Aruba lancia SuperSite: siti per tutti, a prezzo basso
La società di hosting amplia la propria offerta web cercando di intercettare il pubblico delle piccole imprese, artigiani ma anche liberi professionisti o persone singole, che nell’era di Internet e dei social network hanno bisogno di far conoscere on line la propria attività o professione, ma che non posseggono conoscenze specifiche di programmazione web. SuperSite è una soluzione flessibile, che non pone limiti in termini di spazio e pagine web utilizzati e che offre anche la piena compatibilità con i dispositivi mobili, smartphone e tablet, basandosi su Html 5.
La soluzione offre fino a un massimo di 100 template per creare un sito e permette di aggiungere immagini e testi a scelta e di personalizzare le pagine web con colori e font, trascinando i singoli elementi con un semplice drag and drop. È prevista anche l’ottimizzazione del sito sui motori di ricerca e l’integrazione di numerosi widget, moduli pronti all’uso per integrare il sito ai principali social network (Facebook, Twitter, Google+, Flickr), inserire contenuti multimediali personalizzati, creare form o slideshow o gestire la geolocalizzazione della propria attività su Google Maps.
Aruba ha scelto di partire con un prezzo aggressivo per la soluzione base di SuperSite: l’abbonamento costa 29 euro all’anno e include 15 template, la visibilità sui motori di ricerca, la personalizzazione degli elementi con funzioni drag&drop, la scelta dei widget e la visualizzazione ottimizzata su tablet e smartphone. La versione Professional di SuperSite offre in più un modulo per ecommerce basato su PayPal quale piattaforma di pagamento, le funzionalità slideshow. È venduta in abbonamento a 89 euro all’anno. È possibile provare gratuitamente per 30 giorni la versione Professional collegandosi al sito supersite.aruba.it.
Le foto sul Web con jAlbum Pro, al 50% di sconto
Semplice per i novizi, appagante per i veterani, flessibile e ricchissimo di modelli “scegli ed applica”: un’applicazione di riferimento che parla anche la nostra lingua.
Abbiamo più volte sottolineato come applicazioni tripla A spesso siano il frutto non di compagnie con plotoni di sviluppatori bensì di intuizioni e coding di un singolo, magari per rispondere a esigenze personali a cui, successivamente, si da un’eco maggiore. In questo contesto rientra jAlbum Pro, l’app sviluppata da David Elkholm, con la finalità di consentire a chi non abbia conoscenze di pubblicazione sul Web o ai professionisti del settore, la preparazione, l’organizzazione e la successiva “messa in linea” di album fotografici.

Premettiamo fin da subito che l’obiettivo è stato centrato in pieno e che l’interfaccia grafica è stata completamente localizzata in lingua italiana mentre la documentazione in linea, ancora in inglese risulta comunque dettagliata e sufficientemente chiara.
jAlbum Pro è l’edizione “stand-alone”, ovvero da installare su Mac, dell’omonimo portale per la creazione e pubblicazione di album fotografici ed in pochi passaggi permette di raccogliere le foto da pubblicare, selezionare il modello (template) con cui confezionarle ed infine pubblicarle sulla Rete per condividerle con amici o familiari.

In aggiunta agli strumenti di pubblicazione, lo sviluppatore ha incluso (immagine sopra) anche funzioni per il ritocco fotografico, per interventi rapidi, senza velleità da editor grafico o applicativo dedicato.
Programma, e servizio, sono disponibili in due edizioni ma come da tabella la versione Pro oltre a disporre di maggior spazio per l’archiviazione, non ha banner pubblicitari, offre un carrello per la spesa (per esempio nel caso in cui si volesse realizzare un mini-store online) e garantisce priorità sull’edizione free nel supporto tecnico.

Con la promozione in corso è possibile acquistare l’edizione Pro a 44,49 dollari anziché $89 o valutare la bontà del servizio scaricando la versione dimostrativa del client, disponibile sulla stessa pagina.
MIBAC ed Europeana: in rete le memorie della Grande Guerra
Il 7 maggio viene presentato a Roma presso la Biblioteca Nazionale il progetto europeo di raccolta e digitalizzazione dei documenti e memorie della Grande Guerra, promosso da Europeana e dall’Università di Oxford, in vista del centesimo anniversario della prima guerra mondiale nel 2014.
Europeana 1914-1918, così si chiama il progetto, ha già percorso tutta Europa (è stato presentato in Germania, Regno Unito, Belgio, Irlanda, Lussemburgo e altri paesi) e arriva ora in Italia dove sarà condotto in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico, il Museo Centrale del Risorgimento di Roma e la Fondazione Museo Storico del Trentino. In ogni paese i cittadini vengono invitati a rendere disponibili per la digitalizzazione cimeli e testimonianze degli anni della Grande Guerra in modo da contribuire ad arricchire la conoscenza di quel periodo storico e far capire alle generazioni più giovani l’impatto avuto dalla guerra sulla gente comune.
Durante la Giornata di Raccolta e Digitalizzazione prevista per mercoledì 15 maggio presso la Biblioteca Nazionale di Roma, cittadini e persone comuni potranno portare le loro storie di famiglia legate alla Grande Guerra: cimeli, lettere, fotografie, diari, documenti audio e brevi filmati, qualsiasi tipo di documento risalente alla prima guerra mondiale potrà essere utile alla digitalizzazione. I contributi personali potranno essere inviati anche indipendentemente dalla giornata di raccolta, collegandosi al sito www.europeana1914-1918.eu.
