (etichettato come 14 Mpixel) soffre se confrontato con un sensore Bayer di pari risoluzione (su di un unico strato, quindi), mentre può competere con un chip tradizionale da circa 8/10 Mpixel.
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Già all’epoca della Sigma SD9, guardando una foto scattata con quest’ultima si rimaneva sorpresi dalla qualità dei colori e dalla nitidezza dei dettagli usciti da un sensore Foveon da poco più di 3 megapixel effettivi. Purtroppo però questa tecnologia, pur così vicina alla controparte analogica, è rimasta un prodotto di nicchia.
Le ragioni sono da trovare nella scarsa risoluzione – cioè quantità di pixel – effettiva che non riesce a raggiungere quella dei sensori convenzionali (come già detto da Marelli) e in una pur comprensibile politica di Sigma di vendita delle proprie reflex digitali con attacco a baionetta proprietario SA, innegabilmente uno dei motivi per la loro scarsa diffusione (essendo gli ottimi obiettivi Sigma molto diffusi, ma nel 99% dei casi con attacchi per Nikon, Canon o altri).
La notizia dell’acquisizione di Foveon da parte di Sigma dunque non può che essere vista positivamente. Per colmare il gap con la tecnologia convenzionale, sarebbe bello se facesse parte di questa schiera “di ribelli” anche Fuji, forte del suo SuperCCD che comunque si basa sempre sul filtro di Bayer. Forse è arrivata l’ora di andare oltre questo geniale brevetto datato addirittura 1976?
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