Verbatim Executive USB Drive

31 Luglio 2011 di g_andrini  

ICON_DAILETTORI02

Queste chiavette USB, lanciate da non molto, disponibili nei tagli 8-16-32-64 GB, hanno la caratteristica di avere un case in metallo.

Inoltre offrono una caratteristica importante: anche se sono chiavette con connessione USB 2 hanno velocità di trasferimento molto elevate, intorno ai 25 MB/sec, sia in lettura che in scrittura, saturando praticamente la capacità di questa connessione.

Verbatim Executive USB Drive

31 Luglio 2011 di g_andrini  

ICON_DAILETTORI02

Queste chiavette USB, lanciate da non molto, disponibili nei tagli 8-16-32-64 GB, hanno la caratteristica di avere un case in metallo.

Inoltre offrono una caratteristica importante: anche se sono chiavette con connessione USB 2 hanno velocità di trasferimento molto elevate, intorno ai 25 MB/sec, sia in lettura che in scrittura, saturando praticamente la capacità di questa connessione.

Se dimentichi cosa fare, chiedi aiuto a Kalarm

30 Luglio 2011 di mfioretti  

KAlarm è un semplice programma per Linux che facilita la programmazione di notifiche sul proprio computer. Dopo aver installato KAlarm si possono far apparire promemoria sullo schermo al momento giusto, oppure eseguire altri comandi come riprodurre file audio o inviare email. Oltre che dalla sua interfaccia grafica, Kalarm può essere controllato dalla riga di comando, oppure direttamente da altre applicazioni compatibili con il protocollo D-Bus/DCOP.

Scrivi e condividi i tuoi spartiti con MuseScore

29 Luglio 2011 di mfioretti  

MuseScore è un editor multipiattaforma, disponibile anche in Italiano, per scrivere spartiti musicali, stamparli e salvarli in formato Pdf, Midi o nel formato MusicXML. Le partiture possono essere scritte a mano, cioè inserendo le note con tastiera e mouse, oppure suonando direttamente il brano su una tastiera Midi connessa al computer. L’ultima versione di MuseScore, appena uscita, può scaricare direttamente spartiti pubblicati online dagli altri utenti.

Gobby, l’editor a più mani per lavorare tutti insieme

28 Luglio 2011 di mfioretti  

Gobby è un editor per Linux che offre una delle funzioni più particolari di Google Docs senza doversi iscrivere a nessun servizio online, o passare per alcun server. Con Gobby si può infatti lavorare in gruppo sullo stesso file tramite Internet, attraverso comunicazioni dirette e cifrate fra le copie del programma di ogni utente. Durante ogni sessione, il testo aggiunto a un file ha colori diversi per ogni partecipante, in modo da identificare facilmente chi ha scritto cosa. Oltre che su Linux, Gobby gira anche su Mac OS X e Windows.

Taglio di prezzo per Nintendo 3DS

28 Luglio 2011 di mnicora  

Lo ha annunciato la casa di Kyoto. La nuova console portatile subirà una riduzione del prezzo di vendita al pubblico a partire dal 12 agosto. Da 259 euro si passerà a 170 euro. Leggi tutto

Il piccolo Fujitsu Lifebook si evolve con Sandy Bridge

28 Luglio 2011 di davide piumetti  

La fortunata serie Lifebook S si arricchisce con il modello S761, un 13 pollici leggero ma molto potente.

Anteprima di Pasquale Bruno

Articolo tratto da PC Professionale 243 di giugno 2011


All’interno della famiglia di notebook professionali Lifebook la serie S identifica i modelli avanzati con elevata mobilità, caratterizzati dal basso peso, da un display da 13 o 14 pollici e da funzioni particolarmente evolute. Possono essere considerati tra i migliori presenti nel catalogo Fujitsu, quelli che meglio coniugano le esigenze di mobilità e prestazioni. Con l’avvento della nuova piattaforma hardware Intel Sandy Bridge, Fujitsu è stata particolarmente rapida nel rinnovare il suo parco macchine e il Lifebook T901 è stato uno dei primi modelli con processore Core di seconda generazione ad arrivare nel nostro laboratorio. Leggi tutto

In vacanza con la reflex

28 Luglio 2011 di La Redazione  

Estate, tempo di viaggi e di fotografie. Per non farsi cogliere impreparati, ecco una guida sugli strumenti e sugli accessori più utili da mettere nella borsa con l’inseparabile reflex digitale per immortalare i momenti più belli delle vacanze.

Di Marco Martinelli

Con la complicità dei nuovi dispositivi di ripresa digitali, gli italiani hanno riscoperto il piacere e il valore della fotografia e scattano a ritmo forsennato in ogni luogo e occasione. Lo conferma un’indagine condotta dall’osservatorio allestito dall’AIF (Associazione Italiana Fotodigital Imaging) e dalla camera di commercio di Milano, in base alla quale è emerso che, per esempio, i soli abitanti della metropoli lombarda catturano quotidianamente almeno 1 milione e 800 mila foto, per lo più paesaggi urbani e ritratti di amici e familiari. È una mole d’immagini impressionante, destinata certamente ad aumentare con l’arrivo dell’estate e delle vacanze.

Di fronte all’invasione inarrestabile delle fotocamere compatte e degli smartphone, i veri appassionati di fotografia non rinunciano a portare con sé la propria amata reflex digitale. Quale occasione migliore, dopotutto, per realizzare scatti memorabili con la flessibilità e la creatività che solo una D-Slr può dare? Prima di partire, però, bisogna fare delle scelte. Quali e quanti obiettivi selezionare? Quali accessori mettere in borsa? Lo scopo di questo articolo è di fornire un aiuto alla composizione del corredo fotografico per le vacanze, proponendo una cernita di prodotti e accessori che si rivelano di grande utilità nella maggioranza delle occasioni.

Alcuni sono indispensabili e vanno scelti con assoluta priorità: è il caso, per esempio, delle borse o zaini che dovranno contenere e proteggere l’attrezzatura durante gli spostamenti, seguiti a ruota dagli accessori per la pulizia della macchina e delle lenti.

Decisamente più impegnativa, soprattutto in senso economico, la scelta di uno o più obiettivi per rimpiazzare o affiancare quello di serie. Anche in quest’ambito il Web rappresenta una preziosa fonte di risorse e una finestra su un mercato di enormi dimensioni: come sempre, consigliamo di effettuare acquisti online solo attraverso siti affidabili e di diffidare delle proposte eccessivamente allettanti che possono nascondere non poche insidie. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 245 – agosto 2011

Il sommario di agosto 2011

28 Luglio 2011 di panzeri  

Ashampo Registry Cleaner – Soluto – XBoot
Nitro PDF Reader

E inoltre, tutti i trailer video dei giochi in arrivo nei prossimi mesi e presentati all’E3 2011.

