La crisi del mercato Pc e la risposta di Intel

Le analisi pubblicate da Gartner a metà  aprile e quelle di Digitimes  e IDC mettono nero su bianco la crisi del settore Pc sia a livello globale sia nella più ristretta area Emea (Europe, Middle East, Africa) che ci tocca più da vicino. A livello globale le vendite nel primo trimestre del 2016 hanno totalizzato 64,8 milioni di unità  con un calo del 9,6% rispetto al 2015; è il sesto trimestre consecutivo in calo e per la prima volta dal 2007 il volume di vendite è sceso sotto la soglia dei 65 milioni di unità . Un andamento si osserva anche nella zona Emea, dove nel primo trimestre 2016 sono stati venduti 19,5 milioni di Pc con un calo del 10% rispetto al 2015.

Cresce la richiesta di notebook ultra leggeri, di tipo 2-in-1, così come di notebook dedicati al gaming, ma in modo insufficiente a compensare il calo dell’area business e professionale. Per questi settori si attende un incremento di acquisti nella seconda parte dell’anno, ma comunque non sufficiente a ridare al settore uno slancio tale da cancellare l’idea di declino. Sia chiaro, il mercato dei Pc non è morto, ma dopo tre decadi di crescita che hanno trainato lo sviluppo tecnologico in campo informatico, il settore dei Pc sembra non essere più remunerativo come un tempo. I tablet prima e gli smartphone poi – anche questi registrano una contrazione nelle vendite –  sono sempre di più i dispositivi ai quali ci si affida per svolgere le operazioni più comuni (navigazione e posta elettronica), con il Pc che orami è diventato uno strumento di nicchia per compiti specifici. La potenza di calcolo raggiunta negli ultimi anni è tale da ridurre le necessità  di aggiornamento a livello personale e per dipartimenti IT, dove i cicli di ricambio si sono allungati sensibilmente.

Il riassetto dei mercati tecnologici ha indotto perfino Intel a rivedere il proprio modello di sviluppo per il futuro. L’azienda non è in crisi, ma i fatturati relativi al settore Pc non sono soddisfacenti e questa è la molla che ha fatto scattare l’operazione di ristrutturazione interna. Intel punterà  sul’IoT (Internet of Things), dispositivi wearable, data center e memorie di nuova generazione, come le 3D XPoint. Tutto ciò con un costo in termini di risorse umane, perché Intel taglierà  12.000 posti di lavoro entro la metà  del 2017.

Michele Braga

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