Intel Coffee Lake

Più core fisici per prestazioni superiori. Questa è la strategia Intel per la nuova famiglia di processori Core destinati alle piattaforme desktop per il gaming, ma non solo.

Dallo scorso 5 ottobre sono disponibili sul mercato i processori Intel Core di ottava generazione per desktop e le schede madri con chipset Z370. Le nuove proposte Core i7, Core i5 e Core i3 sono basate sull’architettura nota con il nome in codice Coffee Lake e cambiano in modo sostanziale le caratteristiche dell’offerta Intel in campo desktop: l’azienda di Santa Clara ha aggiunto due core fisici in più per ogni classe di processore. Per la prima volta, infatti, i modelli Core i7 e Core i5 dispongono di sei core fisici, mentre quelli Core i3 sono dotati di quattro core fisici contro i due core con tecnologia Hyper-Threading delle generazioni precedenti.

di Michele Braga

La strada intrapresa con Coffee Lake per la piattaforma desktop classica segue, seppure da lontano e in misura più ridotta, quella adottata nel segmento delle piattaforme HEDT (high end desktop) dove l’architettura Skylake-X offre soluzioni multi core molto spinte che spaziano da otto a diciotto core fisici. Intel ha riorganizzato la propria offerta delineando tre profili di utenza ben distinti in funzione della potenza di calcolo: Entry Performance, Premium Performance e Extreme Performance. Il primo raccoglie soluzioni Pentium e Celeron per il mercato aziendale e consumer con un costo d’ingresso ridotto; i prodotti per questo settore arriveranno nella prima metà del 2018 e al momento non sono disponibili dettagli sulle loro caratteristiche tecniche. All’interno del segmento Premium Performance troviamo i nuovi Core i7, Core i5 e Core 3; queste soluzioni sono indirizzate agli utenti che cercano prestazioni elevate in ambito gaming, ma sono adatte a un’ampia gamma di applicazioni. Infine, il segmento Extreme Performance è quello che sfrutta le architetture Skylake-X LCC (low core count) e HCC (high core count) per accelerare applicazioni e modelli di lavoro con multitasking molto spinto.
La proposta Coffee Lake è articolata su pochi modelli e organizzata in modo estremamente semplice: due Core i7, due Core i5 e due Core i3; in ogni fascia è presente un modello standard e uno della serie K con moltiplicatori sbloccati. Per le unità appartenenti alla linea Core i7, l’incremento di core e di thread è pari al 50% rispetto alla precedente generazione; anche nel caso della famiglia Core i5 dove la tecnologia Hyper-Threading non è presente come in passato, l’incremento del numero di core è pari al 50% e ciò costituisce un grande miglioramento per la  fascia intermedia. Infine, la famiglia Core i3 guadagna due core fisici e perde il supporto all’Hyper-Threading: nel complesso il numero di thread resta invariato a quattro, ma ora si può contare su quattro core fisici che sono meglio di due core con Hyper-Threading. La frequenza operativa di base dei processori Coffee Lake perde qualche MHz rispetto alle corrispettive parti con architettura Kaby Lake; questo perché il maggior numero di core fisici implica una maggiore complessità e richiede una differente distribuzione dei consumi per restare all’interno dei 95 o 65 watt di consumo massimi.Tuttavia, grazie all’utilizzo dell’ultima evoluzione del processo produttivo a 14 nanometri, la frequenza in modalità Turbo risulta superiore su tutti la linea di processori.
Tutti i modelli Core i7 e Core i5 supportano ora memoria Ddr4 con frequenza operativa pari a 2.666 MHz (anche se con l’overclock è possibile raggiungere senza difficoltà velocità molto superiori), mentre i due modelli della famiglia Core i3 supportano in modo ufficiale solo la Ddr4 fino alla frequenza di 2.400 MHz.
A livello di microarchitettura i core Coffee Lake non sono differenti da quelli Kaby Lake. Ciascuno core x86 implementa una pipeline a 14 stadi ed è corredato di una cache di primo livello (L1) ripartita tra dati e istruzioni e da una cache di secondo livello (L2) ampia 256 Kbyte. Come i core di precedente generazione, anche quelli Coffee Lake supportano le istruzioni Avx2 (Advanced Vector eXtensions 2) che sono un’estensione di quelle Avx e che permettono l’utilizzo di registri a 256 bit; in questo caso la differenza con le soluzioni Skylake-X è evidente, visto che queste ultime sono state aggiornate per supportare operazioni a Avx a 512 bit. Passando all’architettura troviamo il primo cambiamento importante che permette di ottenere maggiore efficienza durante l’elaborazione: la cache di terzo livello (L3) è stata ampliata su tutti i modelli e ora ha una capacità pari a 12 Mbyte, 9 Mbyte e 6 Mbyte rispettivamente per i Core i7, Core i5 e Core i3.
Non è stata apportata invece alcuna modifica hardware alla Gpu integrata, mentre sono state ritoccate le frequenze operative e il nome commerciale che da HD Graphics 6×0 è diventato UHD Graphics 6×0 per sottolineare il supporto alla risoluzione 4K. A fianco della Gpu integrata ritroviamo il Media Engine che integra le unità funzionali non programmabili per accelerare in hardware le fasi di decodifica e codifica di contenuti video. I circuiti dedicati all’accelerazione HEVC Main 10 e VP9 fanno parte del blocco MFX (Multi-Format Codec Engine) composto al suo interno dai blocchi MFD (Multi-Format Decoding) e MFC (Multi-Format Encoding). Il blocco MFD supporta la decodifica HEVC a 8 e 10 bit e quella Google VP9 a 8 e 10 bit e offre supporto alla riproduzione in multitasking di contenuti 4k UHD e 4k a 360 gradi. Il blocco MFC supporta invece la codifica in standard HEVC a 10 bit e quella VP9 a 8 bit. Sul numero in edicola l’approfondimento dell’architettura e della piattaforma. Trovate inoltre la prova completa, con il confronto tra i nuovi Core i7 8700K e Core i5 8400 e Core i7 7700K, Ryzen 7 1900X e Ryzen 5 1600X (…)

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