Non è un segreto: un criterio di ricerca informazioni sulle persone è quello di mettere nel campo di ricerca di Google nome e cognome dell’interessato e attendere i risultati. Molti di noi hanno sicuramente provato almeno una volta a “googlarsi”. 
Persino in politica il numero di occorrenze di un candidato su Google è diventato un indice di gradimento in campagna elettorale.
A volte però le informazioni che compaiono nei risultati delle ricerche non sono gradite oppure semplicemente si è vittima di omonimie. Adesso Google sembra aver trovato rimedio dando ai singoli la possibilità di editare le informazioni personali destinate a comparire nei risultati di ricerca, sfruttando un servizio già attivo, Google Profile, che oggi viene notevolmente ampliato in modo da ospitare il maggior numero di dati e informazioni personali.
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La settimana scorsa era stato annunciato involontariamente sul blog tedesco di LG che aveva pubblicato per errore delle immagini ad alta risoluzione (rimosse dopo poche ore). È di ieri invece la presentazione ufficiale del nuovo LG Viewty II. Leggi tutto
Intel, nonostante abbia lanciato la nuova generazione di Cpu Core i7 da ormai sei mesi, continua ad aggiornare le proprie linee produttive Core 2 su socket LGA775.
AMD presenta oggi una nuova linea di processori Opteron quad core, tracciando inoltre le linee guida per l’immediato futuro con Cpu dotate di 6 distinti core operativi.
I tool per la conversione di formati video richiedono spesso la necessità di impostare numerosi parametri che possono spaventare gli utenti meno esperti. Quick Media Converter, giunto alla versione 3.6.5, offre una interfaccia estremamente intuitiva che permette di convertire i file semplicemente trascinandoli sulla finestra del programma e cliccando sul formato desiderato di destinazione. È comunque possibile abilitare l’interfaccia avanzata per avere un maggior controllo sui parametri relativi alla conversione. Leggi tutto
E’ uno strumento di organizzazione della conoscenza che realizza quella interdisciplinarietà che sarebbe tanto utile nelle scuole e che grazie a un formidabile aggregatore di servizi web come Google, è oggi raggiungibile.
Google News Timeline è l’ultimo frutto dei Google Labs e organizza differenti generi di risultati di ricerche (immagini, video, post di blog, ecc.) in modo grafico su una linea del tempo dove i singoli eventi sono navigabili.
La ricchezza del servizio sta nella molteplicità delle fonti a cui attinge Google News nelle ricerche. Ad esempio una ricerca sul credit crunch 
e la recente crisi finanziaria in America e nel mondo produrrà come risultati i titoli dei principali articoli comparsi su quotidiani e periodici, con le immagini delle copertine, ma anche le quotazioni borsistiche degli ultimi mesi, i commenti postati nei principali blog, le fotografie messe a disposizione dai partner di Google News, i video trasmessi su YouTube e i libri pubblicati sull’argomento e persino i risultati sportivi relativi a quel periodo.
Gli utenti possono inoltre organizzare le loro ricerche contando su Google Books Search (il motore di ricerca libri che ha già indicizzato oltre 7 milioni di testi) e sull’Archivio di Google News, l’altro grande progetto che sta scannerizzando e riversando on line migliaia di pagine di vecchi quotidiani e magazine degli ultimi cinquanta anni, rendendo navigabili una mole di informazioni dell’era pre-Internet, che diversamente non potevano essere fruibili con i nuovi media digitali.
Così una ricerca sul primo uomo che andò sulla Luna dovrebbe mostrare anche le prime pagine dei principali quotidiani americani del 1969 con le foto dell’evento. E questo rende lo strumento ancora più utile ai fini didattici in quanto amplia il raggio d’azione delle ricerche di diversi decenni indietro, rendendo navigabile la storia.
La Timeline si comporta come una pagina web, con link a siti, zoom e scrolling delle aree della pagina. Per giunta prevede la possibilità di dividere l’arco temporale in anni, mesi, settimane e giorni, a seconda delle esigenze dell’utente. Tra le fonti a cui attingere per i risultati di ricerca c’è Wikipedia, Retrosheet per i risultati sportivi e il database Freebase che contiene informazioni su diversi generi di media, dai libri ai film agli album discografici. Al momento Google News Timeline è disponibile solo in lingua inglese per gli utenti americani.
Dopo LEGO Batman e LEGO Indiana Jones, arriva un nuovo titolo avente come protagonisti i famosi mattoncini. Leggi tutto
Interessante iniziativa della catena che da oggi propone una “tariffa flat” che permetterà di noleggiare tutti i videogame e Blu-ray a catalogo, per un mese, a prezzi e modalità convenienti.
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Lo sviluppo di Windows 7 procede senza soste, tanto che la versione RC (Realease Candidate) potrebbe essere resa pubblica entro le prossime settimane.
