L’applicazione PromoQui disponibile per iPod, iPad e iPhone, è una delle più scaricate su iTunes. La app è un aggregatore di informazioni promozionali che vengono mostrate in funzione della propria localizzazione geografica su tutto il territorio nazionale: ogni giorno processa oltre 700 tra volantini e depliant commerciali della grande distribuzione e dei negozi al dettaglio (per un totale di oltre 22 mila punti vendita, 189 insegne, 120 mila offerte giornaliere). E la gamma delle categorie merceologiche è destinata ad allargarsi: dai prodotti alimentari a quelli per la persona, da quelli per la casa allo sport, dal bricolage all’elettronica. Proogettata per iPhone, iPod e iPad la app PromoQui è disponibile in italiano e in inglese, pesa 2,7 MByte e una volta scaricata , attivando la geolocalizzazione, evidenzia tutti i depliant promozionali presenti in quella zona in quel momento. In alternativa si può anche fare una ricerca per prodotto o marchio, così da avere subito l’elenco delle offerte disponibili nella propria area. La App è terza in classifica tra gli utenti di iPhone e al quarto posto tra gli utilizzatori di iPod e iPad.
Sono stati il vero fenomeno della rete negli ultimi due anni: i siti di gruppi di acquisto nche in Italia hanno conquistato l’attenzione di milioni di navigatori, sfidando anche i più restii agli acquisti on line. Ora il Consorzio NetComm ne ha dato una prima fotografia: un comparto che occupa 10.000 addetti, fattura 250 milioni di euro e ha offerto l’opportunità di accedere all’e-commerce a 20.000 esercenti con la loro gamma di prodotti e servizi, per un totale di 7 milioni di navigatori iscritti.
Come tutti i settori in fase di sviluppo necessita di regole e di un’autoregolamentazione sia lato fornitori che lato consumatore (diverse sono state le lamentele da parte di clienti che non riuscivano a fruire dei servizi e prodotti acquistati ) ma non va demonizzato, avverte NetComm perché è quello che dà l’impulso più significativo al maturo settore dell’e-commerce. Quest’ultimo è in crescita costante da anni (+20%) e ha raggiunto i 9 miliardi di euro di fatturato nel 2011. Purtroppo però è ancora bassa la penetrazione di chi fa acquisti on line: solo il 17% della popolazione (pari a 10 milioni di persone) contro una media europea del 42%. Proprio i gruppi di acquisto secondo il consorzio NetComm possono fare da volano per trovare nuovi acquirenti: il maggior controllo della spesa offerto dalle promozioni e sconti è un fattore decisivo per chi sceglie di comperare da Internet, specie in tempi di crisi.
Domani 7 febbraio la rete celebra il Safer Internet Day 2012, l’appuntamento annuale dedicato a sensibilizzare famiglie, scuole e istituzioni, sul tema della sicurezza e della privacy online. Sono previsti oltre 100 eventi in 30 paesi europei per questa nona edizione festeggiata da 70 nazioni di tutto il mondo. In Italia Google insieme alla Polizia Postale e delle Comunicazioni e al Comitato del Centro Giovani Online (www.sicurinrete.it) ha organizzato per l’occasione workshop e conferenze in tutte le scuole d’Italia. A partire dal progetto “Non perdere la bussola” che si terrà in contemporanea in oltre 100 istituti scolastici di 100 capoluoghi di provincia e che prevede incontri tra i rappresentanti della Polizia Postale e oltre 50.000 ragazzi sul tema: “Connettere le generazioni educandosi a vicenda: insieme per un mondo digitale più sicuro”. L’obiettivo è insegnare ai ragazzi dai 13 ai 18 anni l’uso responsabile del web soprattutto nell’ambito dei social network, spiegando loro quali sono i contenuti più appropriati da mettere on line, per non incorrere nei rischi di violazione del copyright o della privacy di altre persone.
