Electronic Arts ha annunciato una nuova versione del suo celebre gioco che questa volta è ambientato nel Medioevo. Leggi tutto
Appuntamento da non perdere al Saint George Premier con le Web Conference dedicate alle ACG V4 di IBM e con Business Intelligence V10.1 di Cognos
ASP Italia, Business Partner e Agenzia IBM con esperienza ventennale nel mondo ERP, segnala l’evento Vision4 Monday
14 marzo 2011, 14.30 – 18.00
Saint George Premier presso parco di Monza
Viale di Vedano
L’incontro fa parte di una serie di appuntamenti fissi in cui, attraverso Web Conference, presentazioni e demo di prodotto, è possibile approfondire la conoscenza delle ACG Vision4, il gestionale di IBM che abbina all’utilizzo delle moderne tecnologie disponibili una tradizione ventennale di conoscenza del mercato e dei processi di business della PMI.
Il convegno si trasferisce in questa occasione in una location speciale; nel meraviglioso contesto naturale del Parco di Monza i partecipanti avranno l’opportunità di vedere di persona e analizzare, insieme ad ASP Italia e agli esperti IBM, tutte le funzionalità dei nuovi moduli ACG.
Una sessione aggiuntiva, esclusiva di questa giornata, è dedicata alla soluzione Cognos di Business Intelligence V10.1.
Nel corso della tavola rotonda conclusiva verranno discusse nel dettaglio le potenzialità delle soluzioni e approfonditi tutti gli aspetti, sulla base delle esigenze specifiche dei presenti.
La partecipazione è gratuita ed aperta a più persone, previa registrazione.
Maggiori informazioni, agenda e modulo di iscrizione sul sito ASP Italia, oppure chiamando il numero verde 800.914393.
FocusWriter è un editor di testi che funziona a tutto schermo e ha un’interfaccia che scompare completamente. Sul monitor rimangono soltanto le parole, senza alcuna distrazione e senza consumare spazio per mostrare bottoni e menu che vengono usati solo per una minima parte del tempo. Questo non significa affatto che FocusWriter non abbia un’interfaccia grafica, ma solo che non la impone all’utente quando questi non ne ha bisogno. Basta muovere il mouse verso i lati dello schermo per farla riapparire. Diversi temi pronti all’uso consentono di cambiare font, colori del testo e sfondo dello schermo.
Performous è un’applicazione Open Source per giocare e far pratica di musica e con la musica, in quasi tutti i modi possibili con qualsiasi co computer e periferiche economiche. Una parte di Performous funziona come un super Karaoke, che oltre a visualizzare testi e spartiti segnala anche le stonature. Un’altra fa da interfaccia per quei controller che riproducono le funzioni base di tamburi e chitarre. Chi vuole lezioni di ballo può far pratica connettendo Performous a qualsiasi dance pad. Oltre che su Linux, Performous gira anche su Windows e Mac OS X.
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Novità Telecom: filtri e limitazioni su adsl dal 1° Marzo. Purtroppo anche telecom in funzione di una qualità del servizio migliore ha deciso di usare questa tecnica (già usata da tele2, infostrada, ecc.). Per fortuna però i filtri saranno dinamici e solo in determinate situazioni e periodi. Maggiori info nel link sottostante.
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fonte: th3r3v3ng3
L’annuncio ufficiale dell’attesissimo titolo potrebbe essere questione di giorni. Leggi tutto
Ode è una piattaforma per blog personali il cui pregio maggiore è la semplicità di installazione e gestione. Ode non ha tutte le funzioni di sistemi popolarissimi come WordPress (il software su cui girano anche queste pagine di Pc Professionale) ma non ha bisogno di database ed è facilissimo da modificare e da gestire, anche a livello di backup. Il software vero e proprio di Ode è un singolo script Perl e i post sono semplici file di testo conservati sul server. Questa architettura significa, fra l’altro, che un blog con Ode si può installare anche su account di hosting gratuiti, che non danno accesso ad alcun tipo di database.
Creare un blog è più semplice probabilmente di quello che molti pensano. Basta avere a disposizione le risorse giuste, che permettono in poco tempo di realizzare il proprio sito, blog, forum per essere presenti in rete gestendosi in modo autonomo.
Tra i prodotti presenti attualmente sul mercato, Application Pack di Register.it offre prospettive interessanti per realizzare un blog in WordPress o un forum con php Bulletin Board (phpBB), strumento celebre proprio per la creazione e gestione di forum. La novità di Application Packs è senza dubbio la possibilità di sfruttare più canali attraverso un unico prodotto, senza interfacciarsi con piattaforme o strumenti tra loro troppo eterogenei, ma investendo in un’unica direzione.
Questa tipologia di prodotti si sposa perfettamente con quello che è il tessuto nonché il contesto attuale, in cui sempre più utenti vogliono sottolineare la loro presenza online attraverso più strumenti e sulla scia di più canali. Una vasta scelta di prodotti e strumenti che permettono varie possibilità: dalla realizzazione di blog alla gestione di una galleria fotografica, dai pacchetti per i forum, ai sistemi di CMS più complessi ma al tempo stesso più performanti. Un modo nuovo di gestire le risorse presenti in Rete con un’unica applicazione da utilizzare al meglio delle possibilità e delle caratteristiche che presenta.
Al di là della semplice installazione di WordPress o Joomla è infatti da sottolineare come la proposta è un prodotto completo che include in offerta anche un dominio gratis e l’applicazione preinstallata. Non c’è che l’imbarazzo della scelta quindi tra le tante differenti proposte, tutte targate Register.it ma supportate da ottimi prodotti come WordPress o Joomla che già rappresentano un importante innovazione per chi vuole rafforzare la propria presenza in rete.
