Molti annunci di nuovi prodotti ma scarse tecnologie di tendenza per un Consumer Electronics Show un po’ sotto tono
Mentre mi appresto a scrivere questo editoriale si è appena concluso il Consumer Electronics Show (abbreviato in Ces) di Las Vegas, la più importante manifestazione mondiale sui prodotti di elettronica consumer e informatici. Sia per il periodo in cui si svolge, a inizio gennaio, sia per la forza e la centralità del mercato americano (che non è solo quello statunitense) il Ces ha negli anni assunto un’importanza tale da divenire il punto di riferimento per gli operatori del settore, che attendono proprio questo evento per fare annunci strategici di prodotti che vedranno la luce a breve-medio termine. Per questa ragione il Ces è il luogo ideale per chi opera nella comunicazione e vuole capire dove porterà l’evoluzione tecnologica.
Quindi cosa è scaturito dal cappello magico dell’ultima edizione? In realtà poco. Sarà per il momento di crisi dei mercati, sarà che le aziende stanno consolidando le attuali tecnologie, ma di annunci epocali non ce ne sono stati. Evoluzioni sì, ma non rivoluzioni.
Come nel settore dei televisori dove si sono visti, finalmente, i primi Oled di grandi dimensioni (ben 55 pollici). Se ne parla da anni e nel 2011 sono stati prodotti un po’ di modelli, carissimi, da 13/15” che facevano intuire cosa si potesse ottenere con gli Oled. Ora, con i 55” si vede immediatamente cosa possono fare ed è evidente la differenza di qualità nel confronto con i migliori modelli Lcd/Led della stessa dimensione. Insomma, questi Oled sono prodotti bellissimi e costosissimi (si parla di almeno 8.000 dollari per un 55”) che, secondo me, diventeranno appetibili per chi ha un budget “umano” solo nel Natale del 2013.
E il 3D senza occhiali? Sembra sparito, forse perché chi sta sviluppando la tecnologia si è accorto che gli attuali prototipi sono ideali per prodotti con schermi piccoli, per i quali sono già stati realizzati oggetti commerciali (gli smartphone 3D di Htc e Lg, e la console portatile 3DS di Nintendo) ma che su schermi di grandi dimensioni la qualità ottenibile è scarsa e di contrappasso ci si stanca velocemente la vista. Quindi per ora tutto tace in attesa di nuove scoperte. Qualche novità in più, invece, per l’evoluzione dell’alta definizione, chiamata tecnologia 4K, in grado di offrire una risoluzione quattro volte superiore all’attuale Full HD. Anche in questo caso si tratta di prototipi di cui si è già parlato e che ora finalmente fanno la loro comparsa come prodotti funzionanti ma che son previsti per un futuro abbastanza remoto, sia perché per ora costano troppo sia perché per molto tempo ancora non ci saranno contenuti a 4K con cui sfruttarli. Pensate anche a questo: se per la miglior qualità in Full HD occorre un disco Blu-ray da circa 50 Gbyte, cosa servirà per contenere tutti i dati di un film in 4K? Un disco da 1 Tbyte?
Il settore che ha proposto più prodotti nuovi (ma non innovativi) è quello dei tablet. Ce n’erano di tutti i tipi, con varie dimensioni dello schermo e soprattutto vari sistemi operativi. In attesa dell’iPad 3 che, secondo voci insistenti, dovrebbe vedere la luce dei banchi di vendita e le code degli acquirenti in marzo, al Ces le novità più interessanti erano due. Innanzitutto la nuova versione del sistema operativo del tablet Black Berry che dovrebbe rivitalizzare le scarse vendite del prodotto di Rim dovute anche ai moltissimi problemi di gioventù, come il mancato supporto alla posta elettronica (la funzione che ha decretato il successo di Rim negli ambienti professionali). E poi i primi tablet con Windows 8. Sì, proprio il nuovo sistema operativo di Microsoft che sarà rilasciato entro l’autunno e che al Ces era più presente sui tablet che sui desktop. Poche, invece, le novità dal fronte Android, anche perché la nuova versione del sistema operativo, la 4.0, era stata annunciata prima del Ces.
Concludo con una provocazione: abbiamo trovato le innovazioni più interessanti dove non ci aspettavamo di trovarne. Frigoriferi con grandi schermi che fanno la lista della spesa o suggeriscono i cibi da consumare in base alla scadenza dei prodotti o alla dieta che si sta facendo; lavatrici con collegamenti Wi-Fi che inviamo messaggi sullo smartphone per informarvi sullo stato del lavaggio e che si connettono a Internet per controllare le fasce orarie delle tariffe energetiche e farvi consumare meno. Forni che “leggono” le ricette e impostano automaticamente il tipo e il tempo di cottura. E le App dagli smartphone/tablet sono prima passate ai televisori e ora sbarcano sugli elettrodomestici intelligenti. Che l’informatica si sia spostata in cucina?
Anno nuovo, tecnologia nuova. Cosa ci dobbiamo attendere dal 2012 che inizia in questi giorni?
Il nuovo anno si apre, tecnologicamente, con ottime prospettive. Ci sono all’orizzonte molti cambiamenti, innovazioni hardware e software che popoleranno le nostre scrivanie. Facciamo il punto.
C’è molta aspettativa per il nuovo sistema operativo di Microsoft (non è detto che si chiamerà Windows 8), il primo la cui interfaccia concettualmente parte da uno sviluppo pensato per tablet e smartphone, anche se Microsoft dichiara che funzionerà altrettanto bene sui Pc tradizionali. È una bella prova di coraggio da parte della multinazionale di Redmond, ma è anche una mossa obbligata per poter recuperare il terreno perduto in questi ultimi due anni nei quali Google Android e Apple iOs l’hanno fatta da padrone relegando il sistema operativo di Microsoft per tablet e smartphone (Windows Phone 7.5) a una quota di mercato quasi trascurabile. Avrà successo? Lo vedremo nei prossimi mesi. Intanto abbiamo preparato un approfondimento tecnologico sulle potenzialità di Windows Phone 7.5 con le prove dei nuovi smartphone di Nokia e HTC, a pagina 87.
Da Apple invece ci aspettiamo l’iPhone 5 e l’iPad 3. Quest’ultimo con una risoluzione da record visto che, probabilmente, adotterà la tecnologia retina display dell’iPhone. Ma non è finita qui: i bene informati sostengono che Apple annuncerà anche la iTv, una vera e propria televisione Led/Lcd marchiata mela morsicata. E che dire del MacBook Air da 15 pollici? Tutti ne parlano anche se non c’è nessun annuncio ufficiale: sarà un MacBook Pro leggerissimo ma potente e con schermo di grande dimensione. Sarà anche costoso, nella tradizione di Apple?