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Editoriale
Luci e ombre del 3D
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

In profondità

Prove

Gps per smartphone
Non perdersi mai
Il mercato della navigazione satellitare sta cambiando: gli smartphone puntano ormai a usurpare il trono dei dispositivi dedicati. In prova i migliori software Gps per telefoni cellulari di ultima generazione.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

Chrome OS
Arrivano i Chromebook
Scopriamo in questo numero pregi, difetti e particolarità del primo notebook con il sistema operativo cloud-based Chrome OS disponibile nel nostro paese: sul banco di prova il Samsung Serie 5.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

Dissipatori
Cpu oltre i loro limiti
I processori sbloccati AMD e Intel rendono oggi l’overclock alla portata di tutti: è necessario solo un buon dissipatore, anche ad aria. Ecco come aumentare le prestazioni, a costo zero o quasi.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

Come fare

Office 2010
Al massimo con 50 trucchi
La suite di Microsoft offre una quantità di funzioni impressionante Facciamo conoscenza con alcune di quelle meno note e scoprirete qualche trucco che vi aiuterà a lavorare meglio.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

Fotografia digitale
Immagini migliori
Scattare una fotografia semplice: le fotocamere impostano in automatico tutti i parametri. Ma conoscendo qualche tecnica di base si possono realizzare scatti più interessanti e di grande impatto visivo.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

TrueCrypt
Una guida all’uso
Non servono costosi chip hardware, basta un software gratuito: TrueCrypt permette di cifrare dischi, partizioni e chiavi Usb (e persino di occultare un’installazione di Windows).
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

Mercato

Accessori
In vacanza con la reflex
Estate, tempo di viaggi e di fotografie. Per non farsi cogliere impreparati, ecco una guida sugli strumenti e sugli accessori più utili da mettere nella borsa con l’inseparabile reflex digitale per immortalare i momenti più belli delle vacanze.
Leggi e discuti con l’autore dell’articolo

First Looks

Componenti

- Anteprima: le ultime Apu AMD Llano quad core e grafica DirectX 11

- Da Intel il nuovo riferimento per gli Ssd

- La scheda grafica giusta con la tecnologia Lucid Virtu

Sistemi

- Shuttle rinnova il top di gamma: in prova il barbone SX58H7 Pro

Mobility

- Samsung Serie 9, ultrasottile di lusso

Networking

- I ripetitori di segnale Wi-Ex: mai senza campo sulle reti Gsm e Umts

-  I nuovi router Sitecom contro il Web maligno

Periferiche

- Canon Legria HF G10, tecnologie professionali per il consumer

- KeySecure PC, un computer sicuro sempre in tasca

- iTwin: zero gigabyte, ma spazio infinito

- LaserJet Pro M1536dnf, nata sotto il segno del cloud

- Surround Sound Speaker Z906, sistema multicanale con decoder DD/Dts

- Live! Cam inPerson HD, videoconferenze in hd su Skype

Software

- PhotoDirector 2011, gestire le foto con CyberLink

- Soluto: i problemi di Windows risolti col cloud

- Leggere e creare Pdf a costo zero con Nitro

- Artisteer 3.0. il mago dei template si evolve

- Plex, una cineteca in casa per iPad e iPhone

Rubriche

Internet

- Più interazione personale con il Progetto Google+

Sviluppo

- Spuntano i widget per Android

Linux

- Linux nelle nuvole, le nuvole con Linux

Giochi

- E3 2011: tra casual e hardcore games

Guida all’uso di TrueCrypt

28 Luglio 2011 di La Redazione  

Non servono costosi chip hardware, basta un software gratuito: TrueCrypt permette di cifrare dischi, partizioni e chiavi Usb (e persino di occultare un’installazione di Windows).

Di Filippo Moriggia

Notebook sottilissimi, desktop ipercompatti, dischi esterni che si possono infilare in un taschino e chiavette Usb microscopiche… è un’evoluzione sicuramente apprezzabile, ma non sempre le dimensioni ridotte sono un vantaggio. Gli oggetti piccoli infatti possono essere persi più facilmente o rubati senza dare troppo nell’occhio. E potrebbero contenere informazioni, immagini e documenti preziosi che è meglio non finiscano – nemmeno accidentalmente – sotto gli occhi di sconosciuti. Prevenire un’eventualità del genere fortunatamente non è difficile: basta usare uno strumento di cifratura come TrueCrypt. Questo programma permette di memorizzare file in una “cassaforte virtuale” che può essere aperta unicamente da chi conosce la password, grazie all’adozione di un algoritmo standard come AES. TrueCrypt può cifrare intere partizioni, compresa quella in cui risiede il sistema operativo; in alternativa (ed è la modalità probabilmente più diffusa) può creare contenitori cifrati, da memorizzare sul Pc locale o su un dispositivo di memoria esterno e usare poi come normalissime unità disco. Il tutto senza richiedere l’adozione di tecnologie proprietarie (come BitLocker di Microsoft) o l’installazione di costosi chip hardware.

TrueCrypt è un progetto gratuito e open source disponibile per Windows, Linux e Mac OS X. L’accessibilità del codice è un ulteriore elemento positivo: tutti possono controllare come funziona e segnalare eventuali problemi o errori che potrebbero compromettere la robustezza del sistema.

Come tutte le soluzioni di cifratura, TrueCrypt deve essere però usato con la dovuta prudenza: se la chiave della sua cassaforte virtuale venisse persa, infatti, i dati in essa contenuti diventerebbero irrecuperabili. Prima di iniziare a usare il programma bisogna dunque ricordarsi di scrivere o memorizzare la password di accesso in un luogo sicuro. Chi vuole prenderlo in considerazione come soluzione di cifratura dell’intera partizione di Windows dovrà essere ancora più prudente e valutare con attenzione non solo i benefici che potrebbe derivarne ma anche le problematiche a cui potrebbe andare incontro.

L’installazione e la configurazione

TrueCrypt può essere scaricato dal sito Web www.truecrypt.org. La versione più recente, su cui si basa questo articolo, è la 7.0a. Il programma di installazione è semplice e consta di pochi passaggi. Dopo aver accettato la licenza si può scegliere se installare il software o limitarsi ad estrarre il contenuto dell’archivio, ad esempio per copiarlo su una chiavetta Usb ed usarlo in modalità portable. L’installazione è comunque obbligatoria per chi vuole cifrare la partizione del sistema operativo ed è consigliata a chiunque abbia i permessi di amministrazione del computer locale.

