Diablo

Gioco della settimana: Diablo, l’action-RPG originale

Con il primo Diablo, Blizzard pone le basi di una formula che accompagna le sessioni videoludiche degli appassionati ancora oggi. Il nome Diablo è un po’ appannato, ma in molti sperano in un suo ritorno in grande stile nel prossimo futuro.

Tre anni prima dell’avvento di Diablo II, il capolavoro che ha santificato il nome di Blizzard North tra l’elenco degli sviluppatori più leggendari (ancorché oramai defunti) di sempre, Diablo era un gioco con aspettative di vendita piuttosto basse e un gameplay basato su turni. La versione finale arrivata sul mercato sbriciolerà le aspettative iniziali e garantirà al genere degli action-RPG un appeal di massa che dura tutt’oggi.

Diablo da al giocatore la possibilità di affrontare la più classica delle imprese dark fantasy, ovvero combattere il Signore del Terrore, uno dei Primi Maligni padroni degli Inferi Fiammeggianti, nel tentativo di contrastare la sua conquista del piano terreno. Tre le classi di personaggio disponibili, ciascuna votata al combattimento con le armi da mischia (Guerriero), all’uso delle armi a distanza (Rogue) oppure al lancio degli Incantesimi (Sorcerer).

Diablo include un unico, labirintico dungeon nascosto sotto la cattedrale sconsacrata di Tristram, anche se il passaggio attraverso ambienti dalle diverse caratteristiche strutturali (e relativa fauna di mostri demoniaci) garantisce una certa varietà all’esperienza di gioco. Anche la selezione del personaggio giocante aumenta la varietà del gameplay, offrendo di fatto tre approcci molto diversi alla quest ammazza-demoni di base.

Il design originario di Diablo era come detto basato su un gameplay a turni, ma alla fine gli sviluppatori di Blizzard North decisero di sposare un approccio in tempo reale cambiando radicalmente le sorti della loro creatura. Le vendite stimate dallo studio americano si fermavano a 100.000 copie, ma nel corso degli anni Diablo è arrivato a piazzare più di 2,5 milioni di copie in giro per il mondo.

Mentre Blizzard North era impegnata nella realizzazione del seguito, Davidson & Associates (allora proprietaria del marchio) impose la realizzazione di un’espansione ufficiale chiamata Diablo: Hellfire. Una release che aggiunge la nuova classe giocabile del Monaco e poco altro, e che è ora possibile recuperare (assieme al gioco originale in versione PC) grazie allo store digitale GOG.com.

Oggi come 23 anni or sono, Diablo offre un’esperienza di gioco cupa, solitaria (assolutamente sconsigliabile l’approdo ai lidi telematici della Battle.net prima maniera) e per nulla allineata alle ultime tendenze “user-friendly” capaci di affossare la dignità di un Diablo III qualsiasi.

Se si riesce a venire a patti con una certa vetustà tecnica, comunque, la prima, seminale sfida contro il Signore del Terrore è ancora in grado di regalare decine e decine di ore di divertimento frammisto a frustrazione, sorpresa e puro e semplice terrore di quello che potremo trovare girando il prossimo angolo del mondo di gioco. Qualcosa che tende spesso a concludere anzitempo la nostra avventura costringendoci a ricaricare l’ultimo salvataggio.

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