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Allo studio in Germania una nuova tecnologia di DRM per gli ebook

18 Giugno 2013 di  

Fotolia-ebookL’ultimo caso eclatante è il nuovo  romanzo di Stephen King, Joyland, che l’autore ha voluto pubblicare in formato tascabile (paperback) escludendo a priori di farne una versione ebook. Joyland non ha fatto neanche in tempo ad arrivare sugli scaffali delle librerie che già qualcuno ne aveva distribuito una copia pirata in rete. Molto probabilmente anche se fosse esistita una versione elettronica del libro sarebbe accaduta la stessa cosa, ma certo il tema della pirateria negli ebook è critico. Qualcuno però sta pensando a forme alternative di Drm (digital right management) che non si limitino ad applicare ai file il classico lucchetto digitale che viene poi facilmente aggirato, ma che consentano di tracciare la filiera della copia pirata fino all’origine, risalendo alla persona che ha copiato per prima l’opera e l’ha messa in rete.

Il sistema, di cui parla in anticipo il quotidiano The Guardian, si chiama SiDim (Sichere Dokumente durch individuelle Markierung, che sta per Documenti Protetti da Marcatura Individuale) ed è  in fase di sviluppo presso il Fraunhofer Institut in Germania, dove i ricercatori stanno provando ad applicare un Drm basato su piccoli cambiamenti da apportare alle parole singole nel testo del libro, come impronta segreta per tracciare la copia pirata e la sua origine. Ogni copia del libro quindi conterrebbe piccole correzioni, ad esempio al posto di scrivere “invisibile” c’è “non visibile”  “insano” diventa “poco salutare”, oppure un’alternativa può essere anche quella di invertire l’ordine delle parole pubblicate, o di inserire dei trattini.

Il risultato di questo sistema dovrebbe essere quello di scoraggiare le persone a copiare e diffondere in rete in modo illecito opere di narrativa protette da copyright, in quanto diventa facilmente individuabile il colpevole. Il progetto è attualmente sponsorizzato da una subsidiary dell’Associazione tedesca degli Editori e rivenditori di libri (German Publisher & Bookseller Association)

Ci sono ancora molti dubbi su come far digerire questo sistema di Drm agli autori, in genere poco propensi a vedersi modificare sotto il naso anche solo una parola delle proprie opere, e gli stessi editori sono un po’ scettici sulla riuscita dell’iniziativa. Al momento il sistema è in via di sperimentazione nei laboratori tedeschi, ma chissà magari potrebbe rappresentare una svolta significativa in un settore come l’editoria digitale, dove la pirateria ha assunto lo stesso peso che aveva avuto negli anni di esordio della musica digitale.

La truffa a Sky: oscurato in Italia il portale Futubox

20 Maggio 2013 di  

logo skyLo streaming illegale di contenuti a pagamento via web ha fatto un’altra vittima: questa volta si tratta del sito Futubox che da qualche mese si era imposto all’attenzione del pubblico italiano della rete per rendere disponibile la programmazione a pagamento dei canali Sky a prezzi decisamente stracciati: dai 6 a 8 euro al mese contro i 20 euro di minimo dell’abbonamento ufficiale.

Film ed eventi sportivi, parte dei pacchetti in abbonamento ai canali Hd Sky, venivano trasmessi in diretta streaming su 16 siti gestiti dal portale internazionale Futubox. Stando a quanto riportato oggi dall’agenzia Ansa il portale era gestito da un’organizzazione ucraina e i server sono stati stati localizzati in Ucraina, Germania, Russia e Romania.

L’operazione di sequestro è partita da una denuncia di Sky nei confronti di Futubox ed è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Agropoli (in provincia di Salerno) che ha oscurato l’accesso al portale Internet dalle principali reti dei provider nazionali (Telecom Italia e Fastweb) inibendo i Dns dei 16 siti che rimandavano al portale Futubox. La Guardia di Finanza ha scoperto anche che con 135 euro era possibile acquistare un dispositivo hardware da gestire direttamente con il telecomando e ha eseguito perquisizioni anche a Bari e Taranto nei confronti di due persone che, in base alle indagini condotte, spedivano in Ucraina le smart card necessarie per accedere ai servizi Sky e promuovevano in Italia i servizi offerti da Futubox attraverso due siti italiani.

