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Come recuperare le licenze software di un computer rubato

Redazione | 20 Settembre 2016

Prima di parlare di licenze, sono efficaci gli applicativi anti furto? Esistono molti software che, sulla carta, offrono funzioni utili in […]

Prima di parlare di licenze, sono efficaci gli applicativi anti furto? Esistono molti software che, sulla carta, offrono funzioni utili in caso di furto di un computer portatile ma la loro efficacia è discutibile. Tutti questi strumenti richiedono che la persona che sottrae il dispositivo lo accenda e carichi il sistema operativo presente sul disco fisso, lanciando così anche il software “anti-furto” ma solo un malfattore molto ingenuo seguirebbe questa linea di azione! I dispositivi vengono rubati per rivenderli e il materiale contenuto al loro interno è solo un ostacolo che deve essere eliminato prima possibile quin la prima operazione che sarà  eseguita sul computer è la cancellazione completa dell’hard disk. Nella maggior parte dei casi non vengono riutilizzate nemmeno le licenze del sistema operativo perché potrebbero rendere riconoscibile il computer rubato una volta che il “nuovo proprietario” lo ricollegasse ad Internet.

La cancellazione dell’hard disk viene solitamente eseguita avviando il computer da un dispositivo esterno, che può essere un hard disk rimovibile, un pendrive Usb o un Cd-Rom/Dvd-Rom avviabile (se è disponibile un lettore di dischi ottici).

Oltre alla loro scarsa efficacia i software “anti-furto” pongono un altro problema: si tratta di strumenti che implementano varie forme di accesso remoto ed è quindi possibile che queste funzionalità  possano essere sfruttate in maniera indebita dai pirati informatici per infiltrare cavalli di Troia, oppure per utilizzare il computer per altri scopi come parte di bot-net e simili. Considerati i rischi aggiuntivi uniti alla remota possibilità  di recupero del computer rubato, non ci sentiamo di consigliare questi strumenti.

A seconda di come è stato installato il sistema operativo, esiste la possibilità  che la persona in possesso del portatile possa avere un (limitato) accesso ai dati in esso contenuti. Se non era stata impostata una password nel Bios oppure una chiave per lo sblocco dell’hard disk, avviando il computer da un dispositivo esterno si potrà  consultare il contenuto delle memorie di massa. L’accesso a questi dati avverrà  comunque sotto forma di albero di directory e collezioni di file. Potrebbe quindi essere possibile aprire file di formati noti, ad esempio .Jpg, .Doc, .Pdf e così via, ma gli applicativi sono un discorso ben diverso.

 I file eseguibili di Windows richiedono una serie di componenti aggiuntivi sotto forma di librerie a caricamento dinamico, driver virtuali, oltre ai parametri operativi specifici contenuti nel Registro di configurazione. Per questo motivo è solitamente impossibile lanciare gli applicativi accedendo da Live-Cd (o pendrive Usb). Riteniamo quindi improbabile che la persona che ha sottratto il portatile sia riuscita a recuperare la password di sblocco oppure a lanciare applicativi con un sistema operativo esterno.

Il recupero delle licenze dei software nella maggioranza dei casi è possibile scrivendo direttamente al produttore che può bloccare la licenza sul computer rubato liberandone una per l’installazione sul nuovo computer.

E per la licenza di Windows cosa si può fare?

Molti diverso il discorso per la licenza del sistema operativo. Microsoft ha licenze differenziate per i prodotti forniti agli Oem (assemblatori di computer) e per quelli commercializzati sui canali Retail (vendita al pubblico). I pacchetti Oem sono generalmente legati al computer al quale sono forniti a corredo mentre quelli Retail possono essere rimossi e reinstallati su computer diversi (mantenendo sempre un numero di copie coerente con la tipologia di licenza). È quindi probabile che il sistema operativo e gli applicativi in possesso del lettore fossero caratterizzati da una licenza che li legava all’hardware, rendendo impossibile il loro riutilizzo sul nuovo computer.

In considerazione anche della (rilevante) differenza di prezzo tra le licenze Oem e quelle Retail, Microsoft non può fare altro che applicare di volta in volta le condizioni previste.

La possibilità  di dotare ogni computer di un numero seriale con funzioni simili a quelle dell’Imei dei cellulari è una possibilità  che è stata più volte considerata dai produttori perché semplificherebbe la registrazione dei software commerciali e la gestione delle licenze. In particolare Intel una decina d’anni fa aveva iniziato ad equipaggiare i propri processori Pentium III con un “identificativo unico” ma questa funzionalità  scatenò tali reazioni da parte degli utenti (che temevano di essere schedati) da far desistere la multinazionale e il numero seriale non è più stato integrato all’interno delle famiglie successive di processori (se pensiamo ai diritti di accesso richiesti dalle app degli smartphone… questo ci fa capire quanto sia cambiato il concetto di privacy negli ultimi anni!).

Esistono altri “numeri unici” che identificano in maniera univoca un computer, ad esempio il seriale contenuto nella flash eprom del Bios e i vari Mac address degli adattatori di rete (che, se fanno capo a interfacce integrate sulla scheda madre, diventano in pratica identificatori unici dell’intero computer) ma nessuno di questi ha una funzione simile a quella dell’Imei di un cellulare ed è quindi impossibile inibire l’uso di un computer su queste basi. Ricordiamo comunque che l’impossibilità  di utilizzare un cellulare rubato (del quale è stato segnalato l’Imei) è tale solo nei Paesi che aderiscono ad appositi accordi internazionali. È per questo motivo che i cellulari rubati vengono spesso rivenduti in alcuni Paesi dell’est europeo oppure del sud-est asiatico, nei quali sono utilizzabili senza alcuna restrizione semplicemente dopo aver installato una nuova Sim card.