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112: l’Italia rischia una multa per il numero d’emergenza unico

silvia.ponzio | 18 Maggio 2009

L’Italia ha due mesi di tempo per uniformarsi alle norme europee che prevedono la possibilità  di identificare il luogo da cui provengono le chiamate al 112 effettuate dai telefoni cellulari.

Spero di non essere un caso isolato, ma a forza di telefilm americani, il primo numero che mi viene in mente quando penso alle emergenze è il 911. Solo però componendo il 112 avrei qualche chance di chiedere aiuto in caso di difficoltà . E non solo nel nostro paese perché dal 1991 il 112 è anche il numero d’emergenza unico europeo (NUE).
112_logo_sp.pngIl problema è che, a parte il numero da comporre, l’Italia non si è ancora conformata alle norme comunitarie che prevedono la possibilità  di localizzazione del chiamante per consentire un rapido e più efficace intervento di soccorso da parte delle autorità  competenti. Viviane Reding, commissario europeo alle Telecomunicazioni, è stata molto chiara in proposito:  “Nella maggior parte degli Stati membri questo servizio è già  operativo e non ci sono motivi per cui l’Italia non possa metterlo a disposizione dei suoi cittadini“. E così il Belpaese rischia una bella multa se non si mette in regola entro i prossimi due mesi.
Stando infatti a un’indagine condotta dall’Unione Europea, più della metà  degli europei che viaggia all’estero non è in grado di comunicare l’ubicazione esatta delle emergenze quando chiama il 112. Il servizio permetterebbe, quindi, agli operatori dei servizi di soccorso di conoscere in tempo reale le informazioni relative al chiamante – comune, via e numero civico nel caso di telefoni fissi –  e, se la chiamata proviene da un cellulare, l’esatta posizione del dispositivo con un’approssimazione che varia dai 10 metri dei centri urbani, ai  200 metri delle aree rurali o poco abitate. E, dettaglio non da poco, consentirebbe anche di sapere se si tratta di un evento isolato, come per esempio un incidente stradale, o di qualcosa di più esteso, nel caso arrivassero più segnalazioni dallo stesso luogo.
C’è da dire che l’Italia si era mossa per tempo. La sperimentazione era partita nel 2008 dalla provincia di Salerno, e avrebbe dovuto estendersi con un ritmo di otto province al mese fino ad arrivare a coprire l’intero territorio nazionale. Siamo a maggio 2009 e il sistema di localizzazione pare che funzioni solo a Salerno e dintorni.