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Assintel Report 2008: il punto sul Software e Servizi in Italia

Redazione | 30 Settembre 2008

Confermata la crescita stimata del 2% per il mercato informatico italiano, ma è calma piatta sul fronte degli investimenti in nuove tecnologie da parte delle aziende. Lo dice un’indagine realizzata da Assintel su 500 aziende clienti.

L’annuale rapporto dell‘Associazione Nazionale delle imprese ICT che fa capo a Confcommercio non riserva molte sorprese sul fronte dei dati di mercato aggiornati al secondo semestre 2008. Il settore dell’information technology (che nell’analisi Assintel non include le TLC) in Italia mantiene una crescita del 2% per un fatturato di 21.855 milioni di euro. Un trend inferiore alla media europea che è pari + 3,9% ma che comunque è un dato positivo, visto anche il clima generale di recessione. La spesa per il software conta per 4.210 milioni di euro e cresce del + 3,8%. Il segmento del middleware è quello che segna l’andamento migliore +6,1% per un valore di 1.288 milioni di euro, mentre il software applicativo cresce del 3,3% per un totale di 2.380 milioni di euro di fatturato. Qui i segmenti più vivaci sono quelli del content management e della Business Intelligence che crescono rispettivamente del + 11,4% e del +5,4%, mentre la performance peggiore è data dai software gestionali che proseguono nella fase negativa in atto (-2,8%). Per il software di sistema il fatturato di 542 milioni di euro segna un modesto +0,9% ed è legato al buon andamento del segmento hardware e agli aggiornamenti in corso dei sistemi operativi. I Servizi IT restano in assoluto il mercato più consistente come valore (oltre 10 milioni di euro) ma con una lenta ripresa in termini di crescita +1,6%.
Dove forse cominciano le dolenti note è nell’analisi che Assintel fa della domanda di software e servizi da parte delle imprese clienti.


Con un panel di interviste realizzate nel periodo di maggio-giugno 2008 ai responsabili IT di 500 aziende, rappresentative dell’universo medio dei clienti business di informatica, Assintel ha messo a fuoco tutti i limiti e i ritardi insiti nella struttura del sistema produttivo italiano. Il 75% delle imprese utenti intervistate ad esempio ha indicato come primaria strategia d’impresa solo il contenimento e l’ottimizzazione dei costi. Il 97% inoltre non prevede variazioni nei budget IT per il prossimo anno e l’81,7% delle imprese dichiara un budget IT inferiore al 2% del fatturato, confermando un trend già  emerso in passato e cioé che il valore degli investimenti aumenta al crescere della dimensione aziendale. E visto che in Italia le imprese sopra i 1.000 dipendenti sono lo 0,03% su un totale di 4.700.000 aziende attive, se ne deduce che gli investimenti in tecnologia sono delegati ancora una volta alle grandi e medie organizzazioni (che rappresentano rispettivamente il 54% e il 24% della spesa per il mercato IT).
Come aree di prossimo investimento previste si registra per la prima volta una domanda di software as a service (ovvero di erogazione di applicativi software dall’esterno, con la formula dell’outsourcing) mentre un’altra voce particolarmente dinamica è costituita dalle nuove applicazioni legate al web 2.0. Interesse anche verso il consolidamento e la virtualizzazione delle infrastrutture IT. e verso il backup.
Ma il problema resta lì, nel tessuto delle micro e piccole imprese, che sono per numerosità  l’asse portante dell’economia italiana, e che non considerano strategico l’investimento nelle nuove tecnologie, determinando in questo modo un ritardo sull’efficienza di tutto il sistema produttivo italiano.

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