Cam a 360 gradi

Ogni fotografia e ogni video ci mostra un punto di vista e – di solito – è quello dell’autore. Catturando immagini e registrando filmati, vuole dare la propria visione sul mondo, mostrando quello che è davanti a lui e ai suoi occhi. In questi ultimi anni si sta sempre più affermando un altro genere di foto/video, quello in cui l’autore diventa il soggetto (l’abusato selfie), mostrando spesso anche una visuale di ciò che è alle sue spalle. Accanto ai selfie, diventati sempre più popolari grazie all’invasione di smartphone e action cam evolute, si sta oggi facendo strada un altro genere, quello dei roundie. 

di Eugenio Moschini e Nicola Martello

ICON_EDICOLA“Roundie” è il neologismo, davvero brillante, che Samsung ha coniato per definire la funzione della sua Gear 360 (e, in generale, di tutte le 360° cam). Se per selfie si può usare l’italianissimo “autoscatto”, roundie è difficilmente traducibile in una sola parola. In pratica, si tratta di immagini (e filmati) immersivi, catturati da dispositivi che includono tutto quello che li circonda, con un punto di vista che copre l’orizzonte a 360° (da cui il nome di 360° cam). Un dispositivo di questo tipo è in grado di rappresentare la realtà  a 360° orizzontalmente e a 180° verticalmente (da -90° a +90°). È un genere di fotografia/video che non è, in senso stretto, una novità : semplicemente si tratta di un tipo di ripresa poco utilizzato perché era molto complesso (soprattutto per un semplice foto/video amatore) da realizzare.

Foto/video a 360°, cosa sono

Le immagini e i film a 360° sono più correttamente definibili come equirettangolari o sferici: in pratica è come se l’osservatore si trovasse idealmente al centro di una sfera, sulle cui pareti interne è proiettata la realtà . Spesso questo tipo di contenuti viene confuso con la realtà  virtuale, ma si tratta di una forzatura: quello che vedete non ha nulla di virtuale, è solo un modo immersivo di osservare qualcosa di reale.

Tutti i contenuti a 360° sono realizzati utilizzando più fotocamere/videocamere contemporaneamente e “cucendo” gli scatti (o le clip) tra loro. In campo fotografico si possono ottenere immagini sferiche anche con una sola fotocamera: basta “semplicemente” dividere la scena in zone e catturare, in momenti successivi, diversi scatti. Proprio perché realizzata con scatti successivi nel tempo, una fotografia sferica di questo tipo non cattura l’istante ma è adatta per soggetti statici come paesaggi (naturali e urbani) e foto di interni.

Ma quanti dispositivi (o meglio, punti di ripresa) sono necessari per catturare una foto/video a 360°? Questo dipende dalle lenti utilizzate: ogni obiettivo ha infatti un suo angolo di visione (Fov o field of view) che determina l’ampiezza di campo della sua “copertura”. In più, non basta coprire esattamente l’orizzonte, ma servono delle aree di sovrapposizione per poter unire al meglio (eventualmente correggendo piccoli errori) le diverse zone. Visto che questo tipo di ripresa era limitato all’ambito professionale, si è sempre anteposta la qualità , con soluzioni multi-dispositivo (da 6 in su) che erano di fatto precluse, per puri motivi di costi, al mondo consumer. Dal punto di vista teorico, però, bastano solo due punti di ripresa – con obiettivo fish-eye dal Fov di almeno 180° – per catturare una scena a 360°. È stato con questo approccio che si è arrivati a realizzare soluzioni per il mondo consumer: realizzando un dispositivo dotato di due obiettivi fish-eye contrapposti e di un doppio sensore.

Grazie all’utilizzo di sensori ultracompatti (formato 1/3″ o 1/2,3″), è possibile adottare lenti altrettanto compatte. Il risultato? Un camcorder tascabile, che ovviamente non premia la qualità , ma la versatilità .

Ed è proprio con questa base che Ricoh, Lg e Samsung (in ordine cronologico) hanno presentato le loro soluzioni. In arrivo, in queste settimane, KeyMission 360, la soluzione Nikon progettata per portare le riprese a 360° anche nelle action cam.
Prima di vedere, nel dettaglio, come sono fatte e come si comportano, analizziamo quali sono gli ambiti in cui una foto/video a 360° potrebbe essere insostituibile. Vedremo poi come condividerla ed elaborarla.

360°: quanti megapixel servirebbero davvero?

Una persona con un’acuità  visiva standard, pari a 10/10, è in grado di distinguere un cerchio di un millimetro di diametro da una distanza di 3,44 metri, ovvero 1/60°. Con semplici calcoli si può quindi dire che in un angolo visivo orizzontale di 90° è possibile vedere al massimo 5.400 punti, pari a 5.400 pixel. Un numero maggiore di punti non porterebbe alcun miglioramento di nitidezza, dato che l’osservatore non potrebbe percepirli. Un numero inferiore farebbe invece vedere chiaramente i singoli elementi, un effetto a griglia molto fastidioso. Il numero di pixel su 360° è perciò di 21.600 pixel, pari a quasi sei pannelli Ultra Hd, che hanno una risoluzione orizzontale di 3.840 punti.

Quindi la risoluzione ideale per un video o un’immagine a 360°, tale da rendere indistinguibili i singoli punti in qualsiasi sezione della sfera che circonda l’osservatore, è di 21.600 x 10.800 pixel, pari a ben 233 Mpixel. Tantissimi, visto che oggi con i più sofisticati dispositivi di ripresa si arriva 64 Mpixel. Se però consideriamo che proiettando il frame rettangolare su una sfera con il sistema di trasferimento equirettangolare gran parte dei pixel in alto e in basso si sovrappongono, possiamo scendere a un compromesso sulla risoluzione globale, rinunciando a un po’ di definizione nelle zone centrali ma riducendo lo spreco di pixel nelle aree in alto e in basso. Se diminuiamo alla metà  il numero di pixel in orizzontale e in verticale, scendiamo a 10.800 x 5.400 punti, corrispondenti a circa 58 Mpixel. Questo livello di risoluzione sarebbe quindi compatibile con quello dei migliori sistemi di ripresa professionali a 360°, ma è ancora lontano nei dispositivi consumer.

In campo fotografico, invece, questo problema non si pone per i professionisti, che fotografando con reflex, cavalletto e testa panoramica, possono “costruire” immagini della risoluzione desiderata (anche ben superiore a 200 Mpixel). In questo caso, è sufficiente cambiare l’obiettivo: una lente dalla focale più lunga ha un angolo di visione più ristretto ed è necessario sovrapporre più scatti per coprire l’orizzonte a 360°. (…)

Trovi l’articolo completo sul numero di ottobre 2016 di PC Professionale

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