E poi c’è Google. Anche se per ora ha risposto ad Apple tramite Samsung (con il Galaxy Nexus) il prossimo anno la multinazionale di Mountain View spingerà sull’acceleratore Motorola. Ricordiamo che Google ha acquistato la divisione mobile di Motorola per qualcosa come 12,5 miliardi di dollari, dimostrando di non avere problemi di liquidità. Ci aspettiamo quindi nuovi e potentissimi googlephonini (magari si chiameranno GoogleMotor o MotorGoogle), ma anche tablet e molte novità sulla GoogleTV. Telefoni con risoluzioni sempre maggiori e schermi perfettamente leggibili anche in piena luce.
E il 3D? Già nel 2011 abbiamo potuto provare due smartphone con schermo in grado di visualizzare il 3D senza occhialini. Bei prodotti ma che hanno avuto uno scarso riscontro di mercato, a causa dell’elevato prezzo di vendita e soprattutto perché il 3D, con o senza occhiali, affatica la vista. Il 2012 sarà l’anno decisivo per il 3D? Dipenderà molto dal software che sarà reso disponibile: film per le televisioni e giochi per i terminali.
Nel settore della mobilità la morte dei netbook ha aperto la strada ai tablet (o meglio, la crescita del mercato dei tablet ha ammazzato i netbook). Pur essendoci moltissimi modelli con Android e uno solo con iOs, per ora la domanda rimane a favore del prodotto Apple, che continua a dominare il mercato. Ma, come per gli smartphone, le cose potrebbero cambiare. Dipenderà molto dall’offerta dei vari produttori, dai prezzi dei terminali, dall’usabilità delle nuove versioni di Android e, soprattutto, dalla qualità delle applicazioni.
Sempre nel settore della mobilità ci sarà una crescita dell’offerta di ultrabook, i notebook già annunciati a fine 2011 con processori mobile di Intel (ma sempre dual o quad core i5 o i7 in architettura Sandy Bridge) e dischi fissi ibridi o allo stato solido. Notebook non economicissimi ma leggeri e potenti, e con grande autonomia. Perfetti per la mobilità.
Poche novità nel comparto grafico (anche perché Windows 8, o come si chiamerà, per ora pare non richiederà una nuova versione delle DirectX). Ma la rivoluzione nel settore hardware arriverà con l’offerta a prezzi contenuti di dischi fissi allo stato solido. Proponiamo su questo numero la prova approfondita di 13 Ssd da 128 Gbyte, abbastanza economici pur essendo veloci (a pagina 72). Una volta per potenziare il vostro computer, notebook o desktop, vi consigliavamo più memoria, una nuova scheda grafica o magari di cambiare il processore. Oggi basta sostituire il disco fisso con un Ssd, o aggiungerne uno come unità principale per il sistema operativo e i programmi, e il gioco è fatto. Le prestazioni volano e, con la maggior offerta, i prezzi calano. Un bel mix a favore dell’utilizzatore. Insomma, se la crisi ci farà respirare e se il mondo non finirà (come sostengono senza prove scientifiche alcune cassandre rifacendosi alla fine del calendario Maya) il 2012 sarà un anno con grandi evoluzioni, ma non rivoluzioni, tecnologiche. Dodici mesi tutti da scoprire su PC Professionale. Buon anno da me e dalla redazione. Buona lettura a tutti. •
Mi è arrivata una mail con alcune considerazioni sul mio editoriale di dicembre che reputo molto interessanti e utili per tutti i lettori:
Caro Direttore, leggo il tuo interessante editoriale sul numero di dicembre della rivista e, ben lungi dal dissentire, mi sorgevano un paio di considerazioni.
Ci conosciamo da tempo e sai perfettamente che sono stato un pioniere (un po’ sprovveduto e molto naif) dei Personale Computer, ma, come un uomo preistorico, arrivato alla scoperta della ruota mi sono fermato e ho cominciato a vedere il mondo dell’informatica prima con un po’ di distacco, poi con fastidio ed ora con nausea. Cioè, non ne posso più: non faccio a tempo ad assimilare una novità che sono passate sei generazioni (informatiche, ovviamente).
Dico questo perché secondo me il mondo dell’informatica rischia di implodere, tanto più in momenti di crisi, se non si tiene conto di un fattore di enorme importanza: l’uomo.
O, se vogliamo, l’utente.
Con buona pace di Moore, se la gente, cioè il mercato, comincia a pensare che in fin dei conti non ha così bisogno della novità, che il rapporto costo/benefici non è così soddisfacente, non c’è evoluzione che tenga. Negli ultimi anni ho apprezzato molto un certo rallentamento nell’evoluzione Software/Hardware: un computer che faticava a durare 3 anni, negli ultimi tempi arrivava comodamente a 5 ed oltre. Sono arrivato, dopo molti anni, a “fondere” un PC ed a ripararlo anziché buttarlo via funzionante perché obsoleto: che soddisfazione!
Se Win XP resiste a Win 7 non credo affatto che sia dovuto al fiasco di Vista; il fatto è che non c’è alcun bisogno di provare Vista o Win 7 se XP funziona in modo soddisfacente. Non è un problema di costi in termini finanziari, ma di costi in termini di tempo, di perdita di efficienza, di investimenti sul nuovo che non possiamo più permetterci. Almeno metà dei miei colleghi utilizza ancora Office 2003 e molte volte mi trovo ad invidiarli. Non sempre l’evoluzione è un miglioramento, anzi!
Un’altra cosa: l’informatica, soprattutto quella rivolta ad un’utenza professionale, sarebbe bene che imparasse ad ascoltare il mercato di riferimento. Spesso l’offerta non soddisfa la domanda, ma ancora più spesso l’offerta viene presentata per risolvere problemi che non si pongono, eppure risolve inconsapevolmente altri problemi. Faccio un esempio: ho resistito per due anni alla proposta del Cloud Computing da parte del produttore di software che utilizzo. Ricordo che quando mi disse che era indubitabilmente il futuro gli chiesi quanti anni sarebbero passati prima che “il futuro” diventasse davvero un “presente”, cioè che le applicazioni risultassero numericamente significative. Mi ha risposto: dieci anni. Ha argomentato che bisognava vincere la diffidenza dell’utente a lavorare su programmi non residenti nel suo sistema informatico, bisognava convincerlo che i sistemi di sicurezza erano molto più elevati. Gli ho risposto: ”Non ho dubbi in proposito, ma dubito che a qualcuno interessi violare il mio sistema, mentre credo che ci siano parecchi interessi a violare il sistema informatico ed i dati di Fiat (per fare un esempio) ed una volta trovato l’accesso a Fiat, trovano anche i miei dati. La sicurezza è anche un problema di interesse all’accesso delle informazioni”. Non è riuscito a ribattere. Adesso ho chiesto io di fare da pioniere del sistema, per un motivo totalmente diverso: la possibilità di fornire ai miei clienti una chiave di accesso ai programmi limitatamente a ciò che li riguarda. Loro possono operare aggiornando un sistema che è lo stesso che uso io per loro. Un cliente emette fattura con il programma di cui ho fornito io l’accesso ed io non registro più la fattura, la trovo già sul programma.
