Archiviazione fotografica

Viviamo letteralmente circondati dalle foto e dai video. Smartphone, tablet, fotocamere compatte e reflex digitali sono dispositivi diffusissimi; il desiderio di immortalare – e di condividere – ogni istante della nostra vita è fortissimo, irresistibile. Ma la gestione di una simile quantità  di immagini non è uno scherzo e non va sottovalutata, per non ritrovarsi con file sparpagliati un po’ ovunque nei dispositivi elettronici in nostro possesso, privi di parole chiave e indici, fondamentali per ritrovarli in tempi ragionevoli anche a distanza di tempo. Lo scatto compulsivo è inoltre foriero di difetti grossolani, come inquadrature approssimative, orizzonti storti, esposizioni sbagliate. Molti di questi problemi possono essere corretti, con un software adatto.

di Nicola Martello

ICON_EDICOLAPer riuscire a sopravvivere a questa marea montante di immagini, l’unica soluzione è dotarsi di un software adeguato alle nostre esigenze e capacità , in grado di aiutarci a catalogare le foto e correggerne i difetti, così da avere immagini belle da vedere, facili da trovare e pronte da condividere. Per dare un ordine di base al proprio archivio basta non mettere tutte le foto alla rinfusa in un’unica cartella, bensì strutturarlo in più cartelle, nominate con la data (anno e, se servono, anche mese e giorno) e magari con il nome dell’evento immortalato nelle immagini, come vacanze, feste e ricorrenze varie.

Ma se questa organizzazione manuale di base non basta, bisogna passare a un software dedicato; oggi è non è difficile trovare applicativi validi, capaci di soddisfare le esigenze sia dell’appassionato sia del professionista. Se anni fa esisteva un confine netto tra i programmi per il ritocco fotografico di tipo amatoriale e quelli di livello professionale, oggi non è quasi più così: molti software di alto livello hanno interfacce, strumenti e prezzi alla portata dell’appassionato. Questa “democratizzazione” è importante perché la fotografia digitale moderna ha alzato l’asticella della qualità  visiva richiesta. Se una volta, con la pellicola, si tolleravano per esempio vignettature e aberrazioni cromatiche ai margini dell’inquadratura, oggi questi difetti sono sempre meno sopportati dagli appassionati, e sono giudicati inaccettabili dai professionisti. Un altro esempio di quanto sia sempre più sfumato il confine tra amatoriale e professionale è la presenza quasi universale dello strumento per correggere gli occhi rossi, un difetto che appare quando si usa una fotocamera con il flash vicino alla lente frontale (come nel caso di smartphone o compatte) per riprendere una persona che guarda verso l’obiettivo. Un professionista, abituato a impiegare reflex con flash ben distanti dalla lente, non sa cosa farsene di uno strumento per eliminare gli occhi rossi, eppure oggi è incluso anche nei programmi più blasonati.

Il software ideale per la catalogazione e il ritocco delle fotografie digitali deve possedere robusti algoritmi per la gestione di un database con migliaia di immagini, spesso memorizzate in archivi non interni al computer (Nas, dischi esterni). Il programma dovrebbe permettere la creazione di album (virtuali o reali) in cui raccogliere le immagini e soprattutto l’assegnazione di un indice di gradimento (implementato in genere come numero di stellette) e di chiavi o etichette, indispensabili per le ricerche. Utile è anche l’assegnazione dei nomi delle persone ritratte, che il software riconosce in maniera più o meno automatica, e delle coordinate geografiche del luogo dove è stata fatta la fotografia.

Quest’ultima informazione è già  registrata nella sezione dei dati Exif (Exchangeable Image File Format) al momento dello scatto quando si usa una fotocamera o uno smartphone dotato di ricevitore Gps; ma comunque rimangono tutte le vecchie foto digitali da localizzare. Poiché spesso bisogna trattare molte foto (decine, se non centinaia) in una sola sessione, è importante che la sezione di fotoritocco sia agile e veloce, cioè consenta all’utente di apportare facilmente e in poco tempo tutte le correzioni necessarie. è quindi indispensabile una modalità  di lavoro batch, ovvero la capacità  di trattare in automatico tutte le foto selezionate.

