Quando un disco si rompe, tutto va male, il backup non è sufficiente e i dati sembrano persi è possibile affidarsi a dei professionisti per il recupero dati: abbiamo visitato la sede di Kroll Ontrack per un tour nei loro laboratori.
I dati, siano essi personali, commerciali o propri di una qualunque attività sono di certo gli elementi informatici intangibili di maggior valore assoluto. In base al settore di appartenenza questo valore può essere ben diverso: affettivo, economico o addirittura cruciale. Resta il fatto che, al giorno d’oggi, con una progressiva evoluzione verso la digitalizzazione dei documenti non ci si può permettere la perdita di alcuni particolari dati. Per preservare questi documenti digitali si utilizzano solitamente (o si dovrebbero utilizzare) tecniche di backup, tecniche di duplicazione dei dati che portano ad evitare, in caso di rottura di un supporto, la perdita completa dei propri documenti o di un lavoro importante. Anche in questo caso, oppure quando non si tiene in considerazione l’opzione del backup, può capitare di perdere dei dati per la rottura di un disco, una formattazione accidentale, un errore di copia o, addirittura, di una calamità naturale che sembra aver distrutto in maniera irreparabile il supporto. In simili evenienze, qualora i dati da recuperare fossero davvero importanti ci si può rivolgere a dei professionisti del recupero, aziende di fiducia che utilizzando tecniche all’avanguardia riescono a recuperare i dati da dischi o altri supporti che si credevano perduti per sempre.
Sul mercato esistono numerosissime attività di recupero dati, basta infatti una ricerca sui principali motori di ricerca Internet per essere inondati da innumerevoli annunci relativi a recuperi dati “sicuri”, “garantiti” e con prezzi “irrisori”. Chiariamo subito una cosa: il recupero dati da un supporto danneggiato è un’operazione estremamente delicata che può avere esiti diversi in base al tipo di guasto. Finché un esperto non analizza il supporto e valuta l’entità del danno è impossibile sapere se si potrà recuperare qualcosa o meno. Di conseguenza diffidate da chi, anche in buona fede, vi assicura un recupero completo dei dati: spesso i risultati non sono assolutamente quelli attesi e, se il supporto viene smontato e utilizzato con tecniche di recupero inadatte, anche il suo successivo invio a seri professionisti del settore può essere ormai inutile.
Abbiamo di conseguenza realizzato questo articolo andando a valutare i possibili guasti propri di un disco rigido, analizzando nel dettaglio quali componenti si rompono e quali sono i danni reali al supporto. In seguito, insieme a Kroll Ontrack, uno dei leader italiani nel recupero dati (e unica azienda nel nostro paese ad avere una camera bianca adatta allo scopo) abbiamo verificato la procedura standard per il recupero, visitato i laboratori e sottoposto loro due casi di dischi che “casualmente” abbiamo danneggiato nei nostri laboratori, per verificare efficacia e competenza del lavoro di questi specialisti.
I tipi di guasto dei supporti
Il recupero dati si distingue in due differenti macrocategorie: recupero software o recupero fisico. Nel primo caso i file sono stati cancellati dalla periferica di archiviazione in seguito a un errore, una formattazione o addirittura azioni volontarie. In questo caso, senza nessun guasto elettrico o meccanico a complicare il lavoro, il recupero è spesso possibile utilizzando i moltissimi software automatici adatti allo scopo. I più diffusi, che abbiamo anche provato con successo negli anni, sono GetData Back e Piriform Recuva, oltre a servizi professionali come Ontrack EasyRecovery. (…)
Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 241 – aprile 2011
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Bell’articolo, con qualche curiosità interessante. Non mi è però chiaro se questa Kroll Ontrack sia un’azienda 100% Made in Italy oppure la succursale di una multinazionale americana. A pag. 75, infatti, si parla di “leader italiana”, mentre a pag. 77 la si assegna parte della multinazionale con sede a Minneapolis negli USA.
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Kroll Ontrack è una realtà nata a Minneapolis, la sede italiana della società lavora in maniera indipendente ma utilizzando il know how tecnico della multinazionale.
“leader italiana” nel senso che nel nostro paese è la società più grande del suo specifico settore.
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Ah, grazie Davide per la risposta.
Sarebbe stato utile affiancare all’articolo, già interessante di per sè, un’intervista ai responsabili della Kroll Ontrack per farci raccontare (magari) qualche caso eclatante o significativo cui sono incorsi nella loro attività, sia in positivo che in negativo.
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