di Daniele Marino
Le applicazioni di Google non hanno bisogno di presentazioni: dal motore di ricerca a Gmail, da Maps alla suite di produttività , sono strumenti tra i migliori oggi disponibili online. Ma l’universo Google è così vasto da includere anche tool che non tutti conoscono. Tra questi rientrano di sicuro le funzioni di scripting: tramite JavaScript si può infatti far comunicare tra loro le applicazioni, personalizzare l’ambiente di lavoro delle App di Google o automatizzare alcuni compiti ripetitivi e di controllo.
Ma anche chi è consapevole di queste funzioni spesso se ne tiene alla larga, forse per la poca esperienza con gli ambienti di sviluppo. Se fate parte della schiera degli utenti Google che vorrebbero ma non osano, nelle prossime pagine troverete tutto il necessario per muovere i primi passi: iniziare a usare i Google Apps Script, infatti, è più semplice di quanto non sembri. E se per diventare esperti ci vuole un po’ di tempo, proseguendo la lettura forniremo le indicazioni per partire con il piede giusto.
Da molto tempo le applicazioni più potenti consentono di personalizzare la loro dotazione attraverso funzioni di scripting integrate; grazie a questa opzioni si possono ampliare le capacità dei programmi, personalizzandoli per soddisfare le esigenze specifiche dell’utente e ottenere uno strumento di lavoro assai più efficace rispetto all’originale. Uno script, termine che in inglese rappresenta il copione di una pièce teatrale, è a tutti gli effetti un programma in miniatura. Disporre di un motore di scripting integrato all’interno di un programma o di una suite di applicazioni significa avere tra le mani un linguaggio di programmazione in grado di interagire con l’applicazione stessa e di attivarne le funzioni.
Molte delle cosiddette applicazioni di produttività offrono funzioni di automazione e personalizzazione, a partire dal punto di riferimento delle suite per ufficio: Microsoft Office integra da molti anni un vero ambiente di sviluppo e un linguaggio di programmazione creato ad hoc, Visual Basic for Applications. La carta vincente di Vba è la semplicità con cui qualunque utente può creare nuovi script e comandi attraverso il registratore di macro, ancora oggi una delle forme di automazione più conosciute e intuitive. LibreOffice, uno dei fork di maggior successo del progetto OpenOffice, si spinge in un certo senso ancora più in là , e permette ai suoi utenti di scegliere tra quattro linguaggi di scripting (Python, Java, JavaScript e Basic), tutti disponibili all’interno del suo ambiente di sviluppo e automazione. Strumenti analoghi sono a disposizione degli utenti di WordPerfect, CorelDraw, AutoCad e di molti altri software diffusi in tutto il mondo.
Estendendo un po’ il discorso, anche i sistemi operativi possono trarre vantaggio da script più o meno complessi per automatizzare alcune funzioni. Già i file batch derivati da MsDos sono una rudimentale forma di script: anche se si tratta per lo più di serie di comandi di shell da eseguire in sequenza, alcune semplici strutture di controllo dell’esecuzione li rendono comunque simili a microscopici, semplici programmi. Le evoluzioni di questo sistema di automazione, Windows Scripting Host e gli script di PowerShell, permettono oggi di realizzare soluzioni ben più complesse e integrate con tutte le funzioni di Windows; e presto nell’ambiente Windows arriverà anche Bash, una delle shell più potenti e diffuse negli ambienti Unix/Linux. Da ultimo, ma certo non per importanza, tutta la famiglia delle applicazioni Google offre ai suoi molti utenti la possibilità di creare funzioni personalizzate all’interno dei documenti o piccole applicazioni stand alone, collegare le numerose applicazioni della piattaforma e far sì che comunichino tra loro. Questo è possibile grazie a un linguaggio di scripting basato su JavaScript e un ambiente di sviluppo integrato di certo perfettibile ma semplice da utilizzare, ma soprattutto grazie all’accesso istantaneo a tutte le funzioni che siamo abituati ad utilizzare nelle applicazioni dell’ecosistema Google.
L’articolo completo è su PC Professionale di luglio 2016