Questo mese la “singolar tenzone” a cui vi invitiamo a partecipare è proprio un po’ singolare e fornirà due bellissimi premi subito e altri premi tra un anno. Ebbene si, proprio tra un anno.

Le tecnologie moderne che permettono di immergersi in una nuova esperienza di gioco attraverso il 3D stereoscopico e superfici di visione estreme.
Il 2010 e il 2011 possono essere considerati a tutti gli effetti come gli anni della diffusione su larga scala della tecnologia stereoscopica in ambito consumer. Basta sfogliare un qualunque volantino della grande distribuzione, specializzata e non, per rendersi conto dell’ampia scelta ormai disponibile di televisori e monitor con tecnologia 3D. In ambito informatico la tecnologia stereoscopica è sbarcata con qualche mese di anticipo, se non si vogliono considerare i primi esperimenti effettuati sul finire degli anni 90, ma ha stentato a prendere piede non tanto per deficienze tecnologiche o costi eccessivi, quanto piuttosto per la mancanza di contenuti. Gli appassionati di lunga data ricorderanno che queste tecnologie, che hanno origini in realtà ben più lontane dei tempi moderni, sono state sperimentate più volte nel corso degli anni: vi basta andare a spulciare i vecchi numeri di PC Professionale dell’epoca per trovare la prova di qualche scheda grafica fornita di occhialini stereoscopici che però offrivano una resa qualitativa a dir poco scarsa. Oggi con l’arrivo di videogiochi, film e altri contenuti in formato stereoscopico nativo, sono molti gli utenti che potrebbero decidere di fare il grande passo e procedere all’acquisto di un televisore o di un monitor capace di riprodurre contenuti in 3D stereoscopico.
In questo articolo focalizziamo la nostra attenzione sulle tecnologie dedicate al mondo Pc e volte a offrire un’esperienza di gioco più coinvolgente e avvolgente rispetto a quella standard. Ogni generazione di giochi porta con se innovazioni legate al miglioramento tecnologico dell’hardware e delle librerie grafiche Microsoft DirectX. A margine dell’incessante lavoro fatto dagli sviluppatori per elevare sempre più il livello di qualità e realismo dei videogiochi, esiste un settore altrettanto importante che si adopera per migliorare l’esperienza di gioco attraverso modelli di interazione alternativi tra il giocatore vero e proprio e le applicazioni. In questo ambito ricadono tutte le tecnologie e i dispositivi hardware, ma non solo, come ad esempio controller evoluti (volanti, pedaliere, mouse) e sistemi di visione avanzati (3D stereoscopico, multi monitor, proiettori). Il monitor rappresenta il principale mezzo di interazione sensoriale con il videogioco ed è proprio attraverso una modifica dello spazio visivo che si può ottenere una esperienza d’intrattenimento completamente differente. Basti pensare a come cambia la visione di un film passando dal televisore a 42 pollici di casa (per chi già dispone di un pannello di grande formato) a una sala cinematografica dove le diagonali degli schermi di proiezione sono misurati in metri piuttosto che in pollici.
In questi anni i produttori si sono mossi in diverse direzioni nel tentativo di individuare le tecnologie adatte a cambiare l’esperienza visiva del grande pubblico domestico. Oggi possiamo identificare due approcci principali che hanno due fini ben distinti: il primo si appoggia alle moderne tecnologie del 3D stereoscopico con l’intento di immergere il videogiocatore in una realtà pseudo virtuale; il secondo prevedere l’impiego di più di un monitor con lo scopo di fornire una superficie di visione più ampia e avvolgente. Combinando questi due metodi si ottiene infine quello che potremmo definire come l’attuale stato dell’arte della tecnologia video ludica che permette di giocare in 3D stereoscopico su un’ampia superficie di visione.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 240 – marzo 2011
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Editoriale
I dolori del giovane Sandy Bridge
Discuti con l’autore dell’articolo
In profonditàRealtà virtuale
Multimonitor e 3D
Le tecnologie moderne che permettono di immergersi in una nuova esperienza di gioco attraverso il 3D stereoscopico e superfici di visione estreme.
Discuti con l’autore dell’articolo
Notebook
Sandy Bridge è arrivato
Scopriamo le reali prestazioni dell’architettura Intel Core di seconda generazione sui computer portatili.
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Monitor
La terza dimensione
Dopo anni di incertezze sembra che ora sia la volta buona per la stereoscopia anche per i display dei computer, complici la diffusione dei film in 3D e la disponibilità di occhiali Lcd attivi dalle buone prestazioni e dal prezzo accessibile.
Discuti con l’autore dell’articolo
Media player
Pronti al digitale terrestre
La prova delle soluzioni che consentono di vedere e registrare il digitale terrestre in alta definizione e i contenuti multimediali da Internet e Pc.
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Network Attached Storage
Soluzioni per la rete di casa
Ormai diffusi in ambito consumer al pari che nelle realtà professionali, i Nas si stanno gradualmente trasformando in veri e propri server tutto-fare per la casa e il piccolo ufficio. Ecco una rassegna delle ultime novità.
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Software
Lavorare con i Pdf
Abbiamo provato sette pacchetti per convertire, visualizzare e modificare i documenti in formato Pdf.
