Assintel: per il mercato del software il peggio è passato

wuala iconSi tiene oggi a Roma la presentazione dell’ Assintel report 2010, l’annuale analisi di mercato realizzata dall’Associazione nazionale imprese ICT che fa capo a Confcommercio, focalizzata sull’andamento del mercato dei software e servizi in Italia. Ieri Giorgio Rapari e Alfredo Gatti, rispettivamente presidente Assintel e fondatore di NextValue, hanno anticipato alla stampa i dati e temi che saranno oggetto anche di un secondo convegno a Milano il prossimo 15 ottobre. Gli ultimi nove mesi — ha detto senza mezzi termini Alfredo Gatti– sono stati i peggiori mai passati per le software house italiane, ora gli investimenti in IT stanno iniziando a riprendere a fronte di una lenta ripresa del business. Ma i numeri che oggi Assintel mostrerà  a Roma sono ben diversi da quelli diffusi dai cugini di “Assinform” (l’associazione che fa capo a Confindustria): il mercato ICT nel 2010 segna un -7,6% dice Giorgio Rapari e non un -2% come sostiene Assinform. Rispetto allo scorso anno quindi, che segnava già  un -4,5%, ci sarebbe stato un ulteriore peggioramento, dovuto principalmente al cattivo andamento dell’hardware (la previsione di spesa è di 5.900 milioni di euro, in calo del 18,6% sul 2009) penalizzato dalla continua discesa dei prezzi e dalla contrazione degli acquisti, a cui si aggiunge anche la riduzione dei canoni di assistenza tecnica. Tiene invece il software, “l’unico comparto da cui ci si aspetta una crescita per il 2010” commenta NextValue: si prevede infatti un valore di 4.348 milioni di euro, pari a un +2,7% rispetto al 2009.
I servizi IT invece soffrono sia per la riduzione delle tariffe professionali (i professionisti sono pagati ormai meno delle badanti, dice Alfredo Gatti) sia per una leggera contrazione della domanda. Anche qui il comparto chiude in negativo: – 3,8% con un valore di mercato pari a 9.032 milioni di euro.
La contrazione della spesa IT è un po’ il leit motiv che NextValue ha riscontrato in tutte le 500 aziende intervistate per questo survey, un campione che comprende le grandi, le medie e le piccole imprese, lasciando volutamente fuori l’universo delle micro imprese quelle con meno di 10 dipendenti e meno di 2 milioni di euro di fatturato.
Lo stop agli investimenti delle aziende è stato causato ed è tuttora legato all’andamento del PIL nei singoli paesi: le imprese in sostanza preferiscono aspettare, invece che scommettere in anticipo sulla ripresa. Riguardo poi alla ripartizione del budget, solitamente il 31% viene dedicato a investimenti in innovazione e nuovi progetti, mentre il 69% è destinato agli investimenti in spese ricorrenti, ha fatto notare Alfredo Gatti. In tempi di crisi si tende ovviamente a ridurre il peso dell’innovazione invece di diminuire le cosiddette spese fisse e questo ha come risultato il blocco dell’innovazione.
E di innovazione (“una parola sconosciuta nel lessico del governo”, ha detto senza mezza termini Giorgio Rapari) si parlerà  anche oggi a Roma durante la presentazione del report Assintel, con un occhio ai grandi cambiamenti tecnologici in corso: primo fra tutti il cloud computing e l’Internet delle applicazioni e delle cose.

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