Non sei ancora registrato? Clicca qui
Marco, un nostro lettore, mi ha inviato una considerazione che ritengo molto interessante:
“
Sarà proprio vero che la ragione principale per cui la gente compra un notebook è poterlo utilizzare per guardare un film, e soprattutto un film in formato 16:9? Giornalisti, businessmen, progettisti, studenti e professori, in treno, in aereo, nelle sale d’aspetto, in biblioteca, tutti incollati al loro notebook a guardare film in 16:9, “senza le fastidiose fasce nere sopra e sotto”? Leggi tutto
In prova questo mese quattro fotocamere di nuova generazione, compatte, non reflex, ma con l’ottica intercambiabile. Si tratta delle Panasonic G10 e G2, Samsung NX10 e Sony NEX-5.
Fino a pochi mesi fa il naturale passaggio dalla compatta a una fotocamera con qualità e versatilità superiore era la reflex. Un passaggio drastico ma necessario: l’abbandono della compattezza a favore della qualità. Da un paio di anni esiste però un’alternativa, che dosa brillantemente le caratteristiche avanzate e la qualità tipiche delle fotocamere reflex alla compattezza e leggerezza proprie delle compatte. Si tratta di un nuovo segmento, composto da fotocamere che ricordano esteticamente la classica reflex, quindi con la possibilità di intercambiare l’ottica e di utilizzare un sensore di dimensioni generose, ma con ingombri e pesi notevolmente ridotti. L’escamotage studiato dai progettisti è stato quello di eliminare completamente il sistema di ribaltamento dello specchio a 45° delle reflex per il rimando dell’immagine proveniente dall’obiettivo nel mirino. In queste fotocamere il sensore è infatti posizionato appena dietro al bocchettone di innesto obiettivi e ciò consente di ridurre lo spessore di diversi centimetri. Questa soluzione ha però lo svantaggio di non permettere l’utilizzo di un mirino ottico a visione diretta come nelle reflex, che viene in questo caso sostituito con un mirino elettronico ad alta risoluzione o semplicemente con un display Lcd esterno. Non essendo quindi semplici compatte, ma nemmeno reflex, sono stati coniati alcuni termini che identificano questa nuova categoria di fotocamere, che possono essere definite come: “mirrorless”, compatte a ottica intercambiabile, bridge camera evolute, “non-reflex” o anche Evil, acronimo di Electronic Viewfinder, Interchangeable Lens. Dal lancio della prima fotocamera con queste caratteristiche, la Panasonic Lumix G1, a fine 2008, il mercato si è velocemente trasformato e ora vanta un’offerta decisamente più interessante, matura e appetibile, giunta alla seconda generazione. Attualmente i modelli disponibili sono nove: tre Olympus (E-PL1, E-P1 e E-P2), quattro Panasonic (Lumix G2, Lumix G10, Lumix GH1 e Lumix GF1), Samsung NX10 e Sony NEX-3 e NEX-5. La finalità principale di questa categoria di fotocamere “compatte” è quella di poter offrire la qualità d’immagine e la versatilità tipiche di una reflex e l’ingombro e la facilità d’utilizzo di una classica compatta “all in one” di fascia medio/alta. Queste fotocamere hanno creato, a conti fatti, un nuovo segmento di fotocamere che ha l’obiettivo di interessare sia il fotografo esperto sia il principiante. Ai fotografi evoluti, infatti, le compatte a ottica intercambiabile, o più semplicemente mirrorless, offrono le prestazioni assimilabili a quelle di una classica reflex ma con pesi e dimensioni decisamente più contenuti, ai novizi della fotografia digitale, che vedono stretta una compatta di fascia medio-alta, promettono una facilità d’uso sconosciuta nel mondo delle reflex.
Difficile sbilanciarsi sul futuro di questo segmento sebbene ci siano delle indicazioni piuttosto positive che arrivano dal mercato. Al momento in cui scriviamo Samsung dichiara che ormai già si vendono in Italia circa 1.500 pezzi al mese e secondo le previsioni della società di ricerca Gartner, entro il 2012, a livello mondiale, almeno il 5-10% del mercato a unità sarà costituito da questa nuova categoria di fotocamere e a valore questa percentuale potrebbe crescere fino al 20% del totale mercato fotografia.
I punti di forza
Ma perché scegliere una Evil? Queste fotocamere sfruttano l’esigenza di poter avere con sé una fotocamera dalle prestazioni e qualità elevate, ma senza gli ingombri e i pesi tipici delle reflex. Le mirrorless si collocano, sia per i potenziali clienti che come caratteristiche tecniche, tra le classiche bridge camera compatte e le reflex. In pratica la filosofia che sta alla base è quella di cogliere i principali aspetti positivi di entrambe queste categorie, riassumendole in un nuovo concetto di macchina fotografica.
Rispetto a una reflex, queste fotocamere perdono il gruppo dello specchio davanti al sensore e del relativo sistema a pentaprisma (o pentamirror) per la visione attraverso l’obiettivo. La visione dell’inquadratura viene così relegata a uno speciale mirino elettronico, ad alta risoluzione che compensa la mancanza di quello ottico Ttl (Through The Lens) o in alcuni casi, al solo display Lcd esterno. Questa differenza ha permesso di progettare le fotocamere con uno spessore del corpo inferiore, infatti se nelle comuni reflex il tiraggio, ovvero la distanza dal piano del sensore al bocchettone di innesto ottiche, è di poco inferiore ai 5 centimetri, nelle mirrorless può essere ridotto a meno della metà.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)
Negli ultimi dieci anni la scienza ha fatto passi da gigante. Ripercorriamo i momenti che hanno portato l’informatica dov’è oggi.
L’evoluzione tecnologica, soprattutto in ambito informatico, è in continua e inesorabile crescita. Le conoscenze teoriche accumulate nella seconda metà del secolo scorso hanno infatti avviato una serie di eventi concatenati che hanno spinto sempre più avanti le possibilità tecnologiche dei prodotti di tutti i giorni. Queste conoscenze, proprie delle maggiori aziende del settore, erano però troppo spesso frenate da limiti produttivi non direttamente collegati a esse; una non completa conoscenza e padronanza di materiali e risorse non ha infatti permesso per molto tempo l’arrivo sul mercato di prodotti teorizzati e studiati nei minimi dettagli. Alcuni esempi lampanti sono i televisori in alta definizione, la cui tecnologia interna era pronta da anni ma la carenza di schermi adeguati a prezzi abbordabili non permetteva loro una diffusione capillare. Discorso simile anche per prodotti di altro tipo, come i sempre più diffusi e-book reader con inchiostro elettronico o computer di dimensioni ridotte con prestazioni accettabili, impossibili da costruire con le tecnologie di incisione del silicio di 10 anni fa. Oltre a questa tradizionale evoluzione, che ha portato ad esempio i vecchi pesanti notebook a diventare modelli ultraleggeri, sottili e con prestazioni più che buone, esiste però un binario parallelo di innovazione che ha portato alla nascita e alla diffusione di nuove tecnologie partendo dal nulla. Negli anni si contano migliaia di nuove “invenzioni”, nate per rispondere a specifiche esigenze e non come evoluzione o miglioramento di una tecnologia precedente.
