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Per Google diminuiscono i profitti dal search

19 Aprile 2013 di  

google logo okArrivano i risultati finanziari di Google relativi al primo trimestre 2013 che ha registrato una partenza da record con +31% (rispetto al primo trimestre 2012) e un fatturato di 14 miliardi di dollari.

I costi di acquisizione del traffico (TAC) hanno pesato per 2,96 miliardi di dollari, circa il 25% di tutto il fatturato pubblicitario. L’utile operativo è stato pari a 3, 48 miliardi di dollari (circa il 25% del fatturato) mentre l’utile netto è stato di 3,35 miliardi di dollari. I proventi degli ads hanno portato nelle casse di Google ben 12,95 miliardi di dollari e rappresentano il 93% del fatturato consolidato, con una crescita del 22% rispetto al primo trimestre 2012.

I siti del network Google da soli hanno generato 8,64 miliardi di dollari di fatturato, mentre i siti partner di Google hanno prodotto 3,26 miliardi di dollari di fatturato. Per quanto riguarda la componente di Motorola Mobile questa ha inciso per poco più di 1 miliardo di dollari.

La ripartizione geografica del fatturato resta pressoché invariata: Google realizza il 55% del suo giro d’affari al di fuori degli Stati Uniti, questa componente nel 2012 era pari al 54%. L’Inghilterra pesa per l’11% (1,39 miliardi di dollari). Ma ciò che sta cambiando e potrebbe mettere in crisi il gigante di Mountain View è il meccanismo di redditività legato agli ads: il costo medio per clic (che include i clic relativi agli ads che compaiono sui siti del network di Google) è diminuito dell’8% in un anno e lo spostamento degli utenti verso smartphone e tablet rende sempre meno remunerativo il paid search. Google sta cercando di investire sul servizio Adwords per le piattaforme mobili ma deve fare i conti con un paid per clic inferiore.

Non a caso, Larry Page, nuovo Ceo del gruppo, nel presentare i risultati ha parlato di tre grandi scommesse su cui l’azienda sta investendo risorse: Chrome, Android e YouTube, ma ha anche ricordato i progetti più innovativi come i cyber occhiali Google Glass e la fibra ottica (per ora solo negli Stati Uniti). Insomma Google appare un’azienda sempre più lontana dal suo nucleo originario, la ricerca sul web.

È accordo sui risultati di ricerca tra Google e l’Unione Europea

15 Aprile 2013 di  

ICON_GOOGLE01Secondo quanto scrivono oggi i principali quotidiani internazionali, dal Wall Street Journal al Financial Times, Google e l’antitrust europeo avrebbero trovato un punto d’accordo sulle ricerche Internet, dopo le accuse di abuso di posizione dominante mosse nel 2010 da parte dei principali concorrenti di Google. Il gigante di Mountain View infatti avrebbe avvantaggiato i servizi Google nelle classifiche dei risultati delle ricerche, a discapito di quelli dei concorrenti.

Anche se non c’è ancora nessun comunicato ufficiale, pare che Google abbia accettato di visualizzare per ogni risultato che punta a un servizio proprietario, almeno tre link a siti concorrenti. Questo si applica in particolare ai motori verticali, ad esempio le ricerche nei siti di shopping o di viaggi, tutti settori dove Google ha interesse a sponsorizzare i suoi servizi, a scapito di quelli della concorrenza. L’accordo non dovrebbe comportare modifiche agli algoritmi del search di Google, una delle ipotesi inizialmente al vaglio per evitare la sanzione prevista dall’Unione Europea.

Nei giorni scorsi sul tavolo di Joaquin Almunia, presidente dell’antitrust europeo, era arrivata un’altra accusa formale nei confronti di Google, questa volta relativa ad Android, il sistema operativo mobile presente ormai sul 70% degli smartphone, che Google utilizzerebbe come cavallo di troia per veicolare le sue app: da Youtube alle mappe, traendone un evidente vantaggio di mercato sulla concorrenza.