TrueCrypt è in lingua inglese: il file per la traduzione in lingua italiana purtroppo deve essere scaricato a parte. Aprendo la voce di menu Settings / Language si accede al pannello per la selezione della lingua. Di default è disponibile solo la lingua inglese, però si può sfruttare il collegamento Download language pack per accedere direttamente alla pagina Web del sito da cui scaricare gli altri language pack, in particolare quello per la lingua italiana. Si tratta di un pacchetto in formato Zip che pesa solo qualche decina di Kbyte. Al suo interno si trova un file Xml che deve essere copiato nella cartella di installazione di TrueCrypt (c:\programmi\truecrypt o – sui sistemi a 64 bit – c:\program files (x86)\truecrypt).

Questa operazione può essere eseguita senza difficoltà su Windows XP, ma su Vista e 7 richiede una procedura precisa per non incorrere in errori dovuti ai meccanismi di protezione implementati nel sistema operativo . Basta aprire Esplora Risorse, spostarsi nella cartella di installazione di TrueCrypt, poi aprire l’archivio e copiare il file nella cartella trascinandolo con il mouse: bisognerà autorizzare la copia premendo Continua quando appare il messaggio di controllo dell’account utente. Una volta memorizzato il file Xml nella posizione corretta, apparirà la voce italiano nel pannello Language di TrueCrypt. A questo punto basterà selezionarla e premere Ok per passare alla versione italiana del software.

L’interfaccia del programma

L’interfaccia grafica di TrueCrypt non è particolarmente intuitiva. Nella parte centrale della finestra appare un elenco di unità, mentre nell’area inferiore ci sono pochi pulsanti con una serie di comandi. TrueCrypt, come accennato, consente di creare archivi cifrati – chiamati volumi – in cui si possono memorizzare file di qualsiasi tipo. I volumi vengono visti come se fossero unità disco, previa assegnazione di una lettera d’unità (operazione detta “montaggio” del disco), il che ne rende semplicissimo l’uso: subito dopo il montaggio – che richiede naturalmente una password – l’unità può essere aperta e sfruttata come se si trattasse di un normale disco aggiuntivo. L’elenco presente nell’area centrale mostra le lettere di unità disponibili in Windows; quando si monta un volume, a fianco della lettera viene visualizzato il file associato, con tutti i dettagli che lo riguardano. Una volta compresi questi concetti di base, tutti i comandi presenti nella parte inferiore della finestra principale di TrueCrypt acquistano significato. Troviamo infatti i pulsanti Crea un volume, Monta, Montaggio automatico e Smonta tutti, che permettono di gestire i volumi. C’è poi il pulsante Seleziona un file e Seleziona unità che permettono di localizzare sul computer, rispettivamente, un volume disponibile sotto forma di file o di intera unità disco.

Funzionalità avanzate

TrueCrypt offre molte funzioni avanzate, che gli permettono di rispondere non solo alle esigenze di chi ha bisogno di una cifratura forte ma anche di chi vuole alcune garanzie aggiuntive. Una di queste è il diniego plausibile, cioè la possibilità di negare la presenza di determinati documenti all’interno di un archivio cifrato con TrueCrypt, senza che questa affermazione sia tecnicamente confutabile. I file container e le partizioni create con questo software infatti hanno un formato che non permette di risalire al programma con cui sono state create: se qualcuno ne analizzasse il contenuto scoprirebbe solo dati casuali, apparentemente irriconoscibili. Si può avere la certezza che si tratti di un archivio TrueCrypt solo inserendo la parola chiave corretta. Naturalmente la presenza di un file irriconoscibile è un indizio forte, e il proprietario del computer potrebbe essere costretto a confessare la presenza del volume cifrato e la relativa password. Anche questa evenienza è stata prevista: TrueCrypt consente infatti di creare un secondo volume, completamente nascosto (o meglio un volume ignoto, per rispettare la traduzione in italiano del programma) all’interno di un volume cifrato. Se si abilita questa funzione, TrueCrypt prevede che per un singolo archivio ci siano due password, una da usare normalmente e una da digitare solo sotto minaccia. In questo caso nel volume “normale”, che diventa di fatto un volume civetta, si dovranno ovviamente mettere documenti o file solo apparentemente riservati, conservando le informazioni che si vogliono davvero proteggere nel volume nascosto.

Come già accennato, TrueCrypt è in grado di cifrare anche una partizione di sistema, ovvero una partizione sulla quale è installato un sistema operativo. Gli unici sistemi operativi supportati da questa funzione sono quelli della famiglia Windows, in particolare sono le versioni a 32 e 64 bit di 7, Vista (almeno SP1), XP, Server 2003 e Server 2008. Anche quando viene cifrato un disco di sistema è possibile attivare la funzione di diniego plausibile, ma – come vedremo – la configurazione in questo caso è decisamente complessa. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 245 – agosto 2011

Foto migliori con pochi accorgimenti

28 Luglio 2011 di La Redazione  

Oggi scattare una fotografia è un’operazione semplice, quasi banale: le fotocamere impostano in automatico e correttamente tutti i parametri. Tuttavia conoscendo qualche tecnica di base si possono realizzare scatti molto più interessanti e di grande impatto visivo. Vediamo come.

Di Valerio Pardi

Avere una buona fotocamera, valida dal punto di vista delle specifiche tecniche e con un completo corredo di funzioni, è solo uno dei requisiti necessari per poter ottenere ottimi risultati. Ormai il settore della fotografia digitale ha fatto passi da gigante nell’automatizzazione dei parametri di scatto e oggi tutti i modelli, se usati in pieno automatismo, riescono a fornire sempre fotografie valide sia sotto il profilo qualitativo che artistico, anche nelle più diverse situazioni di ripresa.

I sistemi di misurazione d’esposizione si sono evoluti a tal punto da far svanire la possibilità di non riuscire a portare a casa un buon risultato, mentre i sistemi autofocus riconoscono non solo la presenza di volti nell’inquadratura, ma anche se la persona ritratta sta sorridendo o ha gli occhi chiusi, in modo da scegliere il momento dello scatto più opportuno. Inoltre sensori sempre più sensibili e meno rumorosi, uniti alle soluzioni hardware di stabilizzazione d’immagine, garantiscono fotografie prive di mosso anche nelle condizioni di illuminazione più difficili.

