Raspberry PI

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Il numero dei contenuti multimediali che abbiamo a disposizione cresce di giorno in giorno e oggi più che mai siamo letteralmente circondati da video, immagini e musica che sono veicolati attraverso i canali classici o attraverso le piattaforme digitali e social connesse alla Rete. Per fruire di questi contenuti utilizziamo i dispositivi più disparati in base alle esigenze del momento: lo smartphone e il tablet quando abbiamo bisogno di mobilità  estrema, il notebook o un desktop quando abbiamo bisogno di maggiore potenza di calcolo, il televisore quando vogliamo goderci un film seduti comodamente sul divano oppure l’impianto Hi-Fi per ascoltare la musica. Ciascuno di noi ha a disposizione una quantità  enorme di dati che è sempre più complessa e costosa da organizzare e gestire, soprattutto in ambito domestico. Questo perché a casa abbiamo a disposizione tutti gli strumenti per godere di ciascun contenuto nel miglior modo possibile, ma è anche vero che spesso non è facile far comunicare tutti questi dispositivi tra loro in modo da condividerne i contenuti in modo semplice ed immediato.

di Michele Braga

ICON_EDICOLANel corso degli anni hanno preso piede soluzioni preconfezionate – media e smart box pronti all’uso – adatte a rendere disponibili tali contenuti in maniera rapida sulla televisione di casa, ma lo sviluppo di queste soluzioni tecniche ha faticato e fatica a mantenere un ritmo di aggiornamenti sufficiente per offrire all’utente funzioni al passo con l’evoluzione dei contenuti stessi e delle piattaforme utilizzate per veicolarli.

I media player e le console, che nella maggior parte dei casi sono piattaforme chiuse o poco aggiornabili, hanno quindi lasciato di nuovo il passo a soluzioni più flessibili che però richiedono un po’ di lavoro e tempo da parte dell’utente. Oggi, le piattaforme più apprezzate da chi desidera realizzare un media center su misura sono quelle nate sulla scia del famoso Raspberry PI; questi mini computer, piccoli come un mazzo di carte da gioco e con un consumo di pochi watt, permettono di eseguire complesse applicazioni per la gestione di qualsivoglia tipo di contenuto digitale; e se la configurazione base non basta a soddisfare tutti i propri desideri, basta rivolgersi all’ampia comunità  di appassionati e makers per trovare – quasi sempre – accessori hardware che permettono di aggiungere funzioni non presenti o di migliorare quelle esistenti. Lo scopo di questo articolo è proprio di analizzare quest’ultima possibilità  puntando la nostra attenzione sul comparto audio. In commercio esistono numerosi dispositivi con interfaccia Usb che permettono di sostituire un sistema audio integrato – pensate alle moderne cuffie Usb dotate di scheda audio integrata, oppure ai numerosi Dac esterni per i computer – con un convertitore da digitale ad analogico di qualità  Hi-Fi.

Se gli impianti audio multicanale per i computer desktop sono molto diffusi, nel soggiorno di casa è ancora molto frequente trovare impianti Hi-Fi a due o più canali collegati a un media box attraverso collegamenti inadatti che degradano il segnale audio e non permettono di ottenere un’adeguata esperienza di ascolto.

Perché abbiamo scelto il Raspberry? È un mini computer già  molto utilizzato nel campo della riproduzione multimediale domestica, ha un costo contenuto ed è in grado di eseguire un’ampia gamma di applicazioni (riproduzione video, riproduzione audio, gestione dei contenuti, navigazione Web e tanto altro) sopra la base di un sistema operativo di tipo Linux senza la necessità  di costi aggiuntivi.

Per questo articolo abbiamo deciso di utilizzare la piattaforma Raspberry PI, l’accessorio hardware HIFiBerry DAC+ Pro e due piattaforme software: RuneAudio è una soluzione dedicata alla gestione delle librerie audio e dotata di soluzioni specifiche per la riproduzione audio di alta qualità ; OSMC, basato sul codice di Kodi, è una piattaforma pensata in modo specifico per realizzare un media center completo e di facile utilizzo per fruire di contenuti video e audio. Questi diversi mix di hardware e software hanno lo scopo di migliorare la qualità  audio ottenibile in fase di riproduzione e di fornire connessioni differenti da quella mini jack standard fornita dal Raspberry PI in configurazione base. Nel nostro caso abbiamo eseguito le prove collegando la piattaforma Raspberry PI dotata di HiFiBerry DAC+ Pro a un sistema di amplificazione Technics (60 + 60 watt) collegato a due diffusori acustici autocostruiti a tre vie con coni Faital (woofer) e Sica (midrange e tweeter) professionali e con una potenza massima di 100 watt a cassa.

Passiamo quindi in rassegna l’hardware che abbiamo utilizzato per poi concentrarci sulle soluzioni software dedicate alla gestione delle librerie audio e video – sono disponibili per questa e altre piattaforme compatte di simile fattura – e sui passi da compiere per ottenere un sistema funzionante. L’utilizzo di un componente aggiuntivo come l’HiFiBerry DAC+ Pro richiede, infatti, alcuni piccoli interventi in fase di configurazione che devono essere svolti dall’utente per abilitare il DAC esterno e dirottare il flusso audio su quest’ultimo. (…)

Trovi l’articolo completo su PC Professionale di giugno 2016

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