Un inno alla pirateria o forse più prosaicamente la presa d’atto che più un’opera circola tra le persone, sia essa una canzone, un libro, un film, più aumentano le probabilità che il pubblico si incuriosisca ad essa, e magari se la vada a comprare davvero.
L’idea lanciata dallo scrittore Paulo Coelho di mettere on line il suo ultimo libro su Pirate Bay invitando i lettori a scaricarlo gratis è di per sé temeraria e rivoluzionaria. Come riporta il The Guardian, l’autore di the Alchemist, non è nuovo a supportare la libera circolazione in rete delle opere protette dal diritto d’autore, ma questa volta ha fatto un passo in più, aprendo una pagina web su Pirate Bay dove esorta i navigatori a scaricare gratis tutti i suoi libri. Secondo Paul Coelho è un modo per promuovere l’arte in tutte le sue forme: “Siete una band musicale in cerca di notorietà? O un aspirante produttore cinematografico, un commediante o un artista? Postate i vostri lavori su Pirate Bay e lasciate che il mondo li apprezzi e li conosca gratuitamente. Coelho sul suo blog racconta la propria esperienza ricordando quando nel 1999 andò in rete una copia piratata tradotta in russo di the Alchemist; il fatto, lungi dal danneggiare le vendite del libro, contribuì invece a farle aumentare. Così oggi su Pirate Bay lo scrittore invita a scaricare gratis i suoi libri, e chi li apprezzerà, potrà poi acquistarne una copia cartacea. “I giorni in cui ogni idea aveva un proprietario sono finiti per sempre” commenta lo scrittore “ Ciò che desidera un’autore è che il suo lavoro venga letto e conosciuto dal grande pubblico, che sia pubblicato su un giornale, su un blog, o persino su un muro. Più ascoltiamo una canzone alla radio più ci viene voglia di comprare il CD e lo stesso vale per la letteratura, più sentiamo parlare di un libro e abbiamo la possibilità di leggerlo, più ci viene voglia di comprarlo, perché conclude Coehlo, niente è più noioso che scorrere un testo da leggere a computer”.
Di certo l’appello del celebre scrittore non farà fatica a trovare seguito, visto che stando ai dati diffusi proprio in questi giorni dall’AIE, anche per l’editoria digitale la pirateria sta avendo lo stesso effetto che ha avuto sulla musica: in Italia 3 libri digitali su 4 sono piratati e su 19.000 titoli di e-book ben 15.000 sono disponibili in versione non originale.
L’Unione europea chiede a Google di sospendere temporaneamente le nuove norme sulla privacy che sarebbero dovute entrare in vigore il prossimo 1 di marzo.
I guardiani della privacy — come già sono stati soprannominati i membri dell’Article 29 Working Party, il gruppo di lavoro che in seno al dipartimento della Giustizia si occupa della protezione dei dati personali — hanno scritto ieri una lettera a Larry Page, Ceo di Google, per esprimere tutta la loro preoccupazione sull’impatto che avranno sui cittadini le modifiche introdotte dal gruppo di Mountain View.
La preoccupazione maggiore, spiegano le autorità della Commissione, riguardano la gestione unificata del profilo utente su tutti servizi Google: in pratica diventa impossibile scegliere di conferire i propri dati limitatamente a un servizio on line, perché le informazioni personali di registrazione saranno automaticamente visibili anche all’interno degli altri prodotti dell’ecosistema di Google, indipendentemente dal fatto che l’utente abbia deciso o meno di iscriversi ad essi.
Stando alle nuove norme annunciate da Google due settimane fa i 350 milioni di utenti di Gmail troverebbero le loro informazioni personali riprodotte in tutti gli altri servizi Google senza poter fare nulla per cambiare le cose. Una scelta che ha già lasciato dubbiose le autorità americane e che ora passa al vaglio della Commissione Europea.
A tale scopo l’autorità nazionale francese per la protezione dei dati personali, il CNIL, è stata incaricata di coordinare le procedure di analisi in tutta Europa Viviane Reding oggi su Twitter si è detta soddisfatta che le autorità nazionali per la protezione dei dati personali stiano verificando la compatibilità delle scelte di Google con la legislazione europea.
