CPU AMD Ryzen 5

Dopo l’introduzione della prima serie di processori Ryzen 7, Amd ha proseguito con il rilascio dei modelli di fascia intermedia appartenenti alla famiglia Ryzen 5. La maggior parte delle caratteristiche dei processori che rientrano in questa seconda fascia di prodotti erano già  stata rivelate in occasione del lancio dei modelli Ryzen 7 di fascia più alta, ma solo nel corso del mese di aprile i processori Ryzen 5 sono diventati effettivamente disponibili per l’acquisto. In questo articolo mettiamo alla prova i quattro modelli Ryzen 5 che sono indirizzati a quella fascia di utenti che desidera realizzare un desktop di buon livello, ma con un occhio di riguardo al budget di spesa. Nello specifico abbiamo provato il Ryzen 5 1600X, il Ryzen 5 1600, il Ryzen 5 1500X e il Ryzen 5 1400.

di Michele Braga

ICON_EDICOLANel primo articolo dedicato alla nuova generazione di processori Ryzen abbiamo sottolineato come Amd abbia dovuto puntare a realizzare un’architettura non solo efficiente, ma anche in grado di fornire un elevato parametro Ipc e di operare al tempo stesso ad alte frequenze all’interno di un budget energetico tra i 50 e i 100 watt. Abbandonando in modo radicale le soluzioni adottate con l’architettura Bulldozer, i progettisti sono riusciti con Zen a incrementare il parametro Ipc del 52% rispetto ai core di classe Piledriver (una delle evoluzioni dell’architettura Bulldozer) e senza innalzare il consumo energetico complessivo del processore.

Uno dei punti chiave di questo successo risiede nella tecnologia produttiva impiegata da Amd, ovvero da quella FinFET a 14 nanometri di Global Foundries. Ryzen è il primo processore Amd che utilizza questa tecnologia e sebbene si sia trattato di una scelta obbligata per abbandonare la precedente tecnologia a 28 nanometri – troppo limitante rispetto a quella impiegata da Intel – i risultati sono stati estremamente positivi.

L’architettura base di Ryzen utilizza una struttura multi core che al suo interno è organizzata partendo da un modulo base denominato Core Complexes o CCX. Questo consta di quattro core assemblati tra loro in un unico gruppo e supportati da una cache di terzo livello (L3). Nelle architetture Ryzen 7 e Ryzen 5 due moduli CCX sono accoppiati e formano un unico blocco le cui componenti sono connesse tra loro per mezzo della tecnologia Infinty Fabric. Quest’ultimo è un insieme di bus, protocolli e controller con lo scopo di ampliare le potenzialità  della precedente tecnologia Hypertransport. L’Infinity Fabric permette lo scambio dati tra i diversi moduli CCX, con la memoria di sistema e con altri sistemi di controllo (Pci Express, I/O, ecc) presenti all’interno del silicio di Ryzen. Di fatto l’Infinity Fabric è un Hypertransport di tipo coerente alle quali sono state aggiunte funzionalità  supplementari. A livello costruttivo l’Infinity Fabric è composto da due elementi: lo Scalable Data Fabric e lo Scalable Control Fabric. Il primo elemento è quello che fornisce l’ossatura per il trasporto delle informazioni ed è in grado di scalare da una capacità  di trasmissione dati di 30 Gbyte/s fino a quella massima di 512 Gbyte/s. Il secondo elemento fornisce all’architettura potenti capacità  di comando e di controllo attraverso un sistema di raccolta dati e di feedback in tempo reale dai sistemi di controllo integrati per valutare e intervenire sulle tensioni di alimentazione, sulle temperature, sui consumi, sulle frequenze operative e tanto altro ancora. Come vedremo più avanti lo Scalable Control Fabric è uno dei pilastri portanti per le funzioni raccolte all’interno della tecnologia Amd SenseMI.

Stando a quanto dichiarato da Amd, la tecnologia Infinity Fabric sarà  presente anche all’interno dei prodotti di prossima generazione derivati da Zen e probabilmente anche in quelli basati sull’architettura Vega per il settore della grafica. All’interno di ciascun modulo CCX sono presenti quattro core e una cache di terzo livello (L3) e condivisa dai core del modulo CCX. In tutti i processori della serie Ryzen 7 tutti i core di ogni modulo CCX sono attivi e ciascun modulo dispone di 8 Mbyte di cache di terzo livello (L3), mentre le cose cambiamo leggermente quando si passa ad analizzare i modelli della famiglia Ryzen 5.

Questi sono realizzati partendo dal medesimo die impiegato per i modelli Ryzen 7 e sono quindi dotati di due moduli CCX all’interno dei quali alcuni core sono disabilitati per ottenere le varianti con sei core o quattro core complessivi. Per fare ciò i core sono disabilitati in modo permanente e simmetrico: i modelli a sei core Ryzen 5 1600X e 1600 sono strutturati come tre più tre, dispongono di 16 Mbyte di cache di terzo livello (L3) e di 3 Mbyte di cache di secondo livello (L2); i modelli Ryzen 5 1500X di classe quad core sono strutturati come due più due, dispongono sempre di 16 Mbyte di cache di terzo livello (L3) e di 2 Mbyte di cache di secondo livello (L2); i modelli Ryzen 5 1400 sempre di classe quad core, infine, sono strutturati come due più due, dispongono di 8 Mbyte di cache di terzo livello (L3) – 4 Mbyte per ogni CCX – e di  2 Mbyte di cache di secondo livello (L2). (…)

Estratto dell’articolo pubblicato su PC Professionale di giugno 2017

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