Leggere i feed Rss senza distrazioni
Anche se le notizie si diffondono sempre più spesso tramite i social network, i feed Rss sono ancora oggi una soluzione comoda, efficace e personalizzabile per ricevere tutte le informazioni interessanti pur mantenendo il “rumore” e le distrazioni entro un limite tollerabile. La tecnologia è ormai molto matura, e sono moltissime le alternative disponibili per leggere i feed su qualsiasi piattaforma (dai televisori agli smartphone) e in qualunque luogo. Proprio all’accesso universale punta SubPug (www.subpug.com), un servizio personalizzabile basato sul Web e quindi accessibile da qualsiasi computer: quest’applicazione Web offre un’interfaccia piacevole, ricca di funzioni ma intuitiva, e alcune caratteristiche molto interessanti.
Quando ci si collega al sito per la prima volta si può scegliere tra una serie di starter pack preconfigurati, ciascuno dei quali raccoglie una piccola selezione di feed di alta qualità su argomenti specifici (design, gadget, giochi, musica, scienza e così via), oppure si può partire da zero, specificando a mano i siti da tenere sotto controllo. Per velocizzare la configurazione, si può anche importare un file Opml che contiene gli indirizzi dei propri feed preferiti.
L’interfaccia di lettura sfrutta la maggiore larghezza dei monitor panoramici per mostrare l’articolo principale, senza la consueta cerchia di box e pannelli che distraggono il lettore, affiancato dalle informazioni di contorno più importanti, come i tag, i tweet e i commenti (che però non sempre vengono riconosciuti ed estrapolati correttamente). La toolbar superiore permette di filtrare i feed, scegliere tra la vista normale (con gli articoli completi uno sotto l’altro) e una lista di titoli, e decidere se nascondere o mostrare gli articoli già letti. Molto utili sono anche le opzioni relative a ciascun feed: si possono infatti specificare termini da escludere dall’elenco degli articoli e scartare quindi gli argomenti a cui non si è interessati.
Microsoft integra Skype in Outlook.com
Skype, Il servizio Voip acquisito da Microsoft nell’ottobre 2011 per 8,5 miliardi di dollari, è stato integrato nel programma di web mail Outlook.com che sta gradatamente sostituendo Hotmail.com.
Microsoft ha annunciato ieri che la preview di Skype per Outlook.com è già disponibile negli Uk e nelle prossime settimane lo sarà in Germania e in Usa e poi a seguire per l’estate, anche negli altri paesi del mondo.
Fare video chiamate con Skype direttamente dalla posta elettronica di Outlook.com è molto semplice: l’elenco dei contatti Skype infatti viene importato nella propria lista di indirizzi email e ogni persona che vi invia una mail può essere ricontattata via Skype. Chi non possiede un account su Skype può in alternativa utilizzare l’ account di posta elettronica Microsoft, senza doversene creare uno nuovo.
Per fare una video chiamata o una chiamata audio è necessario prima scaricare un plug in di Skype, dopo di che per chiamare un contatto basta solo fare click sulla foto della persona e il programma mostrerà le varie opzioni di comunicazioni disponibili: mail, chiamata telefonica, video-chiamata. Microsoft ha pensato anche agli utenti di Messenger, il servizio di messaggistica istantanea che è stato annegato in Skype. Costoro possono chiamare i loro amici (buddies) udirettamente dal browser o dal client di Skype. Non ci resta che aspettare anche noi italiani di poter vedere dal vivo Skype in Outlook.com.
Al via Wwworkers Camp, il meeting dei lavoratori italiani della rete
Il prossimo 8 e 9 maggio a Bologna si terrà il Wwworkers Camp, il primo meeting dedicato alle nuove professioni della rete e all’economia digitale organizzato dai wworkers, la community creata nel 2010 che unisce tutti coloro che hanno deciso di affidare il loro futuro professionali alla rete. Una categoria di persone, fino a oggi etichettata con un generico “Popolo della rete” che comprende professionisti e imprenditori che operano con le nuove tecnologie, ma anche artigiani e commercianti, non necessariamente esperti di Internet, che sfruttano le piattaforme di ecommerce per farsi conoscere all’estero e ampliare la propria rete vendita.
Sono insomma i lavoratori della rete, una nuova categoria professionale e sociale che ha bisogno di trovare unità e che già ha un luogo di confronto nella piattaforma virtuale wwworkers.it dove più di 2000 persone condividono le proprie esperienze con altri. Al Wwworkers Camp di Bologna queste persone potranno confrontarsi tra loro, partecipare a laboratori e barcamp.
Tra le iniziative previste c’è anche la consegna ai politici delle 10 azioni ritenute necessarie per portare l’Italia nell’economia digitale, una sorta di manifesto programmatico affinché le istituzioni prendano atto che c’è un’ Italia che vive e dà lavoro attraverso la rete. Senza scomodare vecchi slogan, viene spontaneo dire: Lavoratori italiani unitevi!
Ifttt: connessioni tra i servizi Internet
Sono presenti tutti i principali social network (Facebook, Twitter, LinkedIn), moltissimi servizi cloud di varia natura (Dropbox, Evernote) e altri classici del Web 2.0 (Delicious, Digg, Pocket, Instagram e molti altri). Quasi tutti i canali prevedono una varietà di trigger o azioni: se si seleziona per esempio il canale Feed Rss, si può creare un trigger che scatterà quando verrà aggiunto un nuovo elemento a uno specifico feed, oppure soltanto quando l’oggetto soddisferà condizioni specifiche. Sarà quindi facilissimo realizzare, per esempio, una ricetta che invii un messaggio di posta elettronica ogni volta che sul sito di Pc Professionale compare una nuova notizia su un argomento a cui si è interessati, oppure che aggiunga a Evernote tutte le fotografie pubblicate dai propri amici. Non manca, naturalmente, un aspetto “social”: le ricette possono essere mantenute private, e utilizzate soltanto per sé, oppure condivise, offrendo soluzioni preconfezionate per interagire con i servizi Web in modo intelligente e originale.