L’infrastruttura di rete di VeriSign sarebbe stata oggetto di attacchi informatici in almeno due occasioni, una nel 2010 e una in tempi più recenti. A rivelarlo è l’agenzia Reuters che racconta di un incontro con la SEC (Security Exchange Commission) organizzato nell’ottobre 2011 sul tema della sicurezza nelle transazioni finanziarie, nel corso del quale sarebbe stato reso noto l’attacco. VeriSign è il principale gestore dei Domain Name System (DNS) responsabile dell’integrità degli indirizzi di top level domain .com, .net e. gov. Stando a quanto dichiarato dai diretti interessati l’attacco non avrebbe compromesso i server che gestiscono il corretto indirizzamento degli indirizzi IP corrispondenti alla URL digitata, ma certo il dubbio resta.
VeriSign gestisce qualcosa come 50 miliardi di richieste quotidiane e una falla nella sua infrastruttura potrebbe consentire ai cybercriminali di trafugare indirizzi Ip e reindirizzare le persone su siti fake. “Potenzialmente sono a rischio di falsificazione tutti gli indirizzi Ip dei siti Internet di varie società”, ha commentato la National Security Agency. Fino al 2010il gruppo era anche fornitore leader di certificati di sicurezza SSL (Secure Socket Layers) che identificano le transazioni protette come i pagamenti su Internet, gli accessi ai conti correnti on line e alle varie operazioni di internet banking. Oggi questo business è stato ceduto a Symantec che però ha fatto sapere di non aver mai riscontrato attacchi. Del resto anche gli stessi manager di VeriSign erano all’oscuro di quanto accaduto sulle loro reti, e un’ipotesi al vaglio è che si sia trattato di uno dei tanti attacchi ai poteri simbolo degli Stati Uniti.
È arrivata quasi come regalo di compleanno, per i prossimi otto anni di Facebook che si festeggiano l’8 febbraio, la tanto attesa quotazione al New York Stock Exchange. L’offerta pubblica di acquisto è stata di 5 miliardi di dollari, ma nei giorni scorsi di era parlato di cifre da capogiro: una valutazione anche di 100 miliardi di dollari, per la società di Mark Zuckerberg. Vale così tanto l’ecosistema messo in piedi dal social network? I numeri certo sono impressionanti e riportati nel documento ufficiale della SEC: a dicembre 2011 il traffico quotidiano generato sul sito era pari a 2,6 miliardi di commenti e segnalazioni (gli I Like). Su 800 milioni di iscritti ben la metà (483 milioni) si collega tutti i giorni (con una crescita del 48% rispetto al dicembre 2010) e soprattutto ci sono 425 milioni di persone che accedono a Facebook da smartphone e dispositivi mobili. Questo preziosissimo database è quello che Facebook mette a disposizione di sviluppatori, agenzie pubblicitarie e analisti di mercato, offrendo la possibilità di raggiungere con un singolo ads un audiance di 800 milioni di persone. E nei piani di Mark Zuckerberg, come spiega il fondatore nella lettera diffusa agli azionisti presenti e futuri, c’è l’ambizione di far crescere ancora di più il numero di iscritti al social network e la penetrazione del servizio nelle varie aree geografiche. “Oggi ci sono 2 miliardi di persone connesse a Internet e il nostor obiettivo è raggiungerle tutte”.
Si chiama Carta Explora ed è destinata ai giovani tra i 25 e i 35 anni, spesso al primo impiego, abituati a passare molto tempo su Internet tra social network e siti di e-commerce. Di colore bianco, per contraddistinguerla dalla classica American Express destinata a un pubblico più facoltoso, la carta di credito è disponibile in Italia, primo mercato europeo ad adottarla. Il primo anno è gratuita, il secondo costa 35 euro (come le carte di altri circuiti); il massimale di spesa mensile è pari a 1500 euro, il servizio Sms alert avvisa di ogni transazione eseguita e del massimale residuo. Sono previste forme assicurative speciali come: la copertura contro infortuni di viaggio, in caso di acquisto di biglietti aerei, marittimi o ferroviari con carta (massimale 50.000 euro); il rimborso acquisti (fino a 250 euro per bene e 1.000 euro per anno) la protezione d’acquisto in caso di furto o danno fisico al bene, con sostituzione o riparazione dello stesso o rimborso del prezzo di acquisto (massimale 500 euro per evento e 1500 euro per anno solare).