Istella: da Tiscali il motore di ricerca per il web italiano

21 Marzo 2013 di  

Tiscali vuole riportare la ricerca nel web italiano all’Italia e con un’operazione coraggiosa, lancia la sfida a Google, cercando di rompere un monopolio decennale sul search. Due giorni fa a Roma Renato Soru ha presentato Istella, la nuova tecnologia di ricerca che riprende le fila di quindici anni di lavoro e innovazioni condotte dal CNR di Pisa negli anni 90, quando anche l’Italia dava il suo contributo alla nascita del search, con progetti come Arianna e Virgilio.

La frattura arriva nel 2000 quando Google si impone in tutto il mondo con la sua imbattibile tecnologia di ricerca e anche noi di Tiscali, racconta Renato Soru, decidiamo di affidare il search a Google, in cambio di parecchi milioni di euro. A posteriori è stata una scelta sbagliata, ammette Soru, perché da allora si è costruito un monopolio dietro l’altro (dai social network alla distribuzione on line) e la ricerca, il cuore di Internet è stata affidata a una sola società che è oggi la terza società al mondo come valore di capitalizzazione in borsa e che ha dichiarato per il 2015 di arrivare a fatturare in Italia 2 miliardi di euro di pubblicità con i suoi ads.

Proprio queste opportunità di mercato insieme a un sano desiderio di riappropriarci della nostra cultura nazionale e di valorizzare le nostre tradizioni, (“L’Italia non può essere rappresentata solo dagli algoritmi di Google” sono state le parole di Soru) hanno indotto Tiscali a ripartire da zero e progettare ex novo un motore di ricerca fatto con tecnologia italiana che d’ora in poi sarà il solo a essere adottato sul portale di Tiscali per le ricerche.

Istella (che nel dialetto sardo vuol dire stella) intende fornire in primo luogo informazioni oggettive, uguali per tutti, e non personalizzate in base ai propri interessi (se cerco Dante Alighieri deve venire fuori l’Istituto Dante Alighieri e non la pizzeria Dante Alighieri, perché magari nel mio profilo c’è scritto che non sono interessato alla cultura).

“Non ti tracciamo e non ti cataloghiamo” è la promessa di Renato Soru. Con il motore è possibile fare ricerche oltre che nel web, anche per immagini, video, news, (con oltre 2500 fonti nazionali e locali censite e aggiornate ogni 10 minuti) mappe e in più, questa la vera novità, Istella presenta un elemento social, ovvero consente agli utenti di creare una piattaforma di sapere comune resa disponibile a tutti. Ciascuno può dare il suo contributo e aiutare a portare on line le nostre tradizioni e il nostro vissuto. Basti pensare alla ricchezza culturale che c’è dietro le mille associazioni italiane, i piccoli comuni con i loro archivi. Buona parte del nostro patrimono culturale non è ancora sul web e la sfida di Istella è proprio questa: digitalizzarlo, offrendo a ciascuno di noi la possibilità di contribuire nel suo piccolo a inserire dei contenuti sul motore.

Non a caso quando si apre l’home page di Istella tre sono le funzioni disponibili: Ricerca, Contribuisci e Condividi. L’utente ha a disposizione una bacheca personale da dove controlla la propria libreria digitale: ogni contenuto viene caricato, taggato, archiviato e anche indicizzato. E’ un modello molto simile a quello di Wikipaedia e della costruzione paritetica del sapere ma con la differenza che le voci non sono anonime, ciascuna anzi conserva l’identità di chi l’ha scritta e e condivisa con altri.

Il motore inoltre ospita nelle prime righe dei risultati delle ricerche i link alle 800.000 voci dell”Enciclopedia Treccani con cui è stata stretta una partnership finalizzata a mettere on line approfondimenti tratti anche da altri volumi dell’Istituo dell’Enciclopedia italiana.