Il focus di Google e Upa sull’e-commerce dei beni di largo consumo in Italia
Il commercio elettronico dei beni di largo consumo (per intenderci la spesa on line dai siti della grande distribuzione) è il grande salto che l’Italia deve ancora fare per allinearsi agli altri paesi europei nelle percentuali di utilizzo degli acquisti on line. Secondo una ricerca commissionata a Gfk Eurisko da Google e Upa (l’Associazione delle più importanti aziende che investono in pubblicità) un quarto dei responsabili acquisti che utilizzano il web è interessato a comprare on line beni di largo consumo: sono 2,7 milioni di persone (oggi gli acquirenti di beni di largo consumo sul web solo 400.000).
Catene di supermercati e negozi (75%) ma anche aziende monomarca (69%) sono gli operatori preferiti dove le persone andrebbero ad acquistare on line. Secondo l’indagine la conoscenza della piattaforme digitali per gli acquisti on line è frutto di un passa parola tra amici e colleghi di lavoro, nella grande maggioranza dei casi (60%) e per un 49% è il risultato della navigazione web.
La scarsa dimestichezza con Internet e con le procedure di acquisto on line fanno ancora da freno nell’ avvicinarsi all’ecommerce: il 37% ad esempio si definisce parzialmente esperto della navigazione web e degli acquisti on line, il 27% si ritiene abbastanza esperto e solo il 4% molto esperto. Ma è anche un certo disagio di fronte alla smaterializzazione degli acquisti, specie per la spesa alimentare, a fare da barriera per i più (l’82% ) e molti preferiscono ancora scegliere i prodotti di persona e confrontarsi con gli addetti vendita (72%). A complicare le cose ci sono poi anche ostacoli di natura logistica come la necessità della presenza in casa per la consegna della spesa (63%) o il fatto di dover decidere prima cosa comperare e infine anche il costo aggiuntivo che viene applicato nella consegna della spesa viene percepito come un freno (67%).
Sul fronte dei vantaggi invece le idee sono chiare: il 40% apprezza il fatto di non dover affrontare code e parcheggi o vincoli di orario e uno su tre riconosce anche la possibilità di risparmiare e accedere a promozioni vantaggiose (37%) a ad assortimenti più ampi. Per i prossimi 10 anni il 60% dei responsabili acquisti che utilizzano Internet si attende un significativo ampliamento dei processi di acquisto on line per i beni di largo consumo e circa la metà degli intervistati pensa che si arriveranno ad acquistar su web diverse categorie di prodotto, mentre il 10% arriva a dire che tutta la spesa sarà effettuata on line.
Parlando di aspettative, vale la pena sottolineare come la metà degli intervistati (48%) desideri prezzi inferiori a quelli dei supermercati; il 47% si aspetta la consegna gratuita e il 34% l’addebito del pagamento solo dopo aver ricevuto la spesa a casa.
Per le aziende che producono beni di largo consumo si aprono quindi tantissime opportunità, “prevediamo una progressione esponenziale dell’e-commerce da 10 a 50 miliardi di euro nei prossimi 5 anni con almeno un miliardo di investimenti pubblicitari aggiuntivi” ha commentato Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Upa nel corso della presentazione della ricerca.
1& 1 completa l’offerta di web hosting per il mercato italiano
Con il rilascio degli ultimi moduli di Dynamic Cloud Server, da oggi le piccole imprese e i professionisti interessati a sviluppare una presenza sul web, hanno a disposizione la gamma completa di soluzioni per il web hosting che il provider tedesco 1&1 Internet aveva iniziato a introdurre in Italia nel corso del 2012, lanciando per primo MyWebsite, il pacchetto per i siti web personali, che ha ottenuto un grande successo in tutta Europa.
Punto di forza dell’offerta di web hosting di 1&1 è la semplicità d’uso e la modularità: ogni pacchetto può essere arricchito da una serie di web app gratuite (fino a 65 web app in ambiente Linux) per personalizzare le funzionalità del sito, ma è soprattutto l’infrastruttura di rete sottostante a fare la differenza. Grazie a un sistema di ridondanza tra i due centre siti a Karlsruhe, tutte le attività gestite dai server del data centre primario vengono automaticamente replicate (mirroring) sui server del data centre secondario in modo da assicurare una costante continuità del servizio anche in caso di interruzioni. I numeri con cui 1 &1 si presenta in Italia sono di tutto rispetto: 19 milioni di domini di hosting attivi, 43 milioni di account attivi nel mondo (tra gratuiti e a pagamento) circa 3 milioni di nuovi clienti all’anno, e 30 milioni di account di posta gratuiti attivi. Una rete capace di gestire una connettività globale di 300 Gbps.
Tra le novità che oggi l’azienda introduce sul mercato italiano spicca la soluzione Dynamic Cloud Server, pressoché unica nel nostro paese, che consente di scegliere direttamente da web il numero di core della Cpu, la Ram e lo spazio su disco, pagando solo per i servizi utilizzati, secondo un modello di fatturazione oraria. Si possono scegliere fino a 6 core di Cpu, fino a 24 GByte di Ram e tra100 e 800 GByte di spazio disco. L’aspetto innovativo di questo modello sta nell’adattabilità delle impostazioni base di ogni singola macchina che possono essere modificate in tempo reale. È inoltre possibile passare da sistema operativo Windows a Linux e viceversa.
Dynamic Cloud Server è la scelta ideale quando c’è bisogno di incrementare la potenza di calcolo e occorre spendere tempo e risorse per modificare le configurazioni della nuova macchina. 1&1 offre un’infrastruttura virtuale multi-funzione e arriva a gestire fino a 99 cloud server virtuali con un solo contratto.