Quello che intendo dire è che l’evoluzione ci sarà se e quando risponderà ad esigenze “vere” dell’utenza, spero che siano finiti i tempi in cui la domanda veniva “creata” dall’offerta, l’esigenza veniva imposta dal mercato.
Solo così il mercato può diventare “adulto”, ma temo non ne abbia ancora alcuna voglia.
Dario L.
Verissimo: la tecnologia fine a se stessa non serve a nessuno. Hardware e software devono essere pensati o per risolvere delle problematiche specifiche o per migliorare la nostra vita, non per complicarla. Voi cosa ne pensate?
Fotografate e fotografatevi con PC Professionale e postate i vostri lavori sul sito. Per vincere una reflex Nikon D7000
È finita l’era dei computer? Sicuramente no, anche se la legge di Moore non potrà più definire l’evoluzione.
Sullo scorso numero abbiamo parlato di Windows 8, la versione del sistema operativo di Microsoft che il prossimo anno entrerà in modo dirompente nella case e negli uffici di molti utenti. È un cambiamento che possiamo definire “epocale” perché potrebbe stravolgere il nostro modo di lavorare e di accedere alle informazioni. Ma è anche un passo assolutamente necessario per Microsoft che deve riguadagnare il terreno perduto nel mercato della mobilità. Perché dovrebbe essere così radicale il cambiamento? Semplice: perché ci sono alcuni punti di discontinuità nell’evoluzione del mercato della tecnologia e per poter avere i prodotti giusti da proporre al momento giusto occorre pensare al futuro in modo radicale.
Lo sapeva bene Steve Jobs, che presentando l’iPad 2 dichiarò che il personal computer è morto.
Il personal computer è morto? “Ma noooo”, mi direte, non è assolutamente possibile. E infatti non è possibile ma, incredibilmente, è inevitabile che il Pc così come lo conosciamo oggi debba mutare. E il mondo professionale, che stenta a passare da Windows XP a Windows 7 (e non ha mai adottato Windows Vista), avrà grandi difficoltà ad accettare un sistema operativo che si gestisce attraverso le gesture (con le mani). Ci vorranno anni per smuovere le acque, e soprattutto l’inserimento nelle aziende di gente con una nuova mentalità. Ma la radicalità sta anche nelle parole molto più miti di Tim Cook, sempre di Apple, il quale ha dichiarato che in futuro il mercato dei tablet sarà enormemente maggiore di quello dei personal computer. Dichiarazione confermata anche dai dati delle vendite di hardware nel 2011: calano notebook e desktop, quasi spariscono i netbook e i cellulari stupidi e cresce in maniera esponenziale la domanda di tablet e di smartphone. E Idc (una delle più importanti società internazionali di ricerche di mercato) sostiene che se nel 2011, pur con i trend descritti prima, le vendite di desktop e notebook hanno contribuito per circa l’85% delle vendite complessive e i tablet sono stati solo il 15%, nel 2015 la situazione sarà radicalmente diversa, con una domanda in netta crescita complessiva (si passerà da 421 milioni di pezzi a ben 861 milioni di pezzi) ma con i tablet al 38% del mercato e notebook e desktop col restante 62%.
Come risulta chiaro anche da questi dati il mercato dei computer non morirà certo, soprattutto nel medio periodo, ma si modificherà anch’esso, perché verrà naturale richiedere anche sul Pc la stessa la manualità a cui più o meno tutti saremo abituati come possessori di uno smartphone o di un tablet.
Che l’evoluzione stia muovendosi in questa direzione (con un focus maggiore sui prodotti di mobilità) lo riscontriamo anche noi quando analizziamo le tipologie di prodotti che richiediamo per le prove e soprattutto le tecnologie che stanno emergendo dal mare magnum del mercato. Avete notato che nell’ultimo anno non siamo riusciti a svolgere una prova comparativa di schede grafiche e neppure una di memorie? Le abbiamo messe in cantiere e abbiamo dovuto rimandarle perché sarebbero state le fotocopie dei test comprativi del 2010. Non ci sono state novità apprezzabili in grado di generare una sana competizione tra i produttori.
La tecnologia emergente (che oggi determina la differenza di prestazioni su un computer) è quella dei dischi fissi allo stato solido, gli Ssd. Ma l’hardware ha una tale potenza (a prezzi competitivi) che oramai è il software che dovrebbe evolversi per esprimere maggiori potenzialità. Ecco perché nel sommario ho citato la legge di Moore, che sino a ieri definiva l’evoluzione in base alla crescita della potenza. Oggi non è più così. L’evoluzione non è più legata alla potenza ma alla convergenza. Oggetti grandi o piccoli che permetto all’utilizzatore di svolgere le attività che gli sono più utili, dalla comunicazione all’intrattenimento, al lavoro.
Non è un caso, quindi, se su questo numero proponiamo un articolo dedicato alla guerra tra Apple e Google (cloud computing e nuovi smartphone), se mettiamo sotto test i tablet economici e vi parliamo di software per il controllo remoto specifico per iPad. Ma. per finire, per confermare e smentire tutto quello che c’è scritto qui, non perdete il bellissimo articolo sul nuovo processore Intel Core i7 Extreme Edition con sei core fisici e sei in Hyper-threading (2,27 miliardi di transistor). L’emblema della legge di Moore. •
Recuperare il tempo perduto ed essere pronti per il futuro, anche a costo di scandalizzare.
Su questo numero di PC Professionale proponiamo un approfondito articolo su Windows 8 (anche se non è detto che sarà questo il suo nome al momento del lancio), il nuovo e rivoluzionario sistema operativo di Microsoft. Erede di Windows 7, la nuova release è stata pensata e concepita con un occhio di riguardo alla mobilità e quindi alle funzioni touch e alle interfacce di tablet e smartphone. Sarà rivoluzionario perché obbligherà gli utenti a usare in modo completamente diverso il computer.
