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Alimentatori, potenza infinita

Redazione | 21 Dicembre 2007

L’alimentatore, probabilmente il componente dei personal computer a cui si presta meno attenzione, è in realtà  di fondamentale importanza. E […]

L’alimentatore, probabilmente il componente dei personal computer a cui si presta meno attenzione, è in realtà  di fondamentale importanza. E non solo nei sistemi di fascia alta.

 

A cura di Davide Piumetti

 

Sul numero di edicola di PC Professionale trovate la prova completa di sei alimentatori di fascia alta in grado di offrire tutti una potenza massima di 1.000 watt. Sulla carta questi prodotti potrebbero apparire tutti equivalenti, ma le nostre prove mostrano come la cura costruttiva sia fondamentale per garantire ottime prestazioni.

Antec True Power QuattroBe Quiet Dark Power Pro 1000CoolerMaster RealPower M1000Enermax Galaxy Dxx 1000OCZ ProXstream 1000SilverStone Strider 1000W

Per l’analisi approfondita vi rimandiamo all’articolo pubblicato sulla rivista cartacea. Come anteprima in queste pagine potete trovare i grafici riferiti al comportamento degli alimentatori durante le nostre sessioni di test.

Come abbiamo effettuato le prove

Per i test abbiamo simulato il peggiore degli ambienti possibili, in cui tutti i comparti erano pesantemente stressati dal punto di vista del carico: Cpu, memoria e schede grafiche sono state messe a dura prova utilizzando contemporaneamente benchmark specifici. Nel corso delle prove abbiamo registrato, oltre ai voltaggi, anche la potenza massima richiesta a ogni alimentatore, che si è rivelata simile per tutti i prodotti e di poco superiore ai 650 watt. La potenza media durante i test è invece stata di circa 600 watt.

Le prove degli alimentatori sono state eseguite su una piattaforma di fascia alta, composta da un processore Intel Core 2 Extreme QX6850 portato alla frequenza di 3,33 GHz con una tensione di 1,45 volt su di una scheda madre Asus P5N32-E Sli e 2 Gbyte di Ram Corsair Ddr2 800 MHz.

Il comparto grafico era formato da due schede Nvidia GeForce 8800 GTX in configurazione Sli, mentre il sottosistema disco era composto da due unità  in Raid 0 (due Seagate Barracuda 7200.11 da 1 Tbyte ciascuno) affiancate da due ulteriori Maxtor DiamondMax 10 da 250 Gbyte per un totale di quattro unità . Completavano il sistema un masterizzatore Dvd Samsung e cinque ventole di varie dimensioni, utilizzate per simulare un sistema il più completo possibile.

Durante le prove abbiamo ottenuto dei grafici che indicano l’andamento della tensione su ogni singolo canale, che trovate in queste pagine Web. Per ogni alimentatore abbiamo misurato le tre tensioni principali (+3,3 V, +5 V e + 12 V). I grafici, che hanno una scala temporale di 30 minuti, sono stati ottenuti in condizioni di pieno carico, a parte la fase iniziale di 1 minuto in cui il sistema era in idle.

 

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WhatsApp lancia la sua app nativa per Mac in versione beta

Martina Pedretti | 25 Gennaio 2023

WhatsApp

Mac accoglie la sua app di WhatsApp nativa in versione beta: ecco come si presenta e quali sono le novità dell’interfaccia

Su Mac arriva l’app nativa di WhatsApp

WhatsApp ha rilasciato la sua app macOS nativa compatibile con i dispositivi Mac in una beta pubblica. Ecco quali sono le novità e come si usa.

Gli utenti che usano Mac con macOS 11 Big Sur o una versione più recente potranno scaricare la versione di prova. Inoltre, le persone con Mac Intel in grado di eseguire app create con Mac Catalyst, il programma dell’azienda per il porting di iPad POS, potranno utilizzare anche questa app nativa.

Come riportato da WABetaInfo, l’app è stata rilasciata per la prima volta in fase di test lo scorso luglio. Fino ad ora, gli utenti Mac hanno dovuto fare affidamento su WhatsApp Web o sul client web di WhatsApp. Entrambi non sono l’ideale in termini di prestazioni o per ottenere un’esperienza completa. Il nuovo client nativo è ancora in beta, quindi potrebbero esserci ancora diversi bug da risolvere.

La nuova app nativa di WhatsApp per Mac ha un’interfaccia rinnovata, divisa in tre schede. A sinistra figurano i collegamenti per le Chat, le Chiamate, le Chat archiviate, i Messaggi importanti e le Impostazioni. Nella parte centrale troviamo invece la scheda con la lista delle voci dei collegamenti. Invece a destra si trova la scheda per ogni selezione.