Al momento quindi Futubox non è più attivo nel nostro paese e c’è da immaginare anche che quanti avevano sottoscritto un abbonamento al portale saranno presto oggetto di verifiche da parte della Guardia della Finanza. Il danno nei confronti di Sky non è ancora stato quantificato, ma basta fare due conti per averne una misura: abbonamento a Sky costa dai 20 ai 60 euro al mese. Dopo RapidShare e Megaupload, un altro duro colpo al file sharing illegale.

Google: un milione di link cancellati per la pirateria

25 Maggio 2012 di  

Il gigante di Mountain View non potrà più essere accusato di connivenza con i pirati dopo che ha deciso di cancellare 1,2 milioni di link frutto di ricerche per andare incontro alle richieste di Microsoft e di altre società. Per essere ancora più trasparente nell’operazione, Google ha addirittura istituito una nuova sezione nel sito Transparency Report dove è possibile leggere tutte le richieste di cancellazione dei link che arrivano al motore di ricerca.

Buona parte di queste riguardano siti che offrono software pirata, o materiale pornografico, e il loro numero  è in continuo aumento: (oltre 300.000 al mese). Non solo sono enti privati a inviare richieste di cancellazione ci sono anche gli organismi governativi dei singoli  Stati,  anche questi riportati sul sito.

Quando Google cancella un link lo segnala con un messaggio e invia poi il link a Chilling Effects, un’organizzazione partecipata dall’Electronic Frountier Foundation per la tutela della libera espressione sul web, che analizza le singole richieste di cancellazione

Google afferma di aver esaudito il 97% dei risultati di ricerca, oggetto di richiesta di rimozione, pervenute tra luglio e dicembre 2011.

Nasce l’Osservatorio Permanente sulla Pirateria nei videogiochi

14 Febbraio 2012 di  

L’Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive (AIOMI) – Movimento per la cultura del Videogioco annuncia la costituzione dell’Osservatorio Permanente sulla Pirateria, come organismo interno di ricerca, dedicato all’analisi della pirateria nella sua complessità.

Scopo dell’Osservatorio è anche produrre una nuova metodologia d’indagine in grado di definire il fenomen odella pirateria in modo oggettivo e sistematico. Coordinatore e Responsabile scientifico è il dott. giulio Meduri, aspecializzato in materia di copyright. L’Associazione nasce per promuovere e diffondere la cultura del videogioco inteso come mezzo artistico di espressione del pensiero oltre che prodotto industriale d’eccellenza.

La sfida di Paulo Coelho: leggete gratis i miei libri su Pirate Bay

6 Febbraio 2012 di  

Un inno alla pirateria o forse più prosaicamente la presa d’atto che più un’opera circola tra le persone, sia essa una canzone, un libro, un film, più aumentano le probabilità che il pubblico si incuriosisca ad essa, e magari se la vada a comprare davvero.
L’idea lanciata dallo scrittore Paulo Coelho di mettere on line il suo ultimo libro su Pirate Bay invitando i lettori a scaricarlo gratis è di per sé temeraria e rivoluzionaria. Come riporta il The Guardian, l’autore di the Alchemist, non è nuovo a supportare la libera circolazione in rete delle opere protette dal diritto d’autore, ma questa volta ha fatto un passo in più, aprendo una pagina web su Pirate Bay dove esorta i navigatori a scaricare gratis tutti i suoi libri. Secondo Paul Coelho è un modo per promuovere l’arte in tutte le sue forme: “Siete una band musicale in cerca di notorietà? O un aspirante produttore cinematografico, un commediante o un artista? Postate i vostri lavori su Pirate Bay e lasciate che il mondo li apprezzi e li conosca gratuitamente. Coelho sul suo blog racconta la propria esperienza ricordando quando nel 1999 andò in rete una copia piratata tradotta in russo di the Alchemist; il fatto, lungi dal danneggiare le vendite del libro, contribuì invece a farle aumentare. Così oggi su Pirate Bay lo scrittore invita a scaricare gratis i suoi libri, e chi li apprezzerà, potrà poi acquistarne una copia cartacea. “I giorni in cui ogni idea aveva un proprietario sono finiti per sempre” commenta lo scrittore “ Ciò che desidera un’autore è che il suo lavoro venga letto e conosciuto dal grande pubblico, che sia pubblicato su un giornale, su un blog, o persino su un muro. Più ascoltiamo una canzone alla radio più ci viene voglia di comprare il CD e lo stesso vale per la letteratura, più sentiamo parlare di un libro e abbiamo la possibilità di leggerlo, più ci viene voglia di comprarlo, perché conclude Coehlo, niente è più noioso che scorrere un testo da leggere a computer”.

