Il diritto di copiare?

Dopo aver letto il mio editoriale pubblicato sul numero di marzo di PC Professionale (e che potete trovare qui) Franco mi ha scritto queste note che pubblico, cercando di fornire alcune risposte. Voglio chiarire comunque una cosa: i veri ladri di tutto questo ecosistema non sono gli utenti, ma i proprietari dei siti di download che si arricchiscono alle spalle di chi produce contenuti e degli stessi utenti che li scaricano e che per farlo devono pagare. In nome della libertà  del Web, perché non fanno scaricare gratuitamente tutto?

Ecco allora la lettera che mi è arrivata:

Vi leggo ormai da molti anni e ammiro la professionalità  con cui svolgete il vostro lavoro, a partire dall’editoriale, ma questa volta devo accusare Giorgio Panzeri di grave cecità  nello scrivere l’editoriale di Marzo (anche se in parte gliela giustifico, essendo dalla parte dell’editoria e non del consumatore). Metaforicamente, ha fatto il processo al download illegale, chiamando al banco solo i testimoni dell’accusa. Se me lo permettete, da cittadino che paga (e trova giusto e onesto farlo) ciò di cui fruisce, mi trovo a dover difendere il download illegale, non in senso assoluto, ma per diversi aspetti, volutamente omessi nel sopra citato editoriale:

– DRM, protezioni, vincoli e obblighi sono una piaga che talvolta non consente al contenuto pagato di essere usato sempre, ovunque e facilmente, ma mandano in bestia l’acquirente, che, una volta sentitosi truffato (perché di truffa si tratta), se ne guarda bene la volta successiva di ricascarci. Andrebbero vietati come diritto del consumatore!

– Spesso ci si sente un Beta tester pagante (a dir “Beta” mi sento mooolto generoso) di prodotti incompleti, pieni di bugs, che a livello professionale ostacolano la produttività , ma per stupide leggi serve avere. Questa è una piaga del software professionale italiano che, contando su leggi italiane, crea una dipendenza burocratica per cui non si possono usare prodotti stranieri migliori e affidabili per cui la cifra spesa avrebbe un senso. Penso che per legge non sarebbe omologabile un’automobile senza una ruota, con altre 2 bucate, il motore fuso, il sedile di guida rivolto indietro e la carrozzeria che cade a pezzi. Perché la legge non obbliga anche i bit a essere “assemblati” in modo completo e sicuro?

– La disponibilità  ed efficienza di distribuzione dei contenuti originali spesso è scadente e poco rispettosa dei fedeli paganti, e qui faccio un esempio fresco fresco: ho letto il vostro editoriale, scaricando via p2p un PDF del numero di marzo. Tranquilli, abbiamo già  pagato la copia perché mio fratello è abbonato, ma non capisco perché noi dobbiamo avere la disponibilità  della nostra rivista dopo almeno una settimana che è in circolazione in edicola e online, quando sappiamo che i servizi postali non sono così lenti.

– Giorgio parla dei poveri Autori che lavorano per mesi o anni a opere che non gli danno nemmeno i soldi per vivere: per forza… si mangiano tutto gli editori e lasciano all’autore le briciole, per non parlare di quei ladri parassiti della SIAE. Se per una copia di un libro venduto a 15€, ne andassero 10 all’autore, costui non farebbe la fame e chi non ci ha lavorato per mesi o anni non girerebbe su automobili da 50.000 €! Uno dei motivi della pirateria di contenuti digitali è non finanziare i parassiti e posso affermare con certezza che almeno la metà  delle persone che non voglio pagare la SIAE e compagni, sarebbero disposte a pagare direttamente gli autori delle opere.

