Come installare sul Pc gli hard disk per i Nas

Domanda: Nella rubrica della Posta su PC Professionale di aprile 2014 (n. 277) ho appreso delle problematiche che possono verificarsi con l’installazione di hard disk inadeguati all’interno di dispositivi stand-alone come player multimediali, set-top box e unità  Nas. Il mio dubbio riguarda invece l’operazione opposta, ovvero: è possibile installare un hard disk progettato per le unità  esterne come memoria di massa di un Pc tradizionale? Da quello che ho potuto constatare tutte queste periferiche sono ormai dotate di interfacce Serial Ata standard e anche il connettore di alimentazione sembra identico.

Esistono delle caratteristiche che ne sconsigliano l’utilizzo in configurazioni di questo tipo? Ve lo chiedo perché ho a disposizione diversi hard disk Caviar Red di Western Digital recuperati da una unità  Nas dismessa che vorrei riutilizzare nel mio computer da scrivania. Ho inoltre notato che questi dischi hanno spesso garanzie prolungate rispetto agli equivalenti per i sistemi desktop. Vi sono motivazioni alla base di questa differenza?

I dischi fissi dedicati alle unità  Nas implementano funzioni specifiche per migliorare la compatibilità  in configurazioni Raid.
I dischi fissi dedicati alle unità  Nas implementano funzioni specifiche per migliorare la compatibilità  in configurazioni Raid.

Risposta:  Come già  evidenziato in precedenza, le memorie di massa per i computer da scrivania sono ottimizzate per le massime prestazioni mentre i dischi fissi per le unità  Nas e i box multimediali riducono la produzione di calore e pongono anche grande attenzione al consumo elettrico e alla rumorosità . Caratteristiche fondamentali perché i box multimediali vengono utilizzati nel salotto di casa e quindi la silenziosità  del dispositivo diventa cruciale. Allo stesso modo le unità  Nas hanno spesso alimentatori di potenza limitata e potrebbero quindi non essere in grado di supportare batterie di hard disk esigenti sotto il punto di vista dell’assorbimento energetico.

Inoltre, nonostante questi dispositivi siano spesso lasciati accesi 24 ore su 24, è probabile che essi rimangano pressoché inutilizzati per buona parte del tempo, rendendo fondamentale l’introduzione di caratteristiche specifiche come la possibilità  di gestire in maniera dinamica la velocità  di rotazione dei piattelli magnetici e il parcheggio automatico delle testine di lettura/scrittura. Mentre alcune delle funzionalità  appena descritte sono ottenibili tramite firmware appositi, altre caratteristiche necessitano di hardware specifico. Ad esempio il fatto che l’hard disk debba rimanere acceso ininterrottamente richiede l’adozione di motori e sistemi di scorrimento in grado di sopportare l’usura prodotta da questo tipo di utilizzo.

Sebbene l’installazione di queste memorie di massa nei sistemi desktop sia concettualmente possibile, esistono alcune caratteristiche che bisogna tenere presente: allo scopo di fornire un flusso di dati costante, gli hard disk dedicati allo streaming audio-video usano l’intera capienza della memoria cache per le operazioni di lettura anticipata. Ciò può avere come conseguenza prestazioni ridotte nel caso in cui si cerchi di accedere contemporaneamente a più file, come avviene durante il normale utilizzo dei computer da scrivania. In questa situazione il firmware si troverà  a dover liberare ripetutamente porzioni di memoria cache che, nonostante contengano già  i dati che saranno richiesti entro breve, dovranno essere dedicate agli altri file ai quali si accede in maniera concorrente. Come è facile immagine, la ripetizione delle operazioni di lettura porterà  ad un calo delle prestazioni generali.