Discuti con l’autore dell’articolo
Foto digitale
Un’archiviazione perfetta
La ricerca di una foto si trasforma sempre in una vera caccia al tesoro? Ecco gli strumenti per tenere in ordine il vostro archivio fotografico.
Discuti con l’autore dell’articolo
AMD Radeon HD 6870, simili ma diverse in look e sostanza
Radeon HD 6950 con 1 Gbyte
Panasonic Toughbook CF-C1, il tablet Pc indistruttibile
HTC 7 Mozart, nuova musica per Windows Phone 7
Cyberoam CR25wi, tutta la sicurezza di cui avete bisogno
Il router Atlantis: download a Pc spento
Lexmark Genesis S815, design verticale e alta tecnologia
X-Fi Titanium HD, la scheda audio per i musicofili
Canon Pixma MG8150, Mfp per fotoamatori evoluti
Stylus Photo PX820FWD sei inchiostri per foto di qualità
Casio Exilim EX-H20G, la fotocamera che non perde la bussola
Logitech Wireless Trackball M570, poche novità ma buone
Prevail Pro705, Mfp inkjet ad alta produttività per l’ufficio
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Mobile Internet: è boom delle App anche per l’advertising
Video nativo nei browser Html5
Dreamweaver CS5: gestire Javascript con Spry
Sicurezza: il furto di identità
Tenere i database sempre sotto controllo
Il miglior gioco di basket disponibile su Pc

La ricerca di una foto si trasforma sempre in una vera caccia al tesoro? Ecco gli strumenti per tenere in ordine il vostro archivio fotografico.
Ormai praticamente tutti possiedono una macchina digitale o un cellulare con fotocamera integrata, e le occasioni per scattare certo non mancano. La conseguenza è scontata: in poco tempo ci si ritrova con il computer zeppo di foto sparse in cartelle diverse e dai nomi incomprensibili. Insomma, se oggi scattare una foto è senza dubbio facile, più impegnativo è conservarla in modo da poterla ritrovare facilmente a distanza di anni.
Una corretta archiviazione delle immagini richiede in tutti i casi ordine e disciplina: bisogna evitare di cedere alla tentazione di mettere gli scatti digitali nella prima cartella che capita, oppure in una Nuova Cartella (il nome che Windows assegna di default) creata per l’occasione, se non si vuole fare fatica a rintracciare una foto di solo poche settimane prima. I più volenterosi e organizzati possono rinominare i file usando informazioni come la data, il luogo e magari le persone riprese, archiviando il tutto in una cartella dedicata contenente sottocartelle definite dalla data e luogo/evento. Sebbene questo sistema garantisca un’ottima tracciabilità, richiede molto lavoro nella fase di assegnazione dei nomi anche sfruttando un’utility per automatizzare parzialmente il processo (come Renamer, www.den4b.com, oppure Lupas Rename, rename.lupasfreeware.org, entrambe gratuite).
In alternativa esistono programmi che guidano l’utente nelle fasi di archiviazione e che offrono non solo gli strumenti per creare album con tutte e sole le foto di un determinato evento, ma anche quelli per assegnare chiavi di ricerca ed eventualmente esportare le immagini su Web. In queste pagine abbiamo quindi esaminato alcuni dei più diffusi software consumer specializzati in queste attività. Abbiamo preso in considerazione Adobe Photoshop Elements 9, Corel PaintShop Photo Express 2010, Google Picasa 3.8, H&M Software Studioline Photoclassic 3 Plus, MAGIX Photo Manager 10 deluxe, e Microsoft Raccolta Foto di Windows Live. Tutti questi applicativi sono in italiano e impiegano un’interfaccia grafica amichevole e intuitiva, basata sulla rappresentazione delle immagini tramite miniature disposte a scacchiera in modo da fornire un’idea immediata della raccolta fotografica.
Un applicativo per l’archiviazione e la gestione delle immagini digitali deve consentire una facile assegnazione di una o più chiavi (chiamate anche tag), in modo che risulti facile localizzare con un clic i soli scatti che ritraggono un determinato soggetto (“mare”, “montagna”, “New York”) o che sono stati eseguiti in un determinato momento della giornata (“notte”, “giorno”). I tag permettono anche di evidenziare la presenza nelle foto di amici e parenti; alcuni programmi, come Photoshop Elements 9 e Photo Manager 10 deluxe, riconoscono il viso delle persone inquadrate e chiedono di assegnare loro un nome, nuovo o già memorizzato. Molto utile è poi la possibilità di attribuire a ciascuno scatto un indice di gradimento, rappresentato di solito con un numero variabile di stellette. Il punteggio è comodo per selezionare subito le foto migliori o le peggiori: le prime da mostrare ai conoscenti, le seconde da sottoporre a giudizio per un’eventuale cancellazione. Tra le caratteristiche di un software ideale segnaliamo poi la possibilità di raggruppare le foto simili (per esempio una serie di scatti in cui cambiano di poco i parametri di esposizione o l’inquadratura) e la presenza di un tool per individuare i duplicati, ovvero quelle foto che per errore sono state archiviate più volte in cartelle diverse.
