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Come difendere la privacy dalle nuove regole di Google

21 Marzo 2012 di  

Gli esperti internazionali di ESET NOD 32, uno dei primi produttori mondiali di software per la sicurezza su Internet, hanno stilato un utile decalogo su come rafforzare le proprie impostazioni di privacy su Google, a dispetto delle regole introdotte dall’azienda ai primi di marzo, che lo ricordiamo, raccolgono in un’unica destinazione (la dashboard) i dati personali lasciati dagli utenti all’atto d’iscrizione a un servizio, rendendoli automaticamente disponibili su tutti gli altr dell’ecosistema Google. Ecco i consigli pratici forniti da ESET NOD 32:

Autorizzazione di accesso all’account: La voce che si trova in cima all’elenco della Dashboard “Siti autorizzati ad accedere all’account” potrebbe contenere degli indirizzi web per i quali l’utente non ha fornito effettivamente il consenso. In questo caso basta utilizzare il pulsante “revoca l’accesso” per rimuovere gli “intrusi”.

Io sul web: è la sezione che dovrebbe servire a gestire l’identità e la reputazione on line della persona e contiene consigli come “crea un profilo” e “cerca il tuo nome su Google”. Il punto in cui si spiega come rimuovere i contenuti indesiderati e i risultati di ricerca associati – procedura sensibile dal punto di vista della privacy, in apparenza chiara e immediata come le precedenti – richiede una lunga serie di passaggi, che vanno eseguiti con attenzione.

La cronologia web: attraverso questa voce l’utente può gestire l’archivio dei link delle proprie ricerche e impedire a Google di utlizzarle per tracciare un profilo commerciale. Google consente già questa operazione attraverso l’opzione “cancella cronologia” e il pulsante “sospendi” che dovrebbe impedire la registrazione delle ricerche future. Se si utilizza un browser diverso da Chrome per le proprie ricerche, si può impostare il software di navigazione Internet Firefox con l’opzione “non tracciare”. Un altro accorgimento è la navigazione in “incognito” ovvero utilizzando il motore di ricerca Google senza fare il login nel proprio account.

La tracciabilità incrociata: questa è un’altra sorpresa riservata da Google e che molti utenti non sanno: ovvero il fatto che la Cronologia dei siti web ora riporta le ricerche effettuate da qualsiasi dispositivo: quindi PC, portatili, smartphone e tablet. Se l’utente possiede un iPhone e naviga con Safari può entrare nelle impostazioni di quest’ultimo e abilitare l’opzione “navigazione privata”.

Preferenze sugli annunci pubblicitari personalizzati: Google consente di esercitare un controllo sugli annunci personalizzati, ma i mezzi per farlo non sono immediatamente visibili sul Dashboard. Per effettuare le modifiche bisogna accedere alla pagina “preferenze per gli annunci” e fare clic sul link “Rimuovi o modifica” le categorie. L’utente riceve annunci personalizzati se ha consentito a Google di usare i cookie, piccoli file scaricati dal browser ogni volta che si effettuano ricerche.
Grazie a questi, l’azienda raccoglie dati e preferenze per proporre annunci pubblicitari ad hoc; dunque per salvaguardare la privacy una scelta conveniente è quella di fare clic su “disattiva”o cancellarli periodicamente. C’è però una falla nel sistema: quando l’utente decide di impedire la tracciabilità attiva automaticamente un cookie, che rischia poi di essere rimosso ogni volta che viene eseguita la procedura di cancellazione.

Per motivi legali:
Questa voce della normativa sulla privacy di Google dà un’idea di quanto ampia sia la discrezionalità lasciata dall’azienda in merito all’utilizzo dei dati personali dei suoi utenti. La clausola prevede infatti che Google fornirà tali informazioni a società, organizzazioni o persone esterne qualora ritenga “in buona fede che l’accesso, l’utilizzo, la tutela o la divulgazione sia ragionevolmente necessario per soddisfare eventuali leggi o norme vigenti, procedimenti legali o richieste governative applicabili”.

È chiaro che espressioni come “buona fede” e “ragionevolmente necessario” lasciano uno spazio troppo ampio all’interpretazione, tanto che un coro di obiezioni si è sollevato dai legislatori statunitensi e soprattutto europei, i quali a tutt’oggi considerano questi cambiamenti nella normativa “fuori legge”.
 

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