Con queste premesse, dunque, sembra impossibile sbagliare una foto, ma occorre sottolineare come, sebbene l’evoluzione tecnologica sia stata davvero significativa, l’esperienza umana è, e lo sarà ancora per un discreto lasso di tempo, importante. Gli automatismi, sebbene raffinati, non potranno mai sostituirsi alla sensibilità e al gusto compositivo del fotografo: un conto è realizzare uno scatto tecnicamente corretto, un altro è invece pensare a un’immagine che mostri anche un contenuto, che racconti qualche cosa e che si differenzi dalla banale foto ricordo. Un esempio per chiarire il concetto. Se si ritrae una persona tra la folla, il fotografo concentrerà l’attenzione su quello che sa essere il proprio soggetto principale, scegliendo alcuni parametri di scatto – che vedremo poi – sono adatti a evidenziarla all’interno di un gruppo di persone, persone che hanno la funzione solo di contestualizzare l’immagine. Viceversa la logica della fotocamera (che non riesce a capire qual è il vero soggetto da riprendere tra le persone presenti nell’inquadratura) cercherà inevitabilmente di dare risalto a tutti i soggetti riconosciuti nell’inquadratura, cambiando i parametri di messa a fuoco, esposizione, profondità di campo in modo che la fotografia offra la miglior leggibilità dei dettagli di ognuno di essi. È facile quindi immaginare come possano differire due immagini, scattate nello stesso luogo, con la stessa fotocamera e allo stesso soggetto, ma ottimizzate per due risultati diametralmente opposti. E come questa situazione fotografica se ne possono elencare infinite altre il cui risultato sarà del tutto simile.

Risulta quindi essenziale affiancare, a una buona fotocamera, anche una consapevolezza e una conoscenza tecnica minima che permetta di ottenere, veramente, ciò che si ha in mente durante lo scatto. Oggi si può godere di una libertà espressiva quasi senza limiti, pur utilizzando una semplice compatta, a patto che si sappiano gestire i parametri di scatto in modo da ottenere l’effetto desiderato. Se poi si ha la fortuna di possedere una reflex, gli unici limiti saranno la nostra creatività unita alle conoscenze tecniche dello strumento che stiamo utilizzando.

Le basi per iniziare

Non bisogna spaventarsi, quando si parla di tecnica fotografica, pensando a complicati calcoli o difficili operazioni di ripresa. Alla base di tutto, sia che si stia utilizzando una compatta, un cellulare, una reflex o qualsiasi altro strumento in grado di scattare una fotografia, ci sono due aspetti fondamentali: il tempo di scatto e il diaframma utilizzato. Senza entrare troppo nel dettaglio, basta sapere che il diaframma è una sorta di rubinetto che lascia passare un certo quantitativo di luce, rubinetto che può essere chiuso per lasciare passare meno luce, oppure aperto al massimo, per far entrare la massima quantità di luce possibile. Il tempo di scatto è invece l’equivalente dell’istante in cui si lascia aperto il rubinetto del precedente esempio. La corretta esposizione di una fotografia è comparabile all’azione di riempire un bicchiere d’acqua. Si potrà tenere tutto aperto il rubinetto dell’acqua e in qualche attimo si riempirà il bicchiere, oppure, lo stesso risultato lo si potrà ottenere con il rubinetto appena socchiuso, ma sarà necessario un tempo ben maggiore.

In entrambi i casi il quantitativo di acqua necessario a riempire il bicchiere sarà il medesimo: allo stesso modo la luce necessaria per impressionare il sensore sarà comunque uguale pur modificando adeguatamente la coppia tempo/diaframma. L’esposimetro della fotocamera indica infatti qual è la giusta coppia tempo/diaframma, a una data sensibilità ISO, necessaria per esporre correttamente la scena inquadrata. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 245 – agosto 2011

Office 2010 al massimo con 50 trucchi

28 Luglio 2011 di La Redazione  

La suite di Microsoft offre una quantità di funzioni impressionante: impossibile conoscerle tutte. In queste pagine farete conoscenza con alcune di quelle meno note e scoprirete qualche trucco che vi aiuterà a lavorare meglio.

Di Simone Macchi

Prima dell’avvento del Web, le applicazioni di Microsoft Office regnavano incontrastate in tutte le statistiche di diffusione e uso dei software. Oggi, probabilmente, i browser hanno conquistato il primato assoluto, ma se si restringe il campo ai programmi di produttività la suite Microsoft non teme confronti. Da alcuni anni Office, grazie anche alla concorrenza di prodotti gratuiti come OpenOffice.org, viene proposta non solo più come soluzione di alto livello per i professionisti e le aziende: è possibile infatti acquistarla a prezzi contenuti in versioni specifiche per il mercato consumer. In questo modo Microsoft favorisce la diffusione del suo prodotto presso tanti utenti che difficilmente sarebbero disposti a spendere centinaia di euro per una suite di produttività. Ma questo nuovo approccio avvantaggia anche gli utilizzatori aziendali, che per una cifra ragionevole possono finalmente installare a casa gli stessi programmi usati in ufficio e sfruttare i comandi e le funzioni con cui hanno già familiarità. E, a proposito di funzioni: chi può dire di conoscere a fondo Office? Probabilmente quasi nessuno, perché si tratta di un software così potente da offrire molti modi diversi per ottenere risultati simili, e chi ne apprende uno – anche se non è il più efficiente, difficilmente si spinge oltre nello studio delle moltissime opportunità disponibili. Non è raro, quindi, stupirsi vedendo un amico o un collega premere una combinazione di tasti, oppure stanare un comando sepolto in un menù, ottenendo in pochi istanti quello che non si pensava neppure possibile. Le prossime pagine raccolgono 50 trucchi dedicati a Office nel suo complesso e ai quattro programmi principali (Word, Excel, PowerPoint e Outlook), con un occhio di riguardo per le nuove funzioni della versione 2010, che molti non hanno ancora padroneggiato. Senza la pretesa di essere sistematici, ma con la speranza di indicare funzioni, procedure e piccoli segreti che possano rendere più veloce e piacevole il vostro lavoro di tutti i giorni. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 245 – agosto 2011

Cpu oltre i loro limiti

28 Luglio 2011 di La Redazione  

I processori sbloccati AMD e Intel rendono oggi l’overclock alla portata di tutti: è necessario solo un buon dissipatore, anche ad aria. Ecco come aumentare le prestazioni, a costo zero o quasi.

di Davide Piumetti

Potenza, velocità, silenziosità e sicurezza. Queste sono solo alcune delle caratteristiche su cui tutti i possessori di un personal computer vorrebbero poter contare. Mai come in questo caso la coperta è però sempre troppo corta: per poter disporre di un processore molto potente e veloce è indispensabile raffreddarlo adeguatamente, pena gravi problemi di stabilità. E il raffreddamento dei moderni microprocessori è affidato, seppur con alcune tecnologie di alto profilo, allo spostamento d’aria effettuato da una ventola che, inevitabilmente, causa anche del rumore indesiderato.

Questo articolo si propone due obiettivi diversi: analizzare quanto le prestazioni con applicativi diffusi siano condizionate dalla potenza propria di un processore, mostrando come un piccolo overclock rispetto alla frequenza di base possa portare benefici e, contestualmente, mostrare come tale potenza non sia ottenibile senza un raffreddamento adeguato. Sistemi di dissipazione del calore di alto livello svolgono normalmente due compiti in base all’utenza interessata: ridurre il più possibile le temperature di esercizio permettendo ai processori di lavorare a frequenze fuori specifica molto elevate oppure, operando normalmente, ottenere un silenzio quasi assoluto con temperature più che accettabili.

