L’irresistibile ascesa degli adblocker

Permettetemi di dire subito una cosa: non ho nulla contro la pubblicità , anzi. E non solo perché senza pubblicità  una rivista come quella che avete tra le mani non potrebbe esistere, dato che le sole vendite non riuscirebbero a coprirne i costi. Sono convinto che la pubblicità  può essere – e spessissimo lo è – utile e informativa. Ai tempi del liceo ero appassionato di elettronica e compravo tutte le riviste sull’argomento che riuscivo a trovare in edicola. La mia preferita si chiamava CQ Elettronica.

Ricordo ancora il numero di dicembre 1976, letto – anzi, divorato – nell’ora abbondante del rientro a casa su un freddo e sobbalzante autobus romano. Le prime 30 pagine – su un totale di circa 240 – erano di pubblicità , e senza di esse la rivista mi sarebbe sembrata meno utile: mi facevano conoscere nuovi prodotti e mi permettevano di scoprire i prezzi dei componenti, quindi ero ben contento che ci fossero. In linea di principio non ho quindi proprio nulla contro la pubblicità , eppure qualche mese fa mi sono arreso. Quando il numero di annunci Web che facevano partire in automatico un video a tutto volume è diventato eccessivo, ho installato un adblocker, ovvero un’estensione che blocca le pubblicità  presenti nelle pagine Web. A quanto pare, sono in buona compagnia.

Secondo i dati dell’ultimo report della società  PageFair, il numero di installazioni di adblocker è cresciuto del 41% nei 12 mesi da giugno 2014 a giugno 2015, avvicinandosi a quota 200 milioni. Gli adblocker non sono più un fenomeno di nicchia, e per gli editori è un problema: secondo PageFair, nel 2015 hanno già  causato una perdita di fatturato superiore ai 20 miliardi di dollari. PageFair non è un osservatore disinteressato (lo sponsor del report è Adobe: molti lo ignorano, ma con l’acquisizione di società  come Omniture e DemDex è diventata un gigante del Web marketing) quindi il dato va preso con un pizzico di cautela, ma è innegabile che il problema esista, e riguarda anche i lettori: l’uso sempre più esteso degli adblocker sta mettendo a rischio la disponibilità  di tanti contenuti Web gratuiti che sopravvivono solo grazie alla pubblicità .

Non sarà  semplice trovare una soluzione. Alcuni adblocker stanno esplorando la possibilità  di bloccare non tutte le pubblicità , ma solo quelle “fastidiose” (ma chi decide se un annuncio è fastidioso o meno?). Praticamente tutti però possono essere disabilitati dall’utente stesso su pagine o domini specifici: se vi sta a cuore la sopravvivenza di un sito Web, di un blog o di un canale YouTube che vi interessa particolarmente, ricordatevi di questa possibilità  e approfittatene.

Maurizio Bergami

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