I Titolari di Carta Explora possono poi scegliere di fidelizzarsi a 5 siti di e-commerce da una lista di oltre 56 partner suddivisi nelle aree: shopping, tempo libero, spese ricorrenti e viaggi. Tra i partner ci sono aziende come Direct line, Alitalia, Volagratis, Vente Privee, Groupalia, The Space Cinema, Mediaset Premium e molti altri. Una volta individuate le aree di interesse e scelti i partner, per ogni acquisto effettuato sui loro siti si accumulano punti tripli Membership Rewards per ogni euro speso tutto l’anno. I punti accumulati si possono trasformare poi in miglia Alitalia, in un premio scelto dal catalogo Membership Rewards o in i prodotti di elettronica offerti su un sito realizzato appositamente per riscattare i punti.
Potrebbe essere resa nota già mercoledì questo l’offerta pubblica di acquisto che segnerà l’ingresso a Wall Street del principale social network. Sul valore dell’Ipo il Wall Street Journal anticipa qualche indiscrezione: la creatura di Mr Zuckerberg potrebbe essere valutata dai 75 ai 100 miliardi di dollari e l’offerta pubblica di acquisto potrebbe arrivare a 10 miliardi di dollari, cinque volte tanto l’Ipo di Google nel 2004 (1,9 miliardi di dollari per una valutazione di 23 miliardi) e un unico termine di paragone, quanto a valore: il gruppo McDonald’s, valutato appunto 100 miliardi di dollari. A seguire la quotazione in borsa di Facebook è Morgan Stanley che ha già curato l’Ipo di Groupon, Linkedln e Zynga
Per il social network la crescita è stata guidata soprattutto dal fatturato pubblicitario, salito da 738 milioni di dollari nel 2009 a 3,8 miliardi di dollari nel 2011 (secondo i dati di eMarketer). Gli iscritti sono più di 800 milioni e ben 500 milioni accedono quotidianamente al social network. Complessivamente il gruppo oggi impiega 3.000 persone.
Twitter, il servizio simbolo della libertà di espressione su Internet e strumento di virale diffusione delle notizie potrebbe non essere più tale nel prossimo futuro. Ieri infatti è comparso sul blog ufficiale un post in cui l’azienda annuncia l’intenzione di voler limitare ad alcuni paesi i tweet su un determinato argomento, se richiesto per motivi legali dalle autorità nazionali. Non tutti i paesi hanno le stesse idee in fatto di libera circolazione del pensiero, dice Twitter, tanto che in alcuni di essi non siamo neppure presenti (con un chiaro riferimento alla Cina dove il servizio è bloccato). Da domani le cose funzioneranno in modo diverso perché sarà possibile sopprimere il contenuto di una conversazione solo in una determinata area geografica, cosa tecnicamente impossibile fino a oggi, a meno di cancellare un topics di conversazione in tutto il mondo. Twitter assicura gli utenti che i contenuti bannati saranno comunque identificati come tali e a tale scopo viene intensificata la partnership con Chilling Effects al fine di includere al suo interno tutte le richieste di cancellazione.
Ma la rete non ha apprezzato la mossa e c’è chi ha già proclamato lo sciopero dei tweet per domani 28 gennaio.
Ieri la Commissione Europea ha reso noti i contenuti della riforma della normativa UE del 1995 in materia di protezione dei dati, che per la parte legislativa consta di un regolamento e di una direttiva. Come già PC Professionale aveva anticipato nei giorni scorsi , si tratta di una proposta di legge unitaria, pensata per rafforzare la privacy on line dei cittadini senza sperò soffocare lo sviluppo dell’economia digitale.
