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Il libro digitale dei morti. Memoria, lutto, eternità e oblio nell’era dei social network

Cosa succede dopo? Una volta morti, dopo la vita, intendiamo. Quella che sin da tempi primordiali rappresenta la domanda delle domande. L’interrogativo ancestrale più inquietante e al tempo stesso affascinante su cui sono nate e cresciute filosofie e religioni oggi assume un’ulteriore declinazione, totalmente nuova.

Il libro digitale dei morti. Memoria, lutto, eternità e oblio nell'era dei social network
Titolo: Il libro digitale dei morti. Memoria, lutto, eternità e oblio nell’era dei social network / Autore: Giovanni Ziccardi / Editore: DeAgostini Utet / Pagine: 192 / Prezzo: 15 euro

L’avvento dei social ha portato con sé la personificazione e l’identificazione nel web. Non siamo più soltanto degli utenti, ma siamo dei profili con nomi e cognomi. Le persone (anche sconosciute) vedono le nostre foto, conoscono i dettagli della nostra vita privata, sanno che lavoro facciamo, se abbiamo figli e ci scambiamo gli auguri per eventi lieti o incoraggiamenti in momenti più bui.

Ma che succede quando un utente muore? Cosa rimane del suo profilo? A chi va il compito di gestirlo? Come tutelare la privacy dell’individuo e della sua famiglia? Siamo pronti a gestire il dolore e a elaborare i lutti sui social? Si tratta di una materia totalmente nuova che cerca di regolare qualcosa che fino a dieci anni fa non esisteva. 

Prova a fare luce sull’argomento Giovanni Ziccardi con “Il libro digitale dei morti” individuando due macro tendenze: il diritto all’oblio, minacciato da un sistema in cui tutto sembra esistere per sempre e, nella direzione opposta, il tentativo di sopravvivere alla morte. Così, per esempio, da un lato è stato sviluppato un servizio capace di cancellare tutti i nostri dati nel momento in cui non rispondiamo a una email giornaliera; dall’altro si procede con gli esperimenti sulle intelligenze artificiali, aprendo la strada a una vita surrogata in cui la nostra identità digitale possa sopravviverci continuando a interagire con i nostri cari.

Il volume è ben strutturato e scorrendo l’indice sarà facile individuare subito i punti salienti toccati dall’autore e tutte le informazioni che si potranno acquisire leggendo poi nel dettaglio. Si parte ovviamente da un’analisi accurata delle soluzioni intraprese dalle grandi aziende della Silicon Valley, Facebook in primis, e si arriva a trattare tematiche molto delicate ma incredibilmente necessarie come la netiquette social da osservare durante i lutti, l’analisi di chi decide di esporre sui social le proprie esperienze con la malattia e la morte e quindi con il dolore, fino all’identificazione della cosiddetta “pena di morte digitale” che punisce con la chiusura in maniera forzata e perentoria (senza possibilità di tornare indietro) i profili di chi si macchia di atti illeciti online. 

Internet e la morte. Un connubio a cui non avremmo pensato fino a qualche anno fa. Qui Ugo Foscolo troverebbe materiale sufficiente per riscrivere le sue “Urne”, noi accontentiamoci di trarne qualche insegnamento per un atteggiamento più consapevole ed educato

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Nato a Roma il 3 giugno del 1981. Giornalista dal 2011, scrive prevalentemente di nuove tecnologie, sport, cultura, fumetti e attualità per la radio, la carta stampata e il web. Nel 2008 pubblica, per la casa editrice Tunué, Politicomics un saggio sul rapporto tra comunicazione politica e fumetti.