“A differenza delle voci di Wikipaedia – ha commentato Franco Tatò, presidente dell’Istituto Enciclopedia Italiana, intervenendo alla presentazione,- queste sono voci che hanno come referenza l’Enciclopedia Treccani e che si possono citare come fonte, oltre ad avere approfondimenti che Wikipaedia non propone. E tra le altre cose si possono esportare in formato ebook”.

Ad arricchire i risultati del motore ci sono anche i contenuti dell’ Internet Memory Foundation che ha collaborato al progetto, e poi Tiscali intende offrire ai mille archivi nazionali sparsi per l’Italia, dall’Archivio di Stato a quello del Ministero dei beni Culturali, a quello dei Musei, la possibilità di portare on line i loro patrimoni culturali.

Con la Guida Monaci ad esempio è già stato concluso l’accordo. Poi Istella si avvale del grande archivio delle mappe di Blom che consente di vedere l’evoluzione dei territori dal 1945 a oggi, con mappe d’epoca pressoché uniche.  La sezione Mappe però utilizza i sistemi cartografici della piattaforma Here di Nokia e la collaborazione con Blom CGR è solo limitata all’osservazione del territorio nella sua evoluzione nel tempo.

Come tecnologia Istella è un progetto impegnativo che Domenico Dato, anima del progetto, ha riassunto in qualche dato: 3 miliardi di Url catalogate in una tassonomia di 140 categorie, 12 miliardi di Url individuate; 200 TByte di dati indicizzatie una capacità di disco pari a 1000 TByte.Per mettere in piedi Istella ci sono voluti più di 3000 dischi e 500 macchine (Dell). Partner tecnologici diIStella sono stati il CNR, l’Università di Pisa, l’Internet Memory Foundation, Dell e Nokia con la tecnologia Here.

Un investimento cospicuo quindi, sulla cui entità Renato Soru non ha fornito cifre. Il modello di business è naturalmente quello profittevole degli ads pubblicitari e delle keywords, ma non solo. Istella infatti si propone anche come tecnologia di accesso agli Open Data per le istituzioni e anche per gli operatori commerciali, fornendo questo servizio gratuito al mondo della Ricerca, e poi intende fornire attività b2b verso i grandi editori sempre per la digitalizzazione degli archivi.

Per ora il motore è solo in lingua italiana ma Tiscali ha già anticipato i8l rilascio di una versione in lingua inglese, così come sono previste anche evoluzioni della componente social del motore, con la creazione di piccole community di utenti accomunati da stessi interessi.

Skyscanner: la metà degli utenti italiani cerca voli con le app

22 Gennaio 2013 di  

Il sito europeo specializzato nella ricerca voli, Skyscanner, rivela che il 43% degli utenti italiani si collega tramite dispositivi mobili per comparare i prezzi dei voli con l’apposita app. Ad oggi, la app del servizio è stata scaricata nel mondo da 11 milioni di persone, in Italia i download sono pari a 700.000 e il trend è in continua crescita.

Anche negli altri paesi del mondo la tendenza è uguale a quella del mercato italiano, nazioni come Germania, Svizzera, Irlanda e Canada sono forti consumatori di app per mobile, più di quanto non lo siano gli Uk, Russia e Francia e in testa a tutti ci sono l’Australia e Singapore dove la base utenti delle app di Skyscanner supera il 50%.

I picchi di traffico più elevati nelle ricerche voli con la app di Skyscanner si verificano la domenica sera intorno alle 9.00 mentre se si considerano anche le ricerche effettuate da un desk il momento più trafficato è il lunedì mattina tra le 12.00 e le 14.00, fa sapere la società.

“I dati ci dicono che quasi la metà dei nostri utenti utilizza il sito attraverso lo smartphone o il tablet” commenta  Caterina Toniolo, Country Manager di Skyscanner Italia, ed è un risultato sorprendente che dimostra  come gli utenti Internet si adattino con facilità alle nuove modalità di utilizzo delle tecnologie”.