Ovviamente non dovrebbe mancare una sezione di fotoritocco rapido. Sebbene esistano molti programmi capaci di elaborare le immagini con ottimi strumenti, è anche vero che il loro uso richiede una serie di operazioni (avvio, caricamento della foto, salvataggio finale…) che alla lunga possono stancare. Un buon programma per l’archiviazione delle immagini integra i tool di base per il fotoritocco e permette di intervenire su un intero gruppo di scatti con una sola operazione lasciando inalterati i documenti originali. I software più avanzati eseguono in automatico le operazioni più importanti, come l’eliminazione degli occhi rossi (Photoshop Elements può farlo già in fase di importazione) e il bilanciamento cromatico. Per le altre in genere basta un clic, e soltanto nei casi più difficili è necessario intervenire manualmente. L’archiviazione a lungo termine non può però dirsi completa se non si pensa anche al backup.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 240 – marzo 2011

Abbiamo provato sette pacchetti per convertire, visualizzare e modificare i documenti in formato Pdf.
Il Pdf (Portable Document Format), il formato di file creato da Adobe nel 1993, è ormai lo standard principale per la distribuzione di documenti in formato digitale. Proprio a causa della sua diffusione, e dei numerosi ambiti in cui viene utilizzato, è cresciuto notevolmente anche l’interesse verso gli strumenti che permettono di visualizzare, modificare, gestire e creare documenti in questo formato. Fino a qualche anno fa poteva bastare il visualizzatore gratuito Adobe Reader per soddisfare le esigenze della maggior parte degli utenti, ma oggi chi lavora con i documenti e li scambia e condivide con altre persone via Internet non può fare a meno di uno strumento per generare file Pdf e di qualche altro tool più o meno avanzato. L’offerta è fortunatamente ampia e molto varia. Al di là di Acrobat, il software sviluppato dalla stessa Adobe, ci sono molti prodotti interessanti che offrono funzionalità originali. Alcuni dei pacchetti di cui vi parliamo nelle prossime pagine includono un motore di riconoscimento ottico dei caratteri (Ocr) che permette di trasformare i file Pdf generati a partire da una scansione – e dunque costituiti esclusivamente da immagini – in Pdf ricercabili. Molti dei pacchetti presentati possono poi convertire i file Pdf in documenti di Word o di Excel, un’operazione che può essere molto complessa quando il file di origine è una rivista o una pubblicazione particolarmente elaborata dal punto di vista grafico.
Per aiutarvi a comprendere meglio le differenze tra i diversi prodotti abbiamo svolto anche alcuni test di prestazioni. Chi elabora saltuariamente un numero limitato di documenti potrebbe essere scarsamente interessato ai risultati, ma chi invece si ritrova spesso a dover processare numerosi file – magari di grosse dimensioni – farà bene a valutarli con cura: il risparmio di tempo ottenibile con un prodotto più veloce può essere in questo caso davvero considerevole.
I prodotti in prova:
Abbyy Pdf Trasformer 3.0
Adobe Acrobat X Pro
Avanquest Expert PDF 7 Professional
Nuance Pdf Converter 7 Professional
Pdf-Xchange Pro
Perfect Pdf 6 Premium
PdfCreator 1.2
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 240 – marzo 2011
Il nuovo Air da 11 pollici rappresenta il MacBook più leggero e compatto mai visto finora: vediamo di cosa è capace.
Di Pasquale Bruno
Articolo tratto dal numero 238 di PC Professionale di gennaio 2011
Quando fu annunciato per la prima volta, nell’ormai lontano gennaio del 2008, il MacBook Air rappresentò una piccola rivoluzione nel segmento degli ultraportatili. Era, e rimane tuttora, un oggetto unico, paragonabile a nient’altro sul mercato. Esteticamente impeccabile, dotato di un robusto telaio interamente in alluminio,presenta peso e spessore ridotti ai minimi termini che lo rendono uno dei notebook meglio trasportabili sul mercato. All’epoca del suo annuncio gli ultraportatili avevano un display da 12”; la scelta di utilizzarne uno da 13” ha permesso di offrire un’ergonomia superiore grazie alla migliore leggibilità del monitor e alla tastiera più ampia. Ultimo, ma non meno importante, una batteria adeguata che riesce a consentirne l’uso per 3-4 ore lontano dalla presa elettrica. Questi in breve i pregi della serie MacBook Air; tra i difetti c’è sicuramente il prezzo sostenuto, giustificato dalle tecnologie e dai processi produttivi impiegati ma lontano dalla portata di tutte le tasche. Il modello originario soffriva inoltre di prestazioni piuttosto basse e di scarsa espandibilità.

A fine 2008 Apple ha presentato il primo importante aggiornamento dell’Air, introducendo una nuova piattaforma hardware basata su chipset Nvidia 9400M che ha innalzato significativamente le prestazioni grafiche; sono stati poi aggiornati i processori, sempre di classe Intel Core 2 Duo a basso consumo, nonché le memorie di massa.
Il 20 ottobre 2010 è stato sollevato il sipario sulla nuova famiglia: il MacBook Air da 13” è stato ulteriormente migliorato ed è stato introdotto un inedito modello da 11 pollici, ancora più piccolo e leggero. Proprio quest’ultimo ha destato la maggiore curiosità: ha la forma di un economico netbook ma ha dentro la stessa piattaforma hardware del fratello maggiore. È il notebook più piccolo che Apple abbia mai presentato e va a collocarsi tra l’iPad e l’Air da 13”.

Ormai diffusi in ambito consumer al pari che nelle realtà professionali, i Nas si stanno gradualmente trasformando in veri e propri server tutto-fare per la casa e il piccolo ufficio. Ecco una rassegna delle ultime novità.
