I rischi nascosti del cloud computing
Tanti computer distribuiti per il mondo che lavorano come se fossero un unico potente calcolatore, in grado di servire centinaia, migliaia o anche milioni di client. È il modello si cui si basa il cloud computing, letteralmente “elaborazione nella nuvola”, l’architettura utilizzata da Google per il motore di ricerca e per i tanti servizi che offre, da Amazon per i suoi Web Services e da altri colossi come Ibm, Sun, Microsoft e Yahoo!.
Si tratta di un’evoluzione del concetto di software come servizio (software as a service), in cui l’enorme potenza elaborativa a disposizione è utilizzata per offrire servizi sempre più avanzati, in grado di rimpiazzare molte delle funzioni finora svolte dagli applicativi tradizionali. Una possibilità interessante per le aziende che vogliono ridurre i costi legati alla gestione di server e infrastrutture. L’architettura cloud dovrà però dimostrarsi sufficientemente affidabile e sicura. Cosa succederebbe, ad esempio se a causa di un guasto la parte della “nuvola” in cui risiedono i vostri dati e servizi smettesse di funzionare? Non è un’ipotesi teorica: l’interruzione temporanea del servizio Gmail, lo scorso febbraio, è solo uno dei tanti esempi. Un altro episodio negativo, legato sempre a un servizio di Google, ha invece messo l’accento su quello che da molti è considerato il principale punto debole del cloud computing: la sicurezza. A causa di un semplice bug nel codice che gestisce la condivisione dei file di Google Documenti, alcuni testi e presentazioni salvati online sono stati infatti messi a disposizione di altri utenti senza autorizzazione. Insomma, le promesse del cloud computing sono molte (e in tanti casi sono già una realtà); ma prima di adottare questo modello è il caso di valutarne con attenzione anche i potenziali difetti.



Il cloud computing, dal punto di vista aziendale, può rivelarsi un mezzo incubo: siccome si basa su risorse esterne e remote, utilizzate come risposta del sistema IT in caso di aumento delle richieste provenienti da utenti/clienti/servizi, impone sforzi di allineamento delle release software notevoli, come anche di controlli relativi alla sicurezza importanti… mi chiedo se ne valga veramente la pena in ambito PMI…
andrebbe suddiviso il coud computing in due parti , in calcolo e storage, cosi se il calcolo si rovina la sezione di storage ripristina il lavoro e si ricomincia a lavorare