Dopo numerose indiscrezioni su un possibile ingresso di Apple nel mercato dei Netbook o dei cosiddetti MID (Mobile Internet Device) sembra esserci, pur se non direttamente, una conferma.
Dopo il color bronzo che aveva caratterizzato la serie HP Pavilion DV3000, proposta in occasione dello scorso Natale, adesso è la volta delle finiture HP Imprint disponibili in due versioni: Espresso (nero lucida con motivi circolari simili alle bolle) e Moonlight (bianca con striature grigie). Leggi tutto
La Rete non demorde e fa sentire la sua voce attraverso gli strumenti principe di comunicazione: i canali IRC, Facebook, Twitter, ma anche gli attacchi denial of service contro i simboli del nemico: l’International Federation of Phonographic Industry e i siti istituzionali delle major discografiche, che in queste ultime ore sono stati resi inaccessibili svariate volte. In particolare, come si apprende dai principali blog tecnologici, il sito della Ifpi questa mattina è stato inaccessibile per svariate ore e sono diversi i client IRC dove serpeggiano le discussioni sugli attacchi in corso.
Su Facebook il gruppo Free The Pirate Bay ha ottenuto più di 3.000 nuove iscrizioni da venerdì a oggi, raggiungendo i 126.000 iscritti.
Al popolo di Internet non piace la sentenza di condanna verso Pirate Bay, il sito principe del download illegale di file musicali per numero di utilizzatori (circa 20 milioni di utenti al mese) e c’è da credere che essa non farà da gran deterrente verso chi vuole scaricare illegalmente file.
Pirate Bay resta comunque agibile e funzionante ma in tanti si chiedono che effetti avrà tale sentenza, ad esempio sui motori di ricerca, come Google e Yahoo!, che nei loro risultati forniscono anche link a siti che violano le norme sul diritto d’autore.
Se Pirate Bay dovesse chiudere, saranno loro i prossimi ad entrare nell’occhio del ciclone?
L’affermato produttore giapponese ha presentato il nuovo zoom AF-S DX Nikkor 10-24mm F3.5-4.5G ED. Leggi tutto
I browser in beta di Apple e Microsoft arrivano con ottimi strumenti di analisi e debug. Considerata una relativa stabilità vale la pena di aggiungerli all’armamentario di strumenti quotidiani.

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A prima vista sembra un normale portafoglio, neanche tanto alla moda, invece è un telefono. Lo apri, o meglio lo “srotoli” e lo usi. Il Kyocera EOS, progettato dal designer industriale Susan McKinney, è ancora in fase di prototipo, ma ha già fatto la sua prima apparizione ufficiale al recente CTIA Wireless 2009 di Las Vegas. Leggi tutto
Oltre i due terzi dei video visti negli Stati Uniti passano per YouTube e ogni mese si collegano al sito qualcosa come 90 milioni di persone (i dati sono di Nielsen e ComScore).

Ma come altre iniziative di gran successo del web 2.0, da MySpace a Facebook, anche YouTube soffre dello stesso problema: come monetizzare la grande popolarità in termini di visitatori rendendo tali numeri finalmente profittevoli?
Il New York Times riporta a proposito un’analisi di Credit Suisse da cui si evince che YouTube nel corso del 2009 sarà in perdita di circa 470 milioni di dollari a causa degli elevati costi di banda e archiviazione sostenuti per fare lo streaming di qualcosa come 5 miliardi di clip al mese. Per giunta YouTube deve vedersela con Hulu, la joint ventures tra NBC Universale e News Corporations, che distribuisce gratuitamente sul web molte serie televisive di successo oltre che film, basandosi sul modello dell’adversiting. 
YouTube invece, che in origine era nato come distributore di user generated content e video prodotti dagli utenti, non ha mai ospitato la pubblicità all’interno dei propri video, almeno fino a ieri.
L’accordo concluso con Sony Pictures, MGM, Lions Gate e altre major cinematografiche, oltre a mettere a disposizione migliaia di episodi di serie televisive, film e documentari (tra i partner ci sono anche il National Geographic e Documentary Channel), prevede la possibilità di includere ads pubblicitari prima, durante e dopo lo streaming.
Google, che detiene la proprietà del sito, ha infatti presentato i Google TV Ads Online che consentono agli investitori pubblicitari di collocare i loro annunci nei break di un programma televisivo erogato via streaming, allo stesso modo di come avviene nella Tv commerciale tradizionale. Per il momento film e serie TV sono accessibili solo al pubblico americano (a partire dal pulsante Shows”), mentre nelle prossime settimane sarà possibile in tutto il mondo iscriversi al servizio Subscriptions per avere a disposizione le ultime novità.
Anche per YouTube inizia una nuova era.