Per le piccole imprese disporre di questa flessibilità nella gestione delle risorse del server significa risparmiare sui costi e pagare solo ciò che effettivamente viene utilizzato. Dynamic Cloud Server è disponibile a 19,99 euro al mese + Iva, nel prezzo è incluso 1 core del processore, 1 GByte di Ram e 100 GByte di spazio disco. Ogni core di processore in aggiunta o ogni Gbyte di Ram e ogni 100 Gbyte di spazio disco costano 1 centesimo di euro all’ora. Tutti i server sono disponibili in versione Linux e Windows e il provider non pone limiti di traffico.
Per quanto riguarda le tre soluzioni base di web hosting 1&1 mette a disposizione tre tariffe per Windows e Linux, scontate del 50% con la possibilità di una prova gratuita per 30 giorni con traffico illimitato e un’edizione 1&1 di NetObjects Fusion per l’ottimizzazione mobile del sito web.
Il pacchetto base 1&1 Basic costa 30 euro all’anno + Iva e offre 100 GByte di spazio web, un dominio gratuito, 25 account email e 10 database MySql per Linux (5 per Windows). Il pacchetto 1&1 Plus costa 60 euro all’anno + Iva e include spazio web illimitato, 1 dominio gratuito, 100 account email e 50 database MySql (con Windows sono 10).
Per gli utenti che scelgono di avere un server dedicato in gestione nei data centre 1&1 c’è 1&1 Unlimited che costa 120 euro all’anno + Iva e offre due domini gratuiti e spazio web illimitato, account email e database Sql e include inoltre un certificato Ssl dedicato per la trasmissione sicura dei dati.
Per la gestione dei mail server c’è 1&1 MailXchange che permette di sincronizzare email personali, contatti, calendario e attività con funzioni avanzate; gli utenti possono accedere ai dati personali da qualsiasi browser, da Microsoft Outlook e dallo smartphone. Le aziende possono fissare il numero totale di account di cui necessitano e pagare secondo un modello scalabile. Ogni singolo account di MAilXchange costa 9,99 euro al mese.
Internet sotto attacco: cosa è successo ai nodi della Rete
È già stato definito dai media di tutto il mondo come il più grande attacco di tipo DDoS mai subito finora dalla rete Internet e ad esso oggi il New York Times dedica un ampio reportage.
Questi i fatti: il gruppo olandese Spamhaus, che si batte per combattere lo spam, e la società che ne gestisce il sito web sono stati vittima di un escalation di attacchi spam che hanno finito per superare i confini dei provider nazionali e spostarsi sui punti d’interscambio de traffico di rete internazionale. Gli attacchi sono iniziati lo scorso 19 marzo – dopo che Spamhaus aveva aggiunto alla sua blacklist di spammer Cyberbunker, un servizio di hosting accusato di ospitare server di spam- e sono stati generati da botnet come racconta sul suo blog CloudFlare, la società a cui si è rivolto Spamhaus per chiedere aiuto.
Il sito di Spamhaus è stato messo sotto attacco per giorni con l’evidente tentativo di provocare un Denail of Service. Inizialmente, racconta CloudFlare sul blog, le dimensioni dell’attacco sono state contenute (era stato generato un picco di traffico da 10 Gps) ma già lo scorso 19 marzo il picco di traffico era cresciuto a 90 Gbps, per raggiungere 120 Gbps sulla rete di CloudFlare il 22 marzo. CloudFlare ha cercato di distribuire il carico di tali attacchi lungo tutti i suoi data centre per evitare che il peso di così tanti Gigabyte di dati si riversasse sui server di Spamhaus.
A questo punto i cybercriminali hanno cambiato tattica e invece di attaccare direttamente i server di SpamHaus hanno iniziato a colpire il provider di rete Internet da cui CloudFlare ottiene la banda.
Sfruttando la topologia della rete Internet che funziona come un set di tante reti indipendenti connesse insieme nei cosiddetti punti di peering, i cybercriminali hanno avuto gioco facile nel colpire la rete di CloudFlare sia nei punti di interconnessione con altre reti sia nei cosiddetti Internet Exchange, i punti di interscambio del traffico Internet internazionale: in Europa i principali sono il London Internet Exchange, The Amsterdam Internet Exchange, The Frankfurt Internet Exchange, The Milan Internet Exchange.
Questo è quanto successo: quando gli spammer hanno realizzato che non riuscivano ad affondare la rete di CloudFlare e quindi Spamhaus, sono andati oltre i peer e hanno attaccato in prima istanza il provider che fornisce la banda a CloudFlare e poi da qui hanno raggiunto i provider di livello T1 (cioé quelli che non comprano connettività da nessuno ma la forniscono ad altri provider).
Questi carrier, non potendo distribuire il traffico su altre reti di provider, hanno dovuto subire il peso maggiore degli attacchi, e stando a quanto racconta CloudFlare, il picco di traffico subito dalle loro reti è stato pari a più di 300 Gbps. Una mole di dati che ha destabilizzato tutta Internet e ha fatto giustamente dire che è stato uno degli attacchi più pesanti mai subiti dalla Rete nella storia del Web. Come conseguenza sono andati fouri uso i siti di Netflix e sono stati colpiti gli Internet Exchange di Londra, Francoforte, Amsterdam e Hong Kong.
In realtà chi ha orchestrato questo attacco non disponeva della capacità di generare la quantità di traffico che ha poi investito le vittime designate (oltre 300 Gbps) e ha fruttato ad arte i tanti e troppi server DNS ricorsivi accessibili a chiunque, generando chiamate Dns fittizie. Una richiesta di risoluzione di dominio fatta da un server di tipo ricorsivo genera una quantità di dati che è di gran lunga superiore a quello della richiesta stessa; in questi casi quindi è il server che funge da amplificatore della quantità di traffico ed è per questo che tale tipo di attacchi viene chiamato DNS Amplifcation.