Sarà accettato dagli utilizzatori? Difficile dirlo ora, ma è una scelta obbligata per Microsoft, che non può perdere il treno della mobilità proprio ora che c’è un graduale, lento ma inesorabile calo del mercato dei computer tradizionali in favore di tablet e smartphone: un settore per ora appena sfiorato dalla multinazionale di Redmond e a quasi totale appannaggio di Apple e Google, con iPhone e iPad da un lato e smartphone e tablet con Android dall’altro. Non innovare, non seguire le richieste degli utenti può essere pericolosissimo, soprattutto in questo momento. Personalmente non sono convinto della morte del personal computer, mentre sono sicuro che il mercato calerà in favore di prodotti più semplici, più belli, più mobili – e quindi leggeri e con grande autonomia. Certamente stanno scomparendo i Netbook, una meteora durata un paio di anni e sostituita proprio dai tablet, ma guarda caso stanno già arrivando gli Ultrabook. Vi consiglio di leggere il nostro articolo con tutti i dettagli della tecnologia e le prove esclusive dei primi tre modelli presenti sul mercato e prodotti da Acer, Asus e Toshiba. È vero che i nuovi notebook si basano sulla potente piattaforma Sandy Bridge di Intel con processori a basso consumo, ma il vero punto di svolta è stato l’aggiunta di dischi Ssd velocissimi, o almeno di tecnologie ibride con il sistema operativo e gli applicativi su memoria allo stato solido e i dati su disco tradizionale. Tutti e tre gli Ultrabook che abbiamo provato sono belli (diciamocelo, un notebook non è solo un pezzo di ferro e uno strumento di lavoro, l’occhio vuole la sua parte), leggeri, hanno tanta autonomia ma rispetto ai Netbook hanno schermi più grandi, processori parchi di consumi ma molto potenti e dischi allo stato solido. Sono vere e proprie bombe di potenza a un prezzo che però non è abbordabile come quello dei Netbook. E infatti il modello di riferimento, il notebook che tutti cercano di surclassare è il MacBook Air, che certo non brilla per il prezzo contenuto. Comunque, l’indicazione del mercato era chiara e i produttori l’hanno recepita e interpretata. Cosa chiedeva l’utente? Semplice: se ho bisogno solo di navigare, scaricare la posta e stare connesso con la mia community Facebook o altro, mi occorre un prodotto piccolo e dall’accensione immediata, come i tablet o gli smartphone di ultima generazione con lo schermo di grandi dimensioni, e non i Netbook meno comodi da usare, con uno schermo di qualità inferiore e sicuramente non sono fulmini di velocità in avvio. Tutti i grandi produttori di hardware oggi hanno a catalogo almeno un tablet. Se invece ho bisogno di potenza, perché lavoro con foto o video, ma voglio anche un prodotto pensato per la mobilità, ecco gli Ultrabook.
Cambiando completamente argomento, vi annuncio che finalmente anche PC Professionale è disponibile in formato digitale. Sul sito www.abbonamenti.it, alla pagina di PC Professionale potete finalmente scegliere tra la versione classica cartacea e questo nuovo formato. Il numero sarà rilasciato nello stesso giorno della disponibilità in edicola e si potrà leggere direttamente dal browser (sotto Windows o Mac OS X), oppure scaricando il reader per iPad o per i tablet Android. Sono circa due mesi che l’abbonamento digitale è disponibile ma non ve ne avevo ancora parlato perché non erano ancora definite le offerte commerciali. Ora ci sono sconti variegati e interessanti. Per esempio, è possibile provare il servizio abbonandosi a solo tre numeri per meno di otto euro (7,90 euro per la precisione). Un bel vantaggio. Spero sia di vostro gradimento.
Infine, anche questo mese potrete partecipate al grande concorso indetto per festeggiare i vent’anni di PC Professionale, utilizzando il nuovo codice che trovate sul Dvd. Se avete già partecipato a ottobre non dovrete registravi nuovamente, ma potrete accedere utilizzando il nome utente e la password che avete già impostato. Sono ancora in palio molti premi e comunque anche se non vincete subito potrete partecipare all’estrazione finale a dicembre (da non sottovalutare visti i premi in concorso).
Editoriale del numero 248 – novembre 2011
Volete vedere la redazione e il laboratorio di PC Professionale, dove arrivano i prodotti, li apriamo e li mettiamo sotto test per voi? Dove mettiamo su carta i trucchi per farvi usare al meglio le nuove tecnologie?
Eccovi accontentati
È finito il tempo dei Netbook. Ora sul mercato arrivano gli Ultrabook. Ecco il primo video del Toshiba Portégé Z830, uno dei proimi prodotti a entrare nella classe degli Ultrabook, computer leggeri, con grande autoniomia, ma decisamente potenti. In grado di competere con il MacBook Air.
Il Toshiba Portégé Z830 ha queste caratteristiche:
- CPU: Processore Core i3-2367M (1.40GHz)
- Display: 13.3“ Toshiba TruBrite® HD LED (1.366 x 768)
- HDD: 128 GB SSD
- Memoria: 4 (2 OnBoard+2) GB DDR3 1.333 MHz
- Grafica: Intel® HD Graphics 3000 Shared
- Batteria: 8 celle (8 ore autonomia)
- Ease-Life: Spill Resistant Keyboard, HDD&Shock Protection, HALT Test Quality, Toshiba Media Controller (DLNA), Stereo Speaker con Dolby Advanced Audio, Chassis in magnesio, Honeycomb Structure Resolution+
- Connettività: Wireless LAN 802.11 (b/g/n), Gigabit LAN, Bluetooth 3.0, HDMI
- Comunicazione: WebCam con Toshiba Face Recognition
- Green: power-saving Eco Utility SW, Energy Star 5.0
- Peso: 1.12kg
- OS: Windows® 7 Home Premium 64-bit
- Disponibilità: Novembre
E costerà meno di 800 euro (street price). Troverete la prova completa del Toshiba Portégé Z830 con tutte le nostre considerazioni sul numero di novembre di PC Professionale.
Il mercato cambia, come cambiano le esigenze degli utilizzatori di prodotti tecnologici. Da vent’anni PC Professionale è al vostro fianco per aiutarvi a capire e consigliarvi.
Trent’anni fa IBM sdoganò il personal computer trasformandolo da oggetto per smanettoni a sistema di elaborazione personale che in pochi anni sarebbe sbarcato su tutte le scrivanie degli utenti aziendali. Agli inizi del 1981 Big Blue si rivolse a Microsoft chiedendo un sistema operativo a 16 bit. Bill Gates e Paul Allen (i fondatori di Microsoft) si resero però subito conto di non essere in grado di scriverne uno in tempi brevi. Allora comprarono la licenza esclusiva del QDOS dalla Seattle Computer Products, pagandole 25.000 dollari. A maggio del 1981 assunsero Tim Peterson, l’autore del sistema operativo, e il 27 luglio pagarono altri 50.000 dollari alla Seattle Computer per avere tutti i diritti del prodotto. Il QDOS divenne proprietà esclusiva di Microsoft. A settembre dello stesso anno il sistema operativo iniziò ad essere venduto con i computer di IBM. Non c’è che dire: quei 75.000 dollari furono il miglior affare della multinazionale di Redmond.
Quanta acqua è passata sotto i ponti! Quante Cpu, chipset, processori grafici, dischi fissi, memorie, monitor, stampanti, notebook, desktop sono stati inventati, sono entrati in produzione, sono stati venduti e sono diventatati obsoleti e sono stati rottamati. Trent’anni sono un’era geologica nel settore informatico. IBM, che ha aperto il mercato del personal computer nel 1981, ventitrè anni dopo, nel 2004, ha venduto alla cinese Lenovo i marchi e le fabbriche produttive di desktop e notebook ed è uscita dal settore dei computer personali concentrandosi su server, mainframe, software e servizi. Di quest’anno sono le esternazioni di due dei principali colossi dell’informatica personale mondiale: Acer che vuole lasciare il mercato di tutti i prodotti a basso margine (settore che ha reso Acer e HP i primi produttori di hardware del mondo) e la stessa HP che con il nuovo amministratore delegato vuole realizzare uno split societario per creare un’azienda indipendente che si occupi della commercializzazione dell’hardware, mentre la capogruppo si occuperà di software e servizi.
