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La tecnologia non vende se stessa: vince la semplicità  d’uso

Redazione | 17 Maggio 2012

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La tecnologia deve semplificare la vita,  lo pensano 7 persone su 10 intervistate per il Ketchum Digital Living Index, un […]

La tecnologia deve semplificare la vita,  lo pensano 7 persone su 10 intervistate per il Ketchum Digital Living Index, un sondaggio internazionale che ha coinvolto 6000 consumatori di sei paesi diversi (Usa, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Cina). Prodotti come smartphone, tablet, sistemi home teather e in generale tutta l’elettronica di consumo, devono essere innanzitutto facili da usare, per il 54% dei rispondenti e devono semplificare la  vita alle persone (46%);  poi vengono fattori quali l’intrattenimento, il divertimento e la connessione con altre persone: indicati nel 35% e nell’ 11% delle risposte.

Non è un caso se ben il 76% dei consumatori intervistati ha detto di non essere molto soddisfatto della capacità  della tecnologia di rendere la loro vita più semplice. È una percentuale molto alta e come ha tenuto a precisare Esty Pujadas, direttore della Global Technology Practise di Ketchum:

“I produttori hanno bisogno di usare meno espressioni gergali e comunicare di più l’esperienza umana, non solo l’oggetto in sè.

Se si pensa che all’ultima edizione del Ces di Las Vegas sono stati presentati oltre 20.000 nuovi dispositivi, ci vorrebbero ben 55 anni a una persona per riuscire a provarne uno al giorno”, ha aggiunto Pujadas.

Il dato più sorprendente emerso da questo studio è che la tecnologia non vende se stessa, come si sarebbe portati a credere, ed esiste un Dna culturale che differenzia le esperienze.  Le risposte poi variano da paese a paese e secondo le varie culture:  in Cina ad esempio la gestione delle relazioni e della salute sono fortemente influenzate dall’uso della tecnologia. Per i francesi, gestire le relazioni è meno importante di creare intenzionalmente nuove esperienze, come divertirsi con gli amici.

Gli americani invece hanno evidenziato una maggiore propensione all’uso di tecnologie per segnalare chi sono, che è un modo per attirare persone con valori simili ai propri, hanno spiegato gli analisti di Ketchum.

L’indice ha identificato quattro tipologie di nativi digitali:

Entusiasti (37% della popolazione globale dello studio), appassionati di tecnologia e disposti a sacrificare la semplificazione a favore dell’abilità  personale nel saper fare più cose

Infomaniaci (25%), che ritengono la raccolta di informazioni e la scoperta di nuove esperienze più importante rispetto a una migliore capacità  di relazionarsi con le altre persone.

Pragmatici (22%), meno propensi ad amare la tecnologia, ma capaci di darle valore quale strumento per meglio relazionarsi con gli altri, fare cose, gestire la propria salute e benessere.

Disconnessi (16%) decisamente meno appassionati alla tecnologia, ma propensi a conferirle un alto valore per la capacità  di semplificazione, piuttosto che a considerarlo strumento per acquisire potere o ricchezza.