E’ stato annunciato ieri l’accordo tra Google e il Ministero dei Beni Culturali Italiano che consentirà di arricchire il progetto Google Books con oltre un milione di testi non coperti da copyright custoditi nelle biblioteche nazionali di Roma e Firenze.
Si tratta di opere capisaldi della nostra cultura, come gli scriti di Dante, Petrarca, Machiavelli, ma anche edizioni rare di testi scientifici di Galielo e Keplero. La collaborazione renderà infatti possibile scannerizzare e digitalizzare circa un milione di volumi, di cui 285.000 già catalogati dal Servizio Bibliotecario Nazionale, rendendoli accessibili via Internet a tutto il mondo.
Google inoltre fornirà alle due biblioteche le copie digitali di ciascun libro parte del progetto, così che possano a loro volta renderli disponibilisu piattaforme diverse da Google Books, quali, ad esempio, quella del progetto Europeana.
Il costo della digitalizzazione sarà a carico di Google che si occuperà anche di allestire uno scanning center in Italia.
E’ la prima volta che il Ministero dei Beni Culturali stringe un accordo per Google Books e come ha ricordato anche il Ministro Bondi ieri “ è la prima volta che un Governo dà accesso a un’intera biblioteca nazionale del prestigio di quella di Roma e Firenze”.
Nei mesi scorsi non erano mancate le polemiche in sede europea sull’opportunità o meno di mettere nelle mani di una società privata l’intero patrimonio culturale di ogni nazione e ancora oggi attorno a Google Books gli orientamenti delle principali nazioni europee sono diversi, con Francia e Germania restie a partecipare a tale progetto.
La scelta dell’Italia è stata quella di diffondere la nostra cultura nel mondo e preservarla anche dall’inevitabile deterioramento del tempo. Qualcuno ha ricordato l’alluvione di Firenze del 1966, se dovessero ripetersi eventi di questo tipo, almeno grazie alla digitalizzazione delle opere, la trasmissione di un sapere e di una cultura non andrebbe persa.
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Francamente da PCProfessionale mi sarei atteso un’analisi un tantinello più approfondita e meno acritica della faccenda.
Partiamo dall’abc: di progetti on-line che si occupano di mettere a disposizione di tutti i testi nel pubblico dominio ce ne sono diversi. Project Gutenberg è stato fondato nel 1971 (stiamo parlando di quasi 40 anni fa, quando i computer erano ancora nella loro infanzia) e, ad oggi, ha più di 30000 testi sul suo sito liberamente scaricabili e utilizzabili. L’italianissimo Progetto Manunzio (portato avanti da LiberLiber) è del 1993.
Insomma Google Books è arrivato dopo la musica per quanto riguarda il pubblico dominio. In più vorrei far notare che i testi messi a disposizione su Google Books sono sì liberamente consultabili ma sono dotati di filigrana e ne è vietato un uso commerciale. Più che Public Domain a me sembra un copyright mascherato dato che non sono libero di riutilizzare il testo (come invece prevedeva il Public Domain Manifesto).
Insomma, diffondere e preservare la cultura è una cosa sacrosanta, ma non sono poi così sicuro che il ministro Bondi abbia da sentirsi fiero di se stesso.
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