Quindi è la morte del personal computer? No, in realtà siamo alla diversificazione del mercato. Windows 8 potrà girare su notebook, desktop, tablet e smartphone e avrà di default un’interfaccia touch. Come il sistema operativo di Apple. E cosa sono smartphone e tablet se non l’estremizzazione dell’informatica personale? Hanno un processore potente, un sistema operativo avanzato e tante applicazioni da installare per rispondere alle proprie esigenze. Quindi no, il pc non morirà ma si evolverà. E noi saremo i cronisti di questa evoluzione.
Anche per noi il 2011 è un anno importante. Trent’anni fa nasceva il personal computer e dieci anni dopo, a maggio 1991, faceva la sua comparsa in edicola il primo numero di PC Professionale. Si, quest’anno festeggiamo ben vent’anni di presenza in edicola. Come il mercato anche noi siamo cambiati, ci siamo evoluti, perché abbiamo sempre cercato di spiegare le tecnologie emergenti provando in anteprima tutti i prodotti con un processore “inside”. Però, dal 1991 ad oggi abbiamo sempre mantenuto lo steso approccio: professionale e indipendente, con la massima attenzione al nostro lettore. Oggi siamo l’unica rivista in Italia ad avere un laboratorio in grado di fare vere prove di tutti i tipi di prodotto (dai server gli smartphone). Siamo gli unici a riuscire ancora a fare test comparativi. E siamo gli unici a credere ancora che un sistema integrato (rivista su carta, rivista in digitale, Dvd e Internet) possa fornire tutto ciò che serve per informare (e formare) chi opera in questo affascinante settore.
Per festeggiare i nostri vent’anni vi proponiamo un grande concorso, con bellissimi premi da vincere subito grazie ai codici che trovate sui numeri di ottobre e novembre (tutte le indicazioni nelle prossime pagine) e alcuni cambiamenti che renderanno ancora più leggibile il nostro giornale. Innanzitutto abbiamo migliorato la carta, scegliendone una in grado di valorizzare le foto e i grafici. Poi abbiamo realizzato un piccolo restyling grafico, con l’obbiettivo di rendere più fruibili i contenuti. Per questa ragione abbiamo modificato le aperture degli articoli principali e abbiamo spostato i First Looks dal fondo del giornale alle prime pagine, dopo le notizie. Sono poche e piccole cose che però nell’insieme vogliono rendere il giornale più gradevole da sfogliare e più godibile. Vi consiglio, infine, di non perdere l’articolo che abbiamo dedicato ai trent’anni del Pc, una storia che narriamo anche grazie alle principali copertine di PC Professionale. Buona lettura.
Dopo aver venduto a Seagate il proprio settore dei dischi fissi tradizionali, Samsung entra prepotentemente nel mondo dei dischi fissi allo stato solido, armata della grande esperienza come produttore Oem di memorie flash. Leggi tutto
Siamo riusciti a mettere le mani su uno dei primi Samsung Galaxy Note, ancora però con firmware non definitivo. Era in un bar ma il prodotto non era stato perduto come l’iPhone 4 o il recente iPhone 5. Tra una birra, un barattolo di zucchero per il caffè e tante chiacchiere, lo abbiamo analizzato e abbiamo fatto girare Quadrant, uno dei software di benchmarking per Android. I risultati sono veramente eccellenti. Il Galaxy Note è l’anello mancante tra smartphone e tablet, perché fa tutto quello che può fare uno smartphone e ha molte delle caratteristiche dei tablet, soprattutto grazie alla dimensione dello schermo (5,3 pollici con risoluzione di 800 x 1280 punti e in tecnologia Super Amoled).
Riporto qui il filmato con il benchmark, le caratteristiche più interessanti del prodotto e la galleria di immagini scattate al bar.
Il Galaxy Note è basato su un processore ARM Dual Core da 1,4 GHz. Come detto, lo schermo è da 5,3 pollici ed è di tipo capacitivo. Samsung ha brevettato una nuova tecnologia per poter usare sullo schermo capacitivo la pennina che si usa sugli schermi resistivi. Grazie alla pennina si possono prendere appunti, si può disegnare e altro ancora. La tecnologia che Samsung ha consegnato agli sviluppatori ci chiama + S Pen, cioè Advanced Smart Pen.
Le dimensioni del Note sono di 146.85 x 82.95 x 9.65 mm, per un peso complessivo di 178g. È quindi un oggetto che sta comodamente in tasca e che non ha una dimensione imbarazzante se usato per telefonare. Ha due fotocamere, quella sul retro da 8 Mpixel mentre quella frontale per le videochiamate da 2 Mpixel. La batteria è da 2500 mAh e dovrebbe poter garantire una buona autonomia (dico dovrebbe perché non abbiamo potuto fare un test di durata). Il Note ha di base 16 Gbyte di memoria di archiviazione espandibile con microSD (sino a un massimo di 32 Gbyte) e sarà disponibile tra ottobre e novembre a un prezzo che non si discosterà molto da quello del Galaxy S II. Clicca qui per il sito di Samsung dedicato al prodotto.
Eccoci alla conclusione di questo combattutissimo contest fotografico. Circa 350 foto. Non male. Abbiamo realizzato una gallery con tutti i vostri lavori (registrati col vostro nome e con un numero sequenziale).
La redazione ha già scelto le foto che che ritiene migliori e troverete i vincitori sul prossimo numero di PC Professionale nelle pagine dedicate alla Community (un numero speciale per festeggiare i 30 anni del personal computer e i vent’anni di PC Professionale).
Adesso però vi chiediamo un piccolo sforzo. Votate la foto che secondo voi è la più bella di tutto il gruppo. Non regaleremo nulla.
Fate un post con il nome della foto che volte votare. Ogni navigatore può dare un solo voto e non può votare le proprie foto. Avete tempo sino al 29 settembre.
Perché un sistema operativo dalle funzionalità avanzate deve essere quasi regalato?
Sul numero di settembre di PC Professionale (ora in edicola, non perdetelo) vi proponiamo la prova dettagliata di Lion, il nuovo sistema operativo di Apple. Analizzando nella sostanza i cambiamenti effettuati, oltre a quelli estetici (che sono comunque funzionali), ci si rende conto subito che siamo di fronte a un notevole salto qualitativo che ha richiesto la riscrittura di buona parte del codice e che ha introdotto ben 250 novità rispetto a Snow Leopard. Tra le altre cose sono profondamente migliorate le applicazioni Mail per la gestione della posta elettronica, iCal per gli appuntamenti e Safari per la navigazione Web. Pochissimi i punti negativi. Da segnalare soprattutto le nuove policy per gli sviluppatori che da un lato obbligano chi realizza applicazioni per Mac ad adottare rigorosi parametri, e quindi a approfondire e a riprogettare il proprio software, dall’altro però rendono più sicure le applicazioni (dal punto di vista del funzionamento) proprio perché adottano quelle procedure.
