Vi ricordate dell’equo compenso introdotto in Italia nel 2003 sull’acquisto di tutti i supporti e sistemi di registrazione, dai Cd e Dvd vergini ai videoregistratori e masterizzatori, destinato a compensare gli autori delle opere (musicali e cinematografiche) riprodotte per uso privato?
Pare che l’idea di un “canone” SIAE sugli abbonamenti Adsl e banda larga mobile non sia l’unico progetto che la Società Italiana degli Autori ed Editori abbia in mente per il 2010 perché nel mirino ci sarebbero anche computer e cellulari.
L’annuncio è arrivato da Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb, nonché presidente di Asstel (l’associazione che rappresenta le imprese operanti nell’ambito delle telecomunicazioni), in occasione della giornata organizzata dalla Fondazione Ugo Bordoni per il centenario della consegna del premio Nobel a Guglielmo Marconi.
L’equo compenso, che già si applica sull’acquisto di apparati per la duplicazione di contenuti, attualmente frutta un gettito di 60 milioni di euro. La SIAE, afferma Parisi, vorrebbe estendere questo “contributo” anche a Pc e cellulari fino a 2,5 euro per terminale. “Noi come Asstel“, continua Parisi, “siamo fortemente contrari perché si tratta di apparati che nulla hanno a che vedere con il copyright. Ci sembra un modo di tassare l’industria dell’ICT, mentre l’industria dei contenuti deve trovare da sola il modo di essere retribuita“.
La SIAE, in una nota ufficiale, tiene a precisare che quello che versiamo per la copia privata non è “una tassa, ma una remunerazione per il lavoro di autori, editori, produttori, artisti interpreti” e “non riadeguare le tariffe per questo diritto e non rapportarle alle nuove tecnologie, significa penalizzare fortemente l’intera industria italiana dei contenuti.” E se la prende anche con “l’estrema approssimazione con la quale Stefano Parisi, persona informata e qualificata, affronta la questione della copia privata.”
La parola finale spetta al Ministero dei Beni culturali che, con questa “manovra”, potrebbe generare un introito di circa 200 milioni di euro, volti a risanare proprio i conti della Società Italiana degli Autori ed Editori.
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Credo che il nocciolo della questione sia ben evidenziato dalle parole di Parisi riportate nell’articolo: la SIAE intende – e già lo fa con CD e DVD vergini – tassare i supporti (CD, DVD) e i terminali (PC, cellulari, banda larga, …) indipendentemente dai contenuti. La SIAE ha tutto il diritto di tutelare chi crea musica, narrativa, cinema o qualsiasi altra forma d’arte affinchè sia retribuito per il frutto del proprio lavoro ma non può tassare supporti e strumenti che – tra le loro funzionalità – possano essere impiegati per fruire, memorizzare o archiviare tali contenuti. In poche parole, perchè io devo pagare una tassa alla SIAE sui supporti ottici vergini se li uso per effettuare backup delle foto delle vacanze o di documenti personali ? La tassa la dovrei pagare solo se li uso con contenuti soggetti a tale “tassazione” o no ?
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Concordo: ogni volta che si parla di ‘Equo compenso SIAE’ mi si riacutizza un forte bruciore di stomaco… Bisogna pagare un balzello ai produttori di contenuti multimediali anche se in un CD / DVD faccio il backup dei miei documenti d’ufficio o riverso le riprese delle mie vacanze…
I signori SIAE dovrebbero proprio risparmiarsele, cercano di spremere i limoni fino alla fine…
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Personalmente ho sempre creduto che ogni volta che ascoltavo una canzone alla radio, o acquistavo un disco del mio autore preferito, questi ne fosse remunerato dalla SIAE. E più è bravo un autore, e più sarà remunerato pensavo io…
“L’equo compenso” mi ha fatto crollare un mito! Com’è possibile che ogni volta che acquisto un supporto vergine venga remunerato alla stessa maniera un mito come Vasco o un pinco pallino qualunque? Una simile legge tutela veramente i singoli autori?
Poi non capisco perchè, visto che ho pagato “l’equo compenso” sul supporto vergine, l’opera di cui voglio farmi la copia è stata protetta con sistemi “anticopia”, gli stessi dispositivi di riproduzione/registrazione hanno tecnologie volte ad impedire la copia privata. E’ coerente tutto ciò? E’ come se lo stato mi obbligasse a pagare il canone RAI, e poi mi criptasse il segnale, obbligandomi a diventare un hacker per riuscire a vedermi la televisione!
C’è poi un altro problema: la tassazione sui supporti, connessione adsl, computer e cellulari va oltre gli scopi che si prefigge, in quanto non si tratta di beni che hanno un uso “esclusivo” legato ad opere soggette al diritto d’autore. In pratica vale l’esempio di nicola.88.
In conclusione visto l’incapacità dello Stato/SIAE di far rispettare il diritto d’autore, facendolo pagare a chi di dovere, si preferisce farlo pagare a tutti. Come ci rimarreste se il Comune in cui vivete, per sua incapacità a fare rispettare i limiti di velocità, multasse tutti i cittadini residenti muniti di patente una volta all’anno? Anzi si potrebbe applicare una tassa anche sull’acquisto dell’auto in quel Comune, tanto prima o poi quest’ auto supererà un limite di velocità!
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Questo purtroppo è la tendenza generale: colpire gli onesti perchè si è incapaci a prendere i disonesti.
Collegandomi a quanto dice maxtara un esempio pratico che già è applicato è il costo delle assicurazioni auto: le dichiarazioni ufficiali delle assicurazioni dicono che sono care perchè ci sono tante truffe!!! Voi cosa pensereste di un fruttivendolo che vende le mele a 10 euro al kg perchè viene rapinato spesso?!?
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Leggendo l’interessantissimo post di maxtara mi è tornata alla memoria la questione del canone RAI, che può ben esemplificare il modo in cui vengono intese le tasse nel nostro Paese e rispecchia molto fedelmente la questione sollevata nell’articolo. Il cosiddetto canone RAI in realtà è divenuto una generica tassa sul possesso dell’apparecchio televisivo o di qualsiavoglia dispositivo in grado di riceverne il segnale. Quindi, anche se possedete una scheda PCI interna al computer o un semplice telefono i grado di ricevere i canali televisivi, siete tenuti a pagare tale tassa (indipendentemente dal fatto che abbiate o guardiate i canali RAI). Gli stessi abbonati Sky (se non mi sbaglio) pagano tale tassa perchè possiedono il mezzo televisivo (e la pagheranno anche se e quando i canali RAI non verranno magari più trasmessi sul satellite ma solo sul digitale terrestre).
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