Il firmware dei dischi fissi dedicati alle unità  Nas, invece, implementa funzioni dedicate come il Time Limited Error Recovery, noto anche con le sigle Tler, Erc (Error Recovery Control) e Cctl (Command Completion Time Limit). Mediante questa funzione è possibile limitare il tempo che una operazione di lettura/scrittura può impegnare il disco fisso. Un caso tipico è la presenza di errori sulla superficie dei piattelli magnetici: quando ciò si verifica la memoria di massa tenterà  ripetutamente di leggere i dati archiviati in quella posizione per poi rimapparli in una nuova porzione del disco. Questa operazione di rilettura può essere ripetuta anche migliaia di volte, fino a quando i dati vengono salvati oppure il blocco è diagnosticato come irrecuperabile.

Durante l’operazione di recupero il disco fisso mette in attesa qualsiasi altra richiesta gli arriva dall’esterno e può quindi sembrare che smetta di funzionare. Nell’utilizzo con computer da scrivania ciò comporta semplicemente un temporaneo rallentamento nel flusso dei dati. Nelle configurazioni Raid, invece, il controller Raid potrebbe interpretare questa “pausa” come un guasto hardware e avviare le operazioni di ricostruzione dei dati danneggiati, dopo aver messo il disco off-line. La funzione Time Limited Error Recovery fissa un tempo massimo per le operazioni di recupero dei dati, in modo da evitare che vengano erroneamente avviate procedure diagnostiche per hard disk ancora funzionanti. Nei sistemi Raid, che normalmente prevedono ridondanza, la limitazione del tempo dedicato alle operazioni di recupero dei dati non comporta un problema in quanto è ragionevole supporre che i dati che non saranno salvati dalla procedura interna dell’hard disk potranno comunque essere ricostruiti dall’array Raid. Se invece si utilizza un hard disk specifico per Raid in un computer tradizionale, la limitazione del tempo potrebbe comportare la perdita di dati altrimenti recuperabili.

Fortunatamente in molti casi è possibile modificare i parametri operativi mediante apposite utility messe a disposizione dal produttore del disco fisso oppure con programmi per la gestione delle funzionalità  S.M.A.R.T. Il pacchetto più completo per questo scopo è SmartMonTools. In origine sviluppato per ambiente operativo Linux, è stato poi portato anche sui sistemi Windows. È possibile scaricarlo gratuitamente all’indirizzo www.netpower.fr/smartmontools. Una volta installato questo software, sarà  sufficiente individuare l’hard disk del quale si vuole gestire la funzionalità  Tler con il comando:

SmartCtl -i <dispositivo>

dove <dispositivo> può essere /dev/sda, /dev/sdb, e così via, secondo la convenzione dei “device name” di Linux. Una volta individuato il nome del dispositivo al quale corrisponde il disco fisso sarà  possibile disabilitare la funzione Tler con il comando:

SmartCtl -l scterc,0,0 <dispositivo>

L’intervallo di tempo per la funzione Tler può essere visualizzato con il comando:

SmartCtl -l scterc <dispositivo>

Il pacchetto SmartMonTools consente di gestire molti altri parametri operativi della diagnostica S.M.A.R.T. integrata nei dischi fissi. Invitiamo però i lettori ad utilizzare questi strumenti con la massima cautela in quanto, impostando parametri errati, è possibile danneggiare in maniera irreparabile il disco fisso.

Le differenze nella durata della garanzia di questi dispositivi sono principalmente dovute al fatto che si presume che il funzionamento in set-top box e unità  Nas sia meno gravoso rispetto all’utilizzo come hard disk principale, utilizzato per il sistema operativo nei computer desktop ma anche perché la lettura sequenziale dei dati, come avviene nei player multimediali, e i lunghi periodi di inattività  delle unità  Nas consentono di adottare tecniche che riducono l’usura, come il rallentamento della velocità  di rotazione. Non abbiamo invece informazioni che comprovino, a parità  di condizioni di utilizzo, una vita operativa prolungata di queste memorie di massa rispetto agli hard disk specificamente progettati per i computer da scrivania.

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