Le app di Skyscanner sono disèonibili per iPhone e iPad, Android, Windows Phone, BlackBerry e Windows 8.

Il nuovo Bing: all’insegna del social search

11 Maggio 2012 di  

Microsoft annuncia una versione completamente rinnovata del suo motore di ricerca Bing introdotto nel 2009. che d’ora in poi affiancherà all’esperienza classica della ricerca nel web anche le funzioni di social search. Si tratta del cambiamento più significativo introdotto da quando Bing esiste, spiega Redmond nel blog.

Il mondo della ricerca spiega Microsoft nel suo blog, è fatto di parole chiave, link e label, tutti elementi statici che puntano alle pagine web. Un approccio perfetto per scovare indirizzi e trovare informazioni, ma oggi il 68% di chi digita una parola chiave in un maschera di ricerca..  non si accontenta solo di questo, ma utilizza le proprie ricerche per fare qualcosa di concreto, prenotare un viaggio, acquistare un ebook o un articolo di elettronica.

Il nuovo Bing consentirà di condividere con i propri contatti ogni azione fatta nel web, dicendo in tempo reale dove vi trovate e chi siete ma soprattutto creerà una serie di connessioni digitali con il mondo reale, finalizzate a mostrare tutte le opportunità che in quel momento vi si offrono per fare qualcosa.

Non a caso Microsoft introduce il nuovo Bing dicendo:  “Spend less Time Searching, More Time Doing”. Ovvero passate meno tempo a cercare a computer e più tempo a realizzare le cose che v’interessano.

Il nuovo approccio sarà evidente già dall’interfaccia della pagina web del motore, organizzata su tre colonne: a sinistra ci sarà il consueto elenco dei risultati, con i link alle pagine web, nel centro gli elementi che consentono di portare a termine un’azione: il link al ristorante cercato per prenotare la cena o al cinema per acquistare il biglietto.

Infine sulla colonna di destra compaiono gli elementi di social search: i commenti, consigli d’acquisto e suggerimenti dati dalla cerchia dei nostri contatti su quel determinato argomento, oggetto della nostra ricerca. Bing mette insieme in questo modo il meglio del web, con i consigli degli esperti e quelli provenienti dagli amici.

Il tutto in modo non intrusivo, nel senso che la barra del social search rimane spenta fino a quando non è l’utente a decidere di attivarla. Sono insomma io a decidere se aprire agli altri la mia ricerca, ad esempio chiedendo un consiglio o un aiuto ai contatti che ho su Facebook.

Bing a sua volta fa una prima selezione dei contatti che potrebbero esserci d’aiuto basandosi sulle preferenze indicate nel profilo, sui luoghi visitati  e sulle foto postate in bacheca. Se ad esempio sto cercando un posto per fare diving (sub)  in Costa Rica e un amico ha messo su Facebook le foto dell’ultimo viaggio fatto in Costa Rica, Bing mi proporrà il suo contatto tra quelli a cui chiedere informazioni. La conversazione sarà visibile solo tra me e quella persona, in base alle impostazioni di privacy date da ciascuno su Facebook.

Un altro versante del social search riguarda la possibilità di includere nelle proprie ricerche i commenti di esperti  attinti da Twitter, Foursquare, Quora, Linkedln, Google Plus e Blogger, in modo da vedere subito cosa ne pensano altre autorevoli persone dell’argomento della vostra ricerca.

Infine Bing offre anche la possibilità di vedere nell’activity feed quale ricerche e richieste vengono messe on line dai vostri contatti, così da rendere la dimensione di social search più completa.

La nuova versione del motore di ricerca viene rilasciata per ora solo negli Stati Uniti e nelle prossime settimane sarà resa disponibile anche quella mobile con le stesse novità adattate però a una fruizione da smartphone.