Anche gli automatismi per il bilanciamento della luminosità , del contrasto, dei colori e per la correzione della dominante cromatica sono oggi il minimo indispensabile per un software che si rispetti. A queste funzioni aggiungiamo l’algoritmo per la riduzione della grana, un problema che affligge da sempre la fotografia e che ancora oggi dà  parecchio filo da torcere. Per ridurre il rumore senza fare danni, cioè senza cancellare anche i dettagli più fini, il metodo più sicuro e migliore è impiegare un filtro specializzato, che consenta la calibrazione su zone di colore uniforme evidenziate nella foto. Ma oggi è possibile ottenere risultati discreti e perfino buoni anche con gli algoritmi privi di calibrazione, come abbiamo avuto modo di verificare con alcuni dei software in prova. Come abbiamo accennato, le aberrazioni ottiche e soprattutto cromatiche sono un altro punto dolente della fotografia, esasperato dalle lenti grandangolari e dalla facilità  con cui si può ingrandire una foto digitale fino a vederne i singoli pixel. Per correggere questi difetti, il software ideale deve disporre di una libreria di profili di compensazione, ognuno specifico per un determinato obiettivo. Visto l’elevato numero di lenti presenti sul mercato, va da sé che questa libreria deve essere molto estesa e aggiornata spesso. L’algoritmo incaricato di applicare il profilo correttivo deve lavorare in automatico per liberare l’utente dalla necessità  di trovare i valori giusti per annullare le distorsioni, un compito manuale laborioso che può anche portare a un risultato insoddisfacente.

Altri difetti frequenti nelle foto sono l’orizzonte storto e l’inquadratura imprecisa. Da tempo i software per il ritocco fotografico consentono il raddrizzamento con una linea di riferimento, che va tracciata sull’orizzonte o su uno spigolo che deve diventare orizzontale.

Compiuta questa operazione il programma ruota l’immagine di conseguenza e la rifila per eliminare gli angoli vuoti. Per correggere l’inquadratura si ritaglia la foto con una cornice che va posizionata in modo da ottenere una composizione gradevole, magari conforme alla regola dei terzi.
Utili sono poi le funzioni per creare immagini ad alta dinamica Hdr (High Dynamic Range) e panoramiche. Le prime si ottengono dall’unione di più scatti con la stessa inquadratura ma con valori di esposizione diversi: così anche le zone che risulterebbero sovra o sotto esposte (un cielo coperto da nuvole bianche, un terreno molto scuro e in ombra) sono catturate con tutti i loro dettagli, che diventano visibili nel montaggio Hdr. Il tone mapping successivo, l’operazione necessaria per ridurre la dinamica e portarla a quella tipica di un’immagine classica, consente di ottenere scene dai colori vivaci e dai dettagli esasperati oppure inquadrature con un bilanciamento cromatico normale ma senza zone troppo chiare né troppo scure. Molte fotocamere moderne sono in grado di creare foto Hdr subito dopo gli scatti, in totale autonomia, ma un software per il fotoritocco dotato di questi algoritmi di solito produce risultati migliori. Un discorso simile si può fare per le panoramiche: questi scatti sono ottenuti dall’unione di più immagini, catturate spostando la fotocamera per far sì che le inquadrature si sovrappongano parzialmente. Anche in questo caso, un programma lavora meglio della funzione automatica integrata nelle macchine fotografiche. Infine, in un applicativo moderno non possono mancare le funzioni di stampa (anche di più foto su un singolo foglio), la creazione di slide show accompagnati da una colonna sonora, e il caricamento delle foto sui siti social, come Facebook e Flickr. Utili e comode sono anche le funzioni per caricare le foto in un archivio Web (come Google Photos e Apple Photos), che permette di accedere agli scatti ovunque e qualsiasi dispositivo collegato a Internet.

In queste pagine abbiamo esaminato le caratteristiche e le funzioni di nove programmi, che vanno dall’amatoriale Adobe Photoshop Elements 14 al professionale Phase One Capture One Pro 9. L’impressione generale che ne abbiamo ricavato è positiva: ormai questo settore ha raggiunto la maturità  e tutti gli applicativi provati hanno dimostrato di possedere interfacce intuitive e strumenti di base efficaci. La competizione si è spostata sulle funzioni più sofisticate e di introduzione recente, come il riconoscimento dei volti, la correzione automatica delle aberrazioni cromatiche, la creazione di maschere, la gestione dei filtri su livelli: qui è ancora possibile trovare carenze e algoritmi deludenti, a seconda del software preso in considerazione. Di conseguenza, per individuare il programma più adatto alle proprie esigenze, è importante esaminare con attenzione le sue caratteristiche e le sue prestazioni, che descriviamo in dettaglio nelle prossime pagine. (…)

Trovi l’articolo completo sul numero di ottobre 2016 di PC Professionale

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