In pericolo il portale del Servizio Bibliotecario Nazionale

Schermata 2013-05-20 a 16.38.54 L’archivio on line del Servizio Bibliotecario nazionale (Opac Sbn) rischia la chiusura a causa dei continui tagli di risorse al Ministero per i Beni Culturali. La notizia arriva da Twitter dove in queste ore i tweet si susseguono evidenziando quali catastrofiche conseguenze ci sarebbero se il sito dell’Opac non fosse più aggiornato. Oggi l’Opac Sbn consente di accedere a oltre 12 milioni di notizie bibliografiche corredate da 64 milioni e 700.000 localizzazioni. Chiunque inserendo il codice ISBN di un libro può effettuare una ricerca sul catalogo delle biblioteche nazionali. Si tratta quindi di uno strumento indispensabile per studenti, ricercatori e per tutta la cultura italiana.

Fino a oggi si è occupato della gestione del portale l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) ed è proprio quest’ultimo ad aver inviato una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta e ai ministri per i Beni Culturali, per l’Istruzione e la Ricerca Scientifica. Nella lettera si ricorda che l’Istituto che ha progettato il Servizio bibliotecario nazionale (Sbn) ed è preposto alla manutenzione della Rete Informatica per eccellenza, copre la catalogazione informatizzata di 5.000 biblioteche italiane, tra le quali la maggior parte di quelle degli Istituti di Cultura aderenti all’Aici. Ciò significa che oltre ai tagli diretti agli istituti culturali, essi dovranno subire anche gravissimi tagli indiretti sulle biblioteche e probabilmente anche sugli archivi.

 

Non è solo l’immenso archivio on line delle Biblioteche a essere in pericolo (immaginatevi cosa significherebbe non poter più eseguire ricerche sui libri digitando il codice ISBN). L’ICCU rappresenta anche l’Italia nel comitato responsabile di Europeana, il network digitale della Cultura a livello europeo, e in molti altri progetti volti a promuovere la società  della conoscenza in Italia e in Europa. Per la maggioranza degli istituti di cultura aderenti all’AICI (associazioni delle istituzioni di cultura italiana) tutte le possibilità  di dematerializzare biblioteche e archivi per creare un loro corrispettivo in digitale, passa proprio attraverso gli istituti centrali ICCU e ICAR.

Con questo tipo di tagli finiscono le reti culturali, finisce il digitale nella cultura intesa come patrimonio culturale dello Stato italiano.

Così mentre a Torino si celebra il Salone del Libro e si enfatizzano i fasti della cultura digitale e degli ebook, il resto d’Italia si appresta a tornare al Medioevo, e il nostro paese, culla della civiltà , dell’arte e della cultura dovrà  accontentarsi di veder salvato il proprio patrimonio scritto dallo “sbarco dell’americano di turno”.

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