Di certo l’appello del celebre scrittore non farà fatica a trovare seguito, visto che stando ai dati diffusi proprio in questi giorni dall’AIE, anche per l’editoria digitale la pirateria sta avendo lo stesso effetto che ha avuto sulla musica: in Italia 3 libri digitali su 4 sono piratati e su 19.000 titoli di e-book ben 15.000 sono disponibili in versione non originale.

Digital Music Report 2011: l’Ifpi chiede leggi più severe

24 Gennaio 2012 di  

Come ogni anno arriva il report dell’Ifpi (International Federation of the Phonographic Industry) sull’industria della musica digitale, un appuntamento fisso che dal 2002 segue lo sviluppo dell’industria digitale nella musica, il settore trasformato in modo più profondo dall’avvento delle nuove tecnologie.

I numeri si sa sono diventati importanti: gli introiti della musica on line pesano per il 30% sui fatturati delle major discografiche e negli Stati Uniti toccano il 50%.  Il 2011 ha segnato un incremento nelle vendite di ben l’8% rispetto al 2010, per un totale di 5,2 miliardi di dollari di giro d’affari. L’IFPI stima che siano stati legalmente scaricati 3,6 miliardi di file musicali, il 17% in più sul 2010. I servizi legali attivi su scala mondiale sono oltre 500 e offrono 20 milioni di track. Nell’ultimo anno gli abbonamenti attivi ai servizi on linedi musica digitale hanno raggiunto i 13 milioni, il 65% in più rispetto al 2010.

Ma al di là dei  successi di mercato, resta il dato inconfutabile che un utente su 4 accede a siti pirata e che per arginare il fenomeno è necessaria la collaborazione più stretta di diversi attori. I governi in primis, e poi gli Internet provider, ma anche i circuiti di pagamenti on line e i motori di ricerca. Alle istituzioni l’IFPI chiede specifiche leggi anti-pirateria come l’Hadopi adottata in Francia lo scorso anno o il SOPA in discussione al Congresso americano in queste settimane. In Francia la percentuale di file sharing illegale è scesa del 26% in un anno dopo l’entrata in vigore della legge antipirateria voluta da Sarkozy.

In Inghilterra c’è stata un’azione congiunta tra la polizia di Londra, i servizi di pagamento on line e l’Ifpi che ha portato alla chiusura di 62 siti illegali. Ed è proprio a queste sinergie con terze parti che guarda l’industria discografica: non basta togliere i link ai siti illegali dai risultati dei motori di ricerca, dice l’Ifpi, bisognerebbe che questi ultimi organizzassero in maniera diversa i risultati, dando la priorità agli indirizzi legali e contrassegnando quelli pirata in modo tale che l’utente non rischi di finirci dentro inconsapevolmente. Lo stesso vale sul fronte degli investimenti pubblicitari che qualora rivolti ad attività illegali, andrebbero tagliati del tutto.

E per quanto riguarda gli Internet provider la richiesta si sa è quella di interrompere la connessione agli utenti che vengano trovati più volte in fragranza di reato sui siti di p2p. Nel 2011 IFPI è riuscita a far rimuovere oltre 15 milioni di link a siti pirata ma c’è ancora molto da fare.

