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L’informatica italiana: seconda in Europa ma poco valorizzata

Redazione | 26 Giugno 2009

Assinform presenta il primo rapporto sull’industria IT nazionale, che è al secondo posto in Europa come numero di imprese e al terzo per numero di addetti. Ma troppo frammentata e a bassa redditività .

Con 97.000 imprese e quasi 400.000 addetti il settore dell’informatica rappresenta in Italia uno dei primi comparti industriali sia per dimensione sia per valore aggiunto (2,8% del totale prodotto dall’industria e servizi a livello nazionale), superiore ad altri comparti come l’auto, la chimica la moda e il tessile.
Tuttavia, come ormai Assinform ripete da tempo, l’informatica non gode di altrettanta attenzione a livello di politiche industriali e incentivi. E qui il pensiero dell’associazione va al Governo da cui si attende il varo del Progetto Informatica nell’ambito di Industria 2015, uno dei piani di rilancio dell’economia.

Per valorizzare il patrimonio industriale dell’IT, Assinform ha presentato oggi i risultati del primo studio realizzato con l’aiuto di ESeC, NetConsultng e della Camera di Commercio di Milano, su un campione di 1.000 aziende italiane.

La nostra è la seconda industria IT in Europa per numero di imprese, dopo il Regno Unito che resta il paese leader nell’industria informatica, e prima di Francia e Germania. Anche come numero di addetti impiegati nell’IT, (390.000) l’Italia è al terzo posto in Europa.

Dove il confronto internazionale non regge è sul fatturato per impresa: le nostre sono tra le meno produttive (siamo al 25esimo posto): la media su dati Eurostat è di 456.000 euro di fatturato per impresa, ben al di sotto della media europea dei 27 stati membri che è pari a 764.932 euro. Inoltre sono troppo frammentate: il 94% sono piccole imprese, un limite in un settore così proiettato verso la globalizzazione, dice Ennio Lucarelli presidente Assinform, e per giunta scarsamente internazionalizzate. Uno dei dati emersi dallo studio è infatti che il 56% delle aziende opera su base regionale e solo il 16% opera in più di quattro regioni italiane.

Per il resto l’industria informatica italiana segue la tendenza europea ed è costituita per il 92,4% da attività  software, contro il 3,4% di hardware e 4% di assistenza tecnica.
C’è un primato però da segnalare: le prime 40 medie imprese italiane di produzione di hardware si collocano al primo posto in Europa, con un fatturato di oltre 1.500 milioni di euro superando il fatturato delle prime 46 medie imprese inglesi (pari a 1.300 milioni di euro).
Anche le nostre 640 medie e grandi aziende di produzione di software e servizi (dove si concentra il 70% degli addetti) sono al quarto posto in Europa, dopo Uk, Germania e Francia e realizzano un fatturato di poco superiore a 19 miliardi di euro.

In Italia poi l’industria informatica si gioca tutta tra due poli: Milano e la Lombardia, il Lazio e Roma. In queste due regioni si concentrano il 38,5% delle imprese e il 42% degli addetti. La Lombardia in particolare è la prima regione europea per l’informatica e supera anche il distretto di Parigi, Ile de France, che peraltro ha 2 milioni di abitanti in più. Da sola la Lombardia realizza 11,2 miliardi di euro nell’informatica, pari al 27% del fatturato IT nazionale. Il Lazio con 6, 95 miliardi di euro è la secondo posto e pesa per il 16,4% sul dato nazionale. A Roma però si concentrano insediamenti produttivi più grandi con una media di 5,9 addetti per imprese, contro i 5,1 di Milano (l’86% degli addetti si concentra nella città  di Roma, a Milano sono il 60%).
Insomma l’informatica è sun settore economicamente trainante e strategico per la modernizzazione del Paese. Purtroppo però nel 2009 subirà  un calo delle attività  del -5,9% dovuto alla contrazione dei budget aziendali. Attenzione però a ridurre gli investimenti IT, avverte le imprese il presidente Assinform, perché il rischio è trascinare verso il basso la ripresa di tutta l’economia nazionale.