Il mercato dei Nas non sembra conoscere crisi: ora che i dispositivi per lo storage di rete sono stati finalmente sdoganati anche in ambito Soho, i produttori continuano a sfornare nuovi modelli con ritmi che definire sostenuti è un eufemismo. Le novità riguardano sia l’ambito hardware, con chipset sempre più ottimizzati per combinare al meglio prestazioni e risparmio energetico e interfacce di connessione ad alte prestazioni, sia su quello software, dove i Nas hanno ormai assunto il ruolo di server tutto-fare per la casa e il piccolo ufficio.
Questo mese vi proponiamo una rassegna di apparati Network Attached Storage con doppio alloggiamento per dischi. Si tratta a nostro avviso di un taglio particolarmente adatto alll’utilizzo Small Office Home Office, permettendo di coniugare affidabilità e versatilità con costi tutto sommato contenuti. I prodotti in prova sono infatti commercializzati a partire da 240 euro, ai quali va in alcuni casi aggiunto il costo degli hard disk. Nonostante il prezzo contenuto, tutti gli apparati offrono numerose funzioni e servizi evoluti che non sono chiaramente disponibili sui normali dischi esterni.
Le esigenze a cui rispondono i Nas di questa categoria sono quelle che accomunano la maggior parte degli utenti: condivisione dei contenuti multimediali sulla rete (e su Internet), backup dei dati sensibili presenti sui computer e accesso in mobilità. In quest’ottica i Nas di ultima generazione sono particolarmente attrezzati: i server Dlna e iTunes rendono disponibili foto, musica e video non solo ai personal computer del network, ma anche a televisori e impianti Hi-Fi, mentre le interfacce di accesso Web si sono ormai evolute per poter riprodurre i contenuti da un qualsiasi computer remoto dotato di browser Web, ivi compresi gli smartphone più evoluti.
Anche in ambito di backup le risorse sono numerose: si va dal classico software per la copia dei dati da Pc a Nas ai più evoluti sistemi di sincronizzazione tra Nas, anche con l’ausilio di servizi cloud based come Amazon S3.
Un sito Web dinamico sul Nas è una pretesa che può sembrare eccessiva, ma per gli utenti privati o le piccole realtà imprenditoriali ospitare una wiki, un blog o un micro-portale direttamente sul disco di rete può rivelarsi una soluzione interessante. Molti Nas integrano a tal proposito un server Web e un database interamente gestibili da interfaccia di amministrazione, permettendo così non solo di creare da zero il proprio sito dinamico, ma anche di sfruttare piattaforme affermate come WordPress e Joomla. Non si tratta certo di un’alternativa all’hosting professionale, ma di un buon compromesso per realizzare piccoli portali, sempre tenendo in considerazione la capacità di elaborazione di queste macchine.
Tra i servizi sempre più diffusi su questi dispositivi ricordiamo le onnipresenti download station che consentono di gestire i trasferimenti di file da reti http, Ftp o peer-to-peer in modo indipendente dal personal computer. Anche in questo caso il Nas evidenzia la tendenza a trasformarsi da semplice sistema di storage a server a tuttotondo. In alcuni casi gli apparati si integrano direttamente con i portali Web 2.0, sincronizzando con essi i contenuti a bordo.
Per le nostre prove ci siamo come sempre concentrati sia sugli aspetti funzionali che su quelli prestazionali. Per analizzare le performance dei Nas ci siamo serviti della suite Intel Nas Performance Toolkit, una piattaforma che esegue una batteria di 12 test atti a simulare la scrittura e la lettura di file e cartelle, il trasferimento di foto e di flussi video ad alta definizione, oltre che il traffico tipicamente generato da software di produttività e multimediali che operano su documenti residenti sui Nas. Analizzando dispositivi dual-bay abbiamo deciso di replicare i test in modalità Raid 0 e Raid 1, le due architetture principali con cui si possono configurare i dischi a bordo dei Nas. I test si sono concentrati sui trasferimenti tramite protocollo Smb, uno degli standard supportati da tutte le soluzioni in prova.
I test sono stati eseguiti con una macchina dotata di sistema operativo Windows 7 a 32 bit, ma per maggiore completezza abbiamo verificato la compatibilità delle diverse soluzioni anche con un sistema a 64 bit; nel caso dei prodotti in esame non abbiamo rilevato alcun problema, ma in ogni caso vi consigliamo di verificare il pieno supporto al vostro sistema operativo prima dell’acquisto. Chiaramente non vi è alcun problema di compatibilità nell’accesso generico tramite interfaccia Web o protocolli standard, ma i software di installazione o le utility fornite con i Nas sono spesso riservate agli utenti Windows e non sempre sono certificate per il funzionamento sulle ultime versioni del sistema operativo Microsoft.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 240 – marzo 2011

La prova delle soluzioni che consentono di vedere e registrare il digitale terrestre in alta definizione e i contenuti multimediali da Internet e Pc.
Il digitale terrestre, dopo anni di attese, speranze e delusioni da parte degli utenti, è finalmente una realtà in quasi tutta Italia. Le uniche regioni non ancora pienamente coperte conosceranno il passaggio completo alla nuova generazione digitale durante questo 2011 o, al massimo, nel 2012. Anche prima dello switch off vero e proprio, che consiste nello spegnimento effettivo dei canali analogici e la sola diffusione di quelli digitali, il segnale Dvb-T è già presente nella maggior parte dei comuni italiani, andando a coprire circa il 75% delle famiglie italiane. Questo salto generazionale porta inevitabilmente delle conseguenze ai consumatori, evitando di soffermarci sulle noie di carattere tecnico e consapevoli del passaggio inesorabile alla nuova tecnologia, andiamo a valutare alcuni aspetti positivi che possono modificare le abitudini di fruizione dei programmi televisivi.