I processori moderni, grazie ad architetture sempre più raffinate, offrono a parità di frequenza prestazioni nettamente più elevati rispetto al passato. Un processore Sandy Bridge quad core a 3 GHz è anche dieci volte più veloce di un Core 2 Quad di prima generazione operante alla stessa frequenza. Merito di rivoluzioni ed evoluzioni architetturali derivanti anche da un molto più raffinato processo produttivo, con transistor oggi grandi solo 32 nm che raggiungeranno i 22 nm entro la fine del 2011. Intel, primo produttore mondiale di Cpu, dotato attualmente delle soluzioni più performanti, non ha di conseguenza avuto la necessità di spingere in alto l’asticella della frequenza, potendo offrire Cpu più veloci rispetto al passato nonostante gli stessi parametri in termini di MHz. I nuovi modelli Core i7 2xxx, nome in codice Sandy Bridge, hanno però un’architettura tale da permettere loro di salire enormemente nella frequenza operativa in condizioni di perfetta stabilità, tanto che Intel potrebbe benissimo mettere in commercio versioni da 4 GHz e oltre senza contraccolpi in termini di efficienza.

Una maggiore frequenza significa segnali interni ai processori più veloci, che devono essere letti e interpretati in un lasso di tempo inferiore rispetto a quanto progettato. Le serie infinite di 0 e 1 che compongono le istruzioni viaggiano dunque sempre più in fretta al crescere della frequenza, tanto che l’elemento interno destinato alla loro lettura (capire se la tensione rilevata sia abbastanza bassa da rappresentare uno “0” o sufficientemente alta da essere un “1”) può non riuscire nel suo compito. Per facilitare l’operazione le moderne schede madri alzano automaticamente la tensione di alimentazione del processore, rendendo le tensioni proprie di 0 e 1 più facilmente interpretabili. Un maggiore voltaggio di alimentazione significa una maggior potenza in termini calorici emessa dal processore secondo una dipendenza lineare quadratica. Più tensione significa di conseguenza un consumo energetico maggiore e una temperatura di esercizio più elevata, che “disturba” i segnali introducendovi del rumore indesiderato.

Di conseguenza per raggiungere frequenze elevate l’unico diktat è quello di raffreddare il processore a una temperatura tale da non costituire fonte di disturbo per la sua normale operatività.

I processori Intel di nuova generazione (noi ci siamo concentrati su un modello Core i7 2600K) possono lavorare senza problemi fino a 85°C e oltre; la maggior parte delle schede madri limitano però le prestazioni quando si raggiunge tale soglia, in modo da permettere al dissipatore di riportare la temperatura sotto controllo. Una temperatura di esercizio normale, variabile comunque a seconda dei casi, varia da una decina di gradi al di sopra della temperatura ambiente quando la Cpu non è sotto carico fino a circa 70°C.

Processori da overclock?

La nuova generazione di Cpu, abbiamo detto, ha elevatissime tolleranze all’overclock. Questa pratica avviene normalmente in due modi, sempre accedendo al Bios del sistema. Alcuni software permettono di modificare i parametri operativi anche dal sistema operativo ma non offrono quasi mai lo stesso controllo dato dal Bios; alcune schede madri integrano controlli direttamente sulla scheda o con software proprietari, ma esulano completamente dalla nostra trattazione. In questa sede vogliamo dare una visione globale dell’overclock, di come viene effettuato e delle sue conseguenze.

Come accennato i modi per aumentare la frequenza di un processore (over-clock) sono due: aumentare la frequenza base del sistema (spesso chiamata bus) oppure il moltiplicatore di frequenza. Fissata infatti una famiglia di Cpu, come ad esempio i modelli Intel Core i3-5-7, esiste una frequenza di base alla quale tutti i componenti del sistema devono rispondere come sincronismo. In quei processori vale 100 MHz. Ogni processore ha poi fissato internamente un moltiplicatore di frequenza che, semplicemente, indica ai propri circuiti a quante volte la frequenza base devono funzionare. Un processore con moltiplicatore 30 funzionerà dunque a 3.000 MHz (3 GHz) mentre una Cpu con moltiplicatore 34 opererà a 3,4 GHz. In commercio moltissimi processori sono venduti come modelli differenti semplicemente cambiando questo parametro operativo e differenziandoli in frequenza. Gli ultimi nati Intel Core i5 ad esempio, nelle versioni semplici (discorso a parte i modelli a basso consumo con suffisso “S”) Core i5 2500, 2400 e 2300 sono fondamentalmente lo stesso processore. La frequenza operativa di 3,3 GHz, 3,1 GHz e 2,8 GHz è ottenuta impostando il moltiplicatore a 33, 31 e 28. Nella maggior parte dei casi il moltiplicatore di frequenza è bloccato verso l’alto e può essere modificato dall’utente solo verso valori inferiori. Il Turbo Boost di Intel agisce infatti direttamente su questo parametro, aumentandolo quando necessario fino a un massimo di 4 unità. Per l’overclock di questi processori è di conseguenza necessario modificare il bus, operazione a oggi sconveniente per motivi prettamente elettronici: su questo bus si basano infatti tutti i componenti principali del Pc e una sua modifica anche lieve può portare a malfunzionamenti.

L’alternativa è data però da Intel e AMD con la commercializzazione di processori completamente sbloccati nel moltiplicatore, in grado di raggiungere senza troppi problemi frequenze operative molto elevate. Intel chiama i suoi processori sbloccati Extreme Edition (i modelli di fascia più alta) oppure aggiunge la lettera “K” come suffisso al nome commerciale. Per questo motivo sono in commercio Core i7 2600, Core i5 2500 e i modelli Core i7 2600K e Core i5 2500K. Questi ultimi hanno le stesse specifiche base delle versioni normali, ma (con una spesa maggiorata da 10 a 20 euro) offrono il moltiplicatore sbloccato verso l’alto fino a 60.