Gli ultimi dieci anni sono stati ricchissimi di entrambi i movimenti, con novità in grado di cambiare completamente il settore e le abitudini degli utenti nel giro di pochissimo tempo. Fino a qualche anno fa erano impensabili una moltitudine di azioni che oggi diamo per scontate, navigare in Internet dal cellulare, utilizzare satelliti in orbita per calcolare la nostra posizione sul pianeta, essere sempre in contatto con amici e conoscenti e molto, molto altro. Andando a ripercorrere gli ultimi dieci anni abbiamo voluto estrarre dal vastissimo elenco di nuovi prodotti, evoluzioni e innovazioni tecniche, un particolare elemento per ogni singolo anno, cercando di scegliere il più adatto a rappresentare un cambiamento netto che ha modificato alcuni comportamenti degli utenti negli anni seguenti. Per qualche prodotto la scelta è stata semplice e indotta da considerazioni banali, dopo dieci anni dall’introduzione di alcune tecnologie è piuttosto immediato valutare il loro impatto e definire nettamente un prima e un dopo di stampo tecnologico. Negli ultimi anni, complice ovviamente il poco tempo passato dall’introduzione dei prodotti, è più difficile analizzare e immaginare cosa cambierà il modo di vivere dei prossimi dieci anni.
è comunque interessante notare come alcune tecnologie che diamo ormai per scontate sono approdate sul mercato in tempi recentissimi, ma hanno avuto un impatto tale da renderle ormai di uso comune.
Interessante notare che, a dispetto dei detrattori del marchio, tre delle tecnologie che abbiamo scelto sono di produzione Apple. L’azienda, nonostante tutte le opinioni contrarie, è tra quelle che nel tempo ha sempre cercato di innovare il più possibile, costruendo o creando prodotti di indubbio successo commerciale. Molti dei prodotti Apple sono stati alla base di nuove generazioni di dispositivi, spingendo tutti i concorrenti a offrire sul mercato qualcosa di analogo. Alcune delle tecnologie elencate derivano inoltre direttamente dalle innovazioni dei primi anni del secolo, seguendo uno schema ormai chiaro che ha portato gli utenti a un utilizzo nomadico dei prodotti tecnologici un tempo fissi e inamovibili. I moderni smartphone sono figli di alcune particolari innovazioni, a partire dai primi terminali aziendali per la posta elettronica alle reti cellulari sempre più avanzate e con possibilità di connessione perenne. La velocità di cambiamento tecnologico degli ultimi dieci anni non ha uguali nella storia e tutti gli indicatori mostrano come questa rincorsa all’innovazione non abbia flessioni, continuando a crescere in maniera esponenziale sospinta anche dai mercati emergenti. Il prossimo decennio sarà dunque caratterizzato da innovazioni altrettanto importanti come quelle che mostriamo in queste pagine ma con contenuti tali da risultare, al momento attuale, decisamente imprevedibili.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)
OLTRE 350 PROGRAMMI ESSENZIALI
E DUE PROGRAMMI COMMERCIALI COMPLETI
e l’antivirus Bit Defender con sei mesi di aggiornamenti gratuiti
Tecnologie
In dieci anni è cambiato il mondo
Negli ultimi dieci anni la scienza ha fatto passi da gigante. I momenti che hanno portato l’informatica dov’è oggi.
Discuti con l’autore dell’articolo
Fotocamere
Quasi una reflex, senza ingombri
Ai test quattro modelli di nuova generazione, compatte, non reflex, ma con l’ottica intercambiabile.
Discuti con l’autore dell’articolo
Notebook
I sistemi da 12 pollici
Tra i piccoli netbook e i notebook esiste una categoria intermedia: scopriamone i pregi e i difetti.
Discuti con l’autore dell’articolo
Browser
Ottanta estensioni selezionate
I componenti aggiuntivi per Chrome, Firefox, Internet Explorer, Opera e Safari. Potenziate il vostro browser preferito.
Discuti con l’autore dell’articolo
Videogame
Los Angeles: E3 2010
La fiera dedicata ai videogiochi si è contraddistinta per le proposte di Microsoft, Nintendo e Sony.
Discuti con l’autore dell’articolo
Stampanti
L’evoluzione delle inkjet fotografiche
Le tappe più significative di una tecnologia molto diffusa che ha visto importantissime innovazioni.
Discuti con l’autore dell’articolo
Wi-Fi
10 soluzioni per estendere la portata
I trucchi più semplici e più efficienti per non restare senza connettività.
Discuti con l’autore dell’articolo
Windows
Automatizzare i compiti ripetitivi
Le soluzioni per non perdere tempo con le operazioni di routine.
Discuti con l’autore dell’articolo
Sistemi
- Pc all-in-one in stile Lamborghini
Mobility
- Fujitsu Lifebook S710, portatile business alla vecchia maniera
- Acer neoTouch P300 e Samsung Omnia Pro B7610: smartphone per chi lavora
Networking
- RangeMax WNDR3700 il dual-radio Netgear
- Cinque dischi, Atom dual core per il Nas Smb di Synology
Periferiche
- Stylus Office B1100, la stampante per le cose in grande
- Una mfp laser a colori economica: Samsung CLX-3185,
- Lettore Mp3 Funny di 4geek, multimediale, versatile ed economico
- CanoScan 9000F, nuova vita a pellicole e diapositive
- Logitech HD C510 e Microsoft LifeCam HD-5000 ad alta risoluzione
- Sony Cyber-shot TX5: ultracompatta per tutte le stagioni
Software
- ClearOS Enterprise 5.1 SP1 dall’e-mail al Web: un server a costo zero
- Controllo remoto gratuito grazie a TightVNC
- FixIT Utilities 10 tanti tool e un antivirus
- PhraseExpress 7.0 Professional, massimo risultato col minimo sforzo
Inchiesta
È l’ora della banda ultra-larga: la fibra ottica sostituirà il rame
Internet
Ask.com torna alle origini: la ricerca per domande
Sviluppo
- Come risparmiarsi le solite battute
- Consumi sotto controllo con Google PowerMeter
- PhotoShop CS5: content aware e Puppet Warp
- Videoconferenza, uno standard in movimento
Linux
Navigazione oltre Firefox: Chrome e altri browser Open Source
Giochi
- Magia e mattoncini: un connubio vincente
Viaggio nel tempo alla riscoperta delle tappe più significative di una tecnologia che ha portato dalla stampa di testo in b/n a quella di foto ad alta risoluzione.