Google rivoluziona il motore verso il web semantico

15 Marzo 2012 di  

Sono in arrivo importanti cambiamenti per la tecnologia di ricerca di Google che nei prossimi mesi ridisegnerà l’impianto del suo search engine verso il web semantico. Tradotto in estrema sintesi equivale a dire non più solo link ma risposte precise alle domande degli utenti.

Da quanto si apprende dalle prime indiscrezioni l’algoritmo di page ranking che ha fatto la fortuna di Larry Page e Sergey Brin continuerà a rappresentare il criterio primario di indicizzazione dei siti web, ma sarà affiancato da una tecnologia di ricerca semantica finalizzata a comprendere il significato delle singole parole chiave nel contesto delle ricerche fatte dall’utente.

Grazie a un database contenente centinaia di milioni di voci (da nomi di persone, a luoghi e oggetti) frutto dell’acquisizione di Metaweb Technology, il nuovo motore di ricerca sarà in grado di associare i diversi significati delle parole a seconda del contesto e del tipo d’interrogazione.

Alcuni esempi aiutano a capire meglio la sostanza dei cambiamenti: con la nuova tecnologia una ricerca basata sulla parola chiave ” Monte Bianco”  mostrerà nei risultati un elenco di informazioni come la collocazione geografica, l’altitudine, la storia del Monte Bianco, oltre a una galleria di immagini. Per com’è impostato oggi Google una ricerca sul Monte Bianco dà come risultato un elenco di siti delle principali località turistiche della zona e degli alberghi e qualche bella immagine della montagna. Lo stesso se si digita la domanda qual è la montagna più alta d’ Europa non si otterrà più nel risultato un elenco di siti web ma la risposta che tutti si aspettano: per l’appunto il Monte Bianco. Parte di queste innovazioni sono già presenti in Google che negli ultimi anni aveva potenziato il motore, inserendo via via funzioni come il completamento automatico dei campi di ricerca o l’integrazione con Google +, ma qui si parla di una nuova generazione di tecnologie di ricerca.

Resta l’incognita di come il gruppo di Mountain View riuscirà a far evolvere anche la tecnologia degli ads che compaiono a fianco dei risultati e che conferiscono all’azienda un primato indiscusso con un 75% del market share degli ads.

Con questa mossa Google spera così di conservare la leadership su un terreno che è sempre più minato dai concorrenti: da un lato Microsoft con Bing che quando è stato introdotto si differenziava da Google proprio per la maggior cura agli aspetti semantici delle ricerche, dall’altro Facebook e Twitter che con i loro social network  riescono ad aggregare una mole di dati degli utenti che un domani potrebbe fungere da indice per un’eventuale motore  di ricerca.

Ed è anche per strappare gli utenti dalle pagine dei social  network concorrenti che Google sta cercando di arricchire il motore con informazioni di natura diversa dai semplici link di pagine web, così da aumentare il tempo trascorso dalle persone sulle sue pagine; un indice importante, quest’ultimo, nella valutazione degli investimenti pubblicitari, considerato che servizi come Facebook e Twitter vantano un tempo medio speso dall’utente molto elevato.
Gli effetti del cambiamento si prevede abbiano un impatto sui risultati di circa il 20% delle query e costringeranno milioni di gestori di siti web a ridisegnare buona parte delle loro pagine oggi organizzate su markup Html, in modo che il nuovo serarch engine riesca a indicizzarle.
Tanto per dare un’idea della profondità della rivoluzione annunciata,  il database di Metaweb Technologies, la società acquisita due anni fa da Mountain View,  contiene 12 milioni di voci: libri, nomi di attori, film, aziende; Wikipaedia ne vanta 3,5 milioni di voci. Insieme Google e Metaweb portano tale mole di dati a più di 200 milioni di voci, un universo di conoscenze immenso che sarà ora accessibile grazie a nuovi algortimi di estrazione e formule matematiche sviluppate dal team di ingegneri e ricercatori delleldue aziende.