AMD propone con le stesse modalità i processori BE (Black Edition), che permettono di spingere le Cpu a frequenze molto elevate. Attualmente moltissimi dei modelli AMD in commercio sono di tipo BE, tutte le Cpu di fascia alta (Phenom II X6 1100T, 1090T e i Phenom II dual e quad core X2 e X4 in varie versioni). Con questa offerta il produttore di Sunnyvale copre completamente il proprio mercato, permettendo agli utenti una vasta scelta di Cpu facilmente overcloccabili con prezzi che vanno da circa 80 euro per i due modelli dual core fino a “soli” 170 euro per il top di gamma a sei core. Il listino ufficiale AMD, che riportiamo in tabella mostra prezzi solo in dollari, l’equivalente sul mercato italiano ricalca attualmente (tramite un controllo diretto nei negozi) il cambio monetario con una piccola maggiorazione dovuta all’Iva, di cui il prezzo in dollari è esposto. Per una volta il cambio euro/dollaro è rispettato a tutto vantaggio dell’acquirente. Intel propone una scelta inferiore di processori sbloccati, adatti però a tutti i socket utilizzati ultimamente dal colosso californiano. Il top di gamma Core i7 990X EE, un sei core con Hyperthreading, ha un prezzo di 999 dollari, ma in commercio si trova a circa 900 euro. I modelli top di gamma ormai fuori produzione, che hanno step di frequenza inferiori (ad esempio il 980X EE da 3,3 GHz) ha un prezzo inferiore di una cinquantina di euro. Il Core i7 2600K listato a oltre 300 dollari si può trovare a circa 250 euro, mentre il 2500K a circa 190 euro. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 245 – agosto 2011

Arrivano i Chromebook

28 Luglio 2011 di La Redazione  

Scopriamo in queste pagine pregi, difetti e particolarità del primo notebook con Chrome OS disponibile in Italia.

Di Pasquale Bruno

Alla fine di giugno è iniziata ufficialmente la vendita sul mercato europeo del Samsung Serie 5, il primo notebook con sistema operativo Chrome OS. La distribuzione in Italia è stata affidata a Pixmania, che offre il modello Wi-Fi only, mancante del modem 3G, a 399 Euro Iva inclusa. La versione più completa, dotata di modem integrato, dovrebbe essere disponibile a fine luglio al prezzo di 499 Euro, sempre Iva inclusa. Si tratta di prezzi allineati con quelli di un netbook con schermo di pari dimensioni e sistema operativo Windows 7; sono invece superiori rispetto ai netbook di fascia base, che hanno un monitor da 10 pollici e prezzi intorno ai 250 euro (senza modem 3G).

Anche Acer ha presentato un proprio Chromebook, che sarà disponibile in Italia più avanti a prezzi presumibilmente inferiori, visto che ha un monitor più piccolo; trovate i dettagli nel box separato. In realtà il primo portatile con Chrome OS è stato il CR-48 di Google, presentato a dicembre 2010, che però non ha mai raggiunto gli scaffali ed è rimasto confinato allo stadio di prototipo per test interni e valutazioni presso clienti e giornalisti.

Per chi non lo sapesse, Chrome OS è il sistema operativo cloud-based progettato da Google e annunciato ufficialmente nel 2009. Usa un kernel Linux e l’interfaccia utente deriva da quella del browser Web Chrome. Non esiste un desktop vero e proprio, né è prevista una memoria di massa per i file dell’utente: tutti i dati e le applicazioni risiedono nel cloud, ovvero sui server di Google. È un approccio totalmente nuovo, fortemente basato sui servizi online a cui Google ci ha abituato già da parecchio tempo, e che richiede una connessione a Internet permanente per la completa fruizione.

Chrome OS è disponibile esclusivamente su hardware certificato e selezionato da Google: al momento ci sono i notebook di Samsung e Acer, ma l’elenco dei produttori partner comprende anche Asus, Dell, HP, Lenovo e Toshiba. A Samsung e Acer va il merito di essere i veri pionieri in questo rischioso mercato, ancora tutto da costruire e dal futuro abbastanza incerto.

Obiettivo di Chrome OS è quello di cambiare radicalmente l’utilizzo del computer, rendendolo più semplice, più sicuro, indipendente da un Pc specifico e, non meno importante, veramente alla portata di chiunque. Quest’ultimo obiettivo, come vedremo più avanti, è quello che a nostro avviso è stato meglio centrato. Anche una persona che non ha mai acceso un Pc in vita sua è in grado di utilizzare un Chromebook; qualche ora di pratica e si è pronti a sfruttare correttamente i servizi sul Web. Sono decenni che si cerca di creare una interfaccia utente davvero universale; da questo punto di vista Chrome OS rappresenta certamente una pietra miliare.

Il Samsung Chromebook Serie 5

Il portatile Samsung si presenta leggermente più grande di un tradizionale notebook, per via del display da 12 pollici, ma le forme sono quelle consuete. È realizzato con una plastica di buona qualità e nonostante lo spessore pari a soli due centimetri, il telaio non accusa flessioni se sottoposto a torsione. Il peso di 1,5 kg è perfettamente nella media per la categoria e lo rende piuttosto leggero e comodamente trasportabile. Il colore predominate è il nero; il nostro modello ha la parte posteriore del display interamente bianca e assolutamente immune alle impronte lasciate dalle dita. Queste ultime invece tendono ad accumularsi sul palmrest, la zona dove si appoggiano i polsi.

Intorno al telaio si trovano le porte di espansione, alcune delle quali protette da uno sportellino in gomma. Troviamo due Usb 2.0, che accettano periferiche come tastiere e mouse, pen drive Usb o dischi esterni; ne abbiamo provato diverse e anche con un mouse wireless non ci sono stati problemi di riconoscimento. C’è poi un connettore proprietario, a cui va collegato un adattatore Vga (incluso nella dotazione) per poter utilizzare un monitor esterno; segue lo slot per l’eventuale Sim Card, un mini jack combo per la cuffia o per un microfono esterno, lo slot per schede di memoria Secure Digital e il connettore per l’alimentazione. Non c’è altro: la mancanza più evidente è quella della porta Ethernet, quindi la connettività del Samsung Serie 5 è esclusivamente wireless tramite rete Wi-Fi o 3G.

La tastiera è molto particolare. Presenta un design a isola ed è davvero ben realizzata. I tasti sono ampi, ben distanziati tra loro e con un buon feedback. Il layout è diverso rispetto al consueto, non solo per il fatto che le serigrafie sui tasti rappresentano le lettere minuscole anziché maiuscole. Il tasto blocca maiuscole è stato sostituito da Cerca: premendolo si apre una nuova finestra del browser nella quale si può inserire direttamente del testo ed effettuare una ricerca tramite Google. Al posto dei tasti funzione ce ne sono altri per la navigazione tra le pagine, il controllo della luminosità del display e la regolazione del volume.

Il touchpad è molto ampio, ben oltre la media, e presenta i due tasti annegati sotto la superficie. Lo abbiamo trovato poco preciso: a volte si sbaglia nel click e altre volte la combinazione click-spostamento non funziona. È un vero peccato perché la cosa può diventare irritante, e soprattutto rischia di diventare frustrante per chi è alle prime armi.

I 16 Gbyte di storage interno sono implementati su un disco Ssd di produzione SanDisk, su bus Mini Pci Express. Tale unità non è prevista come spazio per i dati, bensì soprattutto come cache per le applicazioni. Al massimo qui vengono conservati i file scaricati da Internet tramite il browser (pagine Web, foto, filmati e altro), accessibili in seguito tramite il File Manager integrato. Il modello d’uso di Chrome OS prevede che i dati risiedano online, non in locale.