I caratteri speciali sempre disponibili
Dove trovo la tilde (~)? Come posso scrivere una vocale accentata maiuscola? Chiunque si sia trovato a confrontarsi con domande simili sa che la tastiera dei computer copre soltanto una parte di tutti i caratteri disponibili. Le differenze tra le varie lingue e tra i relativi layout di tastiera possono trasformare la digitazione di un indirizzo Internet o la scrittura di una email in un piccolo incubo. Alcuni caratteri speciali sono infatti presenti, per esempio, sulla tastiera inglese internazionale (probabilmente la più diffusa tra gli utenti Internet), ma non si trovano invece in quella italiana: un caso piuttosto comune è proprio quello della tilde (~), un segno grafico che è stato usato per moltissimi indirizzi Internet, specialmente nei primi anni del Web, e che è molto difficile da digitare con una tastiera italiana. Per ottenerla bisogna tenere premuto il tasto Alt e quindi digitare in sequenza 1, 2 e 6 sul tastierino numerico; se si usa un notebook con tastiera compatta, si può tentare con Alt+Fn, ma il trucco funziona solo con alcuni modelli.
Windows offre da molti anni l’utility Mappa caratteri, ma non sempre ci si trova a lavorare su un Pc e si può accedere alle applicazioni di sistema. Un’alternativa è il sito Web http://notengoenie.com (il nome del sito gioca su una frase pronunciata da molti utenti di lingua spagnola, che non trovano il carattere Ñ – enie, appunto – sulla propria tastiera): la pagina principale mostra una griglia di caratteri che possono essere copiati negli Appunti con un clic del mouse. Il sito propone diversi layout dei caratteri, adatti ai dispositivi portatili o che possono essere mantenuti in una barra laterale a fianco dell’editor.
Fedoweb: regole uguali per tutti, tra gli operatori del web
La Federazione operatori web (www.fedoweb.it) si è riunita a Milano con Confindustria Intellect per affrontare il problema di una corretta distribuzione dei contenuti digitali e dei relativi modelli d’uso, nell’era di Internet.
Il tema riguarda da vicino i cosiddetti servizi Over the top, come Google, Amazon e Facebook, che oltre a sfruttare i contenuti editoriali prodotti dai media, seguono regole e norme dettate dalla legislazione americana e non da quella europea, creando un’asimmetria tra gli operatori europei ed extra-ue, che finisce per azzoppare l’industria del digitale.
La pubblicità on line, avverte Fedoweb, potrebbe non bastare più a sostenere i modelli di business degli operatori web e degli editori. Le esigenze di individuare nuovi servizi a pagamento e di vedere riconosciuti gli investimenti nella produzione di informazioni e contenuti di qualità stanno diventando sempre più pressanti per tutti gli operatori digitali, stretti ai fianchi dai grandi player che si spartiscono la fetta più grande dell’advertising on line.
In questo scenario Fedoweb e Confindustria Intellect intendono portare al nuovo governo una serie di richieste che vanno dalla riduzione dell’Iva sull’e-commerce dal 21% al 10%, a partire dagli e-book e dai giornali digitali (oggi gravati da un’imposta del 21% rispetto al 4% applicato sui libri fisici), alla richiesta di tutele per chi investe nell’informazione on line nei contenuti digitali. Gli operatori del web continuano a sostenere importanti investimenti per garantire la qualità dell’informazione e di contenuti digitali come musica, film e video, ma questi investimenti vanno in qualche modo ripagati e monetizzati: chi investe nei contenuti deve avere un ritorno, diversamente è un modello di business che non sta in piedi. Per questo bisogna trovare nuovi accordi contrattuali e legislativi che regolino la distribuzione su piattaforme come Google, iTunes, Youtube o Spotify.
Il contesto competitivo, dice Fedoweb, in questo momento è sbilanciato a favore degli operatori extra-ue: ma se il web è universale, le regole devono essere uniche per tutti e questo vale anche per le imposizioni fiscali e le norme della privacy.
Ciò che si richiede è un’armonizzazione a livello europeo, imponendo il pagamento delle tasse in Italia da parte degli operatori che offrono servizi nel nostro Paese, ma che approfittano di regimi fiscali maggiormente favorevoli di altri paesi europei. Il richiamo è evidentemente rivolto a Google, il cui fatturato pubblicitario supera il 50% di quello raccolto dagli altri operatori web, ma anche a Facebook e Amazon che in tempi recenti sono state accusate di eludere il fisco italiano.
Libero e Matrix insieme, ripartono da Italia Online
Libero torna alle origini: dopo lo spin-off da Wind e l’acquisizione di Virgilio-Matrix completata quest’autunno (per 88 milioni di euro), il celebre portale unisce le forze con lo storico rivale, Virgilio.it per dar vita a una sola Internet property, capace di unire il meglio dell’Italia digitale. La nuova property si chiamerà Italia Online, in omaggio al primo servizio di accesso a Internet aperto in Italia nel 1995 e poi confluito in Infostrada, dove acquisì il nome Libero, e successivamente in Wind.
“Dovevamo scegliere se conservare il nome Libero, portale di estrazione tecnologica, o se preferirgli Virgilio, che invece ha sempre avuto una connotazione più editoriale”, ha detto Antonio Converti, presidente e amministratore delegato di ItaliaOnline, “alla fine abbiamo optato per Italia Online non per un ritorno alle origini, ma per un nuovo inizio”.
