Annunciato un accordo di licenza tra Siae e YouTube, che monetizza per la prima volta l’uso della musica in streaming nei video caricati dagli utenti su YouTube. L’accordo che durerà fino alla fine del 2012 prevede una remunerazione degli editori e degli autori e compositori titolari dei diritti d’autore, rappresentati da Siae.In sostanza ad ogni clic di un utente su un video contenente un brano musicale di un autore, quest’ultimo sarà ricompensato per l’utilizzo della sua musica. Come, non è ancora chiaro, il meccanismo dovrebbe essere basato sul numero di clic, ma è probabile che Siae abbia anche introdotto delle fasce basate sull’intensità di utilizzo di un brano da parte degli utenti. Quel che è certo è che gli utenti non sborseranno una lira, sarà YouTube a corrispondere il dovuto.
Il sito è ormai diventato uno dei principali veicoli per far conoscere anche nuovi talenti musicali ed artisti esordienti e l’accordo mira a valorizzare soprattutto questi ultimi oltre che gli autori già affermati.
Vi ricordate dell’equo compenso introdotto in Italia nel 2003 sull’acquisto di tutti i supporti e sistemi di registrazione, dai Cd e Dvd vergini ai videoregistratori e masterizzatori, destinato a compensare gli autori delle opere (musicali e cinematografiche) riprodotte per uso privato? Read more
Ci sono vari segnali che fanno sperare in una rapida apertura del mercato europeo a un modello unico di licenza per i brani musicali on line, senza dover corrispondere ogni volta i proventi del copyright ad una società collettrice diversa a seconda del Paese di provenienza dell’autore.
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Dopo l’accordo con la Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori) di cui vi avevamo scritto verso la fine di gennaio, e qualche mese di “rodaggio” nel Regno Unito, Australia e Singapore, il servizio Come with music di Nokia è finalmente pronto per sbarcare nel nostro Paese. Read more
Musica gratis senza limiti per un anno. Questa è la premessa con cui il servizio di musica “a buffet” di Nokia è stato lanciato nel Regno Unito lo scorso 16 ottobre in abbinamento al cellulare 5310 XpressMusic, seguito a breve distanza dal N95 8 Giga. Dopo l’ingresso nel programma di EMI (a fianco di Universal, Sony BMG e Warner Music Group), il servizio Come with music adesso conta la presenza delle quattro principali major discografiche e di altre etichette indipendenti.
La tecnologia è una vacca da mungere? Ebbene pare proprio di si. È notizia di oggi il pronunciamento negativo della Commissione Europea sull’abolizione o almeno sulla regolamentazione dell’equo compenso, il balzello che si paga alla Siae per ogni supporto o dispositivo digitale e che “dovrebbe” compensare i mancati introiti derivanti dalla copia pirata.
Innanzitutto reputo incoerente il fatto che si debba pagare una tassa e poi non si possa copiare. Mi spiego, se pago per un servizio vorrei godermelo il servizio, quindi: non pago e non copio, anzi, come ora sono perseguibile, ma se pago debbo poter copiare o almeno non dovrei essere perseguibile se sul Cd o Dvd vergine che ho comperato ci metto del materiale copiato.
Ma la mia preoccupazione è anche un’altra. La Comunità Europea reputa corretto l’equo compenso? Bene, allora si dia da fare per normare e armonizzare questo balzello in modo che sia uguale in ogni nazione. Non come ora che è lasciato tutto al caso. Qualche esempio? Da noi l’equo compenso sui Dvd è indipendente dal costo del supporto e pesa per 0,87 euro per ogni supporto. In altre nazione, per esempio in Germania, è una percentuale del costo industriale del supporto. Quindi, col mercato unito costa molto meno acquistare i Dvd o i Cd in Germania e, guarda caso, questo settore produttivo nazionale in questi anni è morto.
Finisco con una citazione dal Guardian: in Germania, solo il 53% degli introiti derivanti dall’equo compenso vanno agli artisti. E il resto a chi finisce?
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