La rivoluzione tecnologica passa anche attraverso i dati. E la “produzione” di dati ha un tasso di crescita esponenziale: nel 2015 erano 2,5 exabyte (un exabyte è pari a 1018 byte) ma entro il 2020 saranno 16 exabyte i dati prodotti ogni giorno. Un volume apparentemente immenso, ma di cui solo una piccola parte è rappresentata da dati “attivi”, che devono essere online e disponibili in tempo reale. Si stima infatti che i “cold data” (ovvero i dati “inattivi”, non usati frequentemente) possano arrivare a rappresentare oltre l’80%. È necessario poter contare su una tecnologia in grado non solo di archiviare, ma anche di memorizzare a lungo termine un’enorme mole di dati. In questi ambiti il nastro magnetico sta riguadagnando popolarità , soprattutto nei data center, grazie ai suoi tanti vantaggi rispetto all’hard disk: alta capacità , migliore affidabilità , maggiore efficienza energetica, minor Tco e maggiore durata nel tempo. Abbiamo incontrato Fujifilm Recording Media facendo il punto sull’attuale stato della tecnologia a nastro e sui suoi sviluppi futuri.

Richard Alderson. Responsabile Fujifilm Recording Media per UK e Irlanda.

PC Professionale: In questo momento a che punto siamo con l’evoluzione della tecnologia del nastro per lo storage?
Richard Alderson: Adesso siamo in una situazione abbastanza sorprendente. Da un lato – e da un punto di vista puramente industriale – noi produttori di nastri per lo storage è come se fossimo nei panni di una start-up che ha fatto innovazioni tecnologiche senza precedenti nella storia dello storage dei dati. D’altro canto, possiamo contare su una base di installazioni a nastro che risalgono all’inizio degli anni 2010, ma che non hanno niente a che vedere con questa nuova tecnologia che stiamo portando sul mercato.

PC Professionale: Che cosa intende con “una rivoluzione tecnologica senza precedenti”?
Franca Stevan: È presto detto: quale altra tecnologia di storage, formato o brand conoscete che in soli 6 anni è stata in grado di moltiplicare la propria capacità  di storage di ben 4,8 volte, la velocità  di scrittura di 2 volte e di ben 100 volte la sua data integrity? Questo è ciò che consente la tecnologia LTO. LTO6, lanciato a fine 2012, ha una capacità  di 2,5 TB, un tasso di trasferimento di 160 MB/s e un BER (Bit Error Rate) di 1×1017, mentre il prossimo LTO – la generazione LTO8 che sarà  lanciato a ottobre – offrirà  una capacità  nativa di 12 TB, una velocità  di scrittura di 360 MB/s e un BER di 1×1019.

Franca Stevan. Responsabile Fujifilm Recording Media per l’Italia.

E comunque, non stiamo prendendo in considerazione ciò che per noi è il gioiello dell’archiviazione dei dati – la generazione 6 dei drive Enterprise TS1100 – la prossima soluzione a nastro che IBM lancerà  entro l’estate 2018, che supererà  tutti i record con una capacità  di storage probabilmente di 20 TB. La velocità  di scrittura arriverà  sicuramente a 500 MB/s e da notare che il BER del nastro 3592, è già  dieci volte quello dell’LTO7. Ovviamente dobbiamo aspettare che il Consorzio confermi le specifiche dell’LTO8 e che IBM confermi quelle del nastro 3592JE (Generazione 6). Possiamo quindi già  confermare che stiamo parlando di una vera rivoluzione. Uno dei nostri partner ha perfettamente riassunto il confronto tra la tecnologia dei nastri di oggi rispetto alla tecnologia a nastro usata nel 2012, spiegando che la differenza nelle prestazioni è diventata così significativa e importante che sarebbe necessario trovare anche un nome diverso per questa nuova tipologia di nastri per lo storage dei dati.

LTO (Linear Tape Open): solo una tecnologia che si è innovata può produrre nastri ad alta capacità .

PC Professionale: Come posiziona il nastro rispetto ai suoi due principali concorrenti, hard disk e cloud?
Richard Alderson: Non possiamo posizionare un prodotto di archiviazione fisica rispetto al cloud. Il cloud rimane una decisione aziendale di dare all’esterno la gestione del proprio backup. Se analizzate le quote di mercato dei fornitori di servizi cloud, vedrete che molti dei leader, quei pochi nomi che si dividono la quota maggiore del mercato globale, sono su nastro.
Il vero confronto è con l’hard disk. In questo caso, possiamo semplicemente riassumere la situazione: le prestazioni del nastro e del disco si potevano mettere a confronto 6-7 anni fa. All’epoca, ogni prodotto aveva il proprio vantaggio sull’altro: il nastro poteva conservare i dati più a lungo rispetto al disco e l’hard disk offriva una velocità  di scrittura paragonabile al nastro ma un tempo di accesso più veloce.
Oggi la situazione è completamente cambiata. Il data integrity del nastro LTO7 è di oltre 10.000 volte superiore a quella di un hard disk Sata di classe enterprise, in quanto il BER dell’hard disk è 1×1015. Qui stiamo parlando di un argomento serio: la perdita di dati. Il miglior modo per spiegare la differenza di affidabilità  e di data integrity tra nastro e disco è quella di invitarvi a visitare il sito web (www.lto.org) del Consorzio LTO. Messo in termini di dati da archiviare, dal confronto del BER del nastro e dell’hard disk emerge che, se consideriamo un LTO7, ci potrebbe essere 1 evento di errore in 1,25 exabyte di dati o più semplicemente ogni 200.000 nastri LTO7, mentre per l’hard disk, ci potrebbe essere 1 evento di errore in 125 terabyte o ogni 20 hard disk SATA di tipo enterprise da 6 TB.

— continua —

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Sul pianeta Terra dal 1971, in PC Professionale dal 2000, appassionato da sempre di tecnologia, (buona) cucina e viaggi.