Tra le novità di questo supporto, indichiamo che è possibile inviare messaggi a sé stessi, come già accade anche sulle app iOS e Android

L’app di WhatsApp nativa per Mac è rappresentata da un’icona gialla. Da subito inoltre mette in chiaro di essere ancora una versione bug, come specifica la descrizione. Nell’interfaccia è anche presente un bottone a forma di insetto in basso a sinistra, per segnalare possibili bug agli sviluppatori.

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Uno smartphone firmato Coca-Cola è in arrivo? Il rumor

Martina Pedretti | 25 Gennaio 2023

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Sembra che il primo smartphone firmato e prodotto da Coca-Cola sia in arrivo: cosa sappiamo del rumoreggiato ColaPhone

Il ColaPhone arriva su Internet: Coca-Cola lancerà il suo smartphone?

Avete letto bene, nelle ultime ore online si sta parlando di un presunto nuovo smartphone lanciato proprio da Coca-Cola: il ColaPhone. I primi render del presunto dispositivo sono trapelati online, e gli utenti del web si stanno chiedendo cosa ci sia di reale in questa storia.

Un insider chiamato Ice Universe ha pubblicato una foto su Twitter che ritrae proprio il misterioso ColaPhone. L’immagine mostra uno smartphone dal retro, interamente brandizzato Coca-Cola, dalla scritta al colore rosso.

“Ecco la prima foto di sempre del nuovo #ColaPhone! Per realizzarlo Coca-Cola potrebbe affidarsi ad un brand leader del settore. Chi potrebbe essere?”, chiede l’account.

La scocca posteriore del render dello smartphone, ricorda un Realme 10 4G con una nuova veste che riprende proprio il logo di Coca-Cola. Inoltre l’account @Colaphonegloba segue 8 account, compreso quello di Realme.

Si tratta quindi di una collaborazione di rebranding di uno smartphone già esistente o, come suggerisce il nome ColaPhone, di un prodotto del tutto nuovo? O ancora si tratta di una semplice bufala che si sta diffondendo sul web?

Allo stato attuale delle cose non possiamo confermare nessuna di queste opzioni. Tuttavia restiamo in ascolto per scoprire quante più novità sulla questione.

Twitter Bue, abbonamento più costoso: Musk svela i motivi

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Abbonamento di Twitter Blue più costoso: Musk svela i motivi

Andrea Sanna | 24 Gennaio 2023

Twitter

In arrivo su Twitter Blue un abbonamento un po’ più costoso. Elon Musk svela i motivi di questa scelta e i privilegi

Con il lancio ufficiale di Twitter Blue, l’abbonamento mensile per gli utenti, Elon Musk si lascia scappare sul suo account ufficiale la possibilità di avere un ulteriore prezzo, più costoso. Cosa permette di fare? Nascondere i tweet riguardanti annunci e sponsorizzazioni.

Secondo l’amministratore delegato questa mossa su Twitter Blue aumenterebbe le entrate per l’azienda, parallele a quelle degli investimenti pubblicitari. Mediante il suo profilo Elon Musk ha twittato quanto segue:

“Gli annunci sono troppo frequenti e visibili su Twitter. Stiamo lavorando per per affrontare entrambi i problemi nelle prossime settimane”.

Sembrerebbe infatti che le entrate pubblicitarie, questi almeno stando ai dati degli analisti, sarebbero in diminuzione. Un qualcosa che preoccupa, dato che il tutto si è verificato dopo l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk.

In una conversazione sotto il suo post originale, il CEO ha anticipato la possibilità di un abbonamento più costoso che regali agli utenti di Twitter un’esperienza differente, ovvero senza le pubblicità. Per farlo però è necessario sostenere un prezzo più alto rispetto a quello chiesto oggi da Blue.

Una spesa che si aggira intorno agli 11 dollari, circa il 35% in più rispetto all’iscrizione effettuata via web. Dunque oltre a ottenere le funzionalità esclusive già rese note, quali la spunta blu, modificare e annullare tweet, la modalità di lettura per conversazioni lunghe, si aggiunge quest’altra funzione.

Come riporta anche l’Ansa, Twitter non ha mai spiegato i motivi della differenza di prezzo. Anche se il tutto pare dipendere “dalle commissioni di Google e Apple sui rispettivi negozi digitali, per l’acquisto di servizi aggiuntivi e pacchetti extra.

Ricordiamo che, a partire dal 19 gennaio, Twitter Blue è sbarcato negli Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito sia su Android che su Apple. Non sappiamo se via via il tutto si espanderà anche nel resto del mondo.

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