La tecnologia di stampa inkjet è più datata di quanto comunemente si sia portati a pensare: la prima applicazione commerciale vide la luce nel 1951 per merito di Siemens, ma l’idea risale nientemeno che alla seconda metà del 1800, quando Lord Kelvin, fisico e ingegnere irlandese, depositò il primo brevetto sull’argomento nel 1867. Anche limitandosi a considerare i prodotti tecnologicamente più affini agli attuali, bisogna pur sempre risalire alla fine degli anni ‘70. Si parla quindi di oltre un trentennio d’evoluzione, un arco di tempo durante il quale, passo dopo passo, sono stati realizzati progressi eccezionali che hanno portato dalla produzione di qualche riga di testo in bianco e nero alla stampa di immagini fotografiche di altissima qualità. In quest’articolo vogliamo ripercorrere le tappe salienti di questa storia.
Dal processo continuo al drop on demand
Il primo processo di stampa inkjet storicamente individuato è quello “continuo”, in cui l’inchiostro veniva spinto da una pompa attraverso un ugello, senza interruzioni, e da qui era proiettato sulla superficie da stampare. A dispetto del nome, il flusso d’inchiostro che derivava da un tale processo non era, in effetti, continuo. Per un fenomeno fisico legato all’instabilità dei fluidi in moto, complesso da dimostrare matematicamente, ma che fa parte dell’esperienza quotidiana (si pensi a un qualsiasi irrigatore da giardino), l’inchiostro espulso tende inevitabilmente a frammentarsi in gocce di dimensioni sostanzialmente casuali. Un perfezionamento di questo processo prevede l’impiego, in prossimità dell’ugello, di un cristallo piezoelettrico che, vibrando a una frequenza opportuna, spezza il fluido a intervalli regolari, permettendo di ottenere gocce più omogenee. Le gocce d’inchiostro così create vengono poi caricate elettrostaticamente da due elettrodi affacciati, in modo tale da poter essere direzionate applicando un opportuno campo magnetico. Nonostante alcuni vantaggi, tra cui l’alta velocità e cadenza di produzione, che si traducono in un’elevata velocità di stampa, questa tecnologia non ha mai trovato applicazione nel settore delle stampanti domestiche. Dopo una sperimentazione iniziale, al contrario, è stata abbandonata a favore di un processo non continuo, o di drop on demand, capace di garantire sia un miglior controllo sul posizionamento delle gocce sia minori sprechi. Oggi la tecnologia continua sopravvive solo in alcune applicazioni industriali, ma merita una citazione perché contiene già molti degli elementi di una moderna stampante piezoelettrica.
Le strade si dividono
Per realizzare un processo drop on demand è necessario sostituire la pompa con un elemento capace di produrre una singola goccia d’inchiostro. Inizialmente, tutti i produttori si sono orientati verso l’uso di cristalli piezoelettrici. Questi, come noto, hanno la caratteristica di produrre una differenza di potenziale elettrica se deformati o, al contrario, di deformarsi se sottoposti a una differenza di potenziale. Tale principio è utilizzabile per ottenere lo scopo finale: l’ugello da cui fuoriesce l’inchiostro rappresenta la parte terminale di una micro-camera costantemente alimentata dal serbatoio principale. Dietro la microcamera è collocato l’elemento piezoelettrico che, percorso da corrente, si deforma, assumendo alternativamente forma concava e convessa. Nel primo caso, il movimento provoca un aumento della pressione nella microcamera che spinge l’inchiostro verso l’ugello; nel secondo caso, crea una depressione che consente al nuovo inchiostro di fluire, per capillarità, dalla cartuccia alla testina di stampa. L’utilizzo di un cristallo piezoelettrico, però, non è l’unico modo per ottenere il drop on demand. Lo ha scoperto per caso un ingegnere di Canon durante alcuni test di laboratorio. Appoggiando inavvertitamente la punta di un saldatore all’ago di una siringa piena d’inchiostro, il tecnico notò come il repentino riscaldamento dell’ago bastò a provocarne uno spruzzo del liquido dalla siringa. Da questo fortunato incidente è derivata la tecnologia a getto termico d’inchiostro, alternativa alla piezoelettrica, e il relativo brevetto depositato da Canon nell’ottobre del 1977.
Facendo riferimento all’illustrazione qui sopra, si può vedere come l’elemento piezoelettrico sia stato sostituito in questo caso da un elemento riscaldante che, percorso da corrente elettrica, provoca la repentina evaporazione dell’inchiostro a contatto e la conseguente formazione di una bolla. Proprio da questo fenomeno deriva il nome bubble-jet attribuito da Canon a questa tecnologia. Analogamente alla deformazione meccanica del cristallo piezoelettrico, la bolla aumenta fortemente la pressione all’interno della microcamera, spingendo l’inchiostro verso l’ugello e, quindi, sul supporto da stampare. I primi dispositivi che sfruttavano questo principio sono stati brevettati, quasi contemporaneamente, da Canon e HP nel 1979, ma è spettato a quest’ultima il primato di commercializzazione, nel 1984, della prima stampante a getto termico d’inchiostro, battezzata ThinkJet (contrazione di thermal inkjet).
Negli anni successivi, questi due produttori sono stati i principali fautori della maturazione della tecnologia termica, attualmente adottata anche da Lexmark, mentre la tecnologia piezoelettrica è rimasta appannaggio di Epson.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)
La fiera di Los Angeles dedicata ai videogiochi si è contraddistinta per le proposte di Microsoft, Nintendo e Sony. Insieme a tanti titoli per Pc. Ecco le novità in arrivo.
Se il 2008 e il 2009 sono stati gli anni del rilancio, il 2010 si conferma l’anno della definitiva rinascita di una fiera che, tra alti e bassi, è riuscita nuovamente a portare sotto la luce dei riflettori tutte le più grandi novità hardware e software dei più importanti produttori a livello mondiale. Il successo di questa edizione è innegabile. Il numero di espositori e visitatori è ulteriormente aumentato, come pure la qualità dei prodotti presentati, mentre le grandi conferenze dei colossi dell’industria videoludica hanno accompagnato con caleidoscopici effetti speciali annunci di primissima grandezza che condizioneranno senza dubbio i prossimi anni a venire. Microsoft, Sony e Nintendo hanno calato i loro assi, lanciandosi rispettivamente il guanto di sfida per primeggiare nel lucroso mercato del casual gaming. Ma anche i videogiocatori più hardcore non hanno di che lamentarsi vista la line up di titoli proposti. In mezzo a tanti annunci roboanti, però, il rischio che i videogiochi per Pc facessero solo da corollario era più che reale. Il bilancio dell’edizione 2010 è, però, positivo anche da questo punto di vista, con una raccolta di proposte capaci di soddisfare un’ampia tipologia di utenti. L’unico neo, forse, è rappresentato dalla mancanza di una grande esclusiva per Pc, ma la direzione intrapresa dal mercato è ormai quella di sviluppare titoli multipiattaforma, scelta ormai praticamente obbligata per rientrare da costi di produzione sempre più elevati.