Il digitale e la necessità di utilizzare un televisore dotato di decoder integrato o di un dispositivo esterno, rappresenta il massimo avvicinamento della televisione al mondo informatico moderno. Gli standard di trasmissione, la compressione dei video e i codec utilizzati sono infatti di derivazione diretta dall’informatica e possono essere gestiti e trattati da Pc e apparati simili in maniera molto più semplice rispetto al passato puramente analogico. Il digitale terrestre porta in dota anche una nuova serie di possibilità, come la presenza di canali ad alta definizione o a programmazione differita (i cosiddetti +1, che ripropongono gli stessi palinsesti un’ora dopo il canale originale), che possono essere sfruttate da una nuova generazione di prodotti.
Da anni i consumatori chiedono infatti una versione moderna di uno degli apparecchi elettronici che ha dominato la scena negli ultimi 20 anni del secolo scorso: il videoregistratore Vhs. Grazie alle moderne tecnologie e al passaggio delle trasmissioni da uno standard analogico a uno puramente digitale si rende infatti possibile per la prima volta condensare all’interno di un unico dispositivo le funzioni di fruizione dei contenuti video televisivi, la registrazione e la riproduzione differita dei filmati ma anche l’accesso all’universo digitale che, nel corso degli anni, si è accumulato sui computer domestici e sulla rete Internet.
La nuova generazione di dispositivi, sempre connessi e in grado di mostrare indifferentemente contenuti televisivi, filmati presenti su Pc, video Youtube, musica o immagini mentre si registra dal digitale terrestre un programma in un formato fruibile in seguito anche da Pc o su cellulare è finalmente disponibile.
Dato il momento storico tecnologico, che impone a molte famiglie italiane l’acquisto o l’ammodernamento dei propri apparecchi televisivi è interessante valutare l’acquisto di un dispositivo di questo tipo che, racchiudendo alta tecnologia in un box poco più grande dei comuni decoder Dvb-T venduti sugli scaffali degli ipermercati, permette una maggior libertà d’azione rendendo possibili scenari d’uso avanzati.
Molti dei nuovi prodotti permettono una ricerca contestualizzata, integrando le offerte televisive tradizionali con le possibilità di intrattenimento offerte dalla rete, con contenuti aggiuntivi che vanno ben oltre le normali possibilità del digitale terrestre. In questo articolo abbiamo voluto confrontare alcuni prodotti presenti sul mercato italiano, ognuno dei quali dotato di alcune caratteristiche tecniche minime.
Innanzitutto è richiesto il supporto al digitale terrestre di ultima generazione, la possibilità di registrarne i contenuti su uno spazio di archiviazione interno e di riprodurli a piacere in ogni momento. In secondo luogo tutti i dispositivi devono poter avere accesso ai file multimediali più utilizzati in ambito informatico, riproducendo contenuti che spaziano dai semplici filmati DivX ai più avanzati video H.264 in alta definizione e formato mkv. Ovviamente molti dei prodotti che abbiamo selezionato offrono tante caratteristiche aggiuntive, che permettono loro di differenziarsi ed essere quasi unici nel settore. La scelta del prodotto giusto per le esigenze personali è in questo caso molto difficile, date le interessanti peculiarità di ognuno dei prodotti giunti in redazione per i nostri test.
Il mercato attuale è sicuramente in grande fermento, come ci hanno confermato tutti i discorsi fatti negli ultimi mesi con i produttori, che si aspettano questo nuovo anno, il 2011, in grande rilancio sul fronte digitale.
Secondo le previsioni mai come ora tecnologie differenti, come il digitale terrestre, il multimediale domestico e la fruizione diretta di contenuti Internet potranno fondersi insieme e creare una nuova generazione di prodotti.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 240 – marzo 2011

Dopo anni di incertezze sembra che ora sia la volta buona per la stereoscopia anche per i display dei computer, complici la diffusione dei film in 3D e la disponibilità di occhiali Lcd attivi dalle buone prestazioni e dal prezzo accessibile.
Il 3D, o più precisamente la stereoscopia, sta rinnovando con molto clamore i settori del cinema e della televisione ma stranamente agisce in sordina nel mondo dell’informatica. Certo, quest’ultimo settore è da sempre molto più sensibile all’arrivo di nuovi processori, ma bisogna considerare anche che tutti i sistemi operativi e la quasi totalità dei programmi hanno un’interfaccia 2D, quindi la stereoscopia non ha mai suscitato un grande interesse nella maggior parte degli utenti di computer. Storicamente, gli unici software che possono avvalersi con profitto del 3D sono i Cad e i giochi in prima persona. In tempi recenti, l’arrivo dei film 3D e l’affermazione quasi a livello di standard del sistema a occhiali attivi 3D Vision di Nvidia hanno catalizzato l’attenzione dei produttori e dei consumatori e oggi è effettivamente possibile – con una spesa relativamente contenuta – vedere bene con un computer sia i film 3D sia i giochi in prima persona. Sono quindi questi, film 3D e giochi, i motori che spingono la stereoscopia nel mondo informatico, mentre i Cad 3D rimangono sempre in una nicchia per professionisti.