“Solo 17 anni fa nemmeno l’1% dei cittadini europei sapeva usare Internet. Oggi non si contano i dati personali trasferiti e scambiati attraverso i continenti e per l’intero globo in qualche frazione di secondo” ha dichiarato Viviane Reding, vicepresidente e commissaria UE per la giustizia.
“La protezione dei dati personali è un diritto fondamentale di tutti i gli europei, eppure non sempre i cittadini sentono di avere il pieno controllo dei propri dati”. Per questo l’Unione europea ha pensato a redigere un corpus unico di norme valide in tutti i 27 stati membri, abolendo anche inutili oneri amministrativi per le imprese, come l’obbligo di notificare tutti i trattamenti all’autorità di protezione dei dati (un’incombenza che alle aziende costa 130 milioni di euro all’anno) sostituito da un rendiconto obbligatorio per chi tratta i dati.
Imprese ed organizzazioni poi hanno il dovere di comunicare tempestivamente alle autorità nazionali di controllo, i casi gravi di violazione dei dati e dovranno richiedere esplicitamente il consenso per il trattamento dei dati personali, ogni qualvolta sia previsto, senza basarsi sul tacito assenso dei cittadini.
La riforma sancisce anche il diritto alla portabilità dei dati da un servizio all’altro e il tanto atteso diritto all’oblio: “chiunque potrà legittimamente cancellare i propri dati se non sussistono motivi legittimi per mantenerli”.
Le autorità nazionali indipendenti di protezione dei dati avranno maggiori poteri in modo da applicare meglio le norme UE nei rispettivi paesi. Ad esempio potranno infliggere alle imprese che non rispettano queste norme, sanzioni pecuniarie fino a 1 milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo. Le proposte della Commissione passano ora al Parlamento europeo e agli Stati membri dell’Unione per la discussione e, una volta adottate, non entreranno in vigore prima di due anni.
È il cellulare nelle sue infinite declinazioni lo strumento principe per la penetrazione della tecnologia in Italia. E se prima lo era per la comunicazione e la voce oggi lo è per accedere ai social network, navigare su Internet e anche fare acquisti on line. Si tratta di un fenomeno trasversale che colpisce tutte le fasce sociali della popolazione e che sembra per una volta farci superare quel ritardo acquisito nell’uso di Internet e del PC rispetto al resto d’Europa.
A trarre queste conclusioni è l’osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano che oggi ha fatto il punto in un convegno sull’adozione del mobile da parte dei brand italiani, sia come spesa in advertising sia come servizi disponibili al consumatore e accessibili via mobile.
Oggi 1 italiano su 3 possiede uno smartphone: sono 20 milioni di persone cioé il 42% degli utenti di telefoni cellulari, una media che ci allinea agli altri paesi dell’Europa Occidentale e che risulta superiore a quella degli USA: 39% (dati ComSCore novembre 2011). La banda larga mobile ha nel nostro paese una penetrazione sul 42,5% della popolazione contro la media del 38,5% dei primi 5 paesi europei (fonte OECD, giugno 2011) e con l’arrivo delle reti 4G nel nostro paese con lo standard LTE (Long terme Evolution) si avranno collegamenti con velocità superiori ai 100 Mbps.
Da un’indagine compiuta in collaborazione con Doxa è emerso anche che il 50% degli utenti di dispositivi mobili naviga tutti i giorni con una media di 45 minuti quotidiani di connessione. Più della metà si collega da casa, il 16% da scuola o dall’ufficio e solo il 17% in mobilità. Il 44% usa reti Wi-Fi, percentuale che sale fino al 66% trai giovanissimi, e più della metà dichiara di dare il consenso ai servizi di geolocalizzazione proposti da motori di ricerca, social network, mappe ecc.