Microsoft Kinect, il corpo diventa controller
Come ogni anno è spettato a Microsoft aprire le danze e la casa di Redmond non ha certo tradito le attese. Nel corso di una spettacolare performance dal vivo messa in scena dal Cinque du Soleil è stato presentato Kinect, nuovo nome in codice del dispositivo prima chiamata Project Natal e che si propone di rivoluzionare il mondo dell’intrattenimento videoludico. Come si può intuire dal nome, che gioca abilmente sui concetti di movimento e connessione, Kinect vuole profondamente rinnovare il modo di interagire con i videogiochi. Dal punto di vista hardware stiamo parlando essenzialmente di un dispositivo da collocare vicino al televisore e che comprende una telecamera RGB, un sensore di profondità e un microfono a matrice multipla, il tutto coordinato da un software proprietario. Le telecamere e i controller esistenti normalmente rilevano il movimento solo in due dimensioni, mentre Kinect è in grado di rilevare tutti i movimenti del corpo in 3D e, nello stesso tempo, rispondere a comandi impartiti vocalmente.
Queste caratteristiche tecniche si traducono, in concreto, in un mutamento radicale del rapporto tra utente e videogioco perché, di fatto, il controller non risulta più necessario per giocare in quanto è il corpo umano che diventa esso stesso il controller. In altre parole, non è più necessario muovere una leva o premere un tasto, ma basterà compiere un movimento per vederlo riprodotto su schermo. La telecamera riprende le azioni del giocatore e le rielabora, così come fa il microfono con la voce dell’utente. Si vuole calciare un pallone? Basta muovere la gamba. Si vuole imparare a ballare o a fare lo yoga? Basta eseguire semplicemente i relativi movimenti e tutto verrà replicato su schermo. La rivoluzione è dunque evidente e Microsoft, pur essendo debitrice in tal senso a Nintendo, è riuscita ad andare oltre a quanti proposto dalla casa di Kyoto eliminando letteralmente la barriera tra gioco e giocatore e trasformando il giocatore stesso nel controller. Le applicazioni e le potenzialità di tale dispositivo sono innumerevoli. Con i semplici movimenti del corpo e con la voce si possono attivare i comandi della Dashboard e, grazie alle nuove funzioni che saranno a breve implementate, videochiamare i propri amici su Xbox Live! o quelli su Windows Live Messenger (con tanto di telecamera mobile che seguirà i nostri spostamenti).
È però sul versante dei videogiochi che si sono potute ammirare le cose più interessanti. Tra i titoli presentati, Kinectimals, per esempio, consente di interagire con un simpatico cucciolo virtuale (un po’ come Nintendogs) facendogli delle coccole (dunque muovendo la mano come per fargli delle carezze) o giocando con esso a palla piuttosto che con una corda.
Nei giochi di guida come Joyride, invece, dovremmo stringere con le braccia un volante virtuale per curvare e compiere un veloce movimento in avanti per attivare il turbo. Che dire poi di Kinect Sports dove, per correre i cento metri dovremo proprio correre sul posto il più velocemente possibile? Sembra davvero che solo la fantasia degli sviluppatori sia il limite delle molteplici applicazioni di questa tecnologia su cui Microsoft punta moltissimo tant’è che non si parlerà di una nuova console perlomeno fino al 2015.
Una “nuova” console, invece, arriverà a breve, ma si tratta soltanto di un restyling della classica Xbox 360, ora più leggera e con dimensioni più contenute. Questo nuovo modello “Slim” presenta, inoltre, un modulo Wi-Fi 802.11n integrato, un hard disk da 250 GByte interno ma estraibile e si distingue per l’assenza di slot per Memory Card. Sono presenti invece cinque porte Usb.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)
Ecco 80 componenti aggiuntivi per Chrome, Firefox, Internet Explorer, Opera e Safari. Migliorate, potenziate e arricchite il vostro browser preferito.
L’avvento di nuove tecnologie, come l’Html 5, e la concorrenza sempre più agguerrita di giganti del calibro di Google, Microsoft e Apple hanno trasformato il mercato dei browser in uno dei settori più dinamici e innovativi. I principali player in campo oggi sono ben cinque (Chrome, Firefox, Internet Explorer, Opera e Safari) e tutti offrono funzionalità originali, ma l’elemento che sempre più spesso porta gli utenti a passare da un browser a un altro non è solo la rapidità nell’esecuzione di codice JavaScript o il supporto anticipato a qualche tecnologia della specifica Html5, quanto piuttosto il livello di personalizzazione e configurabilità che un software permette di ottenere. Il numero di componenti aggiuntivi disponibili per un browser diventa dunque il fattore chiave sia per la scelta iniziale sia per la migrazione a un nuovo software di navigazione, anche da parte degli utenti che sono in qualche modo più legati a un prodotto specifico.
L’offerta di componenti aggiuntivi è sempre più ampia e anche se Firefox è avvantaggiato rispetto ai suoi concorrenti in quanto a numero e qualità di estensioni disponibili, Chrome, Safari, Opera e lo stesso Internet Explorer possono essere potenziati o personalizzati tramite decine di componenti sviluppati da terze parti. Sono anzi sempre di più quelli che vengono sviluppati contemporaneamente per diversi browser, nonostante le notevoli differenze tra le piattaforme. Nelle pagine che seguono presentiamo 80 estensioni, raggruppate in 7 categorie, senza fare alcuna suddivisione in base al browser. A fianco del nome di ogni estensione troverete però uno, due o più pallini colorati che vi indicheranno la compatibilità con i cinque browser principali, in base alla legenda che potete trovare nella pagina a fianco.
Di seguito troverete anche brevi presentazioni delle versioni più recenti di ciascuno dei browser citati, che vi aiuteranno a decidere se è opportuno continuare a preferire il browser che già utilizzate oppure se – anche in base alla disponibilità di estensioni – può valere la pena di prendere in considerazione un’alternativa.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)
Tra i piccoli netbook e i notebook esiste una categoria intermedia: scopriamone i pregi e i difetti.
Fino a qualche anno fa i notebook da 12 pollici erano di fatto il non plus ultra della mobilità: i netbook erano ancora al di là da venire e chi voleva un prodotto leggero e facile da trasportare non aveva molte scelte. I 12 pollici erano piuttosto costosi: si trattava di prodotti solitamente di fascia business, orientati soprattutto ad aziende e professionisti. Tra i vari esponenti presenti sul mercato ricordiamo i Thinkpad serie X, nati nel 2000 e ancora oggi presenti sul mercato con i modelli X200, poi i Portégé di Toshiba oppure gli Omnibook di HP. Sony invece ha avuto il merito di vivacizzare questa fascia di mercato con prodotti particolari e molto innovativi, che spesso hanno costretto i concorrenti a rivedere le proprie strategie.
Piccolo è stato sinonimo di costoso fino a circa cinque anni fa: al di là del mercato aziendale, gli ultraportatili erano quasi uno status symbol. Il Thinkpad X41, presentato a metà del 2005, veniva a costare circa 2.500 Euro Iva inclusa.
L’arrivo della piattaforma Centrino e l’abbassamento generale dei prezzi nel mercato dei notebook, coincidente con l’esplosione del settore, ha toccato anche la fascia degli ultraportatili, che son diventati via via sempre meno costosi.