I monitor 3D sono ancora una piccola minoranza rispetto al totale dei modelli disponibili sul mercato, segno che questo nuovo filone è solo agli inizi e in effetti sul 3D aleggia tuttora lo spettro di una prematura scomparsa. A rendere la crescita del 3D ancora più difficile ha contribuito la scellerata politica di vincolare per molti mesi la vendita dei film 3D di maggior successo ai televisori di alcune marche. Per favorire la vendita dei propri prodotti, infatti, le più importanti aziende di elettronica di consumo hanno stretto accordi commerciali con le major cinematografiche per la distribuzione in esclusiva di film in 3D. Per esempio, “Avatar 3D” è tuttora disponibile solo acquistando un televisore o un lettore Bd di Panasonic, mentre nel recente passato sempre Panasonic aveva “L’Era Glaciale 3” e “Coraline e la porta magica”. Sony allegava “Piovono polpette” (ma non in esclusiva), Samsung distribuiva “Mostri contro Alieni”. Tali esclusive hanno un tempo limitato, in genere sei mesi, dopo di che anche questi Blu-ray 3D sono acquistabili liberamente. Inoltre i detrattori di questa tecnologia non si stancano di ripetere che la visione con gli occhialini è faticosa e innaturale, difetti che faranno sgonfiare a breve la bolla della stereoscopia.
Sebbene questi problemi non possano essere ignorati, è anche vero che un sistema di visualizzazione 3D ben fatto è capace di regalare emozioni molto piacevoli e arricchisce la visione dei film e dei giochi grazie alla sensazione che l’osservatore ha di essere affacciato a una finestra, da cui è possibile vedere una scena davvero molto reale.
Monitor per desktop: lo stato attuale
Dal punto di vista tecnologico, tutti i monitor 3D esaminati in queste pagine usano pannelli Lcd Tn (Twisted Nematic) capaci di funzionare con una cadenza (refresh) di 120 fotogrammi al secondo, contro i 60 Hz dei normali display. Tra i vari tipi di Lcd, i Tn sono i più economici da produrre e sono anche molto veloci: i valori dichiarati per i display in prova per passare tra due livelli di grigio è infatti di 2 – 3 millisecondi, un valore veramente molto basso per questa tecnologia. Proprio per aumentare la velocità di commutazione, tutti i prodotti usano l’Overdrive, una tensione elettrica superiore o inferiore al normale (a seconda che il nuovo colore debba essere più scuro o più chiaro di quello di partenza) applicata per un tempo molto breve all’inizio della transizione, che poi torna al valore normale. Però i pannelli Tn mostrano una sensibile variazione cromatica quando si sposta lateralmente il punto di vista e cambiano di luminosità quando ci si sposta verticalmente. La visibilità di questi difetti è direttamente proporzionale alla dimensione del pannello, in quanto più è grande il display maggiore l’angolo tra la zona centrale e una periferica. La soluzione a questo problema consiste nell’impiegare pannelli Ips (In-Plane Switching), P-Mva, (Premium-Multi Domain Vertical Aligment) oppure S-Pva, (Super-Patterned Vertical Alignment) usati nella produzione dei monitor professionali e dei televisori di grande formato. Siccome questi pannelli sono assai più costosi, è praticamente impossibile trovarli nei display consumer come quelli considerati in questa prova. La sorgente di illuminazione nei prodotti odierni è sempre più spesso basata su Led invece delle tradizionali lampade fluorescenti Ccfl (Cold Cathode Fluorescent Light).
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 240 – marzo 2011

Scopriamo le reali prestazioni dell’architettura Intel Core di seconda generazione sui computer portatili.
Questa volta i nuovi processori con architettura Sandy Bridge destinati ai notebook sono stati presentati contemporaneamente alle versioni per Pc desktop, in occasione del Consumer Electronic Show di Las Vegas. Al lancio della prima generazione Intel Core la versione mobile fu presentata in seguito, tra l’altro con importanti differenze sul processo produttivo. Non fu immediato imbrigliare l’architettura quad core Nehalem in un telaio da notebook, e in effetti il successo maggiore lo hanno avuto le versioni dual core basate su Arrandale. Con Sandy Bridge le cose cambiano: grazie all’estrema efficienza della nuova architettura è possibile infilare in un portatile da 14” una Cpu a quattro core fisici molto simile a quelle disponibili per sistemi desktop (frequenze di clock a parte). Per un’analisi approfondita dell’architettura Sandy Bridge rimandiamo allo scorso numero di PC Professionale; ora vogliamo analizzare soprattutto come vanno nella pratica i nuovi processori mobile, sia per quanto riguarda le prestazioni pure sia sul fronte dei consumi e della dissipazione termica, nonché le differenze con la controparte desktop. Partiamo da quest’ultime: una delle più evidenti è nel package, che nel caso delle Cpu mobile fa a meno del thermal shield, la placca metallica posta a protezione del core che fa anche da dissipatore di calore.
Sotto al processore troviamo i tradizionali piedini, che vanno a inserirsi nel nuovo socket G2 a 988 pin. Per le versioni di Cpu da saldare direttamente sulla scheda madre è previsto invece un package di tipo Bga (Ball Grid Array). Ricordiamo che le versioni desktop utilizzano il formato Lga (Land Grid Array) a 1.155 contatti. Come si nota dalla foto pubblicata, le dimensioni dell’intero package sono invece paragonabili, pari a 37,5 x 37,5 mm. Ancora un’altra differenza sta nelle frequenze di esercizio. L’attuale top di gamma per i Pc desktop, il Core i7 2600K, ha una frequenza di clock base di 3,4 GHz e turbo di 3,8 GHz, mentre il corrispondente per notebook, il Core i7 2820QM, si ferma rispettivamente a 2,3 GHz e 3,4 GHz. Una bella differenza, che consente però alla versione mobile di dimezzare o quasi il valore di Tdp (Thermal Design Power): 45 contro 95 watt.