Italia Online si presenta quindi come un network di siti, che può contare su un audience di 20 milioni di visitatori unici al mese e su 14 milioni di account email attivi. I due portali Virgilio e Libero continueranno ad esistere autonomamente (oggi viene annunciato il restyling di Libero.it), ciascuno con i propri servizi, affiancati da portali verticali come il neonato DiLei, un magazine dedicato alle donne e il canale vitv.it e da altre iniziative che saranno via via annunciate (in arrivo c’è un portale sul food made in Italy con una parte di e-commerce).
Si fondono invece le attività delle due concessionarie pubblicitarie Libero Advertising e Matrix che confluiscono in un’unica società: la nuova ItaliaOnline ADV che avrà un market reach del 60% dell’Internet audience italiana.
E sempre in tema di advertising, la nuova ItaliaOnline mira a potenziare l’advertising locale con la concessionaria Io Pubblicità che può contare sul servizio di directory 1254, rivolto alle attività commerciali, mettendo così a disposizione delle pmi e degli esercizi commerciali una piattaforma di comunicazione dedicata.
Infine c’è tutto il mondo dei servizi Internet alle imprese, un settore dove le competenze non mancano, visto che ai tempi di Wind in Libero era confluita anche IT.net, altro Internet provider italiano che oggi si occupa dei servizi di cloud computing e gestisce quattro data centre di Milano, Genova e Roma che ospitano Virgilio, Libero e altri clienti, con oltre 750 server rack.
Di recente Libero aveva anche acquisito Joyent, società americana dedicata al cloud computing, per lanciare un’offerta di servizi cloud sia a privati sia alle pmi. E proprio le pmi sono un mercato su cui la nuova Italia Online vuole ritagliarsi una presenza importante: oggi parte il servizio di hosting ApritiSito.it che consente a chiunque di avere una presenza in rete e di realizzare un sito Internet, anche di e-commerce, con un’interfaccia intuitiva.
“Il modello che vogliamo seguire è quello della tedesca 1&1 Internet”, dice Antonio Converti, “che offre servizi alle pmi e anche ai privati con un approccio semplice ed efficace. È un mercato da 500 milioni di euro quello dei servizi cloud per le imprese e noi vogliamo esserci con l’obiettivo di realizzare almeno 15 milioni di euro di fatturato da questa area”. Contando per esempio sulle sinergie con l’advertising locale dei servizi di directory 1254, proporremo a esercizi commerciali locali che non dispongono ancora di un sito Internet la possibilità di avere una presenza in rete, completa di tutto, anche dell’e-commerce”.
Insomma la nuova Italia Online vuol essere la piattaforma Internet di riferimento per le grandi imprese come per le pmi, oltre che per gli utenti privati.
Dei vecchi portali Libero e Virgilio resta l’eredità dei servizi Internet che sono stati avviati in questi anni e che rappresentano ancora un fiore all’occhiello: sull’home page di Libero – dice Converti con soddisfazione – quotidianamente ci sono circa 3 milioni di persone attive e ci sono circa 10 milioni di indirizzi email iscritti a newsletter di promozione per servizi marketing. Sono numeri da share televisivi, ed è questo il vero patrimonio che la società porta in dote agli investitori pubblicitari. Poi ci saranno anche contenuti verticali e specifici ad arricchire l’offerta, nel segno di una nuova era dell’Internet italiana.
Trieste punta sul Wi-Fi pubblico e gratuito in città
Il Comune di Trieste investe nell’installazione di nuovi hotspot Wi-Fi pubblici e gratuiti per consentire il collegamento a Internet e alla Rete Civica cittadina a tutti gli abitanti del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, e ai tanti turisti, studenti e ricercatori che transitano per la città: più di un milione i visitatori nell’ultimo anno, 18.500 gli studenti e 2.400 i ricercatori che lavorano nell’Area Science Park.
L’estensione dell’attuale rete wireless è già partita ed è gestita da due società: Teletronica Spa che si occupa dei ponti radio, degli access point e della fibra ottica e Spin di Trieste che fornisce la connettività Internet e gestisce la fase di autenticazione e profilazione degli utenti sul portale di accesso. I cittadini avranno accesso illimitato alla Rete Civica e ai siti istituzionali del Comune di Trieste, sia da PC che tablet e smartphone, mentre l’accesso a Internet sarà limitato a un certo numero di ore al giorno, a seconda dei profili utente.
L’infrastruttura di rete avrà carattere permanente e diventerà patrimonio cittadino, in quanto di proprietà del Comune di Trieste. La rete MAN(Metropolitan Area Network) in fibra ottica è stata realizzata utilizzando la nuova tecnica blow light in fibra soffiata che consente di sfruttare gli stretti spazi disponibili all’interno della rete di canalizzazioni comunali esistenti.
Il primo nuovo hot spot è stato inaugurato prima di Natale, a Campo San Giacomo; agli hot spot attivati nelle piazze e negli edifici pubblici si aggiungeranno poi anche quelli di esercizi privati come bar e negozi che ne faranno richiesta per offrire un servizio in più ai loro clienti.
Il nuovo sistema WiFi è compatibile con altri network attraverso standard aperti: gli studenti dell’Università di Trieste accedono al servizio con le credenziali già in uso per i servizi dell’ateneo, e così gli studenti e i ricercatori registrati al circuito Eduroam. Inoltre il servizio sarà federabile con il sistema regionale che la Regione Friuli Venezia Giulia sta diffondendo nei comuni del territorio.
La fotografia dell’Italia sul web nel 2012 secondo Audiweb
Quasi l’80% della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni è raggiunta dai servizi Internet, 38 milioni di persone vi accedono da qualsiasi luogo con ogni tipo di dispositivo, fisso o mobile, e in particolare 16,8 di italiani usano il cellulare per collegarsi a Internet, mentre 2,7 milioni vi accedono da tablet.
