Sim virtuale: forse ci siamo

Il 18 febbraio il consorzio Gsma, formato da 800 membri tra provider di telefonia e produttori di hardware e software, ha annunciato a sorpresa le specifiche per una nuova Sim virtuale che mira a diventare il prossimo standard di mercato. Conosciuta anche come e-Sim o Embedded Sim, ha l’ambizioso programma di portare a livello di firmware l’attuale Sim card fisica, con l’obiettivo dichiarato di eliminare del tutto l’ingombrante fardello a partire dai prodotti più piccoli come gli smartwatch. Anche se formato nano, le Sim card e il relativo slot sono ormai troppo ingombranti per alcuni dispositivi, dove ogni singolo millimetro quadrato è di vitale importanza nella corsa alla miniaturizzazione. Una Sim virtuale porterebbe poi molti altri benefici: basti pensare alla possibilità  di attivazione remota, senza per forza doversi recare in un negozio, alla maggiore affidabilità  (niente più falsi contatti), al cambio operatore che diventerebbe molto più rapido oppure alla possibilità  di condividere un abbonamento dati su più dispositivi. Tutto ciò, ovviamente, provider locali permettendo. Immaginiamo bene quanti ostacoli potrebbe trovare sul proprio cammino una soluzione tecnica così rivoluzionaria, in particolare presso dei soggetti che finora si sono dimostrati molto conservativi (basti pensare all’avversione verso i telefoni dual Sim nel recente passato). Conforta il fatto che la proposta e le specifiche sono nate per mano di un grosso consorzio come il Gsma, di cui fanno parte anche Tim e Vodafone; nel frattempo Samsung ha già  annunciato lo smartwatch Gear S2 con tecnologia virtual Sim e per giugno è prevista un’estensione delle specifiche anche ai comuni smartphone. Speriamo sia la volta buona.

Pasquale Bruno

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