Per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari delle aziende sul canale mobile, nell’ultimo anno sono cresciuti del 50%, passando da 38 a 56 milioni di euro, una quota che rappresenta il 5% del totale mercato advertising su Internet e che entro due anni dovrebbe arrivare a pesare per il 10%.
I settori che investono di più in mobile advertising sono l’automotive (+81%) che ha preso il primo posto di banche e assicurazioni, l’intrattenimento-editoria, seguito da elettronica informatica. Tra i formati più diffusi ci sono il display e il keyword advertising che hanno superato come diffusione quelli legati alla messaggistica (Mms e Sms).
Entrano in vigore il 1 marzo i cambiamenti introdotti oggi da Google nella gestione della privacy degli utenti, che passa da essere regolata da ben 70 documenti diversi (a seconda dei prodotti) a un unico set di regole, chiamato Privacy Policy. La principale novità per chi è in possesso di un account Google è che saranno unificate le regole di gestione dei propri dati su tutti i servizi on line offerti dal gruppo di Mountain View, in modo da combinare le informazioni personali lasciate su un sito con quelle messe on line su un altro.
In questo modo si ottengono risultati più personalizzati anche nelle ricerche: se sono appassionato di informatica e digito nel motore di ricerca la parola Jaguar o Apple, otterrò un risultato pertinente ai miei interessi, grazie al fatto che i dati contenuti nel mio profilo vengono condivisi su tutta la piattaforma Google.
Non cambiano ovviamente i capisaldi della privacy; come la data liberation (cioé la possibilità di cancellare i propri dati da un particolare servizio) e la riservatezza dei dati personali degli utenti, che Google conserva gelosamente, senza cederli a terze parti. Per ulteriori informazioni rimandiamo alla pagina web in lingua italiana.
A tanto ammonta il valore degli articoli messi in vendita sulle pagine di Subito.it, uno dei più grandi siti di annunci per la compravendita e lavoro, con 3,7 milioni di inserzioni consultabili on line. il report annuale che la filiale italiana del gruppo rilascia sulla sua attività mostra un 2011 tutt’altro che in recessione, con una media di un bene acquistato ogni 28 secondi e un incremento rilevante di annunci nelle sezioni : benessere e cura della persona, articoli sportivi ed elettronica.
Immobili, veicoli e articoli per la casa sono le macrocategorie a più alto valore e complessivamente lo scorso anno Subito.it ha reso disponibili prodotti e servizi per un valore di 77 miliardi di euro. Una cifra ragguardevole, pari al 4,9% del Pil nazionale e superiore del 22% ai 63 milioni di euro del 2010. Di pari passo è aumentato anche il numero degli annunci di ben il 40%.
La categoria a più alto valore economico è quella degli Immobili : 70 miliardi di euro, + 21% rispetto al 2010. Seguono i veicoli (6,5 miliardi di euro) con oltre 1.200.000 inserzioni e una crescita del 39% della sezione annunci. In terza posizione si colloca la sezione Casa e persona con offerte disponibili per 202 milioni di euro, seguita da Sport, Hobby ed Elettronica (112 milioni di euro) . Negli annunci di lavoro cresce del 30% il numero di ricerche di personale mentre calano del 18% le offerte vacanti.
Infine la scomposizione regionale delle vendite vede al primo posto il Lazio (12,6 miliardi di euro), seguita da Campania (9,1 miliardi di euro) Lombardia (8,7 miliardi di euro) Toscana (8 miliardi di euro) e Sicilia (7,1 miliardi).
“Cari milanesi come vi trovate con l’Area C?”.