È stato però l’avvento dei netbook a permettere la nascita di un segmento totalmente nuovo. La disponibilità di piattaforme miniaturizzate a basso costo a base Intel e AMD, nonché un ritorno alle origini per quanto riguarda il concetto di mobilità, ha visto nascere una serie di modelli con display da 12” o inferiore caratterizzati da prezzi decisamente più popolari.
La locomotiva che ha trascinato questi prodotti è stata senz’altro Internet. La diffusione delle chiavette 3G e la necessità di restare on line (per svago o per lavoro) anche mentre si è in giro, ha trovato nei notebook leggeri ed economici un complemento ideale.
Il target di mercato
Volendo fotografare lo stato attuale del mercato, da una parte troviamo i piccoli netbook con schermo da 10”, venduti intorno ai 300 euro, basati su piattaforma Atom e adatti soprattutto alla fruizione di Internet. Dall’altra parte vi sono i computer portatili tradizionali, con schermo a partire dai 13 pollici, più ingombranti e costosi ma con prestazioni e possibilità ben più elevate, che consentono di far fronte a compiti molto più impegnativi (multimedia, giochi, produttività).
In mezzo vi sono i notebook oggetto di questo articolo: hanno uno schermo da 11,6 o 12 pollici, sono venduti con prezzi variabili tra i 399 e i 599 Euro, sono più potenti di un netbook ma conservano una grande mobilità. Il loro peso è intorno al chilo e mezzo, la larghezza del telaio è inferiore ai 30 centimetri e sono quindi molto maneggevoli.
Non possono essere qualificati come netbook, poiché la piattaforma hardware è di ben altro livello sia per quanto riguarda le prestazioni, sia per quanto riguarda espandibilità e funzioni.
Allo stesso tempo la definizione di notebook va un po’ stretta, perché in ogni caso questi prodotti presentano dei limiti. Dovendo scegliere tra le due, riteniamo che la collocazione tra i computer portatili veri e propri sia quella più corretta, anche solo per il fatto che un netbook presenta delle caratteristiche hardware ben definite (per Cpu, memoria, display e disco) e un target altrettanto chiaro, al di fuori dei quali solitamente non si esce.
I pro e i contro
A nostro avviso questo segmento di mercato è molto promettente e dispone di ampi margini di crescita. I netbook da 12” non sono così limitati come i netbook, ma rimangono comunque dei prodotti leggeri; anzi, la diagonale leggermente maggiore del display aumenta la leggibilità e permette di installare una tastiera più grande e quindi più comoda. Quest’ultimo è un fattore affatto secondario: chi ha provato a scrivere lunghi documenti con un netbook potrà essersi accorto che la mini tastiera non è certo il massimo. La risoluzione del display è tipicamente di 1.366 x 768 punti, che permette di visualizzare meglio le pagine Web e di avere sott’occhio porzioni più ampie del documento su cui si sta lavorando.
La maggiore potenza della Cpu e dell’interfaccia grafica è in grado di gestire anche filmati in alta definizione e non viene messa in crisi dai contenuti in Flash più pesanti. Ancora, chi utilizza spesso tante applicazioni aperte eviterà di addormentarsi nel passaggio da una all’altra. L’autonomia delle batterie è di solito inferiore a quella di un netbook, mantenendosi comunque intorno alle quattro – cinque ore, un valore paragonabile a quello dei migliori notebook e in assoluto niente affatto disprezzabile. Da questo punto di vista le piattaforme a base Atom restano imbattibili, e la durata delle batterie è probabilmente il loro unico vero vantaggio.
Un altro aspetto di cui tener conto è l’espandibilità: su questi modelli la memoria Ram è almeno 2 Gbyte, spesso espandibili a 4 Gbyte o più specie se sono presenti due slot. In genere è presente anche un’uscita video digitale Hdmi, che consente di collegare un monitor esterno o un televisore con la massima qualità. I netbook sono invece limitati all’uscita analogica Vga, a parte qualche eccezione.
Ultimo, ma non meno importante, il sistema operativo non è mai Windows 7 Starter, presente sui netbook e pesantemente limitato, ma si tratta del più completo Windows 7 Home Premium. Una scelta che potrebbe essere obbligata nel caso di utilizzo lavorativo, dato che si inserisce molto meglio all’interno di una struttura aziendale (Windows 7 Starter non supporta i domini di rete, tanto per dirne una).
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)
Stanchi di perdere tempo con le operazioni di routine? Fate lavorare il computer al vostro posto!
Una delle principali spinte allo sviluppo dell’informatica (e della robotica, e di qualche altra branca della scienza moderna) è l’automazione: la possibilità di far compiere alle macchine le operazioni lunghe, noiose e ripetitive con cui quotidianamente ci scontriamo. Di fronte alle cosiddette operazioni di routine, un computer è sicuramente più rapido di un uomo, oltre ad essere – almeno sulla carta – ben più affidabile. Eppure ancora oggi, proprio nelle operazioni più comuni e banali che ci troviamo a svolgere quando siamo seduti davanti al monitor, riuscire ad automatizzare alcuni tra i compiti più noiosi è una sfida più complicata di quanto sia lecito aspettarsi. E in molte situazioni ci si ritrova costretti a lavorare un po’ come degli automi, di fronte all’impossibilità di far funzionare sistema operativo e programmi così come dovrebbe essere in un mondo ideale, in cui con pochi colpi del mouse si può far capire a un Pc cosa fare e poi attendere fiduciosi che svolga da par suo tutto il “lavoro sporco”. Si badi bene, per lavoro sporco non intendiamo chissà quale strana categoria di operazioni, ma semplicemente cose come rinominare file in serie, aprire documenti e prelevare valori al loro interno, oppure modificare impostazioni di connessione alla rete. Task, relativamente semplici, completabili di solito con pochi clic del mouse. Clic che però diventano molti, anzi troppi quando vengono compiuti magari qualche dozzina di volte alla settimana! È inevitabile, quindi, il desiderio di demandarli al computer stesso.
E sì che un tempo, parliamo dell’epoca del glorioso Windows 3.1, tutti gli utenti avevano a disposizione uno strumento poi scomparso dalle successive release del sistema: il registratore di macro. Questa piccola ma fondamentale utility permetteva di registrare tutte le operazioni compiute con il mouse e la tastiera in un dato intervallo di tempo, e di rieseguirle in sequenza rispettando la posizione del puntatore, i clic dei tasti, i tempi di esecuzione delle diverse operazioni.
Con il complicarsi dell’intero “sistema-computer”, una utility come il registratore di macro è diventata paradossalmente troppo complessa da gestire. Il multitasking, la presenza di più applicazioni (e più finestre) aperte contemporaneamente, rendono di fatto impraticabile la riproposizione meccanica e “stupida” (ovvero applicata senza curarsi minimamente di quanto stia avvenendo sullo schermo) delle azioni di mouse e tastiera: non si può essere certi di cosa ci sia a video in un determinato momento (né, spesso, di dove siano posizionate di preciso le varie finestre), e i risultati di un ipotetico registratore di macro trapiantato nei sistemi Windows odierni potrebbero essere del tutto imprevedibili.