Potete scoprire tutti i segreti di Lion nel bell’articolo che il nostro super esperto ha realizzato per voi. Qui voglio approfondire un altro aspetto, non trascurabile, di Lion e che riguarda le strategie di Apple. Quasi due anni di progettazione e scrittura di codice, un sistema testato e funzionale, oltre 250 novità rispetto alla vecchia versione, quanto può essere monetizzato tutto questo sviluppo? Ossia, a quanto dovrebbe essere venduta l’evoluzione tecnologica che sta dietro a Lion? 50 euro? 100 euro? Ancora oggi, passare da Windows XP o da Windows Vista Professional a Windows 7 Professional costa 299 euro, mentre lo stesso aggiornamento per la versione consumer (Home Premium) costa 129 euro. Tanto, tantissimo. Apple ha fatto una scelta diversa, rendendo disponibile Lion per l’aggiornamento solo via l’App Store, e quindi via Web, a un centesimo in meno di 24 euro. 23 euro e 99 centesimi per un nuovo sistema operativo. E non è tutto. Se si hanno più macchine con lo stesso account App Store si possono aggiornare tutte senza dover pagare altro. Insomma, il prodotto di Apple sembra regalato. Tenete anche in conto che Apple opera in un regime di monopolio assoluto per le sue macchine (chi ha comperato un Mac ha a bordo solo ed esclusivamente OS X) e potrebbe imporre i prezzi che vuole per consentire l’upgrade ai propri utenti. E allora, perché non tiene i valori più alti guadagnando di più? Semplice: perché rispetto ai concorrenti diretti e indiretti (e non parliamo solo di Microsoft) Apple continua a dimostrare di essere un passo avanti. Mi spiego meglio. A poco meno di 24 euro tutti sono spinti a passare al nuovo sistema operativo. Solo chi deve usare applicazioni che girano con Rosetta (l’emulatore che permette di usare il software compilato per PowerPC) può avere problemi, gli altri avranno solo giovamenti. Quindi già sul milione di copie vendute solo nel primo giorno di disponibilità Apple è riuscita a realizzare un buon guadagno. Ma secondo me non è questa la ragione per cui a Cupertino vuogliono far passare tutti coloro che hanno un Mac a Lion. È vero che con l’App Store sta cercando di imporre quello che già succede con le applicazioni per iPhone e iPad: prezzi bassi per alti volumi di vendita e pirateria tollerabile. Ma nelle viscere del nuovo sistema operativo ci sono anche, per ora dormienti, tutte le funzioni per la gestione trasparente e non invasiva dei servizio cloud. Non è un caso se Steve Jobs nella sua presentazione alla Wdc (Worldwide developer conference 2011) ha fatto balenare le grandi novità che saranno disponibili con iCloud, il cloud computing di Apple. iCloud arriverà a novembre e per quella data molti computer della mela morsicata saranno aggiornati a Lion e quindi potranno usufruire dei servizi cloud. Di base e gratuitamente si potranno sincronizzare l’agenda e i contatti, i bookmark e gli indirizzi email.
Si avranno a disposizione gratuitamente 5 Gbyte di spazio per la sincronizzazione dei documenti e il backup. Documenti che saranno visibili e modificabili con tutto l’hardware di Apple (notebook e desktop, iPhone e iPad). Nel modo più semplice possibile. Ma non è tutto, perché ci saranno molti servizi evoluti che saranno a pagamento, come la gestione della biblioteca musicale con la “moratoria” per i brani scaricati illecitamente. A basso, basso costo. Una specie di socialismo tecnologico però non per tutti, a causa un punto di ingresso un po’ alto determinato dal prezzo dell’hardware. •
Su questo sito trovate la video-recensione del nuovo Lg Optimus 3D, il primo smartphone ad adottare uno schermo stereoscopico che consente di visualizzare contenuti in 3D senza occhialini. Il principio è quello già visto sulla consolle portatile Nintendo 3DS, ma con uno schermo più grande (ben 4,3 pollici). Nel settore degli smartphone, Lg ultimamente sta battendo in velocità la concorrenza con annunci tecnologicamente evoluti. Per esempio, l’azienda coreana è stata la prima a mettere in vendita un cellulare con processore dual core, raggiunta dopo un paio di mesi da Samsung e Htc. Anche nel caso del 3D, per un mesetto sarà sola in cima all’Olimpo tecnologico ma arriverà presto Htc, che ha già annunciato l’Htc 3D. Ora, non mi interessa discettare se sia più innovativa Lg, Samsung, Htc o Apple. Tutte e quattro queste aziende hanno dimostrato e stanno dimostrando di essere evolutive e innovative. Voglio invece esaminare cosa sta accadendo in questo strano settore del video tridimensionale.
Analizziamo il passato neanche tanto lontano: dopo molte chiacchiere, progetti e tentativi di innovazione, tutto cominciò col grande successo di Avatar, il film di James Cameron. Tanto inatteso successo e tanto interesse per i film in 3D convinse i grandi produttori di televisioni a investire su questa tecnologia per farla uscire dal cinematografo e farla atterrare, in grande stile, in tutti i salotti casalinghi. Ci hanno puntato tutti e c’è anche chi ha progettato un canale satellitare generalista in 3D, chi ha puntato sullo sport e chi sui cartoni animati. Ma poi, dopo il movimento di mercato generato da quelli che i sociologi chiamano “early adopter”, i malati di tecnologia che comprano tutto quello che è tecnologicamente avanzato pagando cifre a volte ingiustificate pur di essere i primi a possedere quegli oggetti, è rientrato in una normalità da calma piatta. Tanto che i produttori adesso spingono più sui servizi via Internet (le Smart Tv di cui abbiamo parlato sul numero di giugno di PC Professionale) che sul 3D. Una piccola precisazione: essere un early adopter è stressante e poco divertente. Ne parlo con cognizione di causa, perché anch’io appartengo a questa sconsiderata categoria. Da un lato scatta l’acquisto compulsivo. Vedere e volere un prodotto (soprattutto se è bello, non ce l’ha nessuno ed è basato su una tecnologia nuovissima) è tutt’uno. Poi però ti ritrovi con un gadget con tanti problemi di gioventù che lo rendono poco fruibile. Chi aspetta a comprare spesso paga meno e ottiene un prodotto aggiornato e più stabile. Sto cercando di guarire, ma è molto, molto difficile.