Il processore Intel Atom N570 è di tipo dual core e funziona a 1,66 GHz. È lo stesso utilizzato su molti netbook, per cui la potenza di calcolo è paragonabile. I due Gbyte di memoria Ram, di tipo Ddr-3, permettono un multitasking molto agile e buona velocità in tutti i frangenti; i chip sono direttamente saldati sulla scheda madre. Non è possibile accedere ai componenti interni a meno di smontare completamente il notebook, rimuovendo tutta la parte inferiore tenuta in sede a incastro e tramite diverse viti. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 245 – agosto 2011

Non perdersi mai

28 Luglio 2011 di La Redazione  

Il mercato della navigazione satellitare sta cambiando: gli smartphone puntano ormai a usurpare il trono dei dispositivi dedicati. In prova i migliori software Gps per telefoni cellulari di ultima generazione.

Di Simone Zanardi

Sul numero 243 di PC Professionale abbiamo pubblicato una rassegna di navigatori Gps portatili (per chi l’avesse persa, la riproponiamo in formato elettronico nel Dvd allegato a questo fascicolo).

Oggi analizziamo l’altra metà del cielo, ovvero le soluzioni di navigazione satellitare disponibili per gli smartphone di ultima generazione.

Rispetto ai Personal Navigation Device (Pnd), i software per smartphone presentano vantaggi e svantaggi, ma è innegabile che stiano sempre più prendendo piede sul mercato, in parte sull’onda lunga del successo dei telefoni evoluti, in parte grazie a prestazioni e funzionalità ormai allineate ai Pnd di fascia alta.

In particolare, ci concentriamo sui tre sistemi operativi più diffusi: iOS, che equipaggia iPhone, Symbian, ormai esclusiva dei telefoni Nokia, e Android, la piattaforma “made in Google” su cui si basano i dispositivi di numerosi produttori. A maggio 2011, questi sistemi rappresentano oltre l’80% del mercato mondiale smartphone (fonte Canalys). Non ci siamo comunque dimenticati degli utenti Blackberry e Windows Phone 7, ai quali dedichiamo una panoramica delle soluzioni più interessanti disponibili sui rispettivi marketplace.

Se siete tra i numerosi consumatori alle prese con al scelta di un sistema di navigazione Gps, una domanda che probabilmente vi frulla per la testa è la classica: meglio un dispositivo dedicato o un software per il mio smartphone? La risposta non è immediata, ma la maturazione del mercato ha reso più semplice tracciare delle linee guida per indicare la soluzione più adatta alle vostre esigenze.

La prima questione da chiarire è quanto frequentemente utilizzate o utilizzereste il navigatore. Se siete viaggiatori abituali e percorrete spesso strade sconosciute, la praticità di un dispositivo dedicato alla navigazione è impagabile. Da un lato i Pnd offrono una semplicità d’utilizzo ancora superiore agli smartphone: sono operativi all’accensione in pochi secondi, sono forniti con un supporto per auto dedicato e non sono disturbati dall’interazione con un sistema operativo su cui possono essere in esecuzione altre operazioni. Dal punto di vista ergonomico, inoltre, i navigatori dedicati possono contare su display spesso più ampi e più adatti all’utilizzo in auto grazie ai trattamenti anti-riflesso. Anche l’interfaccia utente è ottimizzata per l’impiego al volante, sebbene i software per smartphone abbiano fatto negli ultimi mesi dei notevoli passi avanti da questo punto di vista.

Per quanto concerne le funzioni, le applicazioni per smartphone non hanno invece nulla da invidiare ai Personal Navigation Device e anzi offrono spesso servizi riservati ai Pnd di fascia alta. Il fattore chiave in questo ambito è la connettività a Internet, naturalmente integrata in tutti gli smartphone: grazie all’accesso Web, il software di navigazione può ricevere informazioni in tempo reale su traffico e condizioni metereologiche, eseguire ricerche online sui punti di interesse, con risultati aggiornati all’ultima ora, o condividere la posizione via e-mail o interagendo con i social network. Tutte queste funzioni sono disponibili solo sui Pnd più evoluti, che integrano al loro interno un modulo di connessione a Internet. Uno smartphone dotato di un buon software Gps è insomma paragonabile a un navigatore da 300 euro o più. Il che ci porta all’ultimo punto critico: i costi.

Come potete verificare nelle prossime pagine, i software Gps commerciali con mappe offline hanno un prezzo di partenza di 20 euro circa; esistono anche soluzioni gratuite che però spesso richiedono il download delle mappe da Internet in tempo reale. Per acquistare un Pnd, anche in offerta, dovete investire perlomeno 50 euro (molti di più se desiderate un modello con funzioni evolute e connettività Internet).

Posta in questi termini, la questione sembra favorire nettamente gli smartphone. In realtà, vi sono alcuni fattori che riequilibrano il confronto: in primo luogo, se desiderate utilizzare il telefono come navigatore veicolare, è pressoché indispensabile che vi muniate di un kit per auto, composto da supporto per parabrezza o cruscotto e alimentatore da presa accendisigari. Questo si traduce in un investimento ulteriore di almeno 20-30 euro. Inoltre, i navigatori dotati di connettività a Internet spesso offrono i servizi online a un costo mensile o annuale comprensivo del traffico dati su rete cellulare, mentre per gli smartphone dovete affidarvi al profilo tariffario offerto dal vostro operatore. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 245 – agosto 2011

Luci e ombre del 3D

28 Luglio 2011 di panzeri  
Una tecnologia che avrebbe dovuto rivitalizzare il mercato dei televisori, a corto di campionati mondiali, ed è finita nei cellulari

Su questo sito trovate la video-recensione del nuovo Lg Optimus 3D, il primo smartphone ad adottare uno schermo stereoscopico che consente di visualizzare contenuti in 3D senza occhialini. Il principio è quello già visto sulla consolle portatile Nintendo 3DS, ma con uno schermo più grande (ben 4,3 pollici). Nel settore degli smartphone, Lg ultimamente sta battendo in velocità la concorrenza con annunci tecnologicamente evoluti. Per esempio, l’azienda coreana è stata la prima a mettere in vendita un cellulare con processore dual core, raggiunta dopo un paio di mesi da Samsung e Htc. Anche nel caso del 3D, per un mesetto sarà sola in cima all’Olimpo tecnologico ma arriverà presto Htc, che ha già annunciato l’Htc 3D. Ora, non mi interessa discettare se sia più innovativa Lg, Samsung, Htc o Apple. Tutte e quattro queste aziende hanno dimostrato e stanno dimostrando di essere evolutive e innovative. Voglio invece esaminare cosa sta accadendo in questo strano settore del video tridimensionale.