E’ arrivato l’atteso verdetto su Pirate Bay, il controverso sito svedese di file sharing, i cui gestori, Peter Sunde, Fredrik Neij,Gottfrid Svartholm, Carl Lundström, sono stati tutti e quattro ritenuti colpevoli e condannati a scontare un anno di prigione e a risarcire danni per 3,6 milioni di dollari.
La Corte svedese ha infatti ritenuto che i quattro abbiano agito come un team, in piena consapevolezza del fatto che materiale protetto da copyright veniva condiviso sul sito con il meccanismo del file sharing. La difesa di Pirate Bay si era sempre basata sull’assunto che il sito non ha mai fisicamente ospitato nessun file sui propri server, funzionando come un motore di ricerca che si limita a fornire i link torrent a file video, audio e quant’altro ospitati sui PC degli utenti.
Tuttavia alla fine hanno avuto la meglio le major discografiche che avevano fatto ricorso, Warner Bros, EMI, Columbia Pictures e Sony Music Entertainment, anche se rispetto all’ammontare richiesto (circa 17,5 milioni di dollari) il risarcimento danni comminato è stato inferiore (3,6 milioni di dollari). 
I diretti interessati di Pirate Bay hanno definito la sentenza bizzarra e hanno comunque escluso di voler pagare la somma richiesta, ricorrendo in appello. In un’intervista alla BBC, Rickard Falkvinge, leader del Pirate Party, la formazione politica che in Svezia si sta battendo per una riforma del diritto d’autore nell’era digitale, ha definito profondamente ingiusta questa sentenza, leggendo in essa più una valenza politica che giudiziaria in senso stretto.
“Va oltre ogni immaginazione che quattro persone possano finire in prigione per aver fornito un’infrastruttura di rete”.
Soddisfazione invece da parte della IFPI (Internation Federation of Phonographic Industry), l’organizzazione che in questi anni si è più battuta per difendere il copyright dagli attacchi della pirateria digitale: “Fino a oggi si era instaurata la percezione che la pirateria fosse un dato ineluttabile e che l’industria musicale dovesse conviverci, questa sentenza cambierà il modo di pensare” ha commentato ai microfoni della BBC John Kennedy, presidente di IFPI. Non si scoraggiano però i sostenitori di Pirate Bay e in queste ore compare sul sito una frase che riassume il senso del contenzioso: “Come in tutti i grandi film, gli eroi che agli inizi sembrano perdere la battaglia alla fine riescono sempre comunque a ottenere epiche vittorie. Questa è la sola cosa che Hollywood ci ha insegnato.”
“Star ed Halley arricchiscono la costellazione della linea touch di Samsung rappresentando la massima espressione in termini di stile, innovazione e fruibilità, grazie a un’interfaccia intuitiva e immediata”. Con queste parole Amedeo D’Angelo, Vice Presidente della Divisione Telefonia di Samsung Electronics Italia, descrive gli ultimi due modelli touchscreen dell’azienda coreana. Leggi tutto
È un primo esempio di democrazia del social network quello messo in piedi da Facebook che ha pubblicato ieri un post in cui invita tutti gli utenti a esprimersi su quale policy di gestione del sito sia più efficace e rispondente alle reali esigenze dei navigatori: quella originaria stabilita nei termini del servizio o l’insieme di feedback e suggerimenti pervenuti dagli utenti negli ultimi mesi, soprattutto dopo che Zuckenberg ebbe l’infelice idea di modificare in maniera restrittiva i diritti di licenza d’uso sul materiale pubblicato e messo on line dagli utenti (una decisione su cui poi ha fatto retromarcia a causa delle proteste).
Grazie a un’applicazione sviluppata da Wildfire Promotion Builder e messa on line, i 200 milioni di iscritti sono chiamati a votare, secondo un vero esperimento di democrazia della rete.
La votazione consiste nello scegliere tra due opzioni: gli Statements of Rights and Responsabilities che includono i feedback giunti dagli utenti e i Termini d’uso del sito stabiliti in origine, che non prevedono i cambiamenti suggeriti dagli iscritti Si può votare fino alle 11.59 (Pacific Time) del 23 aprile e la votazione sarà valida se avrà partecipato almeno il 30% degli utenti iscritti attivi (cioè coloro che nell’ultimo mese si sono collegati almeno una volta al sito). Il meccanismo del voto vuol essere il primo passo per coinvolgere sempre più attivamente gli utenti nella gestione della community e se dovesse funzionare sarà ripetuto per ogni decisione futura inerente il social network.
Nei giorni scorsi abbiamo, con questa notizia, indicato come la prossima generazione di processori Intel basati su architettura Nehalem e destinati alla fascia media del mercato, conosciuti anche come Core i5, arriverà solo in autunno.
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