Il colosso coreano dovrà pagare una multa di 1 miliardo, 51 milioni e 855 mila dollari ma per Apple è una vittoria a metà.

Le pagine dei maggiori quotidiani italiani, dei network d’informazione sulla Rete, TV e Radio stanno diffondendo a macchia d’olio l’esito della sentenza con cui il tribunale californiano ieri sera (nostro orario) ha posto un decisivo punto fermo, che siamo certi sia solo un ennesimo inizio…, nei confronti della disputa su brevetti e royalty fra Apple e Samsung.
Apple aveva citato in giudizio il colosso coreano richiedendo un risarcimento danni per 2.5 miliardi di dollari, una cifra inimmaginabile, e la corte, dopo essersi ritirata a consiglio per 21 ore e 37 minuti, pur non raggiungendo tale importo, ha inflitto aSamsung una multa di 1.051.855.000 dollari corrispondenti a 840.508.930,415 (840 milioni, 508 mila e 930 euro…) euro.

Si tratta della cifra piu’ alta definita per processi in cui a farla da padrona sono brevetti e proprietà intellettuali, un importo che al di là del comunque congruo valore economico può avere, anzi siamo certi avrà, ripercussioni anche sul modo in cui Samsung, Google (con Android) ed eventuali altri produttori plasmeranno le interfacce grafiche dei propri terminali nonché le loro funzionalità hardware.
Le motivazioni del verdetto? Secondo la Corte presieduta dal giudice Koh, Samsung ha fatto propri 3 brevetti appartenenti ad Apple nello specifico l’effetto di “bounce-back” (il rimbalzo nella GUI di iPhone e iPad), il “pinch to zoom” ed il “tap to zoom” (funzionalità con cui è possibile ingrandire le immagini toccandole). Samsung, inoltre, sarebbe rea di aver copiato su piu’ fronti design e software dei melafonini: display, altoparlanti, angoli arrotondati che tanto hanno contribuito alle forme “sexy”, la posizione delle icone all’interno dell’interfaccia grafica. La debacle per Samsung non è tuttavia totale poiché dove la Corte ha dato ragione alla coreana, è nelle obiezioni sollevate da Apple per ilmercato tablet: i Galaxy Tab sono fuori discussione, non hanno nulla in comune, o quantomeno tanto è stato rilevato, con l’iPad per cui le richieste di Apple non sono state accettate.

fatta eccezione per il Galaxy, “che non ha niente in comune” con il tablet di Cupertino.
Sul fronte delle tecnologie, invece, Apple aveva accusato Samsung di aver infranto la sezione 2 dello Sherman Antitrust Act (“la più antica legge antitrust degli Stati Uniti e rappresenta la prima azione del governo degli Stati Uniti per limitare i monopoli e i cartelli”, Wikipedia) nonché i brevetti FRAND (“brevetti standard che per la loro natura devono obbligatoriamente essere concessi a condizioni vantaggiose”), ma la sentenza, su ciò, è stata favorevole a Samsung.

Respinta, in toto, la controcausa mossa da Samsung per presunta violazione di suoi brevetti (comunque riconosciuti validi) da parte di Apple: nessuna violazione e quindi nessun risarcimento che sarebbe stato pari a 422 milioni di dollari (nulla, in realtà, in confronto ai numeri finora in gioco…).

Chi ha vinto? Chi ha perso? Secondo alcuni esperti, come il professore di Legge a Santa Clara Brian Love “per Apple si è concretizzato il miglior scenario auspicabile” e dello stesso avviso è Mark Lemkey dell’Università di Standford “… un’incredibile vittoria per Apple.” ma è Mira Jang, portavoce di Samsung, forse, a mostrarci non i vincitori, mai veri perdenti: “Questo verdetto non è una vittoria di Apple, ma una sconfitta per i consumatori statunitensi che si ripercuoterà su una minor scelta, un’innovazione piu’ contratta e, probabilmente, prezzi di acquisto più elevati…” e la sferzata sul sistema americano (Samsung è coreana, Apple “made in USA”, non aggiungiamo altro…) ”È un peccato che la legislazione sui brevetti possa essere indirizzata per conferire ad un’azienda un monopolio sui “rettangoli” con angoli arrotondati, o la tecnologia che si è evoluta grazie allo sforzo di Samsung ed aziende, giorno dopo giorno“.
Il nostro punto di vista è chiaro: chi ha copiato ha sbagliato ed è giusto che paghi. Considerando le vendite stratosferiche del Samsung Galaxy (S2 e ora S3) se la giuria ha ritenuto che sia stato grazie ad Apple che la casa coreana abbia raggiunto tale successo, allora, questo successo, è anche merito di Apple come sottolineato da Mark Lemley, in voce Apple, “La corte ha indicato con chiarezza che rubare è reato. Creiamo prodotti per la gioia dei nostri consumatori e non perché siano copiati dai nostri competitor …”.
Per converso ha anche ragione Samsung: quale è il limite e chi realmente è in grado di definire un limite tra la copia e l’emulazione, vista come punto di partenza per evolversi e non copiare “as is” quanto fatto da altri? Non si può di certo ripartire ogni volta da 0… l’ispirazione è fondamentale per il progresso, almeno per chi scrive questo articolo, per cui condannare quella che a nostro avviso è stata un’evoluzione, e basta utilizzare un terminale Samsung per valutare la sua interfaccia proprietaria, il TouchWiz, e non quella predefinita di Android, per farsi un’idea, è un nonsense.
Samsung ha già annunciato ricorso ”Agiremo subito, depositando un ricorso per ribaltare questa decisione e se non ci riusciremo faremo appello“, e siamo certi che la sentenza di oggi sia solo uno dei numerosi capitoli che verranno.
Il documento completo della sentenza può essere visionato a partire da questa pagina.
Un’ultima considerazione maturata dalla lettura di un articolo pubblicato due giorni fa: ese la contesa non fosse tra Apple e Samsung ma piu’ sopraffina, fra due imperi e sistemi economici, quello americano e quello coreano?