Oggi per automatizzare in qualche misura Windows e le sue applicazioni bisogna muoversi in un’altra direzione. Ci sono ad esempio i linguaggi di scripting riconosciuti dal sistema operativo: i vecchi ma talvolta ancora funzionali file batch del DOS, Windows Scripting Host o il potente PowerShell, di cui abbiamo parlato altre volte sulle pagine di PC Professionale (vedete, ad esempio, l’articolo in due puntate pubblicato sui numeri 221 e 221 della rivista). I limiti dei linguaggi di scripting sono evidenti: un’interazione limitata con le applicazioni di terze parti (e a volte con lo stesso sistema operativo), la mancanza di un’interfaccia utente in qualche modo simile a quella delle normali applicazioni e una curva di apprendimento piuttosto ripida. Persino PowerShell, sulla cui potenza e versatilità non c’è molto da discutere, rimane uno strumento dedicato perlopiù ad amministratori di rete e figure (ed esigenze) simili, e mal si adatta ad essere usato come uno strumento per l’automazione delle operazioni più comuni.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)
Decalogo per estendere la copertura di rete wireless: i trucchi più semplici, quelli più economici ed i più efficienti per non restare mai senza connettività.
Non importa quanto performante e affidabile sia il cavo, o il potenziale delle tecnologie alternative come il Powerline: quando si parla di reti domestiche non c’è nulla che si avvicini al wireless per comodità e semplicità di utilizzo e installazione. Con l’avvento dello standard IEEE 802.11n, poi, le prestazioni delle reti Wi-Fi hanno ormai raggiunto livelli più che accettabili per le applicazioni comuni, consentendo di abbandonare i vecchi cablaggi senza troppe remore.
Il wireless non è però privo di difetti: trascurando per una volta le preoccupazioni su salute e privacy (di cui abbiamo parlato più volte sulle pagine di PC Professionale), uno dei problemi principali degli utenti Wi-Fi è la copertura del segnale: ostacoli e interferenze possono ridurre in modo considerevole la portata di un access point, ma anche l’utilizzo di apparati poco efficienti o mal configurati rischia di compromettere l’estensione della rete locale senza fili.
Se siete tra gli utenti insoddisfatti della copertura della propria Wlan (Wireless Local Area Network) avete comunque a disposizione una vasta gamma di trucchi, soluzioni e prodotti per estendere la portata della rete senza fili.
Si va dai piccoli accorgimenti da applicare a livello software all’acquisto di nuovi apparati, passando per la ricollocazione dei dispositivi già esistenti o dall’applicazione di alcune semplici pratiche per migliorare l’efficienza del Wi-Fi.
I problemi più comuni
La tipica struttura di una Wlan domestica è costituita da una singola stazione base che serve tutti i client di rete; questa può essere rappresentata da un access point dedicato o, più spesso, da un router di accesso con funzioni wireless integrate. Ai fini di questo articolo poco cambia tra le due soluzioni e, salvo dove diversamente indicato, utilizzeremo il termine access point per indicare sia i dispositivi dedicati alla fornitura di connettività senza fili sia i router che offrono anche accesso wireless.
Utilizzare un unico access point semplifica notevolmente l’installazione e la configurazione della rete wireless, ma costringe a scendere a compromessi sul fronte della copertura. Innanzitutto, in linea teorica si dovrebbe collocare il punto di accesso al centro dell’area da servire, e quindi dell’appartamento o della casa. In molti casi, però, il router o l’access point sono piazzati nel locale studio o comunque nei pressi del personal computer principale della rete, postazioni che difficilmente si trovano al centro dell’ambiente. Anche se in posizione defilata, un access point wireless godrebbe in linea teorica di una potenza sufficiente a coprire abbondantemente un appartamento di dimensioni considerevoli, se non dovesse fare i conti con ostacoli che si frappongono tra esso e i client wireless.
Pareti e mobili attenuano e deviano le onde radio, generando i cosiddetti cammini multipli tra sorgente e destinazione che rendono più complesse le trasmissioni. Sebbene le ultime tecnologie Wlan siano in grado di operare anche in presenza di fenomeni multipath, un ambiente chiuso e ricco di ostacoli come una casa rende più difficile il compito del singolo access point.
Come se gli ostacoli fisici non bastassero, le reti wireless, soprattutto quelle operanti a 2,4 GHz, sono soggette a interferenze da parte di numerosi dispositivi che sfruttano la medesima banda di frequenze e che popolano la maggior parte delle abitazioni: si va dai forni a microonde ai telefoni cordless, dagli impianti antifurto ai ripetitori audiovisivi, dalle tastiere e mouse senza fili agli apparati Bluetooth. Tutti questi elementi rappresentano un disturbo per la Wlan, che vede così ridotte non solo le prestazioni ma anche la portata del segnale.
I problemi sono insomma numerosi e vari. In questo articolo abbiamo raccolto per voi dieci soluzioni che possono migliorare la portata di una rete wireless domestica; resta inteso che, come sempre, ogni situazione richiede un’analisi specifica e spesso presenta caratteristiche del tutto peculiari. Ciò nonostante, il decalogo che leggerete voltando pagina potrebbe risolvere il vostro problema, anche a costo zero.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)
L’editoriale che ho scritto per il numero di agosto, ora in edicola, è stato condiviso da molti lettori che mi hanno scritto le loro considerazioni. Lo riporto allora anche sul sito per vedere se anche voi condividete le mie elucubrazioni e, subito sotto riporto un paio considerazioni che ho ricevuto dai lettori. Visto il periodo estivo che lascia un po’ più di tempo libero a tutti, spero partecipiate anche voi alla discussione. Leggi tutto
Per scacciare i pensieri che vi affliggono durante l’anno ecco 37 videogame appartenenti a diverse categorie, dall’azione all’arcade.
Non si vive solo per lavorare! Almeno durante le vacanze, perché non sfruttare il Pc per un attimo di svago, al mare o in montagna? Per distrarvi potreste navigare su Internet o cercare qualche informazione sulle vostre passioni o i vostri hobby. Ma per scacciare i pensieri non c’è niente di meglio che un videogame, su cui concentrarsi cercando di dimenticare – almeno per qualche giorno – impegni e preoccupazioni. Su Internet si trovano decine e decine di giochi gratuiti da scaricare e installare. Purtroppo dietro alla parola “gratis” spesso si nascondono prodotti di scarsa qualità, incompleti o realizzati solo a scopo pubblicitario e quindi eccessivamente limitati, per non parlare del malware di vario tipo abilmente mascherato da videogioco. Abbiamo quindi provato per voi quasi un centinaio di giochi gratuiti, selezionando quelli che ci sono sembrati più interessanti e avvincenti. Li abbiamo installati tutti sia su Windows 7 sia su Vista, per garantirvi la compatibilità con i sistemi operativi Microsoft più recenti. Nella selezione finale abbiamo preso in considerazione solo i videogame che possono essere giocati anche in modalità off-line, senza un collegamento a Internet. Non è detto infatti che tutti dispongano in vacanza di un accesso a Internet flat, senza il quale anche solo qualche ora di relax al Pc rischierebbe di trasformarsi in un salasso! Molti dei giochi provati prevedono comunque il collegamento a Internet per una partita on-line contro amici o altri giocatori.
