Dieci servizi di streaming musicale sotto test

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Nell’era dell’analogico, il supporto audio per eccellenza era rappresentato dall’Lp, il Long Playing in vinile a 33 giri, affiancato dai nastri in bobina – per i pochi fortunati che potevano permettersi un registratore reel to reel – oppure in cassetta per i comuni mortali con portafogli meno capienti. L’avvento del digitale ha rivoluzionato il settore audio consumer, passando dai supporti laser quali il Compact Disc e le relative varianti (Dvd, Blu-ray, Super Audio Cd) fino alla completa dematerializzazione della musica, offerta nei formati gestiti direttamente da computer, lettori portatili, smartphone e tablet.

di Marco Martinelli

ICON_EDICOLALa musica streaming rappresenta una svolta epocale e, probabilmente, l’ultima frontiera dell’ascolto nell’era di Internet poiché cancella il bisogno del possesso fisico dei brani musicali fornendoli all’utente sotto forma di un flusso audio on demand, fruibile attraverso la maggior parte dei dispositivi desktop e mobili in grado di connettersi alla rete globale. In sostanza, l’avvento dei servizi on demand ha spostato la musica digitale dal modello basato sul possesso a quello di accesso, riducendo – o in molti casi annullando – le distinzioni tra piattaforme hardware ed estendendo la fruizione di milioni di brani a una larga fetta della popolazione mondiale. Dieci servizi in streaming, tutti da provare Nelle pagine seguenti vi proponiamo un rassegna comprendente dieci servizi scelti tra i più noti e diffusi. La maggior parte di essi prevede un periodo di prova gratuita, che vale la pena di sfruttare per poter valutare l’offerta nella sua globalità  in relazione alle proprie esigenze poiché, nonostante tutti i servizi provati siano risultati ampiamente soddisfacenti in termini di quantità  e qualità  dell’offerta, va notato che non esiste un fornitore globale in grado di rispondere a tutte le esigenze musicali.

Stilare una classifica dei servizi sulla base dei contenuti è sostanzialmente impossibile data per la vastità  dei cataloghi. Contratti con case discografiche, cessione dei diritti ed eventuali esclusive determinano la variabilità  dell’offerta: non deve pertanto stupire, per esempio, l’assenza di un autore o di un titolo sul servizio che vanta il database più ampio: la scelta in questo caso andrà  fatta esclusivamente sulla base dei propri gusti e preferenze musicali, magari provando più servizi in modalità  gratuita prima di sottoscrivere un abbonamento. Differente, invece, il discorso relativo all’impiego con i dispositivi mobili, poiché in tali condizioni le limitazioni sono generalmente più vincolanti e tali da rendere consigliabile la sottoscrizione di un abbonamento a pagamento per poter usufruire meglio dei servizi offerti. Inoltre, se pensate di fare un utilizzo intenso, in mobilità , è altamente consigliabile sottoscrivere un piano tariffario di tipo flat per evitare costi rilevanti causati dal traffico dati, che nel caso della musica streaming con file compressi a bitrate medio si può grossomodo quantificare intorno al megabyte per minuto.

Chi ascolta molto la musica in movimento e non dispone di un piano dati particolarmente conveniente, potrebbe ammortizzare facilmente la quota dell’abbonamento scaricando i file sotto copertura Wi-Fi e ascoltando l’audio in modalità  offline senza intaccare minimante la quota del proprio traffico dati a disposizione, con il vantaggio inoltre di risparmiare risorse (la batteria, in primis) sul dispositivo mobile. A questo proposito ricordiamo che la musica scaricata, tranne rare eccezioni, è vincolata all’abbonamento al servizio e pertanto è richiesta almeno una connessione periodica per consentire la verifica della validità  dell’account. In sostanza, se non rinnovate l’abbonamento, trascorso un certo periodo di tempo non potrete più riprodurre i file scaricati: Spotify, per esempio, richiede almeno una connessione al servizio ogni 30 giorni.

Un buon livello medio

Sulla base dell’esperienza maturata durante i test, possiamo affermare che nella maggior parte dei casi di utilizzo via Pc abbiamo riscontrato una soddisfacente resa musicale: alcuni servizi si sono distinti per una qualità  audio migliore di altri, ma nel complesso possiamo ritenere valido il livello medio riscontrato. A patto, ovviamente, di non avanzare pretese da audiofilo: non va infatti dimenticato che ci troviamo nell’ambito della musica compressa in modalità  lossy, che non potrà  mai, in nessun modo, garantire una resa perfetta o quantomeno di qualità  Audio Cd. Con sistemi sonori desktop di fascia bassa o cuffie entry level la qualità  erogata dai servizi in streaming esaminati può senz’altro risultare più che valida, soprattutto nella riproduzione musicale di sottofondo e con musica leggera, ma nell’ascolto critico, con apparecchi audio più rivelatori e con generi impegnativi quali la musica classica, le differenza rispetto a una riproduzione lossless senza perdita di qualità  risultano ben evidenti.

D’altro canto, in alcune situazioni la versatilità  della musica on demand potrebbe prevalere sulla qualità  in senso assoluto: è il caso, per esempio, dei servizi compatibili con i sistemi Sonos, Pure e similari, apparecchi audio in grado di ricevere e riprodurre direttamente il segnale in stream. Realizzare facilmente un sistema single o multi room senza fili, avvalendosi di una sorgente di musica on demand, rappresenta per molti utenti un sistema pratico e imbattibile per garantirsi ore e ore di musica ininterrotta con un impegno economico più che accettabile.

Come abbiamo effettuato le prove

Le prove sono state condotte sia da Pc sia attraverso dispositivi mobili (smartphone e tablet) per testare nella maniera più completa possibile tutte le caratteristiche e le potenzialità  dei servizi presi in esame; nell’esprimere le valutazioni abbiamo tuttavia attribuito un peso determinante all’utilizzo in modalità  desktop, che riteniamo rappresenti ancora la modalità  di fruizione della musica liquida più versatile, soprattutto quale sorgente in una catena di riproduzione audio di buona qualità . I test d’ascolto sono stati condotti sia in modalità  predefinita sia – quando previsto – alla massima qualità , veicolando l’output attraverso più sistemi audio.

Nello specifico, abbiamo utilizzato due sistemi desktop B&W, un A5 e un A7 (impiegati anche da iPad via Apple AirPlay), un amplificatore Schiit Asgard 2 per alimentare più set di cuffie (Grado SR80e, Skullcandy Aviator e Audio Technica ATH-M50x) e infine, un set Hi-Fi domestico con elettroniche Marantz e diffusori Monitor Audio. In linea di massima, la selezione di brani di vari generi musicali che abbiamo scelto per i test era presente pressoché in toto su tutti i servizi citati; come prevedibile, le difficoltà  maggiori di ricerca e individuazione dell’opera richiesta le abbiamo incontrate con la musica classica, sia per l’enorme mole di materiale a disposizione sia per la notevole varietà  di registrazioni presenti sul mercato. (…)

Trovate l’articolo completo su PC Professionale di febbraio 2015

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