In rete, tra gli appassionati del p2p, era conosciuto con il nick name di “Brokep”, e per cinque anni Peter Sund è stato uno dei più ferventi sostenitori del libero file sharing, attraverso la sua creatura, The Pirate Bay.
Ora, dopo una condanna a un anno di prigione e una maxi multa da dividere con i soci fondatori di The Pirate Bay, ha deciso di non essere più il portavoce di un sito che molto probabilmente in futuro non rispecchierà gli stessi principi di libertà di condivisione a cui si erano ispirati Peter Sunde e soci.
“Ho un libro che aspetta di essere finito di scrivere e molti libri ancora da leggere” ha scritto sul suo blog Sunde, aggiungendo anche: “Oggi per me finisce una piccola era, ma sto semplicemente lasciando un ruolo, per continuare a essere una persona”.
L’uscita di scena di Peter Sunde è secondo alcuni il segnale più evidente dell’imminente vendita del sito, annunciata più di un mese fa, alla software svedese Global Gaming Factory che intende fare di The Pirate Bay un servizio di file sharing legale a pagamento, con un modello di condivisione delle risorse di banda tra gli utenti.
Emergono i primi dettagli su come la nuova proprietà, Global Gaming Factory, intende gestire nei prossimi mesi e rendere remunerativo The Pirate Bay.
In un’intervista esclusiva a Business Week, il Ceo di GGF, Hans Pandeya, ha detto di voler innanzitutto pagare i diritti d’autore ai principali fornitori di contenuti (Warner Brothers, Sony BMG, Vivendi Universal) ma soprattutto di voler utilizzare il modello del p2p come messa in comune delle risorse di banda da parte degli utenti della Baia, al fine di rivendere la banda stessa a Internet service provider come ComCast e At&T. 
I proventi dovrebbero poi essere condivisi tra gli utenti stessi che verrebbero così risarciti per aver messo a disposizione le proprie risorse di banda e che potrebbero utilizzare i soldi guadagnati ad esempio per acquistare file musicali o altri servizi resi disponibili sul sito.
Il modello richiama alla mente un altro progetto decennale di condivisione delle risorse, a scopi però filantropici, che è il progetto SETi@Home dell’Università di Berkeley in California, in cui i partecipanti consentivano l’accesso tramite Internet alla risorse dei loro computer, quando questi non erano in uso, per sfruttare la potenza di calcolo dei singoli PC e dar vita a un supercomputer virtuale che, tra le altre cose, doveva analizzare i segnali provenienti dallo spazio, alla ricerca di eventuali forme di vita extra-terrestri.
In tempi più recenti, il modello della raccolta e condivisione delle risorse elaborative e di rete è stato utilizzato anche da Skype.
Nel caso di Pirate Bay però, commenta Business Week, risulta difficile pensare che provider come ComCast e AT&T acquistino banda (se pur a basso costo) dal network p2p del sito, sia perché hanno già in essere accordi di rivendita reciproca tra loro, sia perché la community della Baia dei Pirati dovrebbe essere molto più ampia, per garantire un eccesso di banda tale da motivarne la rivendita (oggi sul sito gli ultimi dati ComScore parlano di 16 milioni di utenti mensili a maggio). Inoltre insorgerebbe anche un problema di violazione nei rapporti contrattuali tra gli Internet service provider e gli utenti finali che si troverebbero a essere in qualche modo rivenditori del servizio acquistato.
Accanto a questa strategia c’è poi il modello pubblicitario: The Pirate Bay fino a oggi non ha attirato l’attenzione dei grandi investitori pubblicitari in quanto sito illegale per eccellenza, sostiene la Global Gaming Factory, ma una volta reso a pagamento il servizio, l’obiettivo della nuova proprietà è realizzare 40 milioni di euro in fatturato pubblicitario al mese. Una cifra più che ragguardevole, che si basa sui dati di accesso al sito attuali. Ma c’è il rischio che gli utenti disertino il sito, un volta diventato a pagamento. Tutte le iniziative Internet “free” da Napster a KaZaA, che sono state trasformate in un modello a pagamento infatti non sono riuscite a replicare il medesimo successo in termini di utenti paganti e fatturato. E c’è il rischio che Pirate Bay faccia la stessa fine.
L’acquisizione sarà portata a termine entro fine agosto, vedremo quindi nei prossimi mesi quali altri dettagli fornirà la Global Gaming Factory.
Abbiamo messo a confronto i due Transformer, il primo e più anzianotto basato su...
In una fiera in cui gli stand sono molto vicini tra loro gli espositori devono “farsi...
Abbiamo notato i primi display trasparenti al CES di Las Vegas, ma all’ISE...
Ecco la prima video review del nuovissimo tavolo touch Microsoft Surface, prodotto...
Primo contatto con il nuovo tablet Asus caratterizzato da un fattore di forma unico,...
Ci è arrivato il più interessante e controverso tablet attualmente disponibile...
Prendendo spunto dalla prova comparativa che stiamo realizzando per il numero di...
L’incontro tra Nokia e Microsoft ha partorito il primo frutto: il Nokia Lumia...
Ci è arrivato il Nokia Lumina 800, il primo smartphone di Nokia con Windows Mobile...