Sul Dvd allegato a questo numero di PC Professionale troverete i programmi di installazione della maggior parte dei software esaminati (mancano solo quelli per i quali non ci è stata fornita l’autorizzazione). Potrete quindi fare a meno di scaricare preventivamente ogni pacchetto, tirando invece fuori il nostro Dvd quando vi verrà voglia di svagarvi un po’ al Pc, magari durante una giornata piovosa. E dato che la ridotta dimensione di stampa delle schermate spesso non consente di apprezzare la qualità grafica – a volte davvero straordinaria – dei giochi recensiti, sul Dvd troverete anche l’archivio completo delle immagini originali.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 233 – agosto 2010)
OLTRE 350 PROGRAMMI ESSENZIALI
E DUE PROGRAMMI COMMERCIALI COMPLETI
E TUTTI I TOOL PER REALIZZARE UN MEDIACENTER
- Ashampo WinOptmizer 6
– Virtual CD/DVD
Notebook
I trucchi per sfruttarlo al massimo
Consigli semplici o radicali, per utilizzare al meglio il notebook, per aumentarne la velocità o espanderne le funzioni. Dall’aumento dell’autonomia della batteria ai suggerimenti per le vacanze.
Discuti con l’autore dell’articolo
Smartphone
Tethering, la guida completa
Un telefono cellulare di ultima generazione può essere utilizzato come modem per navigare su Internet da Pc. Un’alternativa versatile e gratuita alle Internet Key. Ecco i nostri suggerimenti.
Discuti con l’autore dell’articolo
Falsi miti
Leggende sfatate
Il mondo informatico è costellato di bufale e leggende metropolitane. Ecco la guida che sfata i luoghi comuni e spiega il perché di strane curiosità.
Discuti con l’autore dell’articolo
Processori
Il futuro nel calcolo ibrido
Dalla combinazione tra l’architettura X86 delle Cpu e quella delle Gpu prendono forma i processori di prossima generazione, in arrivo a fine 2010. Eccone tutti i segreti.
Discuti con l’autore dell’articolo
Televisione
Tecnologie oltre l’HD
L’Alta Definizione? Superata! Il futuro della televisione passa per il 3D, gli schermi Oled, le trasmissioni in Super HD e la navigazione Internet.
Discuti con l’autore dell’articolo
Media center
Il personal computer in salotto
Sette software che possono trasformare il vostro Pc in un potente ed evoluto media center da collegare al televisore.
Discuti con l’autore dell’articolo
Giochi
I migliori, a costo zero
Per scacciare i pensieri che vi affliggono durante l’anno ecco 37 videogame appartenenti a diverse categorie, dall’azione all’arcade.
Discuti con l’autore dell’articolo
Componenti
- AMD FirePro 3D, una linea dedicata ai professionisti
- OCZ Vertex 2: un nuovo punto di riferimento nel settore SSD
Sistemi
- EeeTop: all-in-one funzionale ed elegante
Mobility
- Acer Aspire TimelineX 48020T: quando una X fa la differenza
- Nuovo iPhone OS: Apple si fa in quattro
- Asus U35Jc, piccolo ma con prestazioni insospettabili
Networking
- Sitecom Gaming Router II connettività al top per i videogiocatori
- Belkin dà una casa base alle periferiche Usb
Periferiche
- ScanSnap S1300, ecco l’ubiquità documentale
- Pixma MX350, tante funzioni per piccoli budget
- La fotocamera Ixus non ha paura del buio
- Hauppauge! WinTV Nova-T-HD: digitale terrestre HD anche in viaggio
- Samsung CLP-325, l’entry level della stampa a colori
- Musica senza fili con il sistema targato Creative
Software
- Adobe Flash Professional CS5, tante migliorie per la nuova release
- Una suite grafica completa ed economica: Foto Premium 9
- Snagit: un supertool per la cattura di schermate
- Dvd Profiler 3.6.1: la collezione di film in perfetto ordine
Ecco sette software che possono trasformare il vostro Pc in un potente ed evoluto media center da collegare al televisore per riprodurre musica, immagini e filmati in alta definizione.
Dall’annuncio della prima versione di Windows Media Center a oggi sono passati ben cinque anni, ma nonostante il computer da salotto – spesso identificato con la sigla Htpc (Home Theater Pc) – non abbia raggiunto i livelli di diffusione prospettati inizialmente, questo settore è tutt’altro che morto. Oggi esistono infatti decine di software più o meno sofisticati che possono essere usati per gestire e riprodurre i contenuti audio e video di un Pc con il solo ausilio di un telecomando. La principale concorrenza a un media center tradizionale oggi arriva dai compatti lettori multimediali con ingresso Usb e uscita video, come quelli che vi abbiamo presentato sul numero 228 di PC Professionale (marzo 2010). Questi piccoli dispositivi possono essere collegati a una chiavetta o a un disco Usb e sono in grado di riprodurre filmati, musica o immagini su qualsiasi televisore. Ma per chi vuole collegare alla Tv un unico dispositivo potente e completo, da usare per memorizzare foto, album musicali e video, riprodurre Dvd e Blu-ray, registrare programmi televisivi, convertire i Cd-Audio in Mp3 e magari ricodificare anche i Dvd della propria videoteca per accedervi più facilmente e disporre di una copia di backup, un computer “tradizionale” è una scelta praticamente obbligata. Un Pc offre un altro vantaggio: permette anche di navigare su Internet, magari per leggere le ultime notizie, guardare un video su YouTube o anche solo recuperare una puntata di qualche trasmissione televisiva sul sito della rispettiva emittente.
Per aiutarvi a capire le potenzialità dei software oggi disponibili abbiamo messo sul banco di prova sette applicazioni per la gestione di un Home Theater Pc, dal tradizionale Media Center incluso in Windows 7 fino a Boxee, uno dei prodotti più orientati al Web e al mondo dei social network. Tutti i prodotti recensiti permettono di visualizzare immagini, gestire una libreria di album musicali e riprodurre contenuti video. Molti possono visualizzare anche i programmi televisivi tramite una scheda Tv e registrare le trasmissioni in chiaro. Quasi tutti permettono poi di accedere ai video pubblicati on-line, come quelli del celebre sito YouTube, utilizzando un’interfaccia semplificata e studiata appositamente per l’interazione tramite telecomando.
Come prevedibile, non esiste un software perfetto: ogni pacchetto esaminato ha messo in luce pregi e difetti che possono essere più o meno significativi a seconda di come si pensa di utilizzarlo. Nelle pagine seguenti troverete anche una tabella riepilogativa che vi permetterà di confrontare le applicazioni sezione per sezione: filmati e Dvd, immagini, musica, Tv, Internet.
