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Airbnb: stop alla discriminazione sulla piattaforma

Davide Micheli | 1 Novembre 2016

Servizi Web

La società  di Brian Chesky ha deciso di fare un deciso passo avanti per porre fine alla discriminazione delle persone nelle camere e case affittate tramite Airbnb: gli utenti, infatti, ora si devono impegnare a non discriminare alcun ospite.

D’ora in poi, la piattaforma di Airbnb non accetterà  più alcun tipo di discriminazione a danno delle persone che dovessero prenotare case o stanze attraverso questo servizio: gli utenti, infatti, saranno chiamati a sottoscrivere un impegno per evitare che i pregiudizi e le discriminazioni vengano applicate, sia da parte dei viaggiatori sia degli ospitanti.

Diffuso in 191 nazioni e 34.000 città , il servizio ha cercato di affidarsi al buon senso delle persone, senza adottare delle linee guida così decisa in materia di discriminazione, tuttavia, a causa del sempre più crescente numero di episodi poco edificanti, alla fine, l’azienda di San Francisco ha dovuto assumere una posizione netta, per evitare un importante danno reputazionale.

Dopo aver commissionato uno studio all’American Civil Liverties Union – che trovate qui – la società  ha deciso di adeguarsi alle indicazioni presenti nel report, adottando dei cambiamenti alla sua policy, introducendo l’obbligo di sottoscrizione delle linee guida della piattaforma nel momento in cui si effettua l’accesso alla stessa.

Airbnb ha anche inviato un’e-mail agli utenti in cui ha illustrato i motivi di questa decisione, nonché i passi da intraprendere, spiegando anche che in presenza di eventuali violazioni a queste nuove regole, l’utente potrà  cancellare il suo profilo, non potendo per contro affittare più i suoi spazi, come del resto, prenotarne all’interno della piattaforma.

La società  di Brian Chesky, comunque, ha tenuto conto anche di quei paesi nei quali le normative vigenti impongono alle persone di rispettare degli standard che siano in contrasto con il principio di non descriminazione, indicano di non richiedere agli stessi ospitanti di violare le leggi del loro paese, o di agire in maniera tale da poter essere perseguiti.

Insomma, l’obbligo alla fine varrà  in quei paesi in cui le discriminazioni ingiustificate sono sanzionate dalle leggi.

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