FileSonic sospende le funzioni di sharing: è l’effetto Megaupload

23 Gennaio 2012 di  

Da oggi sul sito di FileSonic, uno dei servizi on line di ricerca e archiviazione file più conosciuti, campeggia la scritta che sono sospese tutte le funzioni di condivisione e che gli utenti possono solo fare ricerche tra i file precedentemente da loro caricati. Quindi niente più file sharing pubblico. Un provvedimento che sa molto di ritirata strategica onde evitare le ispezioni del Dipartimento di Giustizia Americano e la chiusura totale delle attività come è successo nei giorni scorsi a Megaupload. Ma quest’ultimo, lo ricordiamo, è stato chiuso non solo per aver infranto le leggi del copyright ma anche per l’accusa pesante di riciclaggio di denaro da parte dei suoi soci fondatori.

Megaupload: un affare da 170 milioni di dollari

20 Gennaio 2012 di  

L’Fbi ha chiuso ieri il sito di file sharing illegale Megaupload scatenando una serie di attacchi informatici da parte di Anonymous contro i siti del Dipartimento di Giustizia americano e delle major cinematografiche.

L’accusa per il soci di Megaupload è quella di aver messo in piedi una rete di attività da cybercrimine, capace di fruttare 175 milioni di dollari causando danni per mezzo miliardo di dollari ai detentori di copyright. Kim Doctom, 37 anni, fondatore del sito arrestato insieme ad altre tre persone ad Auckland in Nuova Zelanda ha difeso la legittimità delle attività del sito, già peraltro coinvolto in una causa giudiziaria con Vivendi per un video illegale postato su YouTube. Megaupload funziona come un grande spazio on line dove archiviare grandi quantità di dati,  tutti legali secondo i  suoi gestori, ma l’evidenza delle prove in mano all’Fbi mostra il contrario.

Negli anni il sito aveva costruito un network capace di generare guadagni per oltre 100 milioni di dollari dalle quote di iscrizione dei suoi membri, con oltre 1000 server in Nord America e 630 in Olanda. Di sicuro i suoi fondatori non erano dei novelli Robin Hood visto che l’FBI li ha trovati in possesso di diverse Maserati, Rolls Royce e Mercedez Benz. Trattasi di organizzazione criminale, per chiamarla con il loro nome, e la censura di Internet in questo caso c’entra proprio poco.

La protesta contro il SOPA

18 Gennaio 2012 di  

Anche Internet fa sciopero, o almeno cerca di sfruttare i mezzi a disposizione per protestare contro la legge antipirateria in discussione in questi giorni negli Usa. Oggi Wikipedia è fuori servizio tutto il giorno (solo per le pagine di lingua inglese) e così anche servizi come WordPress e il network di annunci Craiglist. Ma non tutti i big di Internet hanno seguito questa strada. Il Ceo di Twitter, Dick Costolo ieri commentava dicendo di non vedere il motivo per cui un provvedimento locale come Il SOPA debba interrompere un business planetario come quello di Wikipaedia e di altri servizi on line globalizzati.
Google a sua volta ha deciso di oscurare solo il logo dall’home page ma di lasciare attivi i servizi invitando a firmare una petizione al Congresso americano contro i due provvedimenti in fase di approvazione: il SOPA e il PIPA. Se questi ultimi fossero approvati le Internet company sarebbero costrette a bloccare l’accesso ai siti stranieri contenenti pagine in aperta violazione delle leggi statunitensi sul copyright.

Obama dice no alla legge anti-pirateria per Internet

16 Gennaio 2012 di  

Negli Stati Uniti infervora il dibattito sulla pirateria on line e sul ruolo dei principali player del web nel diffondere con i loro servizi (Google in testa) contenuti protetti dal diritto d’autore. Durante il weekend l’amministrazione Obama si è schierata apertamente contro i promotori del nuovo disegno di legge (il SOPA, Stop Online Piracy Act) in fase di approvazione al Congresso, che costringerebbe le Internet company a bloccare l’accesso ai siti stranieri con contenuti in aperta violazione delle leggi statunitensi di tutela del copyright. Il nuovo testo di legge vieterebbe anche ai motori di ricerca di riportare nei risultati di ricerca i link agli indirizzi pirata, estendendo tale divieto anche ai network americani che distribuiscono ads pubblicitari.

