Google Daydream VR

Google Daydream, la realtà virtuale nata morta

Avrebbe dovuto contribuire alla diffusione delle esperienze VR su smartphone, e invece la piattaforma Daydream è già sulla via del tramonto. Google ha deciso di abbandonare l’ennesima “rivoluzione” nata morta.

A soli tre anni dal lancio ufficiale sul mercato, Daydream è già pronta per essere abbandonata da Google. La piattaforma per la realtà virtuale in mobilità non verrà più sviluppata, le vendite degli “caschetti” necessari a trasformare lo schermo dello smartphone in un veicolo di esperienze VR cesseranno e il supporto per l’intera infrastruttura andrà inesorabilmente a spegnersi.

Google ha confermato che i nuovi terminali Pixel presentati di recente (Pixel 4 e Pixel 4 XL) non potranno contare sul supporto per Daydream, e che la vendita di nuovi caschetti-accessori è stata interrotta a partire da martedì 15 ottobre. Nessuna nuova certificazione per smartphone e dispositivi compatibili con Daydream verrà emessa in futuro.

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Mountain View ha giustificato l’intenzione di strozzare, praticamente ancora nella culla, una piattaforma per il VR mobile che era come al solito stata presentata come “rivoluzionaria” con lo scarso interesse da parte dell’utenza, evidentemente poco disposta a sopportare la scomodità di non avere accesso diretto al loro smartphone (per chiamare e non solo) quando utilizzato in modalità VR, alloggiato all’interno di un accessorio Daydream.

Il “grande potenziale” inizialmente identificato da Google nella VR mobile era stato evidentemente molto sovrastimato, se non del tutto frainteso, e ora Mountain View dice di essere piuttosto interessata a investire in esperienze in realtà aumentata (AR) come Lens, la navigazione assistita in Maps e altro ancora. Il cimitero dei prodotti uccisi da Google si ingrossa con vittime fresche di bara, mentre gli utenti interessati potranno utilizzare il loro caschetto Daydream finché la app ufficiale continuerà a funzionare come al solito.

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