Sono i dati rilasciati oggi da Audiweb sulla diffusione dell’on line in Italia a dicembre 2012 e mostrano una crescita nell’audience media dei servizi web rispetto allo scorso anno: ogni giorno sono online 13,8 milioni di utenti, + 8,4% rispetto alla media del 2011.
Stando alle ulteriori rilevazioni condotte insieme a Doxa nella Ricerca Audiweb Trends, le famiglie italiane con accesso a Internet da casa nel 2012 sono pari a 14,5 milioni e la disponibilità della connessione sul computer di casa aumenta in modo direttamente proporzionale alla dimensione del nucleo familiare: più è numerosa la famiglia più cresce la possibilità di collegarsi alla rete di casa: ad esempio nei nuclei familiari con quattro o cinque componenti l’accesso al web è diffuso nell’85% dei casi. Aumentano anche le famiglie presenti su Internet che hanno al loro interno una persona anziana, di età fino ai 74 anni: sono il 67% di quei 14 milioni citati sopra.
Gli accessi in banda larga (Adsl e fibra ottica) sono i più diffusi: li utilizzano 10,2 milioni di famiglie, (il 71% di quelle che dichiarano di accedere a Internet da casa dal computer di proprietà) e 9,6 milioni di esse hanno sottoscritto un abbonamento flat.
L’accesso a Internet da casa risulta il più diffuso anche analizzando le abitudini individuali (e non dei nuclei familiari) : il 74% degli italiani si collega dal computer di casa, il 48,2% di chi ha un’occupazione accede al web dal luogo di lavoro, mentre chi studia sfrutta le strutture come scuola e Università per accedere a Internet solo nel 7,7% dei casi.
La distribuzione degli accessi per fasce di età e provenienza geografica vede una concentrazione molto forte, oltre il 92%, nella fascia di età compresa tra 11 e 34 anni e tra i soggetti più qualificati in termini di istruzione e condizione professionale. Il 100% di dirigenti, quadri, docenti e studenti universitari accede alla rete e così pure il 98% dei laureati, il 93,2% dei diplomati, il 97,7% degli imprenditori e liberi professionisti, il 97,9% degli impiegati e il 95,2% degli studenti di scuole medie e superiori.
La metà dei giovani nella fascia di età 11-34 anni accede a Internet dallo smartphone, fenomeno più diffuso nel centro Italia (39,8%) e nel Nord ovest (37,5%). Anche tra i giovani la percentuale più alta di utilizzo di Internet si riscontra tra le persone più qualificate per istruzione e condizione professionale. Le attività più ricorrenti da cellulare sono la navigazione web (indicata nel 60,4% dei casi), l’invio e ricezione di email (36%) l’accesso ai social network (33,9%), la consultazione di motori di ricerca (33,3%).
Interessante il dato sulle app: quasi 5 milioni (4,8 milioni) di italiani hanno scaricato almeno una volta un’applicazione: tra le più utilizzate negli ultimi trenta giorni ci sono i giochi (57,3%), le applicazioni sul meteo (48,1%) quelle che permettono di accedere e chattare sui social network (45%), le mappe e itinerari, le informazioni sul traffico (41,2%) e le applicazioni per foto e immagini (39,2%).
Infine gli italiani sono diventati anche grandi consumatori di video on line: nel mese di dicembre 2012 5,9 milioni di utenti hanno visualizzato almeno un contenuto video on line su uno dei siti degli editori che sono iscritti al servizio di rilevazione Audoiweb Objects Video.
Le stream views sono state 45,9 milioni, con una media giornaliera di 1,9 milioni stream e di 654.000 utenti che hanno dedicato alla visione di video 8 minuti e 21 secondi a persona.
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I costi del cambio operatore: denunciate all’AgCom sei compagnie
Per Fastweb è l’importo per dismissione, per Infostrada si chiama costo per attività di migrazione, per Telecom Italia è il costo disattivazione linea e per Vodafone diventa corrispettivo recesso anticipato.
Sono solo alcune delle denominazioni più svariate sotto le quali gli operatori telefonici camuffano la vecchia penale per il recesso dal contratto telefonico. Un’abitudine che, con le liberalizzazioni introdotte dal 2007, doveva essere stata abolita, ma che invece si ripresenta puntualmente sotto mutate spoglie come contributo di disattivazione.
A farlo presente ad Altroconsumo sono stati ben 20.000 clienti di compagnie telefoniche che si sono ritrovati in bolletta voci di spesa comprese tra i 35 e i 107 euro, solo per essere passati a un altro operatore telefonico. Così Altroconsumo ha denunciato all’AgCom sei compagnie telefoniche (Fastweb, Infostrada, Telecom Italia, Teletu, Tiscali e Vodafone) per pratiche scorrette nei confronti dei propri clienti, contestando la mancata informazione e la scarsa chiarezza sull’entità dei costi addebitati.
Sul sito di Altroconsumo sono state pubblicate le singole denominazioni utilizzate da ogni fornitore e gli addebiti praticati: si va dai 55 euro di Fastweb nel caso di passaggio ad altro operatore, per chi possiede una linea in fibra più telefono, ai 35 euro di Infostrada per telefono + Adsl; ai 60,50 euro di Telecom Italia fino agli 87 euro di Tiscali (sempre per Adsl + telefono). E ancora più elevati risultano gli addebiti in bolletta quando la richiesta è di cessazione della linea.
L’associazione Altroconsumo invita tutti i consumatori a segnalare all’AgCom queste “penali mascherate” compilando il form presente sul sito e inviandolo all’autorità di garanzia per le comunicazioni.
L’Europa dei 27 sotto la lente di Eurostat: social media, news e viaggi on line
Il 70% dei cittadini europei ha un accesso a Internet a banda larga, più della metà posta quotidianamente messaggi sui social network e un buon 60% legge notizie e si informa on line. Questi sono gli ultimi dati diffusi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, sull’uso delle tecnologie informatiche tra i 27 stati membri.