– La crisi del cinema italiano…. obiettivamente, nel frequentare almeno una decina di persone che scaricano e si passano illegalmente film, non ne conosco una che scarichi film italiani. Non ne scarica, non ne compra, non ne va a vedere al cinema… semplicemente perché i film italiani sono fiction che riescono a passare nelle sale cinematografiche, ma la loro crisi è dovuta alla loro mediocrità  e nient’altro.
Perdonatemi se in alcuni punti mi sono un po’ lasciato andare, non era mia intenzione alzare i toni, ma le dita sulla tastiera andavano e le ho lasciate fare.
Per concludere con una sola e semplice frase: a mio parere, se il consumatore si sente rispettato, paga.
Franco
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Devo dire subito che ci sono alcune cose che trovo assolutamente corrette, ma che comunque non giustificano la copia pirata.
Vediamo punto per punto:
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-Sono assolutamente d’accordo che il Drm non è il modo giusto per limitare il mercato pirata, e per due ragioni: il vero geek ci mette una decina di minuti a sproteggere un libro o una canzone protetta con Drm e a condividere il contenuto sul Web, mentre chi è poco esperto e ha pagato potrebbe trovare problemi insormontabili a usare il suo contenuto su dispositivi diversi. E un utente confuso è un utente perso. Meglio quindi le protezioni leggere, come i file Pdf con il nome dell’acquirente nell’header. Negli Usa nessuno usa più il Drm, anche se bisogna dire che il mercato è molto più grande e c’è più rispetto per il contenuto di qualità . Comunque la soluzione non è scaricare i file dal Web ma, semmai, protestare per avere un servizio migliore.
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– Beta tester pagante: questo è fondamentalmente un problema del software italiano, perché le grandi software house multinazionali hanno oramai capito che fare del beta testing approfondito prima del rilascio del prodotto giova all’immagine aziendale e alle vendite. Lo ha capito anche Microsoft che per Windows 7 aveva distribuito una beta pubblica del prodotto e ha poi regalato una licenza a tutti coloro che avevano segnalato bug. Quindi sono perfettamente d’accordo con Franco: ci vorrebbe veramente una legge che punisca chi in Italia produce software mediocre e soprattutto pieno di bug. Però, continuo a dire, non giustifica la copia di software standard.
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– Per quanto riguarda la disponibilità  ed efficienza della distribuzione dei contenuti originali penso che si debba usare la creatività , operando dove si possono realizzare concretamente dei miglioramenti. Mi spiego meglio facendo un esempio legato a PC Professionale. Purtroppo non abbiamo nessuna leva per migliorare la velocità  di distribuzione del giornale tramite le Poste Italiane, allora stiamo lavorando su due fronti, uno già  attivo e l’altro che vedrà  la luce a breve. Innanzitutto abbiamo introdotto l’abbonamento digitale, annuale per 12 numeri o anche solo per tre numeri. Quest’ultimo viene offerto a meno di otto euro. Tenendo conto che la rivista cartacea ne costa quasi sette, mi sembra veramente scandaloso leggere la rivista scaricata da un sito pirata, o almeno mi sembra che non ci si renda conto della quantità  e della qualità   lavoro che c’è dietro. Ma non è tutto qui. A breve partiremo con un abbonamento “Premium” che a fronte di uno sconto di poco inferiore a quello che già  effettuiamo per l’abbonamento cartaceo darà  la possibilità  di avere subito anche la rivista in digitale in attesa dell’arrivo della copia cartacea. Inoltre ci sarà  una sezione di questo sito dedicata agli abbonati Premium con offerte di prodotti a prezzi scontati, software da scaricare, libri in offerta. Cosa dobbiamo fare di più?
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– Sul fronte degli autori c’è un po’ di confusione. L’esempio fatto da Franco potrebbe (badate bene dico “potrebbe”, non “può”) funzionare solo per un autore che diventa anche editore digitale in proprio  (gli strumenti di Adobe lo consentono). Ma anche in questo caso i numeri riportati sono lontanissimi dalla realtà . Se il libro viene venduto a 15 euro, al netto delle tasse ciò significa meno di 12,5 euro (sui libri digitali l’Iva è al 21%). Da questi vanno poi tolti i compensi che il distributore digitale (i vari Amazon o iTune Store del caso, ma anche quelli più piccoli) vuole per sé, circa il 30%. Quindi si arriva a un netto, per copia, di circa 8,5 euro. Per vendere un numero discreto di copie bisogna anche far conoscere il titolo e quindi occorre fare un po’ di pubblicità . 9.000 euro sono il minimo per portare il proprio titolo un po’ più in alto nelle liste del distributore digitale e per comprare qualche banner.  Mettiamo di vendere 3.000 copie, che è il venduto medio di libri di autori non da best-seller. Sono quindi 3 euro a copia da togliere per la pubblicità . Il guadagno complessivo dell’operazione per il nostro autore/editore in proprio sarà  di 5,5 x 3.000 copie = 16.500 euro. Sui quali dovrà  pagare le tasse (almeno il 18%). Ma se il libro non va bene e di copie ne vende solo 1.000 (con i pochi libri che si leggono in Italia non è un valore lontano dalla realtà ) il nostro povero autore/editore non solo non avrà  guadagnato un soldo ma avrà  perso 500 euro.
Se poi parliamo dei libri cartacei i problemi sono ancora più importanti (costo  di carta e stampa, costo della distribuzione, costo delle copie invendute), tanto che gli editori, pur fornendo percentuali non altissime agli autori (ma comunque certe e senza “rischio d’impresa”) vivacchiano con i libri nazionali e i soldi li fanno solo con i best-seller statunitensi.
Infine, se Franco ci segue da tempo sa benissimo invece, cosa ne penso della Siae, che in questo caso non c’entra perché  l’autore  non paga nulla alla Siae, che teoricamente dovrebbe proteggerlo.
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– Non ho nulla da obbiettare sul cinema italiano, anche se non farei di tutta l’erba un fascio (riprendendo un vecchio detto popolare). Ci sono i vari cine-panettoni ma ci sono anche film della bellezza e della qualità  di Cesare deve morire dei fratelli Taviani che ha vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.
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