Abbiamo dato a ciascun pacchetto non solo un voto globale ma anche punteggi separati per ciascuna sezione, in modo da facilitarvi la scelta del software giusto per le vostre esigenze: se desiderate allestire, ad esempio, un media center per la riproduzione di immagini e filmati, potrete rapidamente preselezionare le applicazioni che hanno avuto voti alti in queste sezioni. Tutti i software della rassegna sono stati testati su Windows 7 a 64 bit, utilizzando una scheda Tv Usb e una scheda Tv Pci. Abbiamo escluso dai test tre applicazioni che non sono ufficialmente compatibili con il nuovo sistema operativo Microsoft: siamo riusciti a installarle su Windows 7, ma ci siamo scontrati con molti problemi (non tutti causati dal sistema operativo). Nel riquadro in alto vi spieghiamo le difficoltà che abbiamo avuto e i limiti che ci hanno portato ad escluderle dalla rassegna. Per evitare problemi causati dalla mancanza di codec audio o video (non dovuti quindi a qualche limite delle singole applicazioni) abbiamo installato sulle macchine usate per i test i Windows 7 Codecs di Shark007. Si tratta di una raccolta di codec abbastanza completa, di cui vi abbiamo già parlato sulle pagine della rivista (sul Dvd allegato a questo numero trovate il Pdf dell’articolo). Shark007 sviluppa una raccolta di codec analoga, chiamata Windows Vista Codec Package, anche per Windows Vista e XP. Infine, se ancora non avete una scheda Tv e dovete acquistarne una vi consigliamo di leggere l’articolo La Tv Digitale pubblicato sul numero di giugno a pag. 72 (lo trovate anche sul Dvd allegato alla rivista, in formato Pdf).
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 233 – agosto 2010)
L’Alta Definizione? Superata! Il futuro della Tv passa per il 3D, gli schermi Oled, le trasmissioni in Super HD e la navigazione Internet.
Il settore delle Tv è in continua evoluzione, non solo perché le novità tecnologiche si susseguono a ritmo serrato, ma anche perché la televisione fa parte ormai da parecchi anni del settore dei beni di consumo, quel settore che dà da vivere alle industrie dell’elettronica grazie al rapido ricambio degli oggetti presentati sul mercato e acquistati dagli utenti.
Ricordate quando c’erano solo i televisori a tubo catodico (Crt, Cathodic Ray Tube)? Una Tv di questo tipo la si teneva in casa dieci, quindici o anche venti anni, in pratica fino a quando si guastava in maniera irreparabile. Oggi non è più così: il continuo bombardamento pubblicitario a cui siamo sottoposti ci impone di cambiare Tv molto più spesso, per restare aggiornati se non dal punto di vista tecnologico almeno da quello estetico. In realtà è proprio questa rapidissima obsolescenza che tiene a galla le industrie elettroniche. In pratica ecco come ragionano i produttori: “I margini di guadagno per ogni televisore sono molto ridotti perché dobbiamo essere competitivi rispetto alla concorrenza, quindi per tenere in piedi l’azienda dobbiamo venderne tanti. Ma così il mercato si satura velocemente e non vendiamo più Tv. Dobbiamo perciò persuadere i clienti a buttar via le loro Tv ancora in perfetto stato e a comprarne di nuove, e questo risultato lo otteniamo immettendo sul mercato ogni anno nuovi modelli, non necessariamente innovativi dal punto di vista tecnologico, ma dotati dei gadget più recenti e soprattutto all’ultima moda per quanto riguarda l’estetica”.
Volete un esempio di questa logica di mercato? I televisori sottili. In un periodo in cui l’Alta Definizione aveva già perso il fascino della novità e non si vedevano all’orizzonte importanti innovazioni tecnologiche, ecco che i produttori hanno immesso sul mercato Tv di spessore sempre minore, facendo a gara nella riduzione dei millimetri di profondità. Dato che nessuno si mette a guardare un film o una trasmissione televisiva sedendosi di fianco alla Tv, che sono ben pochi gli utenti che appendono il televisore al muro e che la larghezza della base della Tv è sempre molto più ampia del corpo del televisore, è lecito chiedersi perché una Tv spessa due centimetri debba essere migliore di una profonda dieci o quindici. Tanto più che con la riduzione dello spessore diminuisce lo spazio per gli altoparlanti, quindi peggiora la resa acustica della sezione audio.
Le aziende produttrici hanno giustificato la bontà di questa innovazione sostenendo che il minor spessore consente un risparmio di materiale e una maggiore efficienza nel trasporto, dato che è possibile stipare più Tv in un container. Ma tali vantaggi appaiono ridicoli quando confrontati con i costi dell’intero ciclo di vita del prodotto. Eppure il mercato ha accolto con entusiasmo questa novità e ora una Tv di un certo spessore non la vuole più nessuno.
Un discorso diverso va fatto per le vere novità tecnologiche, quelle che effettivamente migliorano il prodotto. Date per scontate la risoluzione Full HD, pari a 1.920 x 1.080 pixel, e la compatibilità con la cadenza di 24 fotogrammi al secondo (24 Hz) per vedere senza scatti e alla velocità corretta i film Hd, oggi troviamo Tv che vantano un nero più profondo, un contrasto più elevato e una maggiore ampiezza cromatica. Interessante è poi la capacità di aumentare il numero di fotogrammi per rendere più fluidi i movimenti, soprattutto nelle panoramiche. La novità più “bollente” è però la capacità di visualizzare le immagini in 3D, l’innovazione che fa più notizia in questo periodo e che analizzeremo più avanti in queste pagine. Da non dimenticare infine la riduzione dei consumi elettrici, un leitmotiv che in questi ultimi anni ha assunto sempre maggiore importanza a causa dei progressivi aumenti dei costi dell’elettricità e al nefasto impatto ambientale causato dalla sua produzione.
Per quanto riguarda le tecnologie di base nulla è cambiato. Il mercato delle Tv continua a essere dominato dai pannelli Lcd che vantano una quota di circa il 90%, mentre il restante 10% del numero di televisori va ai plasma. L’Oled rimane sempre un miraggio, sebbene i produttori si affannino a dire che questo 2010 sarà l’anno giusto per una loro vera diffusione sul mercato. Va detto però che anche gli anni passati sono state fatte dichiarazioni simili, spostando di anno in anno la data di rilascio.
(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 233 – agosto 2010)
In prova questo mese quattro fotocamere di nuova generazione, compatte, non reflex,...
Negli ultimi dieci anni la scienza ha fatto passi da gigante. Ripercorriamo i momenti...
Viaggio nel tempo alla riscoperta delle tappe più significative di una tecnologia...
La fiera di Los Angeles dedicata ai videogiochi si è contraddistinta per le proposte...
Ecco 80 componenti aggiuntivi per Chrome, Firefox, Internet Explorer, Opera e Safari....
Tra i piccoli netbook e i notebook esiste una categoria intermedia: scopriamone...
Stanchi di perdere tempo con le operazioni di routine? Fate lavorare il computer...
Decalogo per estendere la copertura di rete wireless: i trucchi più semplici,...