Analizziamo il passato neanche tanto lontano: dopo molte chiacchiere, progetti e tentativi di innovazione, tutto cominciò col grande successo di Avatar, il film di James Cameron. Tanto inatteso successo e tanto interesse per i film in 3D convinse i grandi produttori di televisioni a investire su questa tecnologia per farla uscire dal cinematografo e farla atterrare, in grande stile, in tutti i salotti casalinghi. Ci hanno puntato tutti e c’è anche chi ha progettato un canale satellitare generalista in 3D, chi ha puntato sullo sport e chi sui cartoni animati. Ma poi, dopo il movimento di mercato generato da quelli che i sociologi chiamano “early adopter”, i malati di tecnologia che comprano tutto quello che è tecnologicamente avanzato pagando cifre a volte ingiustificate pur di essere i primi a possedere quegli oggetti, è rientrato in una normalità da calma piatta. Tanto che i produttori adesso spingono più sui servizi via Internet (le Smart Tv di cui abbiamo parlato sul numero di giugno di PC Professionale) che sul 3D. Una piccola precisazione: essere un early adopter è stressante e poco divertente. Ne parlo con cognizione di causa, perché anch’io appartengo a questa sconsiderata categoria. Da un lato scatta l’acquisto compulsivo. Vedere e volere un prodotto (soprattutto se è bello, non ce l’ha nessuno ed è basato su una tecnologia nuovissima) è tutt’uno. Poi però ti ritrovi con un gadget con tanti problemi di gioventù che lo rendono poco fruibile. Chi aspetta a comprare spesso paga meno e ottiene un prodotto aggiornato e più stabile. Sto cercando di guarire, ma è molto, molto difficile.

Torniamo al nostro 3D. Perché non ha avuto lo sperato successo in salotto? Soprattutto perché è fastidioso stare diverse ore con indosso gli occhiali polarizzati che permettono di godere dei contenuti 3D. E poi perché la differenza di prezzo con un televisore tradizionale era troppo elevata. Adesso, più che tra tecnologia attiva o passiva molti stanno puntando al 3D senza occhiali. E la sperimentazione passa prima di tutto dagli schermi piccoli, per console di gioco o smartphone. Anche perché la tecnologia stereoscopica attuale dipende moltissimo dall’angolo di visione, per cui può essere vantaggiosa solo su una periferica che non si condivide in gruppo. Ma mi chiedo e vi chiedo: a cosa serve il 3D su un cellulare? A navigare su Internet o leggere la posta? Neanche per sogno. A tenersi in contatto con i proprio amici tramite Facebook? Idem come sopra. E allora? Cominciamo col dire che l’esperienza del 3D è veramente accattivante. Appena si schiaccia il bottone che sull’Optimus 3D fa passare dall’anonimo ambiente Android al menu tridimensionale scaturisce immediata quell’esclamazione che avrebbe voluto farci dire Microsoft con Windows Vista: wow! L’esperienza visiva è notevole. Si possono creare contenuti fotografici e video in 3D grazie alla doppia fotocamera, si possono vedere i contenuti autogenerati e quelli del canale 3D di YouTube, si può giocare con tre giochi completi. Tutto mozzafiato, tutto in 3D. Forse però il vero differenziale, quello che può rendere interessante un prodotto di questo genere, sta proprio nel gioco. Non è un caso che Sony abbia fatto sposare la propria console portatile Psp con uno smartphone, generando l’Xperia Play, per telefonare e giocare. E che l’iPhone sia molto apprezzato proprio per la parte ludica. L’industria dei giochi è ormai più importante di quella cinematografica. E gli analisti sostengono oramai da tempo che la console del futuro sarà (e già lo sta diventando) un telefonino. Nel settore 3D c’è ancora molto spazio di crescita e la mossa di Lg, seguita a breve da Htc, potrebbe scardinare il recentissimo monopolio della Nintendo 3DS. •

Quick Heal Antivirus: sempre più conferme.

27 Luglio 2011 di testerav  

Dopo il primo semestre 2011 è tempo di valutazioni in casa Quick Heal: i dati confermano quanto pronosticato, e ad oggi la rete Distributoridisicurezza è arrivata a contare oltre 600 rivenditori autorizzati !!

Quick Heal, noto antivirus indiano, importato e distribuito in Italia da Network Sas di Firenze, sta di fatto entrando prepotentemente nel mercato della sicurezza informatica anche nel nostro paese, grazie alla strategia commerciale di Network (votata principalmente alla tutela dei rivenditori) e soprattutto grazie alla leggerezza e all’affidabilità del software.

Quick Heal è di fatto il nuovo concorrente dei più blasonati brand, offrendo soluzioni Client e Server in grado di garantire la massima sicurezza con il minimo dell’utilizzo della CPU, anche su dispositivi non proprio di ultima generazione (www.quick-heal.it).

Secondo gli addetti ai lavori infatti, Quick Heal risulta essere di gran lunga più leggero degli altri antivirus in commercio (utilizzando circa il 70% in meno delle risorse dei PC), con un interfaccia grafica davvero semplice ed accattivante ed una affidabilità di protezione dai rischi informatici davvero eccellente.

La bontà del software, la strategia commerciale e le conferme degli addetti ai lavori, hanno quindi appurato che Quick Heal è oramai più di un nuovo antivirus nel mercato italiano; ma Quick Heal mira a diventare un brand sempre più affermato nel campo della sicurezza informatica, con soluzioni per qualsiasi tipo di esigenza… e vedendo i numeri attuali, sembra sia sulla strada giusta.

Videogiochi e disinformazione

27 Luglio 2011 di mnicora  

In seguito al clamore e alle reazioni suscitate dal servizio del TG1, in cui i videogiochi sono stati sostanzialmente descritti come il movente della recente strage di Oslo, è nato il Movimento contro la disinformazione sui videogiochi. Leggi tutto

Stampe a colori in ufficio con la qualità Xerox

27 Luglio 2011 di davide piumetti  

La Phaser 6500 è una stampante laser a passaggio singolo da 23 ppm che coniuga buone prestazioni e una qualità di stampa superiore alla media.

Anteprima di Marco Martinelli

Articolo tratto da PC Professionale 243 di giugno 2011

La nuova Phaser 6500 di Xerox è una stampante laser a colori indirizzata alle piccole e medie imprese alla ricerca di una periferica a basso costo, ma con doti di affidabilità e qualità irrinunciabili in ambito professionale. Questo modello compatto, semplice da installare e manutenere, è equipaggiato con un motore a passaggio singolo da 23 pagine al minuto in nero e a colori e ha una risoluzione di 600 x 600 dpi. Leggi tutto

Mobile gaming e videogiocatori

26 Luglio 2011 di mnicora  

I videogiochi per dispositivi mobili hanno contribuito sensibilmente all’aumento del numero dei videogiocatori. Leggi tutto

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