Achab distribuisce il servizio di filtro email nel cloud di Avira
Achab arricchisce la propria offerta con Avira Managed Email Security (AMES) che garantisce la sicurezza dei messaggi di posta elettronica aziendale archiviati nel cloud.
Il servizio è realizzato dalla software house tedesca Avira, specializzata nelle soluzioni antivirus e risponde a un’esigenza molto sentita daelle aziende, quella di filtrare i messaggi di posta prima che arrivino alla rete aziendale, così da proteggere quest’ultima da spam e malware. AMES “pulisce” la posta elettronica nel cloud: in questo modo solo i messaggi sicuri e rilevanti raggiungono il mail server aziendale.
Il servizio viene erogato attraverso l’infrastruttura cloud di Avira, che dispone di una data centre in Olanda. Qui viene filtrato il traffico di posta sia in entrata che in uscita e viene bloccato spam, malware e phishing permettendo solo alle mail sicure di raggiungere la rete aziendale. Il sistema viene tenuto costantemente aggiornato nella definizione di virus e blacklist e sfrutta le tecnologie antispam, antimalware e anti-phishing di Avira.
La soluzione che sarà commercializzata dai rivenditori Achab ha il duplice vantaggio di non richiedere costi di manutenzione (per filtrare le mail in entrata è sufficiente reindirizzarle verso l’infrastruttura cloud di Avira) e di essere gestita da un struttura ridondata che si trova nei Paesi Bassi e che quindi osserva il rispetto delle normative previste a livello Europeo in materia di protezione dei dati personali.
Spam e phishing, cos’è cambiato negli ultimi tre mesi
Kaspersky Lab ha reso noti i dati dell’ultimo report trimestrale sul traffico di phishing e spam a livello mondiale, che nel mese di settembre ha registrato un aumento del 2,3%,dopo la pausa estiva. Ora il peso dello spam sul traffico di posta elettronica è pari al 72,5% , la quota di file nocisi è invece scesa leggermente di mezzo punto in percentuale e pesa per il 3,4% di tutte le mail.
I siti di social networking restano il bersaglio preferito dei phisher mentre le istituzioni finanziarie risultano meno sotto attacco (-3,6%) grazie anche agli sforzi fatti dalle banche per proteggere i loro clienti adottando misure di protezione supplementari. Lo spam relativo alla finanza personale degli utenti è sceso al secondo posto (- 20 %) mentre le mail fraudolente sono salite al 36%.
In testa alla classifica mondiale dei paesi da cui proviene lo spam c’è la Cina (26,4% dei messaggi distribuiti in rete) seguita da Usa (12,5%) e India (10,1%), mentre Corea del Sud e Vietnam hanno perso terreno nel corso del mese di settembre e sono al 12esimo e 14esimo posto.
Tuttavia l’aumento più importante nella distribuzione dello spam per gli ultimi tre mesi è stato rilevato in Spagna (+2,9%) e nel Regno Unito (+1,8%).
Per quanto riguarda i programmi nocivi rilevati dal software antivirus email di Kaspersky Lab nel mese di settembre, si registra un brusco calo del malware Trojan Spy Html Fraud.gen, tradizionalmente uno dei più diffusi nel traffico email. Al primo posto del rating in questione è andato a collocarsi il malware denominato Backdoor.Win32.Androm.kv. Ecco qui di seguito le top ten pubblicata dai Kaspersky Lab.
Anche lo spam è made in China, lo dice l’ultimo report di Kaspersky Lab
Il mese di maggio ha visto diminuire del 3,4% la quota di spam nel traffico mail, anche se i massaggi spazzatura rappresentano comunque sempre un buon 73,8% del traffico mail complessivo. Il dato interessante emerso dall’ultimo report di Kaspersky Lab riguarda però l’origine dello spam: aumentano le mail contenenti proposte di collaborazioni con produttori di articoli made in China, (nel campo tessile o dei materiali plastici) o con intermediari di operazioni commerciali con società cinesi. Nel corpo della mail gli spammer inseriscono un indirizzo di posta elettronica che dovrebbe servire al destinatario a mettersi in contatto con le imprese locali in Cina. Si tratta ovviamente di messaggi che sfruttano la prosperità e popolarità dell’economia cinese per attirare l’interesse di investitori internazionali su questi mercati, ma ovviamente dietro non c’è alcun legame ufficiale con le imprese della Repubblica Popolare cinese. Le statistiche dei Kaspersky Lab mostrano come un buon 25% dei messaggi di spam indirizzati verso il continente europeo sia stato distribuito da spammer situati nel territorio della repubblica Popolare cinese, un altro 12,5% dall’India che insieme a India e Corea fanno circa la metà del traffico spam complessivo.