L’attuale gamma di processori Sandy Bridge mobile prevede inoltre alcuni modelli destinati agli Oem (in tabella sono quelli senza indicazione di prezzo), caratterizzati da frequenze leggermente più basse, anche a carico del sottosistema grafico integrato. Seguono infine i modelli a basso consumo, che prevedono dei valori di Tdp compresi tra 17 e 25 watt, facendo ben sperare nella prossima commercializzazione di ultrasottili con le nuove Cpu. A parte l’economico Core i3 2310M, gli altri dispongono della tecnologia Intel Turbo Boost 2.0; per tutti invece il core grafico integrato è l’Intel HD 3000. Alcune versioni per Pc desktop prevedono invece il più lento HD 2000, che implementa sei execution unit anziché 12. Nelle Cpu a basso consumo il core grafico funziona però a frequenze ridotte, tipicamente 500 o 350 MHz in modalità base e 1.100 / 900 MHz in modalità turbo. Tutte le Cpu Sandy Bridge di tipo Low Voltage o Ultra Low Voltage sono disponibili esclusivamente con socket Bga 1023 e quindi sono destinate a essere direttamente saldate sulle schede madri.
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 240 – marzo 2011
Con la nuova piattaforma tecnologica, Intel avrebbe potuto avvantaggiarsi nel settore dei desktop e dei notebook. Ma non ha fatto i conti con l’errata progettazione del chipset.
Su questo numero proponiamo un interessante articolo con le prime prove dei notebook nati attorno all’emergente tecnologia Sandy Bridge di Intel. Un’architettura in grado di determinare un vero e proprio salto di qualità e potenza rispetto al passato recente. Ma non son tutte rose e fiori, perché il gigante statunitense della microelettronica si è trovato a dover far i conti con una progettazione non corretta del proprio chipset. E questo bug è imbarazzante per Intel quanto lo fu nel 1994 quello del Pentium. In quel caso la parte incriminata era la Fpu del processore (floating-point unit, ovvero l’unità dedicata al calcolo in virgola mobile): un elaboratore che aveva nella precisione del calcolo matematico il suo punto di forza poteva sbagliare proprio a far di conto. Oggi, invece, un transistor mal progettato del chipset potrebbe far si che, in modo erratico, quello che si registra sui dischi fissi non sia sempre corretto. Il computer registra quello che vuole lui, non quello che hai deciso tu. Non male.
Riporto quello che abbiamo scritto sul sito: “Il problema risiede nella parte del controller Sata II del chipset, controller che, con il tempo, può presentare malfunzionamenti, errori di trasmissione dei dati e in genere un progressivo deterioramento della pulizia dei segnali sul canale e la riduzione delle prestazioni. Il problema risiede nella progettazione e realizzazione in fonderia del chipset stesso: in pratica il generatore di clock che controlla la frequenza di trasmissione dei dati è gestito da un transistor che è alimentato a una tensione troppo elevata per le proprie caratteristiche. Di conseguenza le correnti parassite (di leakage, correnti che fluiscono nel transistor in maniera non voluta) sono superiori a quanto previsto nel progetto e portano a una progressiva usura del componente”.
È un po’ tecnico, ma in sostanza significa che è un problema di progettazione del chipset (e non del processore) che ha determinato il terremoto in casa Intel. E a ben guardare, se fosse stato un problema del processore forse sarebbe stato meglio. Sì, perché il chipset è sempre saldato sulla scheda madre mentre il processore spesso trova alloggiamento nel suo zoccolo. Il problema al chipset ha significato per Intel dover recuperare tutte le schede madri realizzate dai vari produttori (per desktop ma anche per notebook) e gettarle alle ortiche. Infatti, a causa dei processi di saldatura sulle moderne schede madri multi-layer, è più costoso dissaldare un componente e saldarne uno nuovo che non produrre una nuova scheda madre. Secondo alcuni analisti statunitensi questo scherzetto costerà a Intel circa un miliardo di dollari. Oltre 700 milioni di dollari saranno spesi solo per recuperare (e risarcire) ciò che era già stato distribuito e i pezzi che erano già stati venduti. Nel miliardo sono poi previsti circa 300 milioni di dollari per il mancato introito, ma non sono tenuti in conto il danno d’immagine (calerà la fiducia dei consumatori?) e soprattutto il mancato vantaggio competitivo. Già, perché AMD era in ritardo con lo sviluppo della sua architettura concettualmente simile a Sandy Bridge ma grazie al bug del chipset Intel guadagna circa due mesi di progettazione e produzione.
Comunque, non possiamo che lodare l’approccio del gigante di Santa Clara (California) che non ha nascosto la testa sotto la sabbia ma ha affrontato di petto il problema per risolverlo (mettendo sul piatto un bel miliardo di dollari). E pensate che la stessa Intel stima che gli errori potrebbero presentarsi solo dopo un periodo di circa tre anni, e solo sul 5-15% dei chipset finora prodotti. Quindi una percentuale minima anche se non trascurabile. Ma, pur con pochi prodotti non funzionanti il danno d’immagine sarebbe stato travolgente e non oso pensare alle cause a cui Intel avrebbe dovuto far fronte.
La morale di tutto ciò è comunque interessante: tutti possono sbagliare, l’importante è capire l’errore e cercare di riparare il prima possibile. Come ha fatto Intel, con classe e senza nascondersi dietro inutili giustificazioni. •
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