Torniamo al nostro 3D. Perché non ha avuto lo sperato successo in salotto? Soprattutto perché è fastidioso stare diverse ore con indosso gli occhiali polarizzati che permettono di godere dei contenuti 3D. E poi perché la differenza di prezzo con un televisore tradizionale era troppo elevata. Adesso, più che tra tecnologia attiva o passiva molti stanno puntando al 3D senza occhiali. E la sperimentazione passa prima di tutto dagli schermi piccoli, per console di gioco o smartphone. Anche perché la tecnologia stereoscopica attuale dipende moltissimo dall’angolo di visione, per cui può essere vantaggiosa solo su una periferica che non si condivide in gruppo. Ma mi chiedo e vi chiedo: a cosa serve il 3D su un cellulare? A navigare su Internet o leggere la posta? Neanche per sogno. A tenersi in contatto con i proprio amici tramite Facebook? Idem come sopra. E allora? Cominciamo col dire che l’esperienza del 3D è veramente accattivante. Appena si schiaccia il bottone che sull’Optimus 3D fa passare dall’anonimo ambiente Android al menu tridimensionale scaturisce immediata quell’esclamazione che avrebbe voluto farci dire Microsoft con Windows Vista: wow! L’esperienza visiva è notevole. Si possono creare contenuti fotografici e video in 3D grazie alla doppia fotocamera, si possono vedere i contenuti autogenerati e quelli del canale 3D di YouTube, si può giocare con tre giochi completi. Tutto mozzafiato, tutto in 3D. Forse però il vero differenziale, quello che può rendere interessante un prodotto di questo genere, sta proprio nel gioco. Non è un caso che Sony abbia fatto sposare la propria console portatile Psp con uno smartphone, generando l’Xperia Play, per telefonare e giocare. E che l’iPhone sia molto apprezzato proprio per la parte ludica. L’industria dei giochi è ormai più importante di quella cinematografica. E gli analisti sostengono oramai da tempo che la console del futuro sarà (e già lo sta diventando) un telefonino. Nel settore 3D c’è ancora molto spazio di crescita e la mossa di Lg, seguita a breve da Htc, potrebbe scardinare il recentissimo monopolio della Nintendo 3DS. •
Anche quest’anno vi chiediamo di andare in vacanza con una copia del numero di luglio o di agosto di PC Professionale e di farvi fotografare con il nostro giornale preferito.
I premi sono molto belli e sostanziosi.
Ai cinque navigatori/lettori selezionati dalla redazione invieremo: al primo classificato una macchina fotografica Nikon Coolpix P7000, la più professionale delle compatte, con una scheda di memoria SDHC super veloce da 16 Gbyte di Lexar sulla quale registrare foto e video. Al secondo classificato invieremo la Digital Camera Mask con integrata una videocamera per perfette riprese subacquee. Al terzo classificato invieremo una scheda di memoria professionale SDXC super capiente (da ben 64 Gbyte) di Lexar sulla quale registrare migliaia di foto o ore di filmati in Full HD. Al quarto regaleremo la Echo MX Backup drive, una chiavetta Usb di Lexar di grande capienza (64 Gbyte) e elevata velocità, che permette di mettere in sicurezza i propri dati. Infine, al quinto selezionato invieremo il lettore MP3 acquatico Speedo AquaBeat da 2GB.
Ogni iscritto al sito potrà inserire un massimo di cinque immagini (oltre la quinta non verranno considerate per la selezione).
Avete tempo di inserire le vostre foto sino al 4 settembre.
Quindi, non dimenticate di partire per le vacanze con la vostra copia di PC Professionale.
Buoni scatti e buona vacanza
I premi
Ecco i premi:
La Nikon Coolpix P7000 ha un formato classico, può essere trasportata come una fotocamera compatta e offre la maneggevolezza di una reflex. Perfetta per i fotografi che desiderano il controllo completo e prestazioni professionali anche su una compatta. Ecco alcune caratteristiche: l’obiettivo zoom Nikkor 7.1 grandangolare, con vetro ED offre una precisione eccezionale e una risoluzione nitida (è equivalente a un 28 –200 mm nel formato 35 mm). Il sensore Ccd è da 10,1 megapixel e 1/1,7 pollici. Il monitor LCD è da 7,5 cm con risoluzione di 921.000 pixel per colori vivaci e contrasto nitido. Lo stabilizzazione dell’immagine VR ottico riduce l’effetto dovuto al movimento della fotocamera. La P7000 permette anche di registrare filmati a 720p arricchiti dall’audio grazie al microfono stereo integrato. Lo zoom ottico e l’autofocus sono disponibili durante la registrazione. Può anchd essere usate un microfono esterno. Tramite ghiere si accede ai controlli manuali senza accedere al menu e si impostano rapidamente l’ISO, il bilanciamento del bianco e il bracketing. La ghiera di compensazione dell’esposizione offre il controllo diretto della compensazione fino a 3 EV in step di 1/3 EV. Insieme alla verrà consegnata una scheda di memoria SDHC super veloce da 16 Gbyte di Lexar sulla quale registrare foto e video.
La Digital Camera Mask può essere utilizzata fino a 5 metri di profondità, ha una risoluzione di 8 Megapixel, è dotata di porta USB 2.0 per trasferire le immagini sul PC. Inoltre è dotata di 16 Mbyte di memoria interna, dispone di uno slot per schede di memoria MicroSD fino a 32 Gbyte. L’alimentazione è fornita da due pile standard da 1,5 Volt tipo AAA, Litio.
Le schede di memoria Professionale 133x SDHC di Lexar offrono la velocità certificata di 133x (minimo sostenuto in scrittura dati di 20MB/sec) per un trasferimento sicuro e veloce dei dati dalla fotocamera alla card e dalla card al computer. Sono ideali anche per il video full-motion con apparecchi abilitati al sistema SDHCTM. Sono disponibili nei formati da 4, 8, 16 e 32 Gbyte. Nella confezione è incluso un software per il recupero delle immagini o dei video cancellati, chiamato Lexar Image RescueTM 4.
Lexar Echo MX Backup Drive è una chiavetta Usb di grande capienza ed elevate prestazioni ideale il backup dei dati personali. Offre una velocità certificata fino a 30MB/sec in lettura e 17 MB/sec in scrittura; è compatibile con Pc e Mac. Il prodotto è dotato di indicatore di disponibilità di spazio, leggibile anche quando disconnesso ed è disponibile nei formati da 8, 16, 32, 64 e 128 Gbyte.
Speedo AquaBeat è un lettore MP3, dotato di una memoria interna da 2 Gbyte per un ascolto di oltre 250 brani MP3 e 500 WMA, ma sua principale la cui caratteristica è quella di essere subacqueo. Il dispositivo è quindi dotato di particolari auricolari impermeabili per l’ascolto sia in acqua che fuori. Particolarmente indicato per gli amanti di nuoto ed immersioni, ma anche per chi fa bicicletta o sport all’aperto.
Finalmente sarà disponibile il primo smartphone con dispaly stereoscopico e in grado di visualizzare contenuti 3D (foto, video e giochi) da guardare senza gli occhialini. Sarà disponibile già da domani sia tramite Tim, Vodafone e Tre sia nei negozi di telefonia e costerà 599 euro.
