E’ la prima volta che Google viene investigata dall’antitrust della Commissione Europea per “abuso di posizione dominante”, un’accusa che per anni ha perseguitato Microsoft e che ora investe Mountain View e il suo motore di ricerca. La Commissione Europea infatti punta il dito proprio al modo in cui Google indicizza i dati e con cui vende gli ads pubblicitari.Tre siti Internet, l’inglese Foundem, il network di comparazione di prezzi Ciao e ejustice.fr, un sito francese che offre servizi legali, si sarebbero trovati penalizzati nel posizionamento dei loro indirizzi nei risultati di ricerca del motore e avrebbero fatto un esposto all’Antitrust. In particolare Foundem.uk parla di “filtri di penalizzazione” che escludono del tutto certi indirizzi dal risultati delle ricerche o li posizionano nelle ultime pagine, così che risulta impossibili essere trovati.
Una tecnica che i motori di solito utilizzano per isolare lo spam o altri siti pericolosi, ma che secondo gli accusatori, sarebbe stata estesa anche a directory di servizi o motori verticali, potenziali concorrenti di Google sotto il profilo della raccolta pubblicitaria.Oggi sul blog Google commenta la questione, ricordando come in questi anni abbia costruito il suo successo sull’innovazione tecnologica dei prodotti e servizi e non su politiche di protezionismo. L’ algoritmo di ricerca, spiega Google, indicizza i siti in base alla loro popolarità e rilevanza presso gli utenti ed è praticamente impossibile modificarne i risultati: immaginate di avere i 272 milioni di possibili risultati di una ricerca molto comune coma la parola iPod e immaginate di doverli valutare e ordinare per rilevanza in pochi millesecondi, per quanto il nostro motore non sia perfetto è altrettanto difficil riuscire a craccarne l’algoritmo.
Riguardo ai siti verticali e alle directorty, Google ne cita alcuni come Opodo, Expedia e moneySupermarket.com, presenti nei risultati e regolarmente indicizzati. Sul caso del network Ciao, spunta l’ombra di Microsoft che nel 2008 ha acquisito il sito rinominandolo Ciao from Bing. Fino a quando non è cambiata la proprietà, dice Google sul blog, Ciao era un nostro partner nel programma AdSense, dopo di che sono iniziate le lamentele, prima con il tribunale tedesco e ora con l’Unione Europea.
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E’ un bel problema… Certamente Google qualche furbata la usa di sicuro, ma è necessario per non essere messo in crisi. A me i risultati di questo motore di ricerca piacciono parecchio, non posso lamentarmi. Prima sponsor, poi siti ufficiali, poi voci della wikipedia, poi il resto: meglio di così si muore!
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