Rispetto al 2006 è cresciuta in modo significativo la percentuale degli utenti abilitati all’Internet a banda larga, passata dal 30% al 70% . Tutti i paesi europei arrivano ad avere almeno la metà dei cittadini connessi in banda larga, Italia compresa, ma le nazioni più avanzate, come Germania, Olanda, Uk, Danimarca, Svezia e Finlandia, hanno tassi di penetrazione dell’ 80% per il broad band e del 90% come accesso a Internet in generale.
La posta elettronica e la ricerca di informazioni restano ancora le attività più diffuse ovunque (89% dei cittadini ha utilizzato Internet a questo scopo nell’ultimo mese) ma nel 2012 sono cresciuti molto anche l’Internet banking (54%) l’uso dei social network (52%) e dei servizi web legati all’acquisto e prenotazione di viaggi (50%).
Cala un po’ la tendenza a creare siti web personali e blog, anche se il 9% degli utenti Internet ha dichiarato di avere già realizzato un blog o una pagina web personale.
Venendo ai dati italiani il 63% dei cittadini ha un accesso a Internet contro una media europea del 76%, e il 55% accede attraverso una linea a banda larga, contro la media europea del 72%. Nel nostro paese le attività più diffuse sono la lettura di news e quotidiani (55%), la consultazione e l’uso dei social network (52%); la ricerca di informazione sui viaggi e l’uso dei siti dedicati (47%); l’Internet banking (37% ) e la creazione di siti web e blog che però interessa solo un 6% degli utenti.
Infine qualche curiosità: paesi come Lituania ed Estonia sono risultati in testa alla classifica per quanto riguarda l’abitudine a leggere le news on line ( 91%); la Francia invece è la nazione dove questa percentuale è più bassa: solo il 38% legge i quotidiani on line La Finlandia detiene il primato per quanto riguarda l’Internet banking (utilizzato dal 91% degli utenti) e il travel on line (69%).
Il Portogallo batte tutti sul fronte dei social media (75% degli utenti posta messaggi) mentre Francia e Germania non sembrano avere grandi affinità con i social network, utilizzati solo dal 40% degli utenti Internet. Per concludere, Olanda e Ungheria risultano grandi consumatori di blog e siti personali, con una proporzione di utenti dediti a questa attività, doppia rispetto alla media europea dei 27.
I tech-trend del 2013 secondo Akamai
Quali sono i trend tecnologici che nel prossimo anno troveranno il loro pieno sviluppo e cosa dobbiamo aspettarci dal 2013 sotto il profilo della tecnologia? Akamai, la piattaforma mondiale per la distribuzione di contenuti su Internet (content delivery network) ne ha individuati alcuni destinati ad avere un impatto anche nel nostro paese. Il primo è il mobile payment, ovvero i pagamenti attraverso cellulare: l’Italia è terreno fertile grazie all’alta penetrazione di smartphone (il 42% degli italiani possiede un cellulare e uno su tre ha uno smartphone) e orami si stanno diffondendo i primi progetti pilota, sulla scia di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, dove ad esempio la grande catena di coffee shop Starbucks consente il pagamento delle consumazioni attraverso il cellulare grazie a un accordo con Square per le transazioni bancarie via bancomat e carte di credito. In Italia siamo ancora agli albori, ma il 2013 potrebbe essere l’anno di svolta.
L’altro trend in espansione è il cosiddetto wearable computer: nel 2012 hanno fatto il loro ingresso gli occhiali di Google dotati di display per vedere la realtà aumentata e ormai sono in circolazione una serie di dispositivi wireless che, monitorando la nostra attività fisica, inviano nel cloud dati e informazioni che tracciano scrupolosamente ogni azione quotidiana. Nel 2013 sicuramente ci sarà qualche altra nuova tecnologia da indossare così come avremo sempre più oggetti intelligenti, connessi in rete: L’Internet delle cose trasforma anche l’uso tradizionale: quest’anno abbiamo avuto l’esempio di Lifx, http://www.kickstarter.com/projects/limemouse/lifx-the-light-bulb-reinvented la lampadina multicolore che si gestisce con una app, e si connette via wi-fi con smartphone e PC; oppure l’esperienza luminosa dei bulbi wireless Hue Personal Wireless lighting http://www.meethue.com/en-US/getstarted.
Anche la Tv iperconnessa sarà un filone da seguire: i social media stanno modificando anche l’auditel e influenzando il gradimento dei programmi televisivi: non a caso Nielsen, la società che si occupa di fare rilevazioni sul web, per il 2013 ha stretto un accordo con Twitter, negli Stati Uniti, per aggiungere ai dati tradizionali di share anche quelli generati dalla conversazioni social durante le trasmissioni.
Infine il prossimo anno si diffonderà il fenomeno dei Massive Open Online Courses, (MOOC) corsi universitari aperti al pubblico, gratuiti e interattivi che sempre più Università prestigiose come il MIT e Stanford, stanno proponendo on line.
Tutto questo ha come presupposto la grande trasformazione in atto provocata dalle tecnologie cloud, si tratta di un mutamento epocale che porterà le aziende a migrare i dati e le risorse aziendali dai data centre alla nuvola, con uno spostamento della domanda di tecnologie, tutto verso il web.
Vint Cerf: lasciate che Internet resti aperta e gratuita
Dal 3 al 14 dicembre alla Conferenza mondiale delle Telecomunicazioni Internazionali di Dubai si decide il futuro di Internet: l’ITU, International Telecommunications Regulation, l’ente regolatore delle comunicazioni, ha in agenda la revisione dei liberi principi che finora hanno ispirato e favorito la grande diffusione di Internet. Read more