Ne abbiamo avuto uno tra le mani per la prova e vi proponiamo subito la prima video review. In attesa dell’articolo che pubblicheremo su PC Professionale.
iCloud, recentemente annunciato da Apple, è solo la punta dell’iceberg dei servizi offerti tramite il Web. Ma non son tutte rose e fiori
Alla WWDC (la conferenza mondiale degli sviluppatori) Apple ha fatto tre annunci importanti, due riguardanti l’evoluzione dei propri sistemi operativi (OS X Lion per notebook e desktop e iOS 5 per tablet e smartphone) e uno sul nuovo iCloud, evoluzione dei servizi on-line di MobileMe. Quest’ultimo annuncio è quello che ha suscitato il maggior interesse da parte degli esperti e degli utenti di sistemi Apple. Perché? Potete scoprirlo leggendo l’articolo di presentazione dei servizi offerti da iCloud nella rubrica Internet. Quello che qui mi interessa analizzare non è tanto l’offerta che la corazzata Apple ha predisposto per affrontare la dura battaglia nel mare magnum della rete, ma le implicazioni che il cloud computing in genere avrà sulla nostra vita.
Partiamo da due considerazioni positive. Primo: coscienti o no, siamo tutti già utilizzatori di servizi cloud. Secondo: fruire di servizi cloud porta tanti benefici. Facciamo qualche esempio. Anche solo tenere sincronizzati i propri siti Internet preferiti tramite il semplice servizio offerto da molti browser (per esempio Firefox) senza installare add-on specifici porta ad essere utenti di un servizio di cloud computing. Google Calendar è una agenda cloud, come Gmail, che permette di archiviare nella “nuvola” la propria posta elettronica e la rubrica personale. Gli utenti smaliziati, come i lettori di PC Professionale, fanno largo uso di programmi di sincronizzazione di file e note come Dropbox o Evernote, applicativi che definire utili è riduttivo. Con Dropbox, per esempio, potete avere un disco fisso virtuale on-line sul quale archiviare i file che dovete avere sempre con voi, accessibili ovunque e sempre aggiornati, oppure potete creare una cartella da condividere con i vostri amici (solo quelli abilitati potranno vederla) per scambiare documenti, foto o video. Non è utile tutto ciò? Pensate poi ai vantaggi, non solo economici, che hanno le aziende che stanno adottando servizi Saas (Software as a service): bassi investimenti in hardware (drastica riduzione dei server aziendali), aggiornamenti immediati degli applicativi, software non da acquistare ma solo da “affittare” con un basso impatto economico sui conti aziendali. E poi, non è da sottovalutare il fatto che tutto ciò che si archivia nella “nuvola” è registrato più volte, per cui il rischio di perdere i propri dati è molto ma molto limitato. Insomma, tanti benefici. Va bene, i risparmi ci sono, i vantaggi anche, ma nessuno parla degli svantaggi? Sì, perché un uso non oculato dei servizi Web può comunque generare dei problemi. Non son tutte rose e fiori. Pensate a cosa è successo a PlayStation Network che, come dice Sony è: “un ambiente interattivo in cui puoi provare giochi online, comunicare con amici e familiari in tutto il mondo ed esplorare il Web”. In pratica un servizio, anche in questo caso cloud, che permette di provare e comprare nuovi giochi e di giocare on-line con altri amici di network. Grazie a un massiccio attacco hacker il servizio è rimasto inattivo per più di un mese. Va bene, serve solo per giocare, ma pensate se una cosa del genere fosse successa a un fornitore di applicazioni Saas, magari di programmi specifici per studi legali o per commercialisti. Un vero disastro, soprattutto se i dati fossero disponibili solo on-line.
E non c’è solo il problema degli hacker. Secondo me noi abbiamo un’approccio un po’ troppo fideistico al Web: Internet c’è e ci sarà sempre ed è impossibile immaginare problemi di connessione. Però i servizi si possono bloccare e le connessioni possono non essere sempre disponibili. Immaginate di essere all’estero in vacanza o per lavoro e di non riuscite a collegarvi al Web, perché il 3G è impossibile da usare fuori Italia (per i costi proibitivi) e non ci sono accessi wireless nelle vicinanze. Vi arriva il messaggio della vostra banca “solo” on-line che vi avverte che siete in rosso perché vi hanno addebitato il saldo mensile della carta di credito e voi a questo punto cosa potete fare? Avere i dati della propria attività anche in locale, oltre che nel cloud, o poter contattare delle persone fisiche in caso di bisogno, non è una banalità. È una necessità che il virtuale del Web non potrà mai sostituire. Di contro non bisogna neppure criminalizzare Internet pensando che solo i servizi “fisici” siano sicuri. Pensate a cosa è successo alle Poste nazionali, che in occasione del recente aggiornamento del sistema operativo dei server sono andate in tilt, creando lunghe code di utenti agli sportelli. Utenti reali, non virtuali.
Abbiamo potuto provare in anteprima il nuovo Samsung Chromebook, il notebook che ha come sistema operativo Chrome OS di Google. Ecco in anteprima il video con le caratteristiche principali di questo interessantissimo notebook che apre una nuova frontiera nell’uso dell’elaborazione portatile. Tutto risiede nel cloud. Tutto è accessibile tramite Internet.
Sul numero di PC Professionale di Agosto troverete la prova completa sia del Samsung Chromebook (e se arriva in tempo del suo fratello prodotto da Acer) sia del sistema operativo.
Sono milioni i programmi per iPad e Android. Noi ne abbiano selezionate alcuni, ma secondo voi qual è il migliore?
Su questo numero trovate un ricco articolo con la nostra raccolta di applicazioni per iPad, programmi che sono stati selezionati dalla redazione, provati e poi valutati per segnalarvi solo quelli migliori.
Eccoci a fare il punto sui vincitori degli ultimio contest che abbiamo lanciato dal giornale e dal sito.
Per il contest “Creatività e inventiva alla prova” la redazione ha scelto le copertine di Annacla e di Iamsomber.
Il lavoro di Annacla si distingue sia per la qualità generale dell’impaginazione e la cura con cui è stata realizzata la copertina, sia per i testi, semplici ma esaustivi e che ben fanno capire quali articoli ci saranno all’interno del giornale. Ad annacla invieremo il Netgear Stora, il sistema per memorizzare e condividere in casa i file digitali.
La copertina di Iamsomber è graficamente pulita e ha titoli coerenti e accattivanti. A iamsomber invieremo il NeoTV Ultimate Media Player HD di Netgear, il sistema per visualizzare filmati e fotografie sul proprio televisore in alta definizione.Tutte i lavori che ci avete inviato resteranno in redazione e tra un anno li riesumeremo per confrontare gli argomenti con quelli che appariranno sulla nostra copertina di marzo 2012. Tutti coloro che avranno centrato almeno due argomenti riceveranno in regalo un abbonamento a PC Professionale.
Attenzione, però: se avete inviato più copertine “vincenti” riceverete comunque un solo abbonamento.
Per il contest ”Il Pc e i suoi componenti” abbiamo scelto le foto di (in ordine casuale e non di classifica):
Mesca
Dvddavi
A loro invieremo i due libri che abbiamo appena pubblicato con la rivista: “Ubuntu Linux 10.10 – La grande guida” e “Creare applicazioni di successo per iPhone e iPad“.
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