È questa la domanda che campeggia oggi sulla pagina Facebook di TomTom Italia, il produttore di navigatori satellitari. Nelle scorse settimane all’avvio del nuovo sistema di ingresso a pagamento nel centro della capitale lombarda, TomTom aveva fornito agli automobilisti mappe aggiornate per i suoi navigatori, così da consentire d’identificare le aree con pedaggio ed evitarle; in più aveva predisposto iil servizio HD Traffic per visualizzare in tempo reale sui navigatori TomTom GO LIVE e sul sito dell’azienda le strade congestionate esterne all’Area C. Tutto questo per semplificare la vita a migliaia di cittadini e pendolari alle prese con il nuovo sistema entrato in vigore dal 16 gennaio. Ora TomTom ha deciso di lanciare sulla sua pagina Facebook un sondaggio con 5 domande per scoprire quale esperienza dell’area C stanno vivendo i cittadini milanesi. Chi volesse partecipare ha tempo ancora fino a tutta la prossima settimana per dire la propria.
Come ogni anno arriva il report dell’Ifpi (International Federation of the Phonographic Industry) sull’industria della musica digitale, un appuntamento fisso che dal 2002 segue lo sviluppo dell’industria digitale nella musica, il settore trasformato in modo più profondo dall’avvento delle nuove tecnologie.
I numeri si sa sono diventati importanti: gli introiti della musica on line pesano per il 30% sui fatturati delle major discografiche e negli Stati Uniti toccano il 50%. Il 2011 ha segnato un incremento nelle vendite di ben l’8% rispetto al 2010, per un totale di 5,2 miliardi di dollari di giro d’affari. L’IFPI stima che siano stati legalmente scaricati 3,6 miliardi di file musicali, il 17% in più sul 2010. I servizi legali attivi su scala mondiale sono oltre 500 e offrono 20 milioni di track. Nell’ultimo anno gli abbonamenti attivi ai servizi on linedi musica digitale hanno raggiunto i 13 milioni, il 65% in più rispetto al 2010.
Ma al di là dei successi di mercato, resta il dato inconfutabile che un utente su 4 accede a siti pirata e che per arginare il fenomeno è necessaria la collaborazione più stretta di diversi attori. I governi in primis, e poi gli Internet provider, ma anche i circuiti di pagamenti on line e i motori di ricerca. Alle istituzioni l’IFPI chiede specifiche leggi anti-pirateria come l’Hadopi adottata in Francia lo scorso anno o il SOPA in discussione al Congresso americano in queste settimane. In Francia la percentuale di file sharing illegale è scesa del 26% in un anno dopo l’entrata in vigore della legge antipirateria voluta da Sarkozy.
In Inghilterra c’è stata un’azione congiunta tra la polizia di Londra, i servizi di pagamento on line e l’Ifpi che ha portato alla chiusura di 62 siti illegali. Ed è proprio a queste sinergie con terze parti che guarda l’industria discografica: non basta togliere i link ai siti illegali dai risultati dei motori di ricerca, dice l’Ifpi, bisognerebbe che questi ultimi organizzassero in maniera diversa i risultati, dando la priorità agli indirizzi legali e contrassegnando quelli pirata in modo tale che l’utente non rischi di finirci dentro inconsapevolmente. Lo stesso vale sul fronte degli investimenti pubblicitari che qualora rivolti ad attività illegali, andrebbero tagliati del tutto.
E per quanto riguarda gli Internet provider la richiesta si sa è quella di interrompere la connessione agli utenti che vengano trovati più volte in fragranza di reato sui siti di p2p. Nel 2011 IFPI è riuscita a far rimuovere oltre 15 milioni di link a siti pirata ma c’è ancora molto da fare.
Il social network per professionisti annuncia il rilascio dell’applicazione dedicata agli utilizzatori di smartphone RIM BlackBerry. La nuova app è scaricabile gratuitamente direttamente dal BlackBerry App World o via mobile da Viadeo.com e consente di accedere alle principali funzioni del social network direttamente dal telefono mobile: contatti, news, feed, messaggi e visite del profilo; in più si integra con altre applicazioni native dei BlackBerry. È possibile ad esempio sincronizzare l’applicazione con la rubrica e invitare i propri contatti ad accedere alla community Viadeo oppure condividere i link da web con i propri contatti direttamente tramite il browser BlackBerry. Nei piani di Viadeo c’è anche la futura integrazione della App con altri servizi di casa RIM come la messaggistica istantanea (BlackBerry Messenger) il Gps e il calendario. Il social network, che compete con Linkedln nel campo dei servizi di condivisione delle informazioni professionali, è disponibile in 6 lingue tra cui l’italiano, e vanta circa 40 milioni di utilizzatori nel mondo. Ogni giorno oltre 3 milioni di profili vengono consultati quotidianamente da chi è alla ricerca di nuovi contatti e opportunità di business.
