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Dipendenza da videogiochi, l’impegno di Sony

Il colosso nipponico risponde in maniera proattiva alla decisione dell’OMS di riconoscere la dipendenza da videogiochi come malattia vera e propria. Misure di contrasto sono già in funzione e altre ne arriveranno in futuro.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha aggiunto la dipendenza da videogiochi all’ultima revisione del suo manuale diagnostico ufficiale, una mossa che ha prevedibilmente scatenato un dibattito destinato a protrarsi per lungo tempo. Sulla questione è ora intervenuta Sony, che per bocca del suo amministratore delegato ha voluto rassicurare sull’intenzione della corporation di contrastare in maniera efficace il problema.

In un’intervista recente, il CEO di Sony Kenichiro Yoshida ha infatti sostenuto che il colosso delle console domestiche deve farsi carico delle potenziali conseguenze nocive della dipendenza videoludica. Il problema è serio e va “affrontato seriamente” con l’adozione di contromisure adeguate, ha dichiarato Yoshida.

Dipendenza da videogiochi

Sony ha già approntato un sistema di classificazione per restringere la platea di un particolare videogioco a seconda dell’età, ha spiegato ancora Yoshida, un sistema oramai standard per l’intera industria che va però ad affiancarsi a misure basate sugli standard e le decisioni interne della corporation giapponese.

L’uso di violenza o contenuti sessuali espliciti nei giochi per PlayStation è regolato da guide di utilizzo basate sull’età, mentre sulle console “Play” propriamente dette sono disponibili diversi meccanismi di “controllo parentale” pensati per limitare l’accesso al dispositivo da parte dei più piccoli.

Laddove Sony non fornisce indicazioni particolari è sul fronte della dipendenza videoludica applicata agli adulti, un problema ancora più importante se si considera la popolarità dei videogiochi presso il pubblico che ha già raggiunto la maggiore età. Un pubblico già in trepidante attesa della PlayStation 5, e che potrebbe non accogliere positivamente un eventuale inasprimento della posizione di Sony su un problema dai contorni difficili da definire.

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Ha avuto il suo incontro fatale con la tecnologia negli anni '80, prima con i giochi arcade e poi con l'Intellivision di Mattel, e da allora la passione è andata solo aumentando. Quando non passa il proprio tempo a consumare notizie sull'attualità informatica ama leggere (su carta), scrivere, fotografare e collezionare vecchi libri sui sistemi operativi obsoleti.