Gli allegati nocivi erano presenti nel 3,2 % del messaggi di posta circolati a maggio 2012 e in base ai rilevamenti compiuti dall’antivirus e-mail di Kaspersky Lab nell’ambito dei sistemi di posta elettronica la top 10 dei programmi nocivi più diffusi vede ancora in testa il malware Trojan-Spy-Html.Fraud.gen che nell’ultimo mese ha registrato una diminuzione del 4,9% mantenendo una diffusione pari all’8,82%. Questo malware si presenta sotto forma di una pagina Html in grado di riprodurre form di registrazione di determinati servizi di banking online e altri servizi erogati dal web. Se l’utente riempie il form con i propri dati questi ultimi vengono carpiti e riutilizzati da malintenzionati. Nel seguito vi riportiamo la classifica elaborata dai Kaspersky Labs.

Passando agli attacchi di phishing le categorie più bersagliate sono ovviamente le istituzioni finanziarie e le banche (24,5%) seguite da Facebook che da solo ha subito il 20% 20% del volume complessivo di tentativi di phishing attuati nel mese di maggio. Anche i siti di aste on line e di scommesse e giochi rientrano nel mirino dei cybercriminali. In diminuzione invece lo spam sui siti di Viaggi e Vacanze, normalmente molto colpiti in questo periodo dell’anno. Forse anche questo è un segnale della crisi economica gneralizzata?

Facebook preso di mira dal phishing
Continuano gli attacchi di phishing al principale social network. Lo scopo non è solo sottrarre i dati personali degli iscritti ma anche i numeri di carta di credito e altre importanti informazioni come le domande di sicurezza.
L’attacco in corso in questi giorni è particolarmente subdolo perché non porta la vittima, come solitamente accade, a collegarsi a un sito di phishing, ma utilizza i dati personali e di login dell’account compromesso per entrare nel profilo e cambiare foto e nome dell’utente con il logo di Facebook e la scritta “Facebook Security”. Dall’account violato viene poi inviato un messaggio a tutti i contatti, contenente il seguente avviso: “Il vostro account Facebook è stato disattivato perché qualcuno vi ha segnalato. Per favore riconfermate i parametri di sicurezza all’indirizzo http://apps-xxxxxxuser. de. vu”
Cliccando sul link si viene reindirizzati a un sito molto simile a Facebook che chiede ai malcapitati di specificare dati personali e password di accesso. E una volta compilato il form con i dati richiesti la truffa passa allo step successivo: la richiesta di inserire i numeri della propria carta di credito come ulteriore verifica dell’identità della persona. Kaspersky Lab ha lanciato l’allarme in un post a firma di David Jacoby, Senior Security Researcher del gruppo, che invita a non immettere informazioni personali sui social network, come numeri di carta di credito, numeri telefonici e indirizzi e password.
Più sicurezza per gli utenti Facebook grazie a McAfee
Facebook dà una svolta importante alla sua battaglia contro i sempre più frequenti attacchi
di phishing, malware, furti di identità che gli iscritti al social network denunciano continuamente e firma un accordo pluriennale con McAfee.
I membri del social network, anche in Italia, possono scaricare gratuitamente per sei mesi un abbonamento alla suite di sicurezza McAfee, dopo di che, se interessati a rinnovarlo, avranno a disposizione sconti speciali. Read more
Phishing: falso premio di 1.000.000€ da Google
G Data, una delle più solide realtà nel settore della sicurezza, ci informa di come nell’ultimo periodo si sia intensificata una campagna di Phishing avente come soggetto Google. Nei giorni scorsi milioni e milioni di mail spam sono state recapitate ad altrettanti indirizzi, annunciando un presunto premio di 1.000.000 di euro per la partecipazione a un concorso organizzato da Google. Read more