Da oggi sul sito di FileSonic, uno dei servizi on line di ricerca e archiviazione file più conosciuti, campeggia la scritta che sono sospese tutte le funzioni di condivisione e che gli utenti possono solo fare ricerche tra i file precedentemente da loro caricati. Quindi niente più file sharing pubblico. Un provvedimento che sa molto di ritirata strategica onde evitare le ispezioni del Dipartimento di Giustizia Americano e la chiusura totale delle attività come è successo nei giorni scorsi a Megaupload. Ma quest’ultimo, lo ricordiamo, è stato chiuso non solo per aver infranto le leggi del copyright ma anche per l’accusa pesante di riciclaggio di denaro da parte dei suoi soci fondatori.
È atteso per il 25 gennaio il nuovo provvedimento legislativo che dovrebbe portare una disciplina più rigorosa nel modo in cui le internet companies gestiscono i dati personali degli utenti. La questione non è nuova e si riassume in due domande cruciali: chi possiede le informazioni che gli utenti inseriscono quotidianamente su Facebook e Linkedln? Quanto tempo è giusto che restino on line i dati personali di ognuno di noi accumulati negli anni?
Nell’era dei social network con miliardi di persone connesse on line tutto il giorno, c’è il rischio che l’entità del problema sfugga di mano. “In Europa ci sono troppe norme diverse, in conflitto tra loro, ha detto Viviane Reding, vice presidente della Commissione Europea, in un discorso tenuto alla DLD Conference di Monaco, in questi giorni, e Il costo di questa ridondanza è pari a 2,3 miliardi di euro all’anno”. Così l’Unione Europea ha deciso di varare regole più severe e soprattutto univoche. Dalle anticipazioni pubblicate dalla Reuters le principali novità in arrivo per i consumatori sono il cosiddetto diritto all’oblio (ovvero la possibilità di chiedere che le proprie informazioni personali vengano cancellate e non disseminate nel web) e il diritto alla portabilità dei dati da un servizio internet all’altro, senza la complicazione di registrarsi ogni volta di nuovo.
Per le società che non rispettano queste regole sono previste sanzioni fino all’1% del loro fatturato globale, applicabili direttamente dagli Stati membri. Naturalmente l’impatto più forte di questa stretta sulla privacy sarà per Facebook che non ha mancato di far sentire la sua voce: “in questo modo l’Europa corre il rischio di soffocare lo sviluppo di servizi innovativi per i suoi cittadini ” ha commentato un portavoce del social network. Mentre Chris Poole, fondatore della community 4chan, ha puntato il dito sull’opportunità di inserire norme più severe anche per le aziende che si rendono responsabili del furto dei dati dei propri clienti, come accadde a Sony lo scorso anno quando gli hacker rubarono gli account di 77 milioni di utenti PSP e PS3.
Fino al 31 gennaio chi registra un nuovo dominio su Register.it riceve gratuitamente un altro dominio .eu e un suffisso web a scelta tra i .net .biz, .org, .info e .mobi.
L’iniziativa della società del gruppo Dada leader nei servizi di hosting e registrazione domini, vuole aiutare le imprese a sfruttare in pieno le potenzialità della rete. Per giunta la promozione 3 x 1 è valida anche in Europa su altri servizi di registrazione domini del gruppo come Nominalia in Spagna, Amen in Francia Olanda e Portogallo, accedendo sempre da Register.it. L’attivazione di un nuovo dominio prevede spazio web illimitato, 3 mail da 2 GByte, web mail, antivirus/antispam, page editor ed altri servizi.
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