La prova di tredici modelli di fascia media e alta: come mettere il turbo al vostro desktop o notebook, anche spendendo meno di 200 euro.
Per la prima volta nella storia dell’informatica siamo di fronte a un punto di rottura netto con il passato prestazionale dei dispositivi di archiviazione. I dischi allo stato solido rappresentano ormai il futuro del settore permettendo entro qualche anno di avere a disposizione capacità notevoli in grado di ospitare grandi moli di dati e trasferirli a velocità impossibili per i dischi magnetici. Il punto di rottura deriva proprio dalla grandissima differenza prestazionale tra questi due “mondi” tecnologici, con i dischi allo stato solido in grado di offrire velocità di trasferimento in molti ambiti superiori di oltre cento volte rispetto ai vecchi modelli. I dati reali sono impietosi per i “vecchi” dischi meccanici, nei trasferimenti di dati non sequenziali i migliori Ssd offrono tra 200 e 500 Mbyte/s, mentre un disco notebook classico tra 0,6 e 40 Mbyte/s. Il numero di operazioni al secondo effettuabili in lettura casuale offre un dato ancora più impressionante: 56.000 per i migliori Ssd e solo 150 per un disco tradizionale. Nei test che approfondiremo nel seguito un altro dato mostra come passare da un disco meccanico a uno allo stato solido cambi il modo di lavorare: sul nostro sistema di test l’avvio del sistema operativo richiede 58 secondi con un disco tradizionale, e solo 8 con un Ssd di ultima generazione.
Se i dischi magnetici, per via delle latenze meccaniche che li contraddistinguono, hanno sempre rappresentato un grande collo di bottiglia per il restante hardware elettronico; tanto da rendere d’obbligo l’adozione di architetture Raid nei sistemi più potenti come server e workstation, gli Ssd di ultima generazione risolvono completamente il problema, essendo in alcuni casi addirittura frenati dai restanti componenti installati su un comune Pc.
Le caratteristiche chiave degli Ssd sono la rapidità di accesso ai dati e la capacità di gestire senza intoppi anche file suddivisi in porzioni non fisicamente vicine, cosa che per un disco tradizionale risulta difficile per via della latenza nel movimento dei suoi elementi. Dal punto di vista pratico l’esperienza d’uso offerta da un sistema dotato di Ssd o disco tradizionale è molto diversa; un Ssd è in grado di accedere a dati paralleli molto più velocemente, tanto da permettere l’apertura di più programmi insieme senza rallentamenti. Spesso i tentennamenti di un personal computer, che incrementa il proprio tempo di risposta dopo alcuni comandi (come aprire un software, una cartella o salvare un documento) non sono dovuti come si tende a credere alla poca potenza resa disponibile dal processore, ma alle difficoltà di un disco tradizionale.
Utilizzando un Ssd è tutto più fluido, più veloce e con una risposta immediata ai comandi, tanto da far supporre ai più di trovarsi di fronte a un sistema dotato di una potenza elaborativa molto superiore a quella reale. Difficilmente dopo aver provato un sistema dotato di Ssd l’utente sceglierà qualcos’altro in futuro, la percezione di velocità e fluidità è tale da iniziare spesso a chiedersi come si riuscisse a lavorare “prima”.
In queste pagine ci concentreremo sull’analisi dei dischi Ssd di ultima generazione, la prima ad adottare lo standard di connessione Sata 3 da 6 Gbit/s e in grado di spingersi spesso ben oltre i 500 Mbyte/s effettivi. Abbiamo voluto porre l’attenzione su modelli da 120 Gbyte, un taglio sufficiente per la maggior parte degli utilizzi e con costi ormai accessibili. (…)
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In un riquadro dell’articolo si dice che il raid per gli Ssd puo’ causare inconvenienti.
Il Notebook che ho da poco e’ dotato di 2 ssd da 256 GB in raid0, che io ho suddiviso in 3 partizioni (sistema, programmi e dati). Sinceramente credevo che il raid0 distribuisse le scritture in modo omogeneo fra i due dischi, ovviando alle inevitabili differenze di utilizzo di due partizioni diverse, quali ad esempio quella di sistema e quella dei dati.
E’ quindi inesatto questo mio pensiero ? Mi consigliate di distruggere il raid0 ed usare i due Ssd separatamente ?
Ciao e grazie per eventuali suggerimenti.
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Il Raid0 permette si di distribuire equamente le scritture sui due dischi, ma funziona perfettamente solo sui modelli magnetici tradizionali. Gli Ssd hanno infatti controller che si occupano direttamente di effettuare questa operazione sulle celle interne, e ognuno di essi ha in genere otto canali distinti a cui accede in parallelo, che si possono ricondurre per somiglianza a otto gruppi di celle poste tra loro in una specie di Raid0 interno.
Esemplificando si può dire che gli Ssd hanno già al loro interno un sistema Raid0 tra gruppi di celle e che effettuare un Raid0 di gruppi di Raid0 non comporta tutti i benefici che dovrebbe.
Inoltre, come scritto nel “Tips” citato a pagina 77, i controller Raid moderni non supportano il comando Trim, inviato dal sistema operativo ai dischi Ssd per mantenerli nelle condizioni migliori possibili evitando decadimenti prestazionali. Dal punto di vista del sistema operativo il controller Raid non è un Ssd è il comando non è utilizzato (e inoltre quest’ultimo non lo saprebbe neppure reinstradare agli Ssd).
Nel Suo caso sarebbe utile conoscere il modello di tali dischi Ssd e se supportano o meno la tecnologia Raid. In ogni caso, viste le dimensioni dei due Ssd e le prestazioni di questi ultimi, è di certo meglio utilizzare i dischi separatamente per sistema operativo-programmi e per i dati di lavoro.
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@ davide piumetti:
Allora il controller raid riconosce i due Ssd come “Samsung MZRPC512″, anche se mi sarei aspettato un 256 come numero finale, visto che la capacità effettiva è 238.4 GB.
Comunque mi hai convinto: procederò all’eliminazione del raid0 per usare i due Ssd separatemente, resta ora da vedere quale è il sistema più veloce/efficiente per effettuare l’operazione. Sarebbe consigliato fare un’immagine con Acronis Trueimage 2012 della partizione di sistema per poi ripristinarla dopo aver eliminato il raid ?
Ciao e grazie per le info.
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L’unico metodo sicuro per procedere è purtroppo quello di reinstallare il sistema operativo completamente.
Facendo un’immagine di quello esistente (con qualunque software) verrebbe in effetti copiato anche il driver del controller Raid utilizzato al quale sono collegati i dischi e non quello del chipset base della scheda madre. Ripristinando l’immagine sul sistema dopo aver disabilitato il Raid non permetterebbe al sistema operativo di avviarsi.
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@ davide piumetti: Ok, chiaro il concetto, grazie !
Chiaramente ricreando tutto mediante la chiavetta USB di ripristino (creata appena comprato il Vaio) questo problema non si pone, giusto ?
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Complimenti per l’articolo molto dettagliato. Una curiosità: perché non è stato inserito anche il Crucial m4? Ho letto su diversi siti che le prestazioni di un SSD possono diminuire all’aumentare dei dati memorizzati. Avete provato a testare le velocità di lettura e scrittura con un “riempimento” al 25, 50 e 75%?
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