La risposta della Casa Bianca è stata chiara: “Ogni sforzo per combattere la pirateria on line deve salvaguardare dal rischio della censura e di inibire l’innovazione nelle piccole e grandi imprese” ha dichiarato Howard Schmidt, rappresentante per la cybersicurezza dell’amministrazione Obama, aggiungendo che la Casa Bianca è pronta a collaborare con i legislatori per la stesura di un provvedimento più ristretto e mirato a combattere la diffusione illegale di contenuti protetti, senza però soffocare sul nascere il business di molte Internet start-up. Una posizione che non è piaciuta alle major cinematografiche e all’industria che produce contenuti per il web, uno su tutti il magnate Rupert Murdoch, che su twitter, ha inviato un post molto duro nei toni nei confronti di Barack Obama (accusato di essersi schierato con i big della Silicon Valley che minacciano tutta l’industria del software, avvallando la pirateria) e in particolare con Google, definito “il laeder della Pirateria” per i suoi servizi di streaming video gratuito.

Un’accusa che il gruppo di Mountain View non ha gradito ricordando il contributo dato lo scorso anno nel togliere dall’elenco dei risultati di ricerca 5 milioni di link a pagine web in aperta violazione di copyright, investendo più di 60 milioni di dollari nella battaglia contro gli ads contenenti link a siti pirata. Ma forse, conclude il gigante di Mountain View, si può trovare qualcosa di meglio che costringere le Internet Company americane a censurare il web.

The Tunnel? Prima visione del film sulle reti BitTorrent

21 Marzo 2011 di  

Paramount Pictures sceglie di distribuire l’anteprima mondiale del suo ultimo film horror gratuitamente sulle reti peer-to-peer. Read more

Il regalo di Natale dell’AgCom

20 Dicembre 2010 di  

Rimozione di contenuti coperti da copyright illegittimamente pubblicati online; predisposizione di una lista di siti illegali da mettere a disposizione degli internet service provider e possibile inibizione del nome a dominio del sito web e dell’indirizzo IP. Su questi tre punti si articola il regolamento annunciato lo scorso 17 dicembre dall’AgCom. Read more

Modificare console è reato

24 Giugno 2010 di  

La Cassazione conferma il suo precedente del 2007 in materia di misure di protezione tecnologica dei videogiochi. Read more

Dalla Francia un clamoroso stop alla legge anti-pirateria

11 Giugno 2009 di  

Per la prima volta Internet ha ottenuto il riconoscimento di libero mezzo di espressione dell’uomo. Per farlo il Consiglio Costituzionale francese si è appellato alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, dove si parla della tutela di libertà di espressione e comunicazione. Una libertà che l’articolo 5 della legge anti-pirateria voluta dal presidente Sarkozy, la HADOPI (Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur Internet), violava apertamente.
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La normativa infatti introduceva l’obbligo per i provider di chiudere l’accesso a Internet a quegli utenti, che fossero stati trovati a scaricare illegalmente file nelle reti p2p, per almeno tre volte. Questo provvedimento, qualora fosse stato messo in pratica, avrebbe costituito una restrizione al diritto di esprimersi e comunicare liberamente. Il Consiglio ha quindi equiparato l’accesso a Internet a un diritto di espressione dell’uomo.
Non solo, rifacendosi sempre alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, (art. 9) in cui si parla della presunzione di innocenza di un individuo fino a quando non ne sia dimostrata la colpevolezza, il Consiglio ha concluso che togliere preventivamente l’accesso a Internet significherebbe riconoscere la colpevolezza del soggetto prima che un tribunale l’abbia effettivamente comprovata. Senza dimenticare poi il problema dell’effettiva responsabilità del titolare dell’abbonamento a Internet nella presunta violazione (un’altra persona avrebbe potuto utilizzare la connessione al posto suo). Pertanto l’autorità francese ha deciso che la legge HADOPI si fermerà all’invio di un avviso.
Dai primi commenti diffusi in rete, http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88538&idCat=75 il pronunciamento del Consiglio Costituzionale francese potrebbe diventare un punto di riferimento mondiale nell’orientamento della normativa sul copyright e la pirateria.