Facebook, il mercato ha paura del futuro

Il colosso dei social network ha presentato gli ultimi risultati trimestrali, e sono numeri più che positivi. Ma agli investitori non basta, loro vogliono che gli utenti crescano, a dismisura, sempre. E puniscono il titolo in borsa.

Facebook ha reso noti i risultati riferiti al secondo trimestre dell’anno finanziario in corso, numeri che dovrebbero fotografare un business in ottima salute con ricavi in crescita continua e sostenuta. Ma dietro i ricavi si nasconde l’ombra di un’utenza non così innamorata del social network come nel recente passato, una prospettiva che ha generato un certo nervosismo in borsa provocando un crollo record del titolo.

Gli ultimi ricavi trimestrali complessivi di Facebook ammontano a 13,23 miliardi di dollari, con un aumento del +42% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nondimeno, la corporation non ha centrato in pieno le attese degli analisti ($13,36 miliardi), e quel che è peggio ha fatto registrare una partecipazione degli utenti in netto declino.

Utenti Facebook

Nel secondo trimestre dell’anno, infatti, il numero di utenti mensili del social network è cresciuto di appena l’1,54%; gli utenti crescevano del +3,14% nel corso del trimestre precedente e del +11% nello stesso periodo dell’anno scorso. Il numero di utenti mensili totale è salito a 2,23 miliardi.

Va peggio in Europa, dove gli utenti mensili di Facebook sono addirittura in contrazione (377 milioni contro 376 milioni), mentre in Canada e negli USA restano stazionari (241 milioni); la corporation è in ogni caso riuscita ad aumentare il ricavo medio (Average Revenue per User o ARPU) “estratto” per ogni utente fino a $5,97.

Le cose non vanno insomma così male, ma gli azionisti la pensano diversamente: nelle 24 ore successive alla pubblicazione della trimestrale, il titolo Facebook è arrivato a perdere fra il 23 e il 24% del suo valore a Wall Street. Facebook ha di fatto bruciato $120 miliardi di valore azionario, un crollo che rappresenta un nuovo record capace di far impallidire persino le perdite storiche di Intel (-$91 miliardi) e Microsoft (-$77 miliardi) durante l’esplosione della bolla finanziaria delle dot-com nel 2000.

Le conseguenze dello scandalo Cambridge Analytica, le nuove norme europee in difesa della privacy (GDPR), la prospettiva – confermata da Mark Zuckerberg in persona – di una contrazione ancora maggiore nei ricavi a causa dei nuovi investimenti in sicurezza e privacy hanno dunque segnato in maniera negativa il business del social network in blu. Anche se, a conti fatti, stiamo ancora parlando di un business capace di far registrare numeri inarrivabili per la stragrande maggioranza delle aziende tecnologiche fuori e dentro la Rete.

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