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Linux

Ubuntu Touch Os: disponibile dal 2014 su terminali high-end

| 11 Dicembre 2013

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A poche settimane dal rilascio della prima versione di Ubuntu Touch, Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, ha annunciato nelle scorse […]

A poche settimane dal rilascio della prima versione di Ubuntu Touch, Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, ha annunciato nelle scorse ore a Parigi la firma di un accordo con un importante produttore di terminali portatili, al momento ancora sconosciuto, per la commercializzazione entro il 2014 di uno smartphone di fascia alta, ovviamente equipaggiato con Ubuntu Touch 1.0.

Non solo: Shuttleworth è andato oltre dichiarando che sono già  in corso trattative con altri quattro partner commerciali di caratura internazionali pronti a dar vita a linee di prodotto completamente nuove.

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Il concorrenziale e battagliero mondo dei sistemi operativi mobile tiene così a battesimo un nuova piattaforma che si va ad aggiungere a quelle che da tempo lontano su più fronti. Se Google Android e Apple iOS sono letteralmente nelle tasche della stragrande maggioranza degli utilizzatori di smartphone, nella parte bassa della classifica lo scontro coinvolge Microsoft, il cui Windows Phone è in ascesa e Blackberry che al contrario fatica a imporsi come in passato.

Canonical con il suo Ubuntu Touch si inserisce a un livello ancora più basso del mercato che comprende sia veri e propri debuttanti, per esempio Firfox Os, sia brand importanti come Samsung che con Intel ha sviluppato Tizen, un sistema operativo proprietario basato su Linux.

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Insomma una sfida non facile che Shuttleworth intende giocare da subito a tutto campo siglando partnership anche con le società  che forniscono servizi e applicazioni, per esempio LinkedIn, Baidu, Facebook, Evernote e Pinterest giusto per citare le più conosciute. L’idea di fondo è quella di proporsi ai produttori di software come piattaforma alternativa a quella di Google garantendo loro condizioni economiche favorevoli.

L’altro pilastro della strategia di Ubuntu è rappresentato dal supporto che gli sviluppatori potranno dare alla neonata piattaforma che ha molti punti di contatto a livello di kernel, è bene ricordarlo, con Android. Un dato determinante che faciliterebbe il porting delle app